Glossario



Grande fantasia in la maggiore su arie polacche, op. 13

per pianoforte e orchestra

Musica:
Fryderyk Chopin
  1. Introduzione: Largo non troppo
  2. Juz miesiac zeszedl (Già un mese è passato) - Andantino
  3. Tema di Karl Kasimierz Kurpinski - Allegretto
  4. Presto con fuoco
  5. Kujawiak - Vivace
Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: novembre 1828
Prima esecuzione: Varsavia, Teatro Nazionale, 17 marzo 1830
Edizione: Schlesinger, Parigi, 1834
Dedica: Johann Peter Pixis

Guida all'ascolto (nota 1)

Il 2 novembre 1830, aveva appena 20 anni, Fryderyk Chopin lasciava definitivamente la Polonia. La sera prima un gruppo di amici tristemente presaghi che il musicista non sarebbe più tornato in patria lo salutarono regalandogli una coppa d'argento contenente alcune zolle di terra polacca. In quella occasione uno scrittore restato poi oscuro nelle pieghe della storia letteraria polacca, Witwicki, gli indirizzò una lettera di addio nella, quale è scritto: «Abbiate sempre di mira la nazionalità, la nazionalità e ancora una volta la nazionalità. E' una parola quasi priva di senso per un artista ordinario, non per un talento come il vostro. C'è una melodia del proprio paese, come un clima del proprio paese. Le montagne, le foreste, le acque e le praterie hanno la loro voce interiore sebbene l'anima non riesca ad afferrarla. Ogni volta che ci penso, mi cullo nella dolce speranza che voi sarete il primo ad attingere nei vasti tesori della melodia slava. Cercate i canti popolari slavi come i naturalisti cercano pietre e metalli per montagne e per valli. Mi hanno detto che in questo paese languivate e vi annoiavate; mi son messo nei vostri panni: nessun polacco può starsene tranquillo quando c'è di mezzo la vita e la morte della patria. Ma ricordatevi sempre, caro amico, che siete partito non già per languire bensì per perfezionarvi nella vostra arte e diventare la consolazione della vostra famiglia e del vostro paese». Al di là di una certa ridondanza d'immagini giustificata del resto dal costume del tempo e soprattutto da una temperie ideale che solo pochi giorni dopo la partenza di Chopin da Varsavia avrebbe dato vita all'insurrezione polacca del 29 novembre, sappiamo quanto forse non le parole di quell'oscuro corrispondente ma di certo il profondo legame con il suo paese facessero della componente nazionale uno dei temi fondamentali della poetica chopiniana. Un tema che del resto era stato sempre presente al musicista prima ancora del suo esilio senza ritorno, come dimostrano i numerosi motivi popolari polacchi che si ritrovano nelle sue composizioni giovanili dai Concerti per pianoforte e orchestra, al Grande rondò da concerto conosciuto come Krakowiak, alla Grande Polacca brillante in mi bemolle op. 22, alla Grande Fantasia su melodie popolari polacche op. 13 che si esegue appunto stasera.

Si tratta di una composizione per pianoforte e orchestra stampata nell'aprile del 1834, ma composta, secondo la critica chopiniana più recente, nel 1828. In essa possono riconoscersi tre nuclei fondamentali: il primo tema è quello di una canzone idillìaca, Laura e Filone, di Franciszek Karpinski, assai popolare e cantata fino agli ultimi anni del '700 sia dai nobili che dai borghesi polacchi; il secondo tema è tratto da una melodia di Karol Kurpinski, probabilmente semplice trascrizione di un canto contadino detto Kolomyika (danza rutena della campagna della città di Kolomea); l'ultima parte, infine, è un tema genuinamente popolare, anch'esso di derivazione contadina e coreutica detto «kujawiak». Ce ne è abbastanza per ritrovare in questa composizione tanto raramente eseguita la prefigurazione dello Chopin musicista nazionale. E parliamo ovviamente dei contenuti ideali di questa mùsica. Che dal punto di vista linguistico, della prefigurazione cioè del linguaggio pianistico chopiniano della maturità, non possiamo che rifarci a quanto abbiamo scritto più sopra a proposito del Secondo Concerto per pianoforte e orchestra, con il quale questa Fantasia ha in comune anche lo scarso peso della parte orchestrale, ove si eccettui la bella introduzione d'impronta prevalentemente pastorale.

Gianfilippo De' Rossi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 16 novembre 1969

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Ultimo aggiornamento 8 marzo 2013
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