Glossario



Fantasia-improvviso in do diesis minore, op. 66

Musica: Fryderyk Chopin
Organico: pianoforte
Composizione: 1835
Edizione: Schlesinger, Berlino, 1855
Dedica: baronessa F. d'Este

Guida all'ascolto (nota 1)

Chopin ha composto quattro Improvvisi, l'op. 29 in la bemolle maggiore (1837); l'op. 36 in fa diesis maggiore (1839), l'op. 51 in sol bemolle maggiore, (1843), e la Fantasia in do diesis minore op. 66, che fu scritta nel 1834 e venne pubblicata nel 1855 dall'editore Schlesinger di Berlino. Tali composizioni hanno una struttura tripartita, con un movimento lento e simile ad una cantilena dagli accordi sfumati e leggeri che si trova nel mezzo di due tempi più vivaci e allegri. Questi improvvisi sembrano nascere, sotto le dita dell'esecutore, come dice Cortot, per la freschezza e sia felicità dell'invenzione in cui giocano un ruolo determinante; le divagazioni intimìstiche, i mutamenti di umore e le fluttuanti armonie che rendono ancora più indefinita l'atmosfera lirica che li avvolge come una sottile corteccia. Non tutti gli studiosi chopiniani sono però d'accordo nel valutare allo stesso modo gli Improvvisi; alcuni li considerano opere di intrattenimento e di un gusto un pò salottiero, dove si manifesta in maniera fin troppo evidente la facilità di improvvisazione del compositore; altri, come il musicologo tedesco-americano Hugo Leichtentritt, sono di parere opposto e ritengono che gli Improvvisi, e in particolare quello in do diesis minore, siano tra le composizioni di più alto valore di Chopin. La verità è che anche in questo caso il musicista polacco è riuscito a fissare, attraverso un pianismo sottilmente espressivo, le immagini del suo tormentato mondo interiore e di quella Seknsucht romantica, di cui fu uno dei massimi poeti.

L'op. 66 ha una tessitura armonica; fluida e trasparente e attesta un luminoso momento creativo dell'artista, specie nell'Allegro agitato iniziale, che con i suoi accordi freschi e vaporosi dà una sensazione di risveglio della natura in un limpido mattino di primavera. Il Moderato cantabile centrale segna una pausa di assorto ripiegamento psicologico, di tinta leggermente malinconica; ma improvvisamente ritorna il tema principale con la sua incantevole leggerezza e il pezzo si conclude con la fusione delle due melodie in una sola figurazione armonica.

Ennio Melchiorre



(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 14 dicembre 1973

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Ultimo aggiornamento 2 novembre 2013
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