Glossario



Improvviso in la bemolle maggiore per pianoforte, op. 29

Musica: Fryderyk Chopin
Organico: pianoforte
Composizione: 1837
Edizione: Schlesinger, Parigi, 1837
Dedica: Caroline de Lobau

Guida all'ascolto (nota 1)

Il nome e la fama universale di Chopin sono legati indissolubilmente alle composizioni per il pianoforte. Si tratta di settantaquattro opere numerate, più dodici senza numero d'opera, e comprendono: i due Concerti con orchestra, op. 11 in mi minore e op. 21 in fa minore, e, ancora con orchestra, le Variazioni op. 2 sul duetto "Là ci darem la mano" dal "Don Giovanni" di Mozart, il Rondò da concerto "Krakowiak" op. 14 e l'Andante spianato e Grande Polacca brillante op. 22. Inoltre, tre sonate fra cui l'op. 35 dove figura la celeberrima Marcia funebre; quattro Ballate; sedici Polacche; cinquantanove Mazurke; ventisei Preludi; ventuno Notturni; venti Valzer; un Bolero; una Tarantella; una Berceuse, tre Écoissaises, la Polacca-Fantasia op. 61, un vero poema di larga e complessa articolazione; cinque Rondò; quattro Scherzi; tre Variazioni; ventisette Studi (i dodici dell'op. 10, i dodici dell'op. 25, i tre composti per la grande Méthode des méthodes di Moscheles e Fétis), il Trio con pianoforte op. 8 e pochi altri pezzi anche con violoncello.

Paragonata all'eredità di un Mozart o di uno Schubert, la produzione chopiniana è ben piccola cosa sotto il profilo della quantità, ma è innegabile l'enorme valore musicale, estetico, filosofico e umano del pianismo personalissimo e senza confronti di questo artista, che ha sintetizzato in sé le caratteristiche salienti e il clima spirituale di un'epoca che fu dei romantici e di Leopardi, raggiungendo spesso con poche figurazioni melodiche, nel contesto di un discorso armonico e ritmico di raffinata calibratura, le vette più alte della poesia, di quella poesia del "fiore azzurro", secondo la definizione del Novalis, la quale esprime la speciale disposizione del cuore umano e sentirsi felice tanto nella tristezza quanto nel godimento, tanto nel sogno quanto nella realtà. «Lo stile del suono è come quello delle sue opere, unico»: così disse Schumann dopo aver ascoltato Chopin in un recital a Lipsia; infatti nessun altro musicista meglio del grande compositore e interprete polacco ha saputo realizzare una unità tanto perfetta tra tecnica ed espressione artistica, fra sentimento e intelligenza, fra immaginazione e riflessione, pur condannato dalla natura alle più angosciose sofferenze, fisiche che lo condussero alla morte a soli 39 anni, nella notte del 17 ottobre 1849, pianto sinceramente dai migliori ingegni della cultura e dell'arte europea del tempo.

Gli Improvvisi di Chopin sono considerati pezzi d'intrattenimento nell'ambito della musica da salotto, così diffusa e praticata nella consuetudine pianistica ottocentesca. Il più famoso compositore di Improvvisi fu Schubert, ma ci furono anche altri musicisti come Kessler, Tomaschek e Vorzischek che coltivarono questa forma musicale a base ternaria, basata su disegni agili e vivaci nei tempi estremi e su aperture liriche nelle parti mediane. Ciò che conta però in questo tipo di composizione è la immediatezza e la freschezza dell'invenzione e la capacità di elaborare una improvvisazione su un determinato tema. Che poi in realtà non si tratta di improvvisazione nel senso comune del termine, ma di uno studio ben calcolato di frasi e schegge sonore che sembrano dettate da un moto spontaneo dell'animo.

L'Improvviso op. 29 in la bemolle maggiore, composto nel 1837, è costruito in tre sezioni: esposizione e sviluppo del primo tema, esposizione e sviluppo del secondo tema, riesposizione e nuovo sviluppo del primo tema. Armonia e colori mutevoli sono alla base della scrittura pianistica di questo primo Improvviso, che viene definito un gioiello di ingegneria musicale per il modo come i vari elementi della struttura sono collegati fra di loro, nel contesto di un superiore equilibrio formale. Il tempo è un Allegro assai, quasi presto.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 26 gennaio 1990

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Ultimo aggiornamento 28 febbraio 2014
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