Glossario



Tre mazurche per pianoforte, op. 59, BI 157, CI 86-87-88

Musica: Fryderyk Chopin
  1. la minore: Moderato
  2. la bemolle maggiore: Allegretto
  3. fa diesis minore: Vivace
Composizione: 1845
Organico: pianoforte
Edizione: Stern, Berlino, 1846

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Composizione in tempo ternario ispirata a un'antica danza popolare polacca del '500 divenuta danza di sala verso la fine del '700, la Mazurka per pianoforte si identifica inscindibilmente con Chopin che ne scrisse ben 59 lungo tutto l'arco della sua attività di compositore. Le tre Mazurke dell'op. 59 appartengono agli ultimi anni della sua vita, furono scritte infatti nel 1845, e si rifanno anch'esse alla struttura ABA, che viene tuttavia riproposta con soluzioni differenti in ognuna delle tre composizioni.

Mazurka in la minore op. 59 n. 1

Nella Mazurka n. 1 il tema principale della sezione A entra di soppiatto, a una sola voce, con un disegno ritmico rotondo, che si dilata formando un delizioso arco melodico; un successivo episodio intermedio che gravita maggiormente in tonalità maggiore, separa invece il tema principale dalla sua riproposizione con alcune varianti (schema aba).

Nella sezione B Chopin sviluppa invece un episodio dai toni più caldi e appassionati, nel quale la trama musicale si sviluppa senza soluzione di continuità con un intensificarsi della tensione espressiva, mentre la melodia tende ad arrampicarsi su note in tessitura alta per poi scivolare verso il basso con frammenti di scala cromatica.

La ripresa di A avviene inusitatamente nella tonalità un semitono sotto; tale anomalia viene «aggiustata» da Chopin nel collegamento con l'episodio intermedio che viene riportato nella tonalità originale di A, seguito nuovamente dal tema principale e da un epilogo che sfuma in un'atmosfera vaga, quasi impalpabile.

Mazurka in la bemolle maggiore op. 59 n. 2

La Mazurka n.2 è invece concepita in maniera strettamente monotematica; pur mantenendo la struttura ABA essa è quasi interamente costruita sulla dilatazione dell'idea tematica iniziale. Già la struttura della parte iniziale (A) si differenzia dalle altre due Mazurke; essa è infatti costruita su una delicata melodia che si dispiega in 4 frasi cantabili simili tra loro, con altrettante differenti conclusioni. A sua volta la sezione B non costituisce un episodio realmente distinto dalla prima parte, essendo una sorta di interludio nel quale riecheggiano le figurazioni ritmiche di A, e con un'armonia piuttosto statica (a pedali). Nella ripresa di A il tema si presenta al basso, mentre l'ultima delle quattro frasi viene mutata con un percorso armonico tortuoso che si assesta sul pedale di tonica dell'episodio cadenzale di chiusura.

Mazurka in fa diesis minore op. 59 n. 3

Nella terza Mazurka la sezione A è nuovamente tripartita (a b a) come nella Mazurka n. 1. L'ostinata ripetizione di una cellula ritmica terzinata dà vita a un tema risoluto dal sapore folkloristico che viene separato dalla sua ripetizione da un breve interludio in maggiore dai toni più sereni e pacati.

Nella sezione B Chopin sviluppa in modo maggiore un disegno melodico dall'andamento ritmico volutamente tortuoso e singhiozzante. La coda di B con la reiterazione di una semplice cellula dal ritmo regolare ci appare invece come una risoluzione, quasi una catarsi della precedente complessità di fraseggio. Come nella prima Mazurka, Chopin riprende il tema iniziale A in maniera insolita, presentando un breve canone a due voci del tema principale prima di liberarsi nella riproposizione del tema in forma compiuta. Il breve e succinto interludio dell'Esposizione iniziale ora si sviluppa, dilatandosi in un episodio più ampio ed espressivo, mentre un inatteso ritorno del finale di B e una più pacata cadenza accordale portano a conclusione il brano.

Carlo Franceschi de Marchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La mazur o mazurek (il termine più usato di mazurka è in realtà di origine russa) è una danza popolare polacca risalente all'inizio del Cinquecento e prende il nome dalla Mazowia, la regione di Varsavia; è di andamento abbastanza veloce in tempo ternario, con l'accento principale generalmente spostato sui tempi deboli della battuta, e più particolarmente sul secondo. Molto diffusa a livello popolare, nel corso del Seicento fu accolta fra le danze di corte e verso la fine del Settecento si diffuse in Russia e in Europa come danza di sala, subendo un graduale processo di trasformazione che ne smussò i tratti più popolareggianti senza tuttavia intaccarne le caratteristiche essenziali.

Di Chopin restano 59 Mazurke, composte in un arco di tempo che copre praticamente tutta la sua vita: ha solo dieci anni quando nel 1820 firma una Mazurka in re maggiore; ed è una Mazurka l'ultimo brano a cui tenta disperatamente di lavorare nell'estate del 1849, lasciando solo un abbozzo quasi illeggibile, poi pubblicato postumo nel 1855 come op. 68 n. 4. Tuttavia le Mazurke, ancor meno adatte alle vaste sale da concerto e meno accattivanti rispetto ad altre pagine chopiniane e indissolubilmente legate al melos polacco, presso il grande pubblico e presso gli interpreti non hanno mai goduto di un grande favore, nonostante la particolare predilezione che Chopin nutriva per loro.

Le 3 Mazurke op. 59 - n. 1 in la minore (Moderato), n. 2 in la bemolle maggiore (Allegretto), n. 3 in fa diesis minore (Vivace) - furono pubblicate da Stern & Co. a Berlino e da Wessel a Londra alla fine del 1845, e poi da Brandus a Parigi nel marzo del 1846. Un particolare curioso è che l'op. 59 è l'unica raccolta di Mazurke pubblicata da Chopin durante la sua vita ad essere apparsa senza dedica. Anche le Mazurke testimoniano perfettamente quello «sviluppo coerente verso la massima complessità a partire dalla forma fondamentale che è estremamente semplice» individuato da Nietzsche nell'arte di Chopin: nell'op. 59 il modello base (anche in questo caso una semplice forma A-B-A) viene arricchito dal musicista polacco con brevi sezioni di transizione, mentre il suo pianismo si colora di una fantasia armonica - specie nella n. 3 - quasi visionaria.

Carlo Cavalletti


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 131 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 21 ottobre 1990

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Ultimo aggiornamento 12 aprile 2015
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