Glossario



Notturno in sol minore per pianoforte, op. 15 n. 3, BI 79, C 113

Musica: Fryderyk Chopin
Organico: pianoforte
Composizione: 1833
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1833
Dedica: Ferdinand Hiller

Guida all'ascolto (nota 1)

«Era in genere verso mezzanotte che si abbandonava, quando i grandi cravattoni se ne erano andati, quando l'argomento politico del momento era stalo a sufficienza dibattuto, quando tutti i maldicenti avevano esaurito i loro aneddoti... solo allora, obbedendo alla muta richiesta di due occhi intelligenti, diveniva poeta e cantava gli ossianici amori degli eroi e dei suoi sogni»: così scrive sul Journal des Débats Hector Berlioz il 27 ottobre 1849 nel necrologio a Fryderyk Chopin ricordando le serate musicali di cui egli era l'animatore, riscaldate dall'esecuzione di raffinati Valzer, di popolari Mazurche, di fantasiosi e incantati Notturni. Proprio i Notturni, di queste serate rappresentavano il momento più intimo, raccolto, meditativo.

Era dall'irlandese John Field, allievo di Clementi, anch'egli come Chopin compositore e virtuoso assai in voga, che Fryderyk aveva ereditato l'arte di questa particolare forma. I Notturni di Field, derivati dalla serenata cameristica o sinfonica e trasferiti sulla tastiera, possedevano sonorità sfumate e tinte delicate, chiaroscurali. Soprattutto derivavano dall'arte italiana del belcanto, dal gusto e dalla passione per l'opera lirica: elementi riscontrabili nelle lunghe e sinuose melodie, nella cantabilità ornata della linea, nell'eloquio dolce, tenero, carezzevole. Ed è questo un punto in comune fondamentale, un tratto fortemente presente anche in Chopin, che rivestiva le sue delicate melodie da cavatina e serenata con sostegni armonici in accordi ribattuti o in larghi e vaporosi arpeggi e coltivava l'arte della fioritura come un delicato cesello, facendo dell'ornamento non un artificio condotto dall'esterno, ma parte integrante della melodia. Questa familiarità con la parola cantata era così forte che Chopin ricordava spesso ai propri allievi di rifarsi, durante l'esecuzione dei Notturni, al fraseggio di grandi maestri e interpreti come la Grisi, Rubini, la Malibran. La struttura di questi Notturni rifletteva in alcuni casi un'architettura in una o più sezioni, ma del medesimo tema e clima espressivo, elementi anch'essi mutuati da Field. Ma Chopin creò anche Notturni di contrasto, ovvero con sezioni spiccatamente divergenti, arricchite da armonie ardite e raffinatissime, con modulazioni lontane, impetuosi cromatismi e profondi scorrimenti tonali.

Dal punto di vista architettonico il Notturno op. 15 n. 3 è unico nel suo genere. Abbandonato lo schema tripartito, offre un modello sui generis: bipartizione netta con un primo tema che è un malinconico canto popolare in ritmo di mazurca, seguito da una seconda idea via via più mossa e concitata; la seconda sezione è invece contrassegnata da un «religioso» e basata su un corale a quattro voci disegnato su un'ordinata sequenza di accordi.

Marino Mora


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al nunmero speciale AMS 060-61 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 30 gennaio 2017
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