Glossario



Due notturni per pianoforte, op. 32, BI 106, C 116 - 117

Musica: Fryderyk Chopin
  1. si maggiore: Andante sostenuto
  2. la bemolle maggiore: Lento
Organico: pianoforte
Composizione: 1836 - 1837
Edizione: Schlesinger, Parigi, 1837
Dedica: baronessa Camille de Billing

Guida all'ascolto (nota 1)

«Era in genere verso mezzanotte che si abbandonava, quando i grandi cravattoni se ne erano andati, quando l'argomento politico del momento era stalo a sufficienza dibattuto, quando tutti i maldicenti avevano esaurito i loro aneddoti... solo allora, obbedendo alla muta richiesta di due occhi intelligenti, diveniva poeta e cantava gli ossianici amori degli eroi e dei suoi sogni»: così scrive sul Journal des Débats Hector Berlioz il 27 ottobre 1849 nel necrologio a Fryderyk Chopin ricordando le serate musicali di cui egli era l'animatore, riscaldate dall'esecuzione di raffinati Valzer, di popolari Mazurche, di fantasiosi e incantati Notturni. Proprio i Notturni, di queste serate rappresentavano il momento più intimo, raccolto, meditativo.

Era dall'irlandese John Field, allievo di Clementi, anch'egli come Chopin compositore e virtuoso assai in voga, che Fryderyk aveva ereditato l'arte di questa particolare forma. I Notturni di Field, derivati dalla serenata cameristica o sinfonica e trasferiti sulla tastiera, possedevano sonorità sfumate e tinte delicate, chiaroscurali. Soprattutto derivavano dall'arte italiana del belcanto, dal gusto e dalla passione per l'opera lirica: elementi riscontrabili nelle lunghe e sinuose melodie, nella cantabilità ornata della linea, nell'eloquio dolce, tenero, carezzevole. Ed è questo un punto in comune fondamentale, un tratto fortemente presente anche in Chopin, che rivestiva le sue delicate melodie da cavatina e serenata con sostegni armonici in accordi ribattuti o in larghi e vaporosi arpeggi e coltivava l'arte della fioritura come un delicato cesello, facendo dell'ornamento non un artificio condotto dall'esterno, ma parte integrante della melodia. Questa familiarità con la parola cantata era così forte che Chopin ricordava spesso ai propri allievi di rifarsi, durante l'esecuzione dei Notturni, al fraseggio di grandi maestri e interpreti come la Grisi, Rubini, la Malibran. La struttura di questi Notturni rifletteva in alcuni casi un'architettura in una o più sezioni, ma del medesimo tema e clima espressivo, elementi anch'essi mutuati da Field. Ma Chopin creò anche Notturni di contrasto, ovvero con sezioni spiccatamente divergenti, arricchite da armonie ardite e raffinatissime, con modulazioni lontane, impetuosi cromatismi e profondi scorrimenti tonali.

Dei due Notturni op. 32, il n. 1 in si maggiore è aperto da un tema meditativo concluso da una figurazione cadenzale; dopo che una frase di collegamento ha condotto a una ripresa tematica, subentra una seconda idea che rappresenta una sorta di sviluppo dal respiro un poco più mosso. La frase di collegamento è poi ripresa, ma variata e trasposta tonalmente, mentre una breve figurazione del primo tema introduce l'epilogo. Quest'ultimo schema è poi integralmente ripetuto, ma dietro l'angolo ecco la sorpresa: un accordo imprevisto spezza quel senso di illusione e un corrusco recitativo rappresenta il brusco risveglio dal precedente sogno.

Per questo suona di efficace contrasto l'incipit del brano a esso collegato, il Notturno n. 2 in la bemolle maggiore, con quel motivo cantabile proseguito in modo disimpegnato e arioso. Si torna qui allo schema tripartito e la sezione centrale offre un nucleo tematico agitato e danzante che dalle ripetizioni pare trarre via via maggior forza, sino alla stessa duplicazione un tono sopra del materiale tematico, che letteralmente scarica la tensione sulla ripresa della prima parte del Notturno, conclusa sull'elaborata trama della coda.

Marino Mora


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al nunmero speciale AMS 060-61 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 30 gennaio 2017
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