Glossario



Due notturni per pianoforte, op. 37, BI 119 - 127, C 118 - 119

Musica: Fryderyk Chopin
  1. sol minore: Lento
  2. fa maggiore - la minore: Andantino
Organico: pianoforte
Composizione: 1838 - 1839
Edizione: Troupenas, Parigi, 1840

Guida all'ascolto (nota 1)

«Era in genere verso mezzanotte che si abbandonava, quando i grandi cravattoni se ne erano andati, quando l'argomento politico del momento era stalo a sufficienza dibattuto, quando tutti i maldicenti avevano esaurito i loro aneddoti... solo allora, obbedendo alla muta richiesta di due occhi intelligenti, diveniva poeta e cantava gli ossianici amori degli eroi e dei suoi sogni»: così scrive sul Journal des Débats Hector Berlioz il 27 ottobre 1849 nel necrologio a Fryderyk Chopin ricordando le serate musicali di cui egli era l'animatore, riscaldate dall'esecuzione di raffinati Valzer, di popolari Mazurche, di fantasiosi e incantati Notturni. Proprio i Notturni, di queste serate rappresentavano il momento più intimo, raccolto, meditativo.

Era dall'irlandese John Field, allievo di Clementi, anch'egli come Chopin compositore e virtuoso assai in voga, che Fryderyk aveva ereditato l'arte di questa particolare forma. I Notturni di Field, derivati dalla serenata cameristica o sinfonica e trasferiti sulla tastiera, possedevano sonorità sfumate e tinte delicate, chiaroscurali. Soprattutto derivavano dall'arte italiana del belcanto, dal gusto e dalla passione per l'opera lirica: elementi riscontrabili nelle lunghe e sinuose melodie, nella cantabilità ornata della linea, nell'eloquio dolce, tenero, carezzevole. Ed è questo un punto in comune fondamentale, un tratto fortemente presente anche in Chopin, che rivestiva le sue delicate melodie da cavatina e serenata con sostegni armonici in accordi ribattuti o in larghi e vaporosi arpeggi e coltivava l'arte della fioritura come un delicato cesello, facendo dell'ornamento non un artificio condotto dall'esterno, ma parte integrante della melodia. Questa familiarità con la parola cantata era così forte che Chopin ricordava spesso ai propri allievi di rifarsi, durante l'esecuzione dei Notturni, al fraseggio di grandi maestri e interpreti come la Grisi, Rubini, la Malibran. La struttura di questi Notturni rifletteva in alcuni casi un'architettura in una o più sezioni, ma del medesimo tema e clima espressivo, elementi anch'essi mutuati da Field. Ma Chopin creò anche Notturni di contrasto, ovvero con sezioni spiccatamente divergenti, arricchite da armonie ardite e raffinatissime, con modulazioni lontane, impetuosi cromatismi e profondi scorrimenti tonali.

Il Notturno in sol minore op. 37 n. 1 richiama l'op. 15 n. 3 per la presenza di un corale nella parte centrale. Una melodia ealma e serena di carattere cantabile è divisa in due segmenti: il primo dall'arcata nel complesso discendente, il secondo, aperto da un trillo, di stampo elaborativo e ascendente. Dopo alcune riprese del materiale interviene un composto corale, in una sonorità piena, quasi d'organo, attraverso una sequenza di accordi localizzati nel registro medio grave concluso da enigmatici respiri su corona. La ripresa scorciata del cantabile chiude con un soffio di voce il percorso ad arco di questo nobile pezzo.

Un ritmo cullante di barcarola è la sostanza ispiratrice del Notturno in sol maggiore op. 37 n. 2. Un flessuoso tema su doppie note per terze e per seste lo apre mentre i cromatismi discendenti restituiscono un vago senso di voluttà. La seconda sezione ha invece un altro l'espiro, con un tema «di ballata» che suscita dolci reminescenze e teneri ricordi. Ancora, con sapienti varianti, si riprendono più volte e in successione le due idee tematiche sino alla coda, che. aperta da un'imprevista cadenza evitata, dopo l'evanescente riemergere del secondo tema si spegne sul rintocco in pianissimo dell'accordo di tonica.

Marino Mora


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al nunmero speciale AMS 060-61 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 30 gennaio 2017
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