Glossario
Libretto



Ulisse

Opera in un prologo e due atti

Musica:
Luigi Dallapiccola
Libretto: Luigi Dallapiccola da Omero

Personaggi:

Organico: 3 flauti (2 anche ottavino, 3 anche flauto contralto), 2 oboi, corno inglese, clarinetto piccolo, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 2 sassofoni, 4 corni, 3 trombe, tromba bassa, 3 tromboni, basso tuba, timpani, campane, piatti, 3 tam-tam, 3 temple-blocks, 3 tom-tom, 3 tamburi piccoli, tamburo, tamburo di legno, tamburo militare, tamburo basco, grancassa, maracas, triangolo, frusta, 2 arpe, celesta, glockenspiel, pianoforte, vibrafono, xilofono, xilorimba, organo, archi
Composizione: 1960 - Firenze, 5 aprile 1968
Prima rappresentazione: Berlino, Deutsche Oper, 29 settembre 1968
Edizione: Suvini Zerboni, Milano, 1971

Guida all'ascolto (nota 1)

Dallapiccola definì Ulisse il «risultato» di tutta la sua vita. E ciò è vero in un duplice significato. Da una parte questa, che rimase la sua ultima opera teatrale, nata in un arco lunghissimo di tempo, che va dai primi progetti nel 1938 al compimento definitivo nel febbraio 1966, riassume una lunga catena di esperienze legate alla figura dell’eroe omerico, le più remote delle quali risalgono addirittura agli anni infantili (Dallapiccola dirà: «ho scritto quest’opera perché la portavo in me da lunghi anni»). D’altra parte, l’impianto concettuale e formale dell’Ulisse riassume e porta a compimento tutta intera l’esperienza artistica dallapiccoliana, con particolare riferimento a quella delineatasi nelle opere teatrali. Nella figura di Ulisse e nell’opera che ce la presenta Dallapiccola compendia infatti quello che era stato il senso di tutta la sua esperienza umana e teatrale: un’indagine dell’inquietudine interiore dell’uomo che, come ricorda Calipso nella prima scena del prologo, va «alla ricerca di se stesso e del significato della vita». A scandire il piano scenico dell’Ulisse è pertanto il succedersi dei personaggi, che determinano la storia del protagonista. Per ammissione dello stesso Dallapiccola, nel corso dell’opera incontriamo Ulisse «nelle varie stazioni della vita mentre interroga se stesso, gli uomini, la natura e lo vediamo discendere nell’Ade per interrogare il vate tebano Tiresia».

Nell’Ulisse Dallapiccola accentua la struttura di opera a ‘stazioni’ già sperimentata nel Prigioniero, traducendola in sequenze di scene, ciascuna delle quali possiede una propria connotazione drammatica e musicale. Una configurazione che nel suo teatro è sempre funzionale alla rappresentazione, sospesa a metà tra racconto e azione di vicende esemplari e ricche di risonanze simboliche. Ulisse stesso è coinvolto in un ampio squarcio epico, quello che nella seconda e quarta scena dell’atto primo abbraccia gli episodi successivi all’esortazione «M’ascolate» con cui egli dà inizio al proprio racconto alla reggia di Alcinoo. È questo il momento in cui per lui «il passato diventa presente», quello in cui l’episodio dei Lotofagi, la scena di Circe e quella del regno dei Cimmeri «sfilano davanti a noi, come in una successione di flash-back» e bloccano il decorso dell’azione, sovrapponendovi un proprio arco temporale, circoscritto nel volgere di mattino, giorno e notte. Preso, come il prigioniero, nella morsa paralizzante dell’angoscia, l’Ulisse dallapiccoliano è la quintessenza dell’eroe passivo, è l’«essere che riceve, non che dà». Il domandare (spesso, come per il prigioniero, un domandare fine a se stesso, senza risposte) è il suo livello comunicativo normale, quello che lo associa alla catena novecentesca di figure del dubbio, quali i protagonisti del Doktor Faust di Busoni, del Wozzeck di Berg, del Moses und Aron di Schönberg o il Disperato del Torneo notturno di Malipiero. La sua presa di coscienza finale si deve perciò a un moto assolutamente interiore e repentino, verso il quale convergono tutte le fasi del dramma, così che le parole conclusive dell’opera («Signore,/ Non più soli il mio cuore e il mare») gli vengono alle labbra per rivelazione improvvisa. Ma nell’Ulisse anche le azioni degli altri personaggi sono come raggelate. Essi vivono sulla scena soltanto in funzione del protagonista, tanto che i loro ruoli si prestano a essere riuniti in un’unica parte quando presentano «punti di contatto» rispetto a esso. Le coppie Calypso-Penelope, Circe-Melanto, Demodoco-Tiresia raggruppano figure destituite di concretezza individuale ed esistenti in quanto entità drammatiche, in quanto personaggi-simbolo: l’attesa, l’intelligenza del futuro, la memoria del tempo. Anche per questo Ulisse è un uomo che contempla immobile il senso della propria solitudine, il peso del proprio distacco dalle cose. Rivelatrice in tal senso è la citazione del verso di Antonio Machado con cui Calipso lo introduce in scena («Son soli, un’altra volta, il tuo cuore e il mare»), che è come amplificata nel quesito lacerante indirizzato da Ulisse a se stesso: «Ch’io sia forse... Nessuno?». Nell’Ulisse la solitudine dell’eroe è resa evidente innanzitutto dagli incontri con i numerosi personaggi femminili, dai quali egli di volta in volta si allontana. A loro spetta lo svelamento progressivo del protagonista: Calipso ne rivela l’inesausta sete di conoscenza («Guardare, meravigliarsi, e tornar a guardare»), Nausicaa la ribadisce nel racconto del suo sogno, Circe gli offre la coscienza di sé, la madre Anticlea (l’unico personaggio dell’opera dotato di concretezza affettiva) gli rivela il destino ultimo dell’uomo. In fondo anche l’incontro con Penelope, risolto in una intermezzo sinfonico per la repulsione del musicista verso il duetto d’amore, sancisce, in modo emblematico, quella che l’autore chiama «la solitudine dell’eroe».

In un’ opera come l’Ulisse, in cui l’impianto narrativo tende a essere preponderante, anche le parti d’azione acquistano risonanze liriche più che drammatiche. Di natura lirica è ad esempio l’impulso che determina la svolta dalla narrazione al dramma, dalla memoria all’attualità, dato dall’intervento della madre Anticlea. Si tratta di una ‘quasi aria’ in tre segmenti, caratterizzati dell’impiego tematico di quello che Dallapiccola definisce il «ritmo principale» dell’opera, che si trova a metà della scena quarta del primo atto e che quindi (come già l’‘aria in tre strofe’ del Prigioniero) cade esattamente al centro dello schema drammatico. Il dialogo di Ulisse con la madre nel regno dei Cimmeri completa il suo viaggio nel ‘profondo dell’abisso’ della conoscenza; da lì egli muove verso le nuove imprese cui lo chiama il suo destino, prefigurate nei vaticinii di Tiresia.

L’unità musicale dell’Ulisse si basa sulla matrice seriale, intessuta di motivi ricorrenti. Tuttavia, più che nel trattamento compositivo delle singole serie dodecafoniche in sé (Dallapiccola ne segnala ben tre col nome «mare», una per Calipso, due per Circe e per i Cimmeri, una ciascuno per Nausicaa e Demodoco), il livello al quale la musica contribuisce a definire il senso dell’opera è quello della composizione della singola parola. Sono infatti alcune locuzioni verbali, dotate di alto potere connotativo (si pensi, tra le altre, alle funzioni cardine di «mare» o del pronome «nessuno»), le componenti drammatiche primarie sulle quali il musicista appunta in modo speciale la propria attenzione. La tendenza costruttiva della tecnica dodecafonica (quella che, ad esempio, determina la struttura ‘a specchio’ della scena nel regno dei Cimmeri) nell’Ulisse asseconda sempre la necessità significante espressa da parole in cui le componenti drammatiche si presentano nella forma più concisa. Ciò che l’Ulisse omerico-dantesco di Dallapiccola cerca con pervicacia, nel suo vagare perenne è in definitiva una parola, quella risolutiva nel senso biblico dilogos, verbum. L’esclamazione finale «Signore!», circonfusa di un’aura religiosa, quasi mistica, è l’approdo del grande viaggio nella conoscenza di Ulisse, e contemporaneamente il culmine della ricerca che attraversa tutto intero il teatro di Dallapiccola: la scoperta di Dio libera l’uomo dalla solitudine.

Virgilio Bernardoni


(1) Dizionario dell'Opera 2008, a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze

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Ultimo aggiornamento 26 dicembre 2016
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