Glossario



Images, seconda serie per pianoforte, L 120

Musica: Claude Debussy
  1. Cloches à travers les feuilles - Lent (sol minore)
    Dedica: Alexandre Charpentier
  2. Et la lune descend sur le temps qui fût - Lent (mi minore)
    Dedica: L. Laloy
  3. Poissons d'or - Animé (fa diesis maggiore)
    Dedica: Ricardo Vines
Organico: pianoforte
Composizione: ottobre 1907
Prima esecuzione: Parigi, Cercle Musicale, 21 febbraio 1908
Edizione: Durand, Parigi, 1908

Guida all'ascolto (nota 1)

Scrive Pierre Boulez, entusiasta estimatore dell'opera pianistica e sinfonica di Debussy, un vero maestro del gioco sonoro e autentico caposcuola di uno stile inimitabile, che «Estampes (1903) L'isle joyeuse (1904) e i due quaderni di Images, composti rispettivamente nel 1905 e nel 1907, segnano la pienezza di una certa forma della scrittura pianistica debussyana, nella quale Children's Corner (1906-1908) costituisce un intermezzo di riposo. Periodo estremamente brillante nell'evoluzione del compositore: non superò mai più quell'utilizzazione delle risorse del pianoforte, quell'impiego specifico del suo timbro e del suo colore. Con questa serie di raccolte inaugurò una nuova maniera di scrivere per lo strumento a tastiera, chiamata dalla maggior parte del pubblico impressionismo musicale. Mai prima d'allora la scrittura pianistica era stata così fluida, varia e sorprendente, anche se era possibile trovarne l'origine precisa in alcune pagine di Chopin e di Liszt. Questa serie di pezzi per pianoforte, scritti fra il 1903 e il 1908 sono monumenti della letteratura pianistica; è inconcepibile che un compositore non ne tenga conto né che un pianista non si procuri la tecnica esemplare che essi esigono».

Eleganza di portamento, finezza e vaporosità di immaginazione, estrosa mobilità del discorso musicale sono le caratteristiche di questa seconda serie delle Images per pianoforte. Così come la prima raccolta, formata da tre brani (Reflets dans l'eau, Hommage a Rameau, Mouvement), essa si articola in tre pezzi evocativi di un impressionismo più idealizzato e astratto che reale, anche se non mancano riferimenti a situazioni e oggetti concreti. Il primo brano (Cloches a travers les feuilles) prende lo spunto dall'abitudine esistente in alcuni villaggi francesi di suonare le campane a morto, dall'alba al tramonto, dal giorno di Ognissanti fino al giorno dei defunti. Naturalmente tale richiamo va inteso in modo molto relativo e quello che conta è la straordinaria trasparenza di suoni in un gioco di sensazioni fragili e delicate; si percepisce nel disegno degli accordi pentatonici, alternati a toni interi, un'atmosfera vagamente triste, come di una nebbia mattutina che non lascia traspirare la luce del sole. Anche il secondo brano (Et la lune descend sur le temple qui fût) suggerisce l'idea della luna che illumina con riflessi trasparenti un antico tempio ormai corroso e ridotto ad un simulacro di rovine. L'artista contempla il misterioso passato di questo edificio, immerso nella solitudine e nel silenzio; la tessitura armonica è quanto mai sfumata e accennata nei contorni, pur nel rispetto di una continuità melodica di forte concentrazione espressiva. Il terzo brano (Poissons d'or) lascia pensare, secondo gli studiosi del pianismo debussyano, al movimento di due o più pesci nell'acqua contenuta in un vaso di cristallo. Infatti è facile immaginare la scena: il colpo di pinne dei pesci, il veloce guizzò, l'improvviso mutamento di direzione della corsa capricciosa, il luccichio dei colori e l'iridescenza prodotta dal riflesso del sole nell'acqua, sulle scaglie rilucenti. Musicalmente il pezzo si presenta quasi come un rondò, all'insegna del fa diesis maggiore in apertura e in chiusura, ed ha uno svolgimento estremamente instabile e volubile, tipico di buona parte della letteratura pianistica del grande "Claude de France".


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 13 marzo 1987

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Ultimo aggiornamento 21 gennaio 2012
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