Glossario



L'isle joyeuse, per pianoforte, L 109

Musica: Claude Debussy

Organico:
pianoforte
Composizione: Saint-Hélier, 5 Agosto 1904
Prima esecuzione: Parigi, Salle Aeolian, 10 Febbraio 1905
Edizione: Durand, Parigi, 1904

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

L'isle joyeuse fu scritta da Debussy, nel settembre del 1904, a Dieppe dove il compositore si era recato in vacanza abbandonando la moglie, in compagnia della signora Emma Bardac che più tardi avrebbe sposato in seconde nozze. Il pezzo sarebbe e ispirato ad un celebre quadro di Watteau, L'embarquement pour Cythère, e perciò Debussy avrebbe impiegato la grafia antica di "isola", isle, in luogo del oderno ile. Pubblicata nel 1904, senza dedica, la composizione fu eseguita per la prima volta il 18 febbraio 1905 alla Société Nationale da Ricardo Vines, ìnsieme con Masques, e divenne in breve tempo molto nota. Musica "all'aperto" come la rivoluzionaria dans Grenade dell'anno precedente, l'Isle joyeuse è pero di concezione, di struttura e di scrittura strumentale più tradizionali. Si tratta, fatto raro in Debussy, di un pezzo da concerto calcolato in vista del rapporto con il pubblico di una grande sala. Lo "scenario" si richiama alla Fétes galantes di Verlaine e, ataverso questi, a Watteau, non senza un tocco - l'imbarco per l'isola dell'amore - di autobiografismo. Sono evidenti i simbolismi dell'acqua (nel primo tema) e dell'isola dell'amore (nel secondo tema, che arieggia il valzer lento), ma la scrittura è saldamente ancorata alla tradizione virtuosistica postlisztiana ed è di effetto brillantissimo nella sua sapiente mescolanza di dinamiche contrastanti, di rarefazioni e di accumulazioni. La forma, sebbene non legata ad uno schema tiene però conto dell'allegro bitematico della sonata: esposizione di due temi, sviluppo, riesposizione abbreviata e coda. Il recupero della tradizione prevale quindi qui sulla sperimentazione che caratterizza le precedenti Estampes (1903) e che segnerà poi tutta l'opera di Debussy a partire dalla prima serie delle Images (1905). Da qui la grande fortuna concertistica dell'Isle joyeuse nella prima metà del nostro secolo ed il minore interesse che verso di essa fu dimostrato dagli interpreti del trentennio '50-'80. Oggi la composizione sta tornando in repertorio.

Piero Rattalino

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Pare che l'idea per la composizione di L'isle joyeuse venisse suggerita a Debussy da un quadro del pittore settecentesco Watteau, raffigurante l'imbarco per l'isola di Citera. L'isola felice potrebbe però anche essere quella di Jersey nella Manica, dove Debussy si rifugiò nell'estate del 1904 assieme a Emma Bardac. La pagina si apre con una cadenza cromatica che prepara il motivo principale, sereno e piroettante, seguito da una sorta di moto perpetuo cromatico. Un nuovo tema cantabile esposto in accordi dalla mano destra precede un lungo episodio fatto di vorticosi arpeggi che conduce alla ripresa del motivo principale e del tema cantabile, ora perorato con passione in fortissimo, climax dell'intera composizione. Un fugace accenno al motivo principale chiude questa pagina piena di trascinante entusiasmo musicale.

Alessandro De Bei

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Come non bisogna lasciarsi fuorviare dalla denominazione d'Improvviso data a pagine così attentamente cesellate, così non si devono prendere toppo alla lettera i riferimenti extramusicali contenuti nei titoli che Debussy metteva in testa (o in calce, come nei Préludes) alle sue composizioni. Nel caso de L'Ile joyeuse il riferimento è a L'imbarco per Citera, il capolavoro in cui Watteau nel 1717 dipinse, col suo pennello elegante e sensuale, la partenza d'un gruppo di giovani uomini e donne per l'isola dell'amore: ma questa non è una ragione sufficiente per vedere nella musica di Debussy finalità programmatiche o descrittive, in quanto il titolo riflette soltanto l'impressione che l'oggetto (nel caso in questione il quadro di Watteau) ha prodotto nel musicista, non l'oggetto in sé.

È certo, poiché lo afferma Debussy, che la gioiosa cadenza della sezione introduttiva subito dopo la presentazione del tema è da intendersi come un invito all'imbarco, e altrettanto certamente l'ondeggiare dell'armonia celebra il fascino dell'impalpabile mare del quadro di Watteau, ma nel complesso il pittore non fu che uno spunto remoto, probabilmente meno importante di suggestioni più vicine nel tempo, che Cortot individuava nella poesia di Verlaine e nella musica di Chabrier. Debussy stesso, rinunciando all'idea iniziale d'inserire questo pezzo nella Suite bergamasque, riconosceva che non aveva poco o nulla in comune con la reinvenzione di atmosfere e sonorità settecentesche di quei quattro pezzi, composti d'altronde vari anni prima (la Suite è del 1890, L'Ile joyeuse del 1904). Ben diversi sono i caratteri de L'Ile joyeuse: una scrittura virtuosistica, un'ampia dinamica, una ritmica sempre più animata, dense armonie di carattere orchestrale (tanto che Bernardino Molinari ne realizzò una trascrizione per orchestra, approvata da Debussy) e anche momenti di notevole intensità espressiva. Debussy dichiarò che aveva qui riunito ogni possibile modo di suonare il pianoforte «mettendo insieme forza e grazia».

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 13 Marzo 1992
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 266 della rivista Amadeus
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 22 ottobre 1998

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Ultimo aggiornamento 31 dicembre 2014
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