Glossario
Testo del mistero



Le martyre de Saint-Sébastien, L 130

Musiche di scena per il mistero in cinque quadri di Gabriele D'Annunzio

Musica:
Claude Debussy
  1. La cour des lys
  2. La chambre magique
  3. Le concile des faux dieux
  4. Le laurier blessé
  5. Le paradis
Personaggi: Organico: 2 ottavini, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, 6 corni, 2 trombe, timpani, 2 arpe, archi
Composizione: febbraio - maggio 1911
Prima rappresentazione: Parigi, Théàtre du Chàtelet, 22 maggio 1911
Edizione: Durand, Parigi, 1911

Guida all'ascolto (nota 1)

Che Gabriele D'Annunzio, scrivendo Le Martyre de Saint Sébastien, pensasse all'indispensabile collaborazione della musica è certo: che pensasse ad un particolare musicista lo è molto meno. Tant'è vero che quando Ida Rubinstein ebbe nelle sue mani il manoscritto del lavoro, per la musica si rivolse immediatamente a Roger-Ducasse, il quale fu molto tentato di accettare, ma dopo matura riflessione rifiutò. La Rubinstein pensò allora di rivolgersi a Florent Schmitt, ma il poeta, avvertito dallo stesso Roger-Ducasse dell'impossibilità, per lui, di scrivere la musica per Le Martyre, pregò la Rubinstein di rivolgersi a Debussy. Ella gli rispose su consiglio di Robert de Montesquieu, dicendogli che sarebbe stato molto più opportuno che egli stesso, Gabriele d'Annunzio, si rivolgesse a Debussy.

Il musicista si trovava allora in un momento d'incertezza: aveva composto le tre Ballades de Villon, e s'era rimesso, senza troppo entusiasmo, al suo vecchio progetto de La chute de la Maison Usher. Il 25 settembre scriveva al suo editore: «Je suis dans une période d'inquiétude, un peu comme quelqu'un qui attendrait un train dans une salle d'attente sans soleil. J'ai, en méme temps, l'envie de m'en aller n'importe où, et la peur de partir. Enfin, il me faut beaucoup de patience pour me supporter moi-méme». Preoccupazioni d'altro genere non mancavano: sopratulto d'indole economica. Per questo si rimise alla composizione di un balletto, Khamma, che gli era stato richiesto da una danzatrice inglese, miss Maud Allan.

Fu in queste condizioni ch'egli ricevette là proposta di D'Annunzio di scrivere la musica per Le martyre de Saint Sébastien. Debussy rispose immediatamente: «...la pensée de travailler avec vous me donne a l'avance une sorte de fièvre». (Le ultime parole sono state sottolineate da D'Annunzio). E' bene dirlo subito: anche perché taluni biografi hanno insinuato l'idea che Debussy avesse accettato unicamente perché spinto dalla necessità di guadagnare; altri son giunti ad affermare che Debussy aveva lavorato contro voglia perché l'arte suntuosa di D'Annunzio era così lontana dalla sua sensibilità - e per giunta aveva dovuto comporre la partitura in poco più di quattro mesi, tant'è vero che questa era stata realizzata in parte da Caplet sugli schizzi che il compositore gli inviava quasi giornalmente.

Che il tempo sia stato per lui (abituato a lavorare lentamente su ogni particolare) una costrizione dolorosa è indubbio, ma il resto è pura fantasia. Infatti nel febbraio 1911, già in pieno lavoro di composizione, scriveva a Robert Godet: «j'ai accepté de faire la musique de scène pour le martyre de Saint Sébastien. C'est assez beau... Je n'ai pas besoin de vous dire que le culle d'Adonis y rejoint celui de Jésus: que c'est très beau, et qu'en effet, si on me laissait le temps nécessaire, il y a d'assez beaux mouvemenl à trouver». E una volta terminalo il lavoro (compiuto il quale, il suo medico curante gli ordinò un riposo assoluto di qualche mese) scriveva al poeta: «Je ne domande qu'à revivre ce temps d'ardente animation». D'altra parte, chi scrive queste note ha avuto fra mano un piccolo quaderno di musica (finito in chissà quale collezione americana) dove, fra appunti riferentisi a molti altri lavori, c'erano anche i primi dei vari episodi del Martyre, gettati giù rapidamente come sotto una impressione immediata. Non c'è segno di fatica: quasi tutti, nel primo appunto, hanno già la forma definitiva, anche se schematica. Unica eccezione (e piuttosto curiosa): l'estatico Preludio iniziale, anziché in mi bemolle minore e in tempo lento, è notato in do minore (accordi di quinta e ottava) e in movimento «Allegro agitato». Ma non si direbbe davvero che nella composizione ci sia stata una fatica, una ricerca affannosa per trovare qualcosa che il poema non dava. Anzi: più ancora che dalle lettere scambiate fra poeta e musicista, da questi schizzi si ha l'impressione che il musicista fosse veramente conquistato dal lavoro del poeta.

Questo per mettere a posto le condizioni in cui la partitura fu composta: nessuna costrizione, se non quella del tempo (ricordiamo anche che, prima di essere pubblicata, la partitura fu riveduta completamente da Debussy, anche nella parte realizzata sugli schizzi da Caplet).

Non ritorneremo sulle peripezie che accompagnarono la rappresentazione, né sulle accoglienze, assai tiepide e peggio, della critica. D'altra parte, quale sia stata la qualità dello spettacolo, la musica non poteva essere presentata in condizioni peggiori, soffocata com'era dall'abbondanza verbale, dallo splendore della messa in scena, con i coristi sparpagliati fra le masse di comparse. Quanto alle polemiche sul carattere religioso dell'opera, ricordiamo solamente poche parole di Debussy per la parte che lo riguardava. A Henry Malherbe, che lo interrogava in materia, il musicista rispondeva: «Je ne pratique pas selon les rites consacrés. Je me suis fait une religion de mystérieuse nature. Sentir a quels spectacles troublants et souverains la nature convie les éphémères et tremblants passagers, voilà ce que j'appelle prier. . D'ailleurs, je vous l'avoue, le sujet du Martyre m'a séduit surtout par ce mélange de vie intense et de foi chrétienne». E a René Bizet diceva: «J'ai fait de la musique decorative, si vous voulez, l'illustration en timbres et en rythmes d'un noble texte, et quand, au dernier acte, le Saint monte au paradis, je pense avoir réalisé tout ce qui j'ai ressenti, éprouvé a cette pensée de l'Ascensione. Aije bien reussi? Cela ne me regarde plus».

Il lavoro dannunziano, com'è noto, non ha avuto che rare rappresentazioni, e nessuna ripresa è valsa a farlo ritornare in repertorio. Ciò che rischiava di condannare anche la musica all'oblio. Debussy stesso lo aveva sentito: nella forma originale l'abbondanza verbale e la suntuosità dello spettacolo schiacciavano la musica. Ma, d'altro canto, la musica era troppo legata al poema per vivere da sola. Per questo a un certo punto Debussy pensò di trasformare il lavoro dannunziano in un'opera musicale. Il poeta lasciò libero il musicista di trasformare il poema secondo le proprie intenzioni, ma il musicista, già colpito dal male che doveva provocare la sua immatura scomparsa, non potè dar seguito al progetto.

Dopo la stia morte, la partitura è entrata nel repertorio concertistico. Debussy aveva tratta una suite d'orchestra che non ebbe fortuna, né poteva averla: le parti vocali, in una versione puramente strumentale, perdevano tutto il loro carattere. Si trovò più opportuno - e fu il merito di D. E. Ingelbrecht che aveva preparato i cori alla prima esecuzione - di eseguire integralmente la partitura - che resta indubbiamente una fra le più originali della produzione di Debussy, e, senza averne l'aria, una fra le più «cariche d'avvenire» - collegando i vari episodi con la lettura del testo abbondantemente sfrondato. Ripetute esecuzioni hanno provato che questa era la soluzione migliore, per conservare l'unità del lavoro e per non rompere l'atmosfera musicale.

Domenico De Paoli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 8 marzo 1961

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.

Ultimo aggiornamento 31 luglio 2012
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it. ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.