Glossario



Sonata n. 1 in re minore per violoncello e pianoforte, L 144

Musica: Claude Debussy
  1. Prologue - Lent. Sostenuto e molto risoluto
  2. Sérénade - Modérément animé
  3. Finale - Aminé. Léger et nerveux
Organico: violoncello, pianoforte
Composizione: Luglio - Agosto 1915
Prima esecuzione: Londra, Aeolian Hall, 4 Marzo 1916
Edizione: Durand, Parigi, 1915
Dedica: Emma Debussy

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Negli ultimi anni della sua vita, quando era già minato dal cancro che lo avrebbe portato alla tomba, il 25 marzo 1918, a Parigi, Debussy scrisse un gruppo di composizioni pianistiche e da camera molto significative per quel senso di rinnovamento estetico che d'altra parte è sempre presente nella sua produzione, pur senza modificare radicalmente la morfologia tradizionale. Tali opere sono: Trois poèmes de Mallarmé (1913), Douze études pour piano (1915), considerati tra le conquiste più preziose dell'arte pianistica debussiana, En blanc et noir per due pianoforti (1915) e le Sonates: pour piano et violoncello (1915), pour flùte, alto et harpe (1915) pour piano et violon (1917). In quest'ultimo gruppo di lavori si avverte lo sforzo del musicista verso un'arte più austera, più sprovvista di seduzioni immediate, ma ugualmente ricca di idee e di ispirazione, nell'ambito di una tensione classicistica. Che questa fosse l'intenzione di Debussy lo si ricava da una lettera da lui inviata il 5 agosto del 1915 al suo editore parigino Durand e in cui è detto: «Vous aller recevoir, avant cette lettre peut-étre, la Sonata pour violoncelle et piano. Il ne m'appartient pas d'en juger l'excellence, mais j'en aime les proportions et la forme presque classique dans le bon sens du mot ».

Debussy scrisse la Sonata per violoncello e pianoforte in poco più di un mese e all'inizio aveva intenzione di dare a questa pagina un titolo carico di curioso simbolismo, che si richiamava alla pittura di Watteau «Pierrot faché avec la lune» (Pierrot irritato con la luna). Ma successivamente il musicista pensò bene di abolire qualsiasi riferimento esterno e di affidarsi esclusivamente ai valori del discorso sonoro, limitandosi a scrivere in calce al manoscritto «que le pianiste n'oublie jamais qu'il ne faut pas lutter contro le violoncelle, mais l'accompagner». Il Prologo si distingue per vivacità di tono e una certa ironia timbrica, espressa soprattutto dal violoncello, la cui scrittura non è priva di puntate virtuosistiche. Nella Serenata sono accentuati maggiormente i tratti umoristici, burleschi e fantastici della composizione; dal violoncello si sprigionano effetti sonori piacevoli e brillanti. Il Finale è contrassegnato da uno slancio ritmico gioioso e inarrestabile, in un solo momento interrotto da un episodio indicato sulla partitura con queste parole: «Molto rubato e con morbidezza », come una eco delle antiche volatine clavicembalistiche, tanto amate dall'ultimo Debussy.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Dopo la composizione del Quartetto (1893), per ben ventidue anni, Debussy non scrisse nessun lavoro di musica da camera. Fu, infatti, solo nel 1915 che egli decise di comporre una serie di Sonate per vari strumenti. Come risulta dalle dediche apposte sulle Sonate effettivamente composte e pubblicate («Les Six Sonates pour divers instruments sont offerts en hommage a Emma-Claude Debussy (p. m.) - Son mari - Claude Debussy») il numero complessivo di questi lavori doveva essere sei. In realtà, di questo progetto furon composte solo tre Sonate: quella per violoncello è la prima della serie. Scritta d'un sol getto nei mesi di luglio ed agosto 1915, essa respira la grazia e la felicità delle opere nate spontaneamente e dalla cui stesura è assente ogni apparente sforzo creativo. (Ben diversa sarà da questo punto di vista la Sonata per violino e pianoforte che costerà al compositore una dura, dolorosa fatica). Si dice che Debussy abbia avuto in mente di chiamare la Sonata per violoncello «Pierrot faché avec la lune» e in effetti, nonostante la maggiore sobrietà - che a tratti sembra orientarsi verso la pura scarnezza neoclassica che distingue queste ultime opere di Debussy dai suoi lavori specificamente «impressionisti» - la Sonata si mantiene tutta in un'aura notturna, lunare ed anche qui, nonostante la virtuale linearità della scrittura, il colore armonico prevale sempre sul disegno, sicché la condotta lineare delle voci si rivela all'atto pratico di natura più «grafica» che reale. I singoli momenti della vicenda sonora risultano del resto anche qui con inequivocabile chiarezza dalle indicazioni di tempo e di espressione apposte dall'autore: così il Prologo, che s'inizia in modo «sostenuto e molto rubato», attraverso un alternarsi di periodi in cui la scansione va «animandosi» o «cedendo» culmina in una frase «largamente declamata» per ritornare poi gradatamente al movimento iniziale e sfumare («sempre più piano»), perdendosi in un evanescente, pallido armonico del violoncello.

Nella Serenata il filo melodico del cello («fantastico e leggero ») viene accompagnato in modo secco e chitarristico dal pianoforte. Ed anche il Finale (attaccato alla Serenata senza soluzione di continuità) s'inizia in modo «animato, leggero e nervoso», per assumere poi carattere «volubile», «appassionato e con fuoco». Dopo essersi adagiato in una lunga frase lenta («molto rubato, «con morbidezza», «dolcissimo, ma sostenuto», «delicatissimo», «dolce vibrato», sono gli attributi con cui l'autore vi qualifica il discorso sonoro), la vicenda musicale ritorna «volubile», «appassionata e animata», per concludersi, dopo un ultimo rallentamento (Largo) con una strappata del violoncello (accordo «arraché») e un secco accordo del pianoforte.

Va notato per ultimo, che nel caso di questa, come del resto in quello delle altre due Sonate debussyane, il termine di «Sonata» va riportato alla sua accezione formale preclassica, indicando una «Sonata» ricostruita sul piano dell'antica Suite.

Roman Vlad


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 13 febbraio 1981
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 8 novembre 1954

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Ultimo aggiornamento 4 luglio 2013
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