Glossario
Guida all'ascolto



Trois ballades de Francois Villon, L 126

Canti per voce e pianoforte

Testo delle parti vocali (nota 1)

BALLADE DE VILLON A S'AMYE BALLATA DI VILLON ALL'AMICA
Faulse beauté, qui tant me couste cher,
Rude en effect, hypocrite doulceur,
Amour dure, plus que fer, à mascher;
Nommer te puis de ma deffaçon soeur.
Charme félon, la mort d'ung povre cueur,
Orgueil musse, qui gens met au mourir,
Yeulx sans pitié ! ne veult droict de rigueur,
Sans empirer, ung povre secourir?

Mieulx m'eust valu avoir esté crier
illeurs secours, c'eust esté mon bonheur:
Rien ne m'eust sceu de ce fait arracher;
Trotter m'en fault en fuyte à deshonneur.
Haro, haro, le grand et le mineur!
Et qu'est cecy ? mourray sans coup férir?
Ou pitié peult, selon ceste teneur,
Sans empirer, ung povre secourir?

Ung temps viendra, qui fera desseicher,
Jaulnir, flestrir, vostre espanie fleur;
j'en risse lors, se tant peusse marcher,
Mais las ! nenny: ce seroit donc foleur,
Vieil je seray; vous, laide et sans couleur.
Or, beuvez fort, tant que ru peult courir.
Ne donnez pas à tous ceste douleur,
Sans empirer, ung povre secourir.

Prince amoureux, des amans le greigneur,
Vostre mal gré ne vouldroye encourir;
Mais tout franc cueur doit, par Nostre Seigneur,
Sans empirer, ung povre secourir.
Falsa bellezza, che mi costi tanto,
ipocrita dolcezza di un cuor rude,
amore duro più che ferro al morso,
che posso definire, certo della mia morte
perfido incanto, e morte del mio cuore,
orgoglio chiuso che ti mette a morte,
occhi senza pietà, la Giustizia non vuole
senza infierire, soccorrere un ferito?

Sarebbe stato meglio aver cercato
altro soccorso, ne sarei fiero adesso.
Ma niente poteva strapparmi a questo amore:
e adesso trotto via con disonore.
A voi piccoli e grandi, aiuto! Aiuto!
Dovrò morire senza colpo ferire?
O la Giustizia, come inteso, vuole
senza infierire, soccorrere un ferito?

Tempo verrà che farà appassire e ingiallire
fno a seccarlo il tuo fare radioso,
ne riderei allora se non fossi sdentato,
niente da fare, sarebbe una follia:
io sarò vecchio, tu brutta e avvizzita,
bevi a piena gola finché scorre il fume,
non dare a tutti questo dolore,
senza infierire, soccorrere un ferito.

Principe innamorato, campione degli amanti,
non voglio incorrere nel vostro sdegno,
ma un cuore eletto deve, per il nostro Signore,
senza inferire, soccorrere un ferita.
BALLADE QUE VILLON FEIT A LA REQUESTE DE SA MERE POUR PRIER NOSTRE DAME BALLATA CHE VILLON FECE SU RICHIESTA DELLA MADRE PER PREGARE NOSTRA SIGNORA
Dame du ciel, régente terrienne,
Emperière des infernaulx palux,
Recevez-moy, vostre humble chrestienne,
Que comprinse soye entre vos esleuz,
Ce non obstant qu'oncques riens ne valuz.
Les biens de vous, ma dame et ma maistresse,
Sont trop plus grans que ne suys pécheresse,
Sans lesquelz bien âme ne peult merir
N'avoir les cieulx, je n'en suis menteresse.
En ceste foy je vueil vivre et mourir.

A vostre Filz dictes que je suys sienne;
De luy soyent mes péchez aboluz:
Pardonnez-moy comme à l'Egyptienne,
Ou comme il feit au clerc Théophilus,
Lequel par vous fut quitte et absoluz,
Combien qu'il eust au diable faict promesse.
Preservez-moy que je n'accomplisse ce!
Vierge portant sans rompure encourir,
Le sacrement qu'on célèbre à la messe.
En ceste foy je vueil vivre et mourir.

Femme je suis povrette et ancienne,
Qui riens ne sçay, oncques lettre ne leuz;
Au moustier voy dont suis paroissienne,
Paradis painct où sont harpes et luz,
Et ung enfer où damnez sont boulluz:
L'ung me faict paour, l'aultre joye et liesse.
La joye avoir fais-moy, hauite Déesse,
A qui pécheurs doibvent tous recourir,
Comblez de foy, sans faincte ne paresse.
En ceste foy je vueil vivre et mourir.
Dama del cielo, regina della terra,
imperatrice delle paludi d'Inferno,
accogli la tua umile credente,
comprendi anche me tra i tuoi eletti,
anche se io non valgo niente.
Dama e Signora, i beni che tu effondi
superano di gran lunga i miei peccati,
senza quei beni l'anima non accede
alle porte del Cielo. Non ti inganno:
vivere voglio e morire in questa fede.

E di' a tuo Figlio che io sono sua,
da lui mi sia rimesso ogni peccato,
digli che come fece con l'egizia
o con Teofilo, anche me perdoni,
Teofilo che per tua intercessione fu salvato
anche se aveva fatto una promessa al Diavolo.
Preservami che mai lo faccia io,
Vergine che nel tuo grembo inviolato
porti il sacramento della messa:
vivere voglio e morire in questa fede.

Sono una donna poveretta e anziana,
che non sa niente e non ha letto libri.
Vado al convento dove son parrocchiana,
cielo dipinto, con le arpe e i liuti,
e un inferno dove bollono i dannati:
l'uno mi fa paura, l'altro gioia e festa.
Fammi avere la gioia, o Dea eccelsa,
a cui ogni peccatore deve ricorrere,
pieno di fede, non pigro né lento:
vivere voglio e morire in questa fede.
BALLADE DES FEMMES DE PARIS BALLATA DELLE PARIGINE
Quoy qu'on tient belles langagières
Florentines, Veniciennes,
Assez pour estre messaigières,
Et mesmement les anciennes;
Mais, soient Lombardes, Romaines,
Genevoises, à mes périls,
Piemontoises, Savoysiennes,
Il n'est bon bec que de Paris.

De beau parler tiennent chayères,
Ce dit-on Napolitaines,
Et que sont bonnes cacquetières
Allemandes et Bruciennes;
Soient Grecques, Egyptiennes,
0e Hongrie ou d'aultre païs,
Espaignolles ou Castellannes,
Il n'est bon bec que de Paris.

Brettes, Suysses, n'y sçavent guères,
Ne Gasconnes etTholouzaines;
Du Petit Pont deux harangères
Les concluront, et les Lorraines,
Anglesches ou Callaisiennes,
(Ay-je beaucoup de lieux compris?)
Picardes, de Valenciennes...
Il n'est bon bec que de Paris.

Prince, aux dames parisiennes,
De bien parler donnez le prix;
Quoy qu'on die d'Italiennes,
II n'est bon bec que de Paris.
Le loro lingue sono belle e lievi,
le fiorentine, le veneziane,
create per esser messaggere,
quelle di oggi e quelle di ieri,
ma siano pure lombarde o romane,
o, voglio rovinarmi, genovesi,
o donne di Savoia o piemontesi,
non c'è una buona lingua che a Parigi.

Tengono cattedra del buon parlare,
si dice almeno, le napoletane,
e sono insuperabili a chiacchierare
sia le tedesche sia le prussiane,
siano greche, o egiziane,
dell'Ungheria o dì altri paesi,
che siano spagnole o catalane
non c'è buona lingua che a Parigi.

Bretonì, svizzere, nessun valore,
le donne dì Toloso o dì Guascogna,
due del Petit Pont le fanno tacere,
due pescivendole, o le calesiane,
e quelle di Lorena e poi le inglesi
(ho enumerato abbastanza paesi?)
e le piccarde di Valenciennes,
non c'è buona lingua che a Parigi.

Spetta quindi alle donne parigine,
principe, il premio del buon parlare.
Per quanto si dica delle italiane,
non c'è buona lingua che a Parigi.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 18 febbraio 2011

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.

Ultimo aggiornamento 31 gennaio 2014
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it. ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.