Glossario
Testo del libretto



El retablo de maese Pedro

Versione musicale e scenica di un episodio del Don Quixote de la Mancha di Miguel de Cervantes

Musica:
Manuel de Falla
Libretto: Manuel de Falla da Cervantes

Ruoli:

Organico: flauto (anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, clarinetto, fagotto, 2 corni, tromba, timpani, rullante, sonagli, tamburello, tam-tam, xilofono, clavicembalo, arpa, archi
Composizione: 1919 - 1923
Prima esecuzione: Siviglia, Teatro San Fernando, 23 marzo 1923
Edizione: J. & W. Chester, Londra, 1924
Dedica: Madame la Princesse Edmond de Polignac

Guida all'ascolto (nota 1)

Nato quattordici anni dopo Albeniz e sette dopo Granados, Manuel de Falla ha contribuito con essi a dare una fisionomia nazionale alla musica spagnola, imponendola in Europa e nelle altre regioni del mondo come uno spaccato artistico e culturale autonomo e con caratteristiche di linguaggio molto precise e ben delineate sotto il profilo stilistico. Rispetto agli altri due compositori Falla rivela una più scoperta modernità nella ricerca sia armonica che strumentale, acquistando una posizione di rilievo in quel movimento di reazione all'egemonia del sinfonismo tedesco e, in misura minore, dell'opera italiana. Nell'ambito dell'arte dei primi trent'anni del Novecento egli è uno dei pochi compositori, insieme a Ravel e al primo Stravinsky, che abbia vinto la battaglia della popolarità e si sia assicurato un posto importante nel repertorio dei concerti. Falla appartiene a quel gruppo di musicisti non particolarmente prolifici come numero di opere e di lavori sinfonici e cameristici, ma ciò non toglie che i suoi lavori riflettano un senso scrupoloso della perfezione sul piano tecnico e artigianale. Del resto nella produzione di questo autore sono compresi pezzi di indubbio valore musicale più volte riproposti al pubblico, come le Noches en los jardines de España per pianoforte e orchestra (1909-1915), i due splendidi e multicolori balletti El Amor brujo (1915) e El Sombrero de tres picos (1919), ai quali vanno aggiunte alcune pagine di linea cameristica, tra cui le Siete canciones populares españolas per canto e pianoforte, e quel singolare componimento da tutti ritenuto un capolavoro che è El Retablo de Maese Pedro (Il teatrino ambulante di mastro Pietro), scritto come adattamento musicale e scenico di un episodio tratto dal secondo libro del "Don Chisciotte" di Cervantes.

Falla cominciò a comporre El Retablo nel 1919 e lo portò a termine nel 1922; il 23 marzo del 1923 fu rappresentato in forma di concerto e senza scene a Siviglia sotto la direzione d'orchestra dello stesso autore. Il 25 giugno dello stesso anno il lavoro, sceneggiato, venne dato a Parigi nel palazzo della principessa di Polignac che lo aveva commissionato. Questa volta il direttore era Vladimir Golschmann e la parte di Don Chisciotte era interpretata da Héctor Düfranne, cantante noto per essere stato il primo Goulaud nel Pelléas di Debussy, mentre al clavicembalo sedeva la celebre Wanda Landowska. Fu un successo quanto mai lusinghiero, che si ripetè quando "El Retablo" venne eseguito il 14 ottobre 1924 al Festival di Bristol in Inghilterra, sotto la direzione d'orchestra di Malcolm Sargent. Composto per tre voci soliste e un'orchestra di venticinque elementi, "El Retablo" viene considerato un'opera in un atto di straordinaria felicità inventiva in cui Falla è riuscito a ricreare lo stile della musica popolare spagnola in un clima tra il reale e il fantastico. Al centro della vicenda c'è maese Pedro, abile burattinaio, il quale in una scuderia di un albergo della Mancia d'Aragona mette su un teatrino per rappresentarvi uno spettacolo di marionette recitanti un dramma cavalleresco con l'intervento dei paladini di Carlo Magno, di re mori e di principesse, tutti coinvolti in una successione di rapimenti, di fughe e di inseguimenti. Succo dell'invenzione di maese Pedro è la storia della liberazione di Melisendra, sposa di Don Gaiferos, imprigionata dal re moro Marsilio in un castello di Saragozza. Tra gli spettatori presenti allo spettacolo ci sono Don Chisciotte e il suo fedele servitore Sancho, ambedue attratti dalla voce di un ragazzo che narra lo svolgimento dell'azione così come viene dipanandosi sul minuscolo palcoscenico. Si vede la corte di Carlo Magno al gran completo e con essa l'infelice Gaiferos deciso a liberare la propria sposa; in un altro quadro appare l'Alcazar di Saragozza con Melisendra in attesa del suo liberatore, Don Gaiferos, il quale giunge tra mille difficoltà al castello e rapisce sua moglie. Viene dato l'allarme e il re Marsilio raccoglie il proprio esercito e si getta all'inseguimento dei fuggiaschi. A questo punto Don Chisciotte, particolarmente eccitato dal dramma al quale sta assistendo, sguaina la spada e pronuncia parole di condanna nei confronti degli inseguitori. Alla fine non esita a lanciarsi sul teatrino e a distruggerlo tra le proteste e le invocazioni di aiuto di maese Pedro. Soltanto quando il teatrino è completamente sfasciato l'hidalgo si placa, invocando la sua Dulcinea ed esaltando i principi della cavalleria, trionfante sulle meschinerie dei poveri mortali.

Su questa intelaiatura Falla ha costruito una musica essenziale e raffinata, in cui ogni passaggio è studiato con perfetto risalto secondo un gusto arcaicizzante che si richiama all'arte iberica del Cinque e Seicento feudale e cattolico. Ogni quadro è preceduto e anche commentato dalle spiegazioni di una voce nasale di un ragazzo, che si esprime in forma di parlato dalla cadenza cantilenante, quasi una lezione rievocante le antiche salmodie liturgiche e su poche note tenute dal gruppo strumentale, dove risalta il suono del liuto e del clavicembalo. Il gioco armonico e ritmico dei venticinque strumenti sottolinea con misurata vivacità il dramma delle marionette e nello stesso tempo anima adeguatamente l'illusione del generoso Don Chisciotte giustiziere, fino a raggiungere effetti di straordinaria efficacia descrittiva nel momento in cui il piccolo teatro del burattinaio viene distrutto dalla incalzante follia del "caballero errante", immerso nei suoi sogni di difesa e di riscatto di tutti quelli perseguitati, nella sua ingenua convinzione, dall'ingiustizia umana. Nel Retablo de Maese Pedro si è lontani dalla ricca tavolozza sonora caratterizzante le precedenti esperienze ballettistiche e operistiche, ma ciò non significa che tale lavoro, non più lungo di mezz'ora, non sia espressione di una personalità artistica originale e carica di un fascino poetico degno della più ammirata adesione del pubblico. È un'invenzione originale scaturita dallo spirito e non dalla lettera della canzone popolare spagnola: per questa ragione l'ingegno creativo di Falla ne esce maggiormente trionfante e dominatore.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 19 dicembre 1986

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Ultimo aggiornamento 7 febbraio 2016
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