Glossario



Quintetto per archi n. 2 in sol maggiore, op. 77

Musica: Antonin Dvoràk
  1. Allegro con fuoco
  2. Intermezzo (Nocturne): Andante religioso (trascritto anche per archi)
  3. Scherzo: Allegro vivace - Trio: l'Istesso tempo quasi allegretto
  4. Poco andante
  5. Finale: Allegro assai
Organico: 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso
Prima esecuzione: Praga, Konvikt Sal dell'Umelecka Beseda (Unione degli Artisti), 18 marzo 1875
Scritto per il concorso Umlecka beseda
Dedica: "Al mio Popolo"
Vedi al n. B.515a la riduzione per pianoforte

Guida all'ascolto (nota 1)

Dvorak scrisse cinque Quintetti per archi, di cui uno, in la maggiore op. 5, con la presenza del pianoforte e un altro, in sol maggiore op. 77, in programma stasera, con accompagnamento del contrabbasso. La partecipazione a questa forma compositiva del contrabbasso, strumento che deriva dalla famiglia medioevale della viola da gamba, si configura verso la fine del Settecento e va ricordato che già Mozart lo utilizza nella celebre Eìne kleine Nachtmusik e Dittersdorf lo inserisce in alcuni suoi pezzi da camera per le sonorità calde e profonde che si sprigionano dalla sua enorme pancia. Si può dire che nell'Ottocento il contrabbasso abbia avuto i massimi riconoscimenti per merito di due specialisti di questo strumento, Domenico Dragonetti (1763-1846) e Giovanni Bottesini (1821-1889), che scrissero numerose composizioni in cui esso figura anche in posizione solistica e con la piena valorizzazione delle sue caratteristiche timbriche. Anche altri autori mostrarono interesse per tale strumento e tra questi va annoverato anche Dvorak, che compose il Quintetto in sol maggiore nel 1875, tenendo presente la lezione dei classici, da Beethoven a Schubert, e soprattutto di Brahms, per il quale nutrì una sincera e profonda ammirazione.

L'Allegro con fuoco iniziale si apre con un pianissimo di poche battute, al quale segue un tema brillante ed estroso d'intonazione slava. Poi si sviluppa un gioco di domande e risposte con la riproposta della frase d'attacco. Il discorso musicale si conclude in una festosa stretta di mano fra tutti e cinque gli strumenti.

Contrariamente alla tradizione lo Scherzo, che è un Allegro vivace, è collocato nel secondo movimento del Quintetto. Qui affiora il Dvorak popolare con i ritmi di 6/8, alternati e frasi dolcemente cantabili affidate ai violini e alla viola. Non manca un Trio indicato da una bella frase del primo violino, con qualche elegante variazione e riesposizione del tema principale nel contesto di un "da capo" dello Scherzo. Il Poco andante è contrassegnato da un lirismo di gusto brahmsiano, in cui si evidenzia la linea espressiva del primo violino, mentre il contrabbasso è presente con una serie di delicati pizzicati.

L'Allegro assai conclusivo ha una scrittura densa e serrata, non priva di slancio di stampo folclorico; il dialogo fra gli strumenti diventa stretto e compatto, sino ad assumere una robusta risonanza cameristica, secondo quella estrosa cordialità umana tipica della sensibilità di Dvorak.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 14 Dicembre 1990

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