Glossario



Nel regno della natura, ouverture da concerto, op. 91 (B. 168)

Musica: Antonin Dvorak
Organico: 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, triangolo, archi
Composizione: Praga, 31 Marzo - 8 Luglio 1891
Dedica: "Composto e dedicato alla Cambridge University da Antonín Dvorák" per la laurea onoraria conferitagli

Guida all'ascolto (nota 1)

A giusta ragione Dvorak viene considerato, insieme a Smetana, il più autentico e autorevole rappresentante della musica nazionale cèca della seconda metà dell'Ottocento. Però, mentre Smetana si richiama nella sua produzione operistica e sinfonica ai motivi eroici e leggendari della Boemia in lotta, spesso aspra e difficile, per la propria libertà e indipendenza, Dvorak esalta gli aspetti popolareschi e contadini della sua terra. Infatti in questo artista, stimato e benvoluto da Liszt, Brahms, Hanslick e Bülow, si incarna la tradizione più schietta e pura del musicista boemo legato profondamente al patrimonio folclorico, ai costumi e alle cerimonie liete e tristi di una popolazione campagnola e rusticana, ancora lontana dai problemi di urbanizzazione e di industrializzazione. Per tale ragione la sua musica, contraddistinta da inesauribile freschezza melodica e da straordinaria spontaneità inventiva (qualche musicologo lo ha paragonato a Schubert), è ricca di danze e di ritmi nostalgici e allegri, sentimentali e festosi che provengono dalla cultura boema e slava, anche se reinventati e rielaborati con un gusto e una sensibilità di piacevole effetto armonico e strumentale.

Natura cordialmente istintiva, sinceramente ottimistica, sorretta da una schietta fede in Dio, Dvorak non ha nulla del compositore intellettuale alla ricerca di messaggi ideologici o filosofici e tormentato da problematiche tecniche e linguistiche: nella sua concezione sonora, sia sinfonica che da camera e operistica, tutto procede limpidamente e alla luce del sole, su un piano di assoluta chiarezza di idee espresse con una straripante varietà di temi, innestati saldamente in una orchestrazione molto descrittiva e comunicativa e densa di colori timbrici e armonici di penetrante suggestione poetica.

Cresciuto sotto l'influsso delle teorie sulla canzone popolare esposte da Herder, Goethe e i fratelli Grimm, i quali contribuirono alla conoscenza e alla diffusione delle varie letterature autoctone e dialettali, Dvorak si muove nel grande alveo del folclore romantico, in cui trovano largo spazio le tipiche danze di estrazione panslavica, come il furiant, la polka, il rejdovak, la sousedskà, lo skocnà, l'odzemek slovacco, il kolo serbo e la mazurka polacca. Ciò spiega tra l'altro la vastissima diffusione sin dal primo momento delle sue note sinfonie e soprattutto delle due raccolte di Danze slave, dell'op. 46 e dell'op. 72, ordinategli dall'editore Fritz Simrock di Berlino per essere lanciate sul mercato insieme a quelle ungheresi di Brahms.

Accanto alle Danze slave non va dimenticato però quel gruppo di ouvertures da concerto, che si richiamano alla musica a programma e rivelano la vena fresca e spontanea di un artista di schietto temperamento naïf. L'ouverture in programma oggi è l'op. 91, intitolata Nel regno della natura e fa parte, insieme alle altre due, Karneval op. 92 e Otello op. 93, della raccolta conosciuta sotto il nome di Natura, vita e amore scritta tra il marzo del 1891 e gennaio dell'anno successivo, prima del viaggio dell'autore negli Stati Uniti, dove diresse per più di due anni il Conservatorio di New York. Nel regno della natura vuole descrivere idealmente le sensazioni che l'uomo prova a contatto con la natura in un viaggio immaginario percorso dalla mattina alla sera: una visione piacevole, serena ed entusiasta di fronte alla varietà dei colori e alla ricchezza dei canti, provenienti da ogni angolo del fantasioso paesaggio. La musica evoca perfettamente questo clima di incanto e di meraviglia e nella sua generosa pienezza melodica, sorretta da un vivissimo gusto della strumentazione, riesce a suscitare momenti di pungente e commovente poesia. Di notevole effetto psicologico è la pagina conclusiva della composizione, dove tutto si placa nell'ammirata contemplazione del vasto e profondo silenzio di una notte d'estate.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 21 Febbraio 1982

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