Glossario



Introduzione e Allegro, op. 47

per quartetto d’archi e orchestra d’archi

Musica:
Edward Elgar
Organico: 2 violini, viola, violoncello, archi
Composizione: 22 gennaio - 13 febbraio 1905
Prima esecuzione: Londra, Queen’s Hall, 8 marzo 1905
Edizione: Novello & Co., Londra, 1905
Dedica: Professor S.S. Sanford

Guida all'ascolto (nota 1)

Sostanzialmente autodidatta, Edward Elgar s'era formato nella disciplina musicale nell'ambiente familiare sul modello del padre che svolgeva le funzioni di organista nella chiesa di Saint George a Worcester ove era proprietario di un negozio di musica. Sin dall'adolescenza Elgar suonava il violino, il fagotto e il pianoforte in varie circostanze della vita pubblica, ancor prima di subentrare al padre nel medesimo ruolo che svolse, come titolare d'organo, dal 1885 al 1889, mentre già dal 1879 aveva diretto la banda del manicomio di Worcester, oltre a dedicarsi a studiare musica sacra, di rito anglicano e cattolico, e l'antica produzione madrigalistica inglese (glee). Secondo le recenti documentazioni, Elgar è da considerarsi un pioniere ed un caposcuola nell'ambito della rinascita della musica inglese, dal momento che per la maggior parte del diciannovesimo secolo la Gran Bretagna, come paese musicale, era vissuta all'ombra della produzione straniera, specialmente italiana e tedesca. Compositore di formazione cosmopolita, Elgar credeva nella spontaneità dell'ispirazione - "la musica è scritta sulle nuvole del cielo, è nell'aria tutt'attorno a noi, sovente basta stendere la mano e prenderne quanto si vuole", soleva spesso affermare. E la generalità della sua opera testimonia l'incontrastata presenza dell'afflato melodico, prossimo anche al canto popolare inglese, di cui fu il primo a cogliere a volte l'essenza.

Per gran parte dell'esistenza, sino alla tarda età, Elgar rimase un gentiluomo dell'età vittoriana, dall'operare tranquillo, senza problemi: lo stimolo della sua inventiva, il carattere della sua musica, rivelano per lo più una visuale assai personale, sottolineata sempre da una raffinata maestria di strumentazione. Abile ed esperto violinista sin dall'adolescenza, Elgar non fece mai mistero della propria predilezione per la scrittura degli archi, di cui l'Introduzione e Allegro è una delle più significative testimonianze.

Lo stimolo a dedicarsi a questo lavoro fu suggerito da una lettera dell'amico August Jaeger del 28 ottobre 1904 che l'invitava a comporre qualcosa per la London Symphony Orchestra di recente formazione: "Perché non prendi in considerazione l'idea d'un brillante breve Scherzo per gli archi soli che hanno già una spiccata fisionomia esecutiva, oppure una moderna fuga per archi o per archi e organo? Troverebbe le più favorevoli occasioni di mercato, al pari d'un dolce". Al ritorno da un viaggio in Germania, a Magonza dove Fritz Volbach diresse The Apostles, a Colonia ove era in locandina l'esecuzione de In the South nel novembre dello stesso anno, e a Rotterdam, Elgar ricevette un altro invito da Jaeger a comporre "qualcosa d'assolutamente originale" per il festival del Basso Reno della successiva primavera ove era annunciata la première della Terza Sinfonia di Mahler.

Elgar non prese in considerazione quest'ultimo suggerimento ma il 26 gennaio 1905 rispose a Jaeger che stava portando a compimento "la stesura dell'atteso lavoro per archi soli a beneficio della London Symphony Orchestra", precisandone il titolo, Introduzione & Allegro. Aggiunse che "ci sarebbe stato spazio per un'ampia sezione contrappuntistica a mo' di fuga". E che "il tema gallese", di cui aveva preso nota nel 1901 durante la vacanza alla Cardigan Bay, gli era tornato in mente nel 1904 "quando aveva ascoltato, percorrendo l'abituale nostra Valley of the Wye, un canto popolare assai simile a quello originariamente udito a Ynys Lochtyn... Qualcosa indubbiamente gallese, nel carattere e nello spirito".

La prima esecuzione assoluta dell'Introduzione e Allegro ebbe luogo l'8 marzo 1905 alla Queen's Hall con Payne, Eaynes, Hobday e Parker nel quartetto dei solisti all'arco e con la London Symphony Orchestra, sul podio l'autore. Nel medesimo programma, interamente dedicato a musiche elgariane, c'erano In the South (Alassio) op. 50, la Marcia funebre da "Grania and Diarmid" op. 42, il ciclo di Songs Sea Pictures op. 37 (con la partecipazione del contralto Ada Crossley), la terza Pomp and Circumstance in do minore op. 39, Cockaigne op. 40 e le ormai celebri Variations on an Original Theme (Enigma) op. 36. Con dedica al professor S. Sanford della Yale University l'Introduzione e Allegro fu edita da Novello egualmente nel 1905.

Commentando il concerto, Alice Elgar, la consorte del compositore, riferì a Jaeger che "a parer di parecchi ascoltatori l'Introduzione e Allegro fu sentita come il più fine lavoro sinora scritto da Elgar, che gli scambi con il quartetto dei solisti all'arco funzionarono alla perfezione con effetto generale assai convincente, mentre altrettanto raffinata apparve la perorazione conclusiva". Alla seconda esecuzione dell'Introduzione e Allegro, pure alla Queen's Hall londinese, le accoglienze del pubblico furono piuttosto fredde, così come dopo la première erano stati i giudizi della critica ufficiale, al punto che sembrarono non prevedibili altre riproposte in quella stagione. Quel che costituì un autentico ribaltamento delle reazioni pubbliche a questo lavoro fu la performance di Introduzione e Allegro il 7 dicembre 1905 a Halle con Hans Richter, protagonista del mondo musicale dei paesi tedeschi, sul podio. Nel recensire il concerto sul "Manchester Guardian" Ernest Newman riferì che il celebre direttore "colse la palla al balzo dei primi, timidi applausi, per salir di nuovo subito sul podio e guidare con rinnovata, vibrante incisività, tra lo stupore del pubblico, l'orchestra nella riproposta dell'intera composizione".

Nel suo insieme, l'Introduzione e Allegro si caratterizza come un interessante e singolare saggio di scrittura virtuosistica e di gusto per le sonorità del complesso d'archi, costituendo un modello per quanto, cinque anni dopo, avrebbe scritto Vaughan Williams nella sua Fantasia sopra un tema di Thomas Tallis e, nel 1937, per Britten a proposito delle sue Variazioni su un tema di Frank Bridge. Di per sé inoltre l'Introduzione e Allegro si contraddistingue per lo slancio dell'inventiva, per l'originalità del materiale motivico impiegato e per la varietà della costruzione musicale.

All'interno dell'organico orchestrale il quartetto dei solisti all'arco svolge un duplice ruolo: da una parte, in stretta derivazione dallo schema settecentesco del Concerto grosso, ha una funzione concertante mentre dall'altra imprime un peculiare risalto agli atteggiamenti di contrapposizione all'ensemble, oltre che allo stacco delle sonorità. Sotto il profilo tecnico l'Introduzione e Allegro è un campionario di virtuosismi e di effetti strumentali d'alta scuola, dai tremoli sul ponticellp al variegato uso delle sordine. Altro aspetto singolare è il sobrio impiego di soggetti tematici nell'intera composizione, sostanzialmente tre.

L'Introduzione, in tempo Moderato in 4/4, assume all'avvio un andamento eroico e maestoso, con un'idea grandiosa, per ripiegare su un ambito più cameristico al ritorno del soggetto iniziale. Vi si contrappone il quartetto d'archi solisti con la seconda idea, più aggraziata e cantabile (Allegretto) a proposito della quale Elgar sull'autografo vergò le seguenti parole: "Sorridente con un sospiro (da Cymbeline)". È la volta poi del "tema gallese", introdotto furtivamente dalla viola, che deriva da un canto popolare udito in lontananza dal compositore: da quella sensazione indistinta Elgar aveva percepito l'ambito tonale di terza minore, su cui si basa il tema stesso. Dopo il ritorno dell'Allegretto, ora in sol maggiore, si ascolta un serrato dialogo di semicrome ripetute in staccato tra il quartetto d'archi solisti e l'ensemble, culminante alla fine nell'elaborata riproposta dell'idea del Moderato introduttivo. Questo episodio drammatico, nel diminuendo, sfocia nella ricomparsa, assai poetica, del "tema gallese" eseguita all'unisono dal quartetto sul pizzicato dell'ensemble. In luogo dello sviluppo, dopo una breve pausa, Elgar scrisse una fuga che però non ha alcuna connotazione scolastica o accademica e, di per sé, inaugura la parte conclusiva della composizione. La musica sostanzialmente sembra configurarsi come uno Scherzo e si individuano i richiami tematici degli episodi precedenti, con la ricomparsa del materiale motivico dell'Allegro e con il ritorno del "tema gallese" (nobilmente) in un contesto sonoro amplificato con evidente ricchezza di slanci e di colori strumentali. E la definitiva conclusione è siglata da un accordo in pizzicato degli archi.

Luigi Bellingardi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 10 dicembre 2004

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Ultimo aggiornamento 2 giugno 2016
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