Glossario
Libretto dell'opera


Oedipe, op. 23

Tragedia lirica in quattro atti

Musica:
George Enescu
Libretto: Edmond Fleg da Sofocle

Ruoli:

Organico: orchestra
Composizione: 1920 - 27 aprile 1931
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra Garnier, 10 marzo 1936
Edizione: Salabert, Parigi, 1934
Dedica: Maria Rosetti Tescani

Sinossi

Atto primo. Presso il palazzo di Laio si festeggia la nascita di Edipo. Tiresia profetizza che ucciderà suo padre e sposerà sua madre. Inorridito, Laio affida il bambino a un pastore perché lo uccida.

Atto secondo. Salvato dal pastore, Edipo è cresciuto alla corte del re Polibo e di Merope, a Corinto, ma l’oracolo gli ha rivelato il suo destino. Per sfuggire a una tale sorte, decide di lasciare tutto e partire, dirigendosi a Tebe. Sulla via incontra Laio che, dopo avergli chiesto di farlo passare con brutalità, lo insulta e lo percuote. Edipo, per difendersi, lo uccide. Risolto l’enigma della Sfinge, Edipo entra nella città vittorioso e ottiene la mano di Giocasta.

Atto terzo. Sono passati vent’anni. Tebe è oppressa da una pestilenza. Interrogato, l’oracolo risponde che il flagello durerà sino a quando l’assassino del re Laio non sarà smascherato e punito. Edipo promette di ottenere giustizia. Creonte chiama a corte il pastore che ha assistito all’omicidio e Tiresia. Questi, pur conoscendo i fatti non parla; ma quando Edipo lo accusa di essere l’assassino, è costretto a raccontare la verità. Sospettando un complotto di Creonte, Edipo scaccia l’indovino e il cognato, ma Giocasta gli rivela il luogo e le circostanze della morte di Laio e il re sente affiorare dentro di sé un presentimento. Il pastore conferma e Phorbas, giunto da Corinto dopo la morte di Polibo, dichiara che quest’ultimo e la regina Merope erano solo i suoi genitori adottivi. Compresa l’orribile verità, Giocasta si uccide; Edipo si acceca e lascia Tebe accompagnato dalla figlia Antigone.

Atto quarto. Giunto ad Atene presso Teseo, Edipo sente di essere giunto al termine della sua vita. Ma Creonte gli chiede di ritornare sul trono di Tebe. Allo sdegnato rifiuto di Edipo, Creonte cerca di rapire Antigone, ma Teseo interviene e ottiene giustizia per l’ormai vecchio Edipo, che può così ribadire con orgoglio la sua innocenza e la sua fierezza di fronte al destino. Poi si allontana con Teseo per morire in pace.

Guida all'ascolto (nota 1)

Nel 1909 Enescu assistette, alla Comédie-Française, a una rappresentazione dell’Edipo re di Sofocle e l’anno successivo, pur non avendo ancora trovato un librettista, ne stese il primo abbozzo musicale. Nel 1913, Edmond Fleg, tra i più illustri rappresentanti della tradizione ebraica di lingua francese, portò a termine una prima versione del libretto, allora ancora in due parti, da eseguirsi in due diverse serate. Negli anni successivi, attraverso progressive modifiche, giunse a dare al lavoro la veste definitiva. Il sopraggiungere della guerra e numerose incombenze di natura umanitaria e professionale distolsero a lungo il musicista da Oedipe. Solo nell’estate 1921 Enescu riprese il lavoro; il 19 novembre eseguì al pianoforte l’intero spartito. L’orchestrazione, intrapresa nella primavera 1923, si concluse il 27 aprile 1931. La prima rappresentazione all’Opéra di Parigi, preceduta da una ‘generale’ trionfale, ebbe luogo ben cinque anni dopo. Grazie anche a un’esecuzione di prim’ordine per parte degli interpreti, tra i quali dominò incontrastato André Pernet nel ruolo di Oedipe, e dell’orchestra diretta da Philippe Gaubert, l’opera fu accolta con unanimi consensi dalla critica.

Oedipe, l’unico caso di opera in musica che tragga ispirazione sia dall’Edipo re sia dal meno familiare Edipo a Colono, attinge anche, direttamente, agli antichi miti greci che narrano della nascita di Edipo già segnata da un fato tragico e inesorabile. In questo modo il librettista Fleg ha tracciato un quadro vasto e articolato, che raggiunge il massimo dell’intensità drammatica nei due atti centrali, più sviluppati e mossi, che fanno assumere al primo e all’ultimo atto le funzioni di un prologo e di un epilogo. L’opera si giova così di una katharsis ben concertata, assente nell’Edipo re, che, se priva il lavoro di spettacolarità, gli conferisce elevatezza e armonia. Inoltre il librettista ha apportato al soggetto alcune modifiche significative, che ruotano attorno all’immagine di un Edipo uomo, che con ostinata volontà si oppone alla sorte crudele che gli è predestinata. Non a caso, dopo avere ucciso Laio, ma per legittima difesa e non, come in Sofocle, in modo deliberato, l’eroe risolve il quesito propostogli dalla Sfinge: «Chi è più grande del Destino?», rispondendo fieramente, forte della sua amara esperienza: «l’uomo», e replicando poi, quasi a volere rettificare l’assunto della Sfinge: «L’uomo è più forte del Destino», e non più grande. Infine, Fleg restituisce la vista a Edipo al momento della morte, quando l’eroe, ribadendo la sua innocenza, conosce una morte serena, più nello spirito della tradizione giudaico-cristiana che di quella greca. In definitiva il lavoro di Fleg reinterpreta con originalità il mito greco, ed è forse tacciabile di un neoclassicismo inattuale, essendo stato ultimato vent’anni prima della musica. Nello stile di Enescu entrano in uguale misura la sua formazione francese con Gabriel Fauré, suo maestro (ravvisabile nelle musiche che descrivono la corte di Laio e nei festeggiamenti per la nascita di Edipo e, nell’epilogo, nella descrizione del mondo austero e pacifico di Teseo), come le acquisizioni più recenti del linguaggio neoclassico, fiorito nel periodo tra le due guerre; la tradizione delle sue origini rumene, così presenti al compositore e ravvisabili nelle melodie del pastore, il cui flauto evoca le ancestrali suggestioni della doïna e i lamenti del cîntec lung; gli sperimentalismi, impiegati a fini espressivi, dei quarti di tono (nella scena della Sfinge), anch’essi ravvisabili nella tradizione popolare rumena; una scrittura vocale varia e mobilissima, che passa con disinvoltuta dal canto puro allo Sprechgesang, al grido e al bisbiglio; un contrappunto rinnovato attraverso l’impiego dell’eterofonia, di tradizione bizantina, anch’essa tipica del folklore rumeno. Enescu utilizza anche un certo numero di motivi ricorrenti, primo fra tutti quello del Destino, dal profilo discendente, modale, già presente nella Sonata per pianoforte in fa diesis op. 24 n. 1 (1924), che udiamo nel preludio iniziale, all’inizio del terzo atto e nei momenti più significativi della tormentata vicenda del protagonista. Dopo una ripresa nel 1937, Oedipe è scomparsa sino al 1955 quando la Radio francese ne ha dato una versione in forma di concerto in occasione della morte del compositore. Il 6 marzo 1956 il Théâtre de la Monnaie di Bruxelles ne ha presentato una versione in presenza di Edmond Fleg. A partire dagli anni Sessanta è stata rappresentata in alcuni teatri tedeschi, ma solo l’Opera di Bucarest l’ha mantenuta in repertorio, riproponendola al Palais Garnier nel 1963. Nel 1989 Lawrence Foster ne ha curato una registrazione discografica, effettuata alla Salle Garnier a Montecarlo, con José van Dam e Brigitte Fassbaender nel ruolo dei protagonisti.


(1) "Dizionario dell'Opera 2008", a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze

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Ultimo aggiornamento 14 agosto 2015
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