Glossario
Libretto dell'opera


Sonata n. 2 in fa minore per violino e pianoforte, op. 6

Musica: George Enescu
  1. Assez mouvementé
  2. Tranquilement
  3. Vif
Organico: violino, pianoforte
Composizione: Parigi, 20 aprile 1899
Prima esecuzione: Parigi, Nouveau Théâtre, 22 febbraio 1900
Edizione: Enoch, Parigi, 1901
Dedica: Joseph e Jacques Thilbaud

Guida all'ascolto (nota 1)

Enescu occupa una posizione di rilievo nella storia dell'arte rumena perché nella sua attività di compositore (ma fu anche direttore d'orchestra, pianista e violinista, maestro fra l'altro di Menuhin e Grumiaux) si preoccupò di valorizzare il patrimonio musicale del suo paese, utilizzando e rielaborando i canti popolari, specialmente quelle melodie chiamate doine che riflettevano l'anima del pastore e del contadino rumeno ed erano diffuse dai lautari, cioè dagli zingari che suonavano nelle feste cittadine. Per merito suo la musica rumena ha visto aprirsi nuovi orizzonti ed ha acquistato una risonanza internazionale, tanto è vero che il governo di Bucarest, allo scopo di onorare la memoria del musicista, ha creato nel 1958 il museo Enescu ed ha istituito un Festival internazionale intitolato al suo nome.

Pur essendo stato educato musicalmente prima a Vienna, alla scuola del violinista Joseph Hellmesberger junior che gli fece conoscere anche Brahms, e poi a Parigi, dove studiò con Massenet e Fauré e visse per molti anni stringendo rapporti di amicizia e di lavoro con vari musicisti di diversa provenienza e formazione culturale, come P. Casals, F. Kreisler, E. Ysaye, A. Cortot, J. Thibaud, Enescu rimase sempre e profondamente un artista rumeno e tutta la sua produzione, che ammonta ad una cinquantina di composizioni tra cui la tragedia lirica Edipo in quattro atti che al suo apparire nel 1936 all'Opera parigina fu salutata come un grande avvenimento musicale, è contrassegnata dall'influenza e dalla presenza del melos popolare della sua terra, anche se questo, naturalmente, viene adattato secondo uno stile personale e con mezzi orchestrali e armonici che sono una conquista della musica occidentale.

È vero che il richiamo al patrimonio folclorico e popolaresco della Romania è una costante fissa nella musica di Enescu, specie nei brani sinfonici e corali, ma non va dimenticata la componente neo-classica molto viva in questo autore, che ha sempre dato molta importanza all'elemento melodico e contrappuntistico, in un contesto stilistico di misurato diatonismo. Ciò si può rilevare nelle tre Sonate per violino e pianoforte, l'op. 2 del 1897, l'op. 6 del 1899 (è quella eseguita stasera) e l'op. 25 del 1926; in esse spira un'aria di amabile accademismo, in cui non manca una fresca inventiva melodica unita ad un virtuosismo di piacevole taglio ritmico.

Il celebre violinista Cari Flesch considerava la Sonata n. 2 per violino e pianoforte «una delle opere contemporanee più rappresentative. Il contenuto emotivo e la maestria tecnica si equivalgono e sia per le caratteristiche melodiche che per quelle armoniche essa ci appare ancora oggi come nuova, accattivante, mai banale. All'epoca della Sonata Enescu era considerato l'uomo del futuro non solo della Romania ma di tutto il mondo musicale, come un legame fra le tradizioni tedesche (Brahms) e quelle francesi (Franck, Debussy)».

Nelle sue memorie Enescu attribuisce grande importanza, per lo sviluppo della sua personalità musicale, alla seconda Sonata per violino e pianoforte e all'Ottetto per archi, scritto un anno dopo.

Analizzando la Sonata op. 6 emergono con chiarezza le caratteristiche che ritroveremo poi sempre nella produzione del musicista rumeno. Nel primo tempo, Assez mouvementé, la melodia si sviluppa liberamente con frasi di ampio respiro ed intensa espressività. Il tema iniziale viene esposto in ottave dai due strumenti ed è questo il primo esempio di unisono nella musice di Enescu che lo utilizzerà qualche mese dopo per il famoso Ottetto. Il secondo movimento, Tranquillement, è un esempio di invenzione melodica personale in cui emergono caratteristiche folcloriche. Lo stesso tema del tempo lento riappare più volte nel finale, Vif, in differenti aspetti che portano a una brillante conclusione della Sonata.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 1 febbraio 1985

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Ultimo aggiornamento 10 settembre 2015
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