Glossario



Ballade in fa diesis maggiore per pianoforte e orchestra, op. 19a

Musica: Gabriel Fauré
Organico: pianoforte, orchestra
Composizione: 1881
Prima esecuzione: Parigi, Société Nationale de Musique, 23 Aprile 1881
Edizione: Hamelle, Parigi, 1901

Orchestrazione dell'omonimo brano per pianoforte solo, op. 19

Guida all'ascolto (nota 1)

Allievo ed amico di Saint-Saëns, appassionato wagneriano e protagonista della musica francese tra la fine dell'800 e l'avvio del '900, Fauré ha legato il suo nome ad una vasta produzione musicale che spazia nell'arco d'una sessantina d'anni. Nell'accostare assieme il retaggio romantico alla rivalutazione dei classici, è stato considerato quasi un Mendelssohn gallico, per la raffinatezza del linguaggio e delle forme espressive.

Dei principali caratteri della sua personalità artistica e del peculiare retaggio creativo, costituisce un esempio senza meno emblematico la Ballata in fa diesis maggiore, composta da Fauré nell'estate 1879, al ritorno dal primo suo soggiorno a Monaco di Baviera, ove aveva ascoltato musiche wagneriane. Concepita inizialmente come una successione di pagine a sé stanti, e nell'originaria stesura per pianoforte solo, questa Ballata in fa diesis maggiore soltanto in un'epoca successiva ha assunto l'aspetto unitario che ora la contraddistingue, pur risultando sempre individuabile nel suo tracciato musicale l'antica articolazione rapsodica, modellata sui concetti lisztiani: la stesura finale porta la data dell'aprile 1881.

Nella stesura per pianoforte e orchestra s'impone all'attenzione il precipuo schema formale ternario, con un Allegro centrale incorniciato da due tempi moderati tra loro correlati, "in maniera da risultare uno solo", come scrisse l'autore a Marie Clerc. A tali tre movimenti corrispondono tre idee motiviche nettamente differenti. Il primo tema è di natura duttile e aggraziata, basandosi su un'ingenua e morbida cantilena, sorretta da un sontuoso accompagnamento accordale del pianoforte (sostenuto). Questo nobile, lento e ondulato avvio melodico della Ballata in fa diesis maggiore, secondo la maggior parte dei critici letterari, viene ad identificarsi con la cosiddetta "piccola frase di Vinteuil" che, nella proustiana Ricerca del tempo perduto, forma l'oggetto dell'ansiosa vicenda sentimentale del protagonista. Nel prosieguo dell'incedere musicale va segnalata la riproposta di quest'idea nel suggestivo duetto a canone di flauto e pianoforte. Nella tonalità di mi bemolle minore, dopo una corona ed una frase dei violoncelli, si ascolta la seconda idea (dolce) sotto forma d'un motivo discendente di stampo "fine secolo" nella trasparenza della scrittura orchestrale. Lo sviluppo coinvolge entrambi questi temi, siglando praticamente l'esaurirsi della prima parte della composizione. Un breve interludio, affidato al canto di flauti e violoncelli, conduce alla terza idea, interrotta nella sua enunciazione da vistosi passaggi arpeggiati del pianoforte. L'andamento musicale sembra ravvivarsi sino alla comparsa, sempre assegnata al pianoforte, d'un inciso motivico di carattere marziale: in realtà, più che una nuova idea, si ascolta una variante ritmica del precedente tema principale. Segue, in differente aspetto espressivo, un altro inciso motivico, derivato dalla seconda idea, che porta all'intensificazione espressiva del tema marziale in un crescendo d'ampie proporzioni sull'accompagnamento in sottofondo degli archi. Anche in tale passaggio balza in primo piano la raffinata trasparenza della magistrale qualità di scrittura esibita da Fauré.

Una breve cadenza del pianoforte ed un punto coronato ripropongono il materiale tematico che s'era ascoltato all'avvio della seconda parte della Ballata in fa diesis maggiore, mentre al centro della terza parte dell'opera dominano i sottili accenti relativi all'effettiva terza idea, che acquista una nuova, più brillante luminosità nello slancio melodico di flauti e clarinetti che sembrano evocare il cinguettìo di uccellini dialoganti con i trilli rapidi del pianoforte. Tale descrittivismo solo apparentemente ha connotati esteriori e naturalistici, riverberando in realtà i riflessi di intimistiche emozioni personali dell'autore.

In definitiva, la fisionomìa principale della Ballata in fa diesis maggiore si caratterizza nell'evocazione dell'atmosfera d'un passato lontano, quasi d'antica leggenda, con il corollario di tratti impressionistici nei colori e nelle sfumature. Al riguardo, si ricorda che Fauré ebbe a confidare ad Alfred Cortot che questa Ballata aveva tratto ispirazione da una personale sua "impressione" di segno emozionale analogo a quello che aveva suggerito a Wagner l'evocazione del Mormorio della foresta.

Nella stesura definitiva la Ballata in fa diesis maggiore venne eseguita la prima volta in pubblico il 23 aprile 1881 a Parigi, alla Société Nationale, con Fauré al pianoforte e con Edouard Colonne sul podio. L'anno seguente, esattamente nel luglio 1882, nel corso d'un viaggio a Zurigo assieme a Saint-Saëns, Fauré fece una visita a Liszt, presentandogli questa recente sua composizione. Il sommo virtuoso - come ebbe a ricordare Fauré in una lettera a Marie Clerc - afferrò di slancio la partitura, la pose sul leggìo, cominciando a prima vista a suonarla. Dopo qualche pagina però s'interruppe e, lamentandosi ad alta voce della vecchiaia che frenava il proverbiale impetuoso suo gioco digitale, confessò a Fauré: "Il mio tempo è passato, mio giovane amico: non ho più l'agilità, sicura e possente, d'un tempo! Tutte le novità continuano però ad interessarmi. Ed apprezzo lo stile, la qualità della scrittura strumentale, l'ampiezza della discorsività musicale. La prego, continui lei al mio posto!" E Fauré, sempre alla Clerc, riferì d'un certo imbarazzo da lui avvertito mentre eseguiva la Ballata in fa diesis maggiore: "confortato dal giudizio positivo, commosso, ma anche un po' intimidito sotto lo sguardo imperioso del sommo Franz Liszt".

Luigi Bellingardi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 9 maggio 2003

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Ultimo aggiornamento 17 ottbre 2012
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