Glossario



Sinfonia in re minore

Musica: César Franck
  1. Lento (re minore). Allegro non troppo
  2. Allegretto (si bemolle minore)
  3. Allegro non troppo (re maggiore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 cornette, 3 tromboni, basso tuba, timpani, arpa, archi
Composizione: 1886 - 1888
Prima esecuzione: Parigi, Salle de Concert du Conservatoire Nationale de Musique, 17 febbraio 1889
Edizione: Hamelle, Parigi, 1890
Dedica: Henri Duparc

Guida all'ascolto (nota 1)

Nel 1886, secondo l'indicazione autografa, Franck iniziò a comporre la Sinfonia in re minore e la terminò il 22 agosto 1888. Essa porta sul frontespizio la dedica al musicista Henri Duparc e la sua prima esecuzione avvenne a Parigi alla Società dei concerti del Conservatorio il 17 febbraio 1889 sotto la direzione di Jules Garcin.

L'accoglienza non fu troppo entusiasta, non tanto presso il pubblico, che seguiva e apprezzava Franck anche come organista nella chiesa di Santa Clotilde a Parigi, quanto nell'ambiente dei musicisti e dei professori di Conservatorio (Gounod la definì addirittura «una dichiarazione d'impotenza spinta fino al dogma») che trovarono la sinfonia poco francese e troppo legata al modello beethoveniano, specie per quello che riguarda il senso della costruzione, cioè la cosiddetta forma ciclica, che consiste nella scelta e nella elaborazione di cellule tematiche che si rincorrono e si integrano nei vari movimenti e conferiscono alla composizione un nesso organico e unitario. È la prassi romantica della citazione melodica, è la stessa tecnica già usata da Beethoven nel finale della Nona sinfonia e da liszt nei suoi poemi sinfonici.

Questi giudizi subirono poi una sostanziale modifica e ciò che in un primo tempo era considerato un elemento di debolezza e di scarsa originalità della sinfonia divenne successivamente un aspetto determinante e qualificante per una migliore comprensione del lavoro franckiano e della stessa personalità stilistica dell'artista. Tanto è vero che, nell'ambito di quel movimento critico che mira ad una più precisa e approfondita collocazione della musica francese nel quadro europeo, Roland Manuel si è espresso in questi termini a proposito del musicista di Liegi: «Questo compositore di origine germanica è nato in Vallonia, visse e studiò a Parigi dall'età di tredici anni. Fu dunque qui che si formò e si può considerare come provvidenziale per la musica francese la presenza di un grande musicista nel quale si fusero, per così dire, il lirismo dinamico dei tedeschi e la rigorosa e sensibile chiarezza francese. È grazie a Franck che la tradizione beethoveniana si è acclimatata in Francia e il pubblico francese si è abituato alle esigenze della musica pura. Avvenimento d'importanza capitale, quando si pensi che da Rameau in poi tutta la musica francese, con pochissime eccezioni, era musica teatrale».

La Sinfonia, che è in tre movimenti e non nei quattro tradizionali, si apre con un tema di carattere cupo e interrogativo che esplode dopo un crescendo molto teso degli archi con cromatismi wagneriani in un energico e scandito Allegro non troppo; interviene quindi il secondo tema concepito come una melodia cantabile e distesa affidata agli archi e ai flauti. I due temi si contrappongono e si scontrano fra di loro in un clima psicologico ora teso e drammatico ora intimo e raccolto, così da imprimere a tutto il movimento una forza dialettica. Dopo il ritorno solenne del Lento iniziale si sviluppa una perorazione ampia e possente, come una fanfara eroica di ottoni, e il primo tempo, che è di rispettabili proporzioni, si conclude con una cadenza organistica in modo maggiore.

Il secondo movimento inizia con un pizzicato degli archi e dell'arpa che sfocia nel canto nobile, malinconico e di sapore arcaico del corno inglese, una delle più suggestive invenzioni musicali di Franck. Subentra un secondo tema cantabile affidato ai violini e, dopo una breve riapparizione del corno inglese, si sviluppa un episodio contrappuntistico, dalla struttura di uno Scherzo, che è seguito da un terzo tema disegnato in un flessuoso gioco di terzine. I vari temi, quindi, si intersecano e si fondono fra di loro in una armoniosa tessitura strumentale.

Il Finale è una costruzione elaborata su due temi, il primo di carattere estrosamente festoso affidato ai fagotti e ai violoncelli e il secondo in si maggiore svolto dagli ottoni. Intorno a questi due nuclei tematici vengono richiamate tutte le altre frasi melodiche che formano l'ossatura della sinfonia. Il movimento conclusivo risente tecnicamente sia della forma-sonata che della forma-rondò, in quanto della prima richiama il triplice schema (esposizione, sviluppo, riesposizione) e del secondo riflette il tipo di costruzione ciclica, un leitmotiv di logica compositiva così caro a questo musicista che forse non fu un caposcuola nel senso pieno della parola, ma certamente una generosa e appassionata anima romantica, che avvertì l'esigenza di affrancamento dall'eredità armonica di Liszt e di Wagner.

Ennio Melchiohre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 30 ottobre 1993

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Ultimo aggiornamento 20 marzo 2013
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