Glossario



Venise, CG 468

per voce e pianoforte a quattro mani

Musica: Charles Gounod
Testo: Alfred de Musset
Organico: voce, pianoforte
Composizione: settembre 1849
Edizione: Cramer & Cie, Londra, 1851
Dedica: principe Poniatowski

Guida all'ascolto (nota 1)

Gounod, per Maurice Ravel, è «le véritable instaurateur de la mélodie en France [...], qui a retrouvé le secret de la sensualité harmonique perdue depuis les clavecinistes». Nientemeno! Ma c'è il rischio che con una presentazione del genere ci si attenda troppo - o ci si attenda almeno una sostanza di immaginazione musicale e di stile che in molte mélodies, neppure nelle più gentili, graziose, languide (e sono molte), non possiamo trovare. Tra i suoi quaranta e i cinquanta anni (era nato nel 1818, il Faust, che gli dette celebrità mondiale, è del 1859, Roméo et Juliette, che la confermò, è del 1867) Gounod fu una delle glorie della Francia, e dei suoi salotti (era ammirato e benvoluto da Pauline Viardot, per la quale aveva scritto l'opera Sapho, nel 1851). Poi i tempi e i gusti cambiarono (anzi, erano già cambiati) sì che il successo si allontanò da lui. Continuò, certo, a scrivere, melodrammi (ma i suoi ultimi sono dimenticati del tutto), oratori, perfino sinfonie (la Terza è del 1888), ma scrisse soprattutto mélodies, e la maliconia dei ricordi gli dettò gli accenti più dolci e delicati - chiari, discreti, privi affatto di enfasi. E anche originali nella forma e nel disegno melodico, che tende a liberarsi dai vincoli della scansione metrica, spesso ripetitiva, del verso francese. Così è in Venise (di epoca giovanile, ma rivista nel 1855), nella quale l'arco melodico e la frequenza delle modulazioni disarticolano il testo e lo ricompongono secondo la loro natura.

Franco Serpa

Testo

VENISE

Dans Venise la rouge
Pas un bateau qui bouge
Pas un pêcheur dans l'eau
Pas un falot.
 
La lune qui s'efface
Couvre son front qui passe
D'un nuage étoile
Demi-voilé.

Tout se tait, fors les gardes
Aux longues hallebardes
Qui veillent aux crémaux
Des arsenaux.

-Ah! Maintenant plus d'une
Attend, au clair de lune,
Quelque jeune muguet,
L'oreille au guet.

Sous la brise amoureuse
La Vanina rêveuse
Dans son berceau flottan
Passe en chantant;

Tandis que pour la fête
Narcisse qui s'apprête
Met, devant son miroir,
La masque noir.

Laissons la vielle horloge,
Au palais de vieux doge,
Lut conter de ses nuits
Les longs ennuis.

Sur sa mer nonchalante
Venise l'indolente
Ne compte ni ses jours
Ni ses amours.

Car Venise est si belle
Qu'une chaîne, sur elle
Semble un collier jeté
Sur la beauté.
VENEZIA

Nella rossa Venezia,
non una barca che si muova,
non un pescatore sull'acqua
né un fanale.

La luna che si nasconde
copre il suo volto
di una nuvola stellata
un po' velata.

Tutto tace, tranne le guardie
dalle lunghe alabarde,
che vegliano sui merli
degli arsenali.

Ah! Ora più d'una aspetta,
al chiaro di luna,
un giovane damerino,
con gli orecchi ben aperti.

Sotto la brezza d'amore
la sognante Vannina
nella sua culla natante
passa cantando;

E intanto per la festa
Narciso si prepara
e mette, davanti allo specchio,
la maschera nera.

Lasciamo il vecchio orologio,
al palazzo del vecchio doge,
contare la lunga noia
delle sue notti.

Sul suo mare indifferente
Venezia l'indolente
non conta né i suoi giorni
né i suoi amori.

Perché Venezia è così bella
che una catena, su di lei,
sembra una collana, adagiata
sulla bellezza.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 3 maggio 2001

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Ultimo aggiornamento 9 marzo 2015
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