Glossario
Testo del libretto



Agrippina, HWV 6

Dramma musicale in tre atti

Musica:
Georg Friedrich Händel
Libretto: Vincenzo Grimani

Ruoli:

Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 trombe, timpani, 3 violini, viola, 2 violoncelli, basso continuo
Composizione: 1708 - 1709
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro di S. Giovanni Grisostomo, 26 dicembre 1709
Edizione: Samuel Arnold, Londra, 1787 - 1797

Sinossi

ATTO PRIMO

L’azione si svolge a Roma durante il regno dell’imperatore Claudio Tiberio (41-54 d.C.). Agrippina, consorte dell’imperatore, è anche madre del giovane Nerone, frutto di nozze precedenti. Un dispaccio annuncia la morte in mare di Claudio, durante il viaggio di ritorno a Roma dopo la conquista della Britannia. Esultante, Agrippina convoca il figlio: egli ha finalmente la possibilità di diventare imperatore, ma deve comportarsi con abilità e ingraziarsi la plebe mostrandosi generoso. Subito dopo l’imperatrice stringe alleanza con due liberti, Pallante e Narciso, entrambi invaghiti di lei.

Sulla piazza del Campidoglio fervono i preparativi per proclamare il nuovo imperatore. Ma proprio quando Agrippina sta per vedere Nerone assiso sul soglio imperiale, giunge un servitore di Claudio, Lesbo, per informare che il sovrano si è salvato dal naufragio. Il valoroso che ha messo l’imperatore al sicuro dai flutti, Ottone, comunica ai convenuti che Claudio, per riconoscenza, lo ha nominato suo successore. Il partito di Agrippina dissimula a fatica la delusione. Entusiasta e pieno di aspettative, Ottone confida con ingenuità ad Agrippina il suo amore per Poppea, una passione autentica e superiore ad ogni altra aspirazione.

Nei suoi appartamenti Poppea si compiace dei sentimenti che ha saputo suscitare in uomini diversi come Ottone, Claudio e Nerone. Lesbo le annuncia la visita dell’imperatore nella notte. Poppea simula grande nostalgia nei confronti del sovrano, ma per precauzione tiene a ribadire la propria castità. Sopravviene Agrippina, cui Poppea confessa il proprio amore per Ottone. Invece di svelare alla fanciulla la devozione di Ottone, l’astuta Agrippina pone in cattiva luce l’inconsapevole rivale di Nerone: a suo dire Ottone avrebbe ottenuto la successione al trono attraverso la rinuncia a Poppea in favore di Claudio e pertanto le consiglia di vendicarsi. Poppea cade nel tranello e respinge l’imperatore, ma lo istiga contro Ottone e chiede per l’amato una punizione esemplare: non deve diventare il nuovo imperatore.

ATTO SECONDO

Pallante e Narciso si sono resi conto della slealtà di Agrippina e si promettono alleanza reciproca. Da parte sua Ottone attende fiducioso l’investitura, che però gli viene negata pubblicamente dall’imperatore furibondo. Stupefatto Ottone si rivolge dapprima ad Agrippina, alla quale aveva fiduciosamente aperto il suo cuore, poi alla sdegnata Poppea, successivamente a Nerone e ai liberti, ma invano: perfino Lesbo rifiuta di ascoltare un traditore. Nel frattempo nel cuore di Poppea si insinua il dubbio: in un giardino ella si finge addormentata e ha così modo di riconciliarsi con l’innamorato, giunto lì a sfogare il suo dolore. I due comprendono la perfidia di Agrippina e il maneggio a favore del figlio, e Poppea giura vendetta. A tal scopo invita nelle sue stanze Nerone per un convegno amoroso.

In un monologo angosciato Agrippina prende in esame la difficile situazione e si rende conto di aver sopravvalutato le proprie possibilità al momento della falsa notizia della morte di Claudio. Ella non rinuncia però alla sue macchinazioni. Innanzitutto mette uno contro l’altro Pallante e Narciso, i quali però sanno ormai come giudicarla. A Claudio, impaziente di recarsi dall’amata Poppea, ella estorce invece la promessa di nominare Nerone imperatore entro quel giorno stesso.

ATTO TERZO

Per mandare a monte le manovre di Agrippina e convincere Ottone del suo amore, Poppea escogita uno stratagemma. Ella nasconde dietro tre porte della stanza i suoi spasimanti, dapprima Ottone, poi Nerone e infine Claudio: con quest’ultimo ritratta con disinvoltura le sue accuse nei confronti di Ottone, le orienta verso Nerone e dimostra che anche il figlio di Agrippina insidia la sua virtù. Nerone se ne va intenzionato a farsi vendicare dalla madre. Adducendo come pretesto l’eventuale ira di Agrippina, Poppea riesce a liberarsi anche di Claudio. Rimasti finalmente soli, i due amanti si scambiano fervidi voti di fedeltà.

Nerone riferisce alla madre quanto avvenuto, ed ella lo convince a puntare solo al trono. Pallante e Narciso riferiscono a Claudio frastornato e indignato che la consorte, alla notizia della sua morte, aveva fatto proclamare imperatore il figlio. Tuttavia Agrippina riesce a trasformare i suoi gesti in atti di devozione verso il consorte. Ella consegue così il suo obiettivo principale: Nerone è nominato successore di Claudio. Nella contentezza generale, intensificata dall’intervento della dea Giunone, protettrice delle nozze, Ottone e Poppea coronano il loro amore.

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Agrippina, che lanciò Händel nel gran mondo del teatro musicale, aprì la stagione di carnevale del San Giovanni Grisostomo di Venezia, l’attuale Teatro Malibran, il 26 dicembre 1709. Il giovane sassone (Halle 1685-Londra 1759), figlio di un medico, si trovava già in Italia da circa tre anni. Dopo il grande successo di Agrippina si sarebbe trasferito ad Hannover e infine in Inghilterra, dove nei decenni successivi si sarebbe imposto come musicista di massimo spicco.

Il libretto di quest’opera, la seconda e ultima scritta da Händel in Italia, è tradizionalmente attribuito al cardinale Vincenzo Grimani (Venezia, 1652? – Napoli, 1710). Diplomatico al servizio degli Asburgo ed esponente di una influente famiglia veneziana, Vincenzo Grimani era proprietario del Teatro di San Giovanni Grisostomo assieme al fratello maggiore Giovanni Carlo: il nonno, Giovanni, aveva fondato un’altra sede teatrale importante, il Teatro dei SS. Giovanni e Paolo. Vincenzo Grimani era stato nominato viceré di Napoli nel 1708, dove sarebbe rimasto fino alla morte. Il librettista si ispirò a una figura storicamente accertata, Agrippina minore (15-59 d. C.), moglie dell’imperatore Claudio e madre di Nerone, avuto da un precedente matrimonio, che in seguito l’avrebbe fatta assassinare. Nell’opera musicata da Händel, la protagonista Agrippina cerca di convincere il marito Claudio a nominare imperatore il figlio: per realizzare questa aspirazione si giova della bella Poppea, la quale, benché segretamente innamorata di Ottone, sa di piacere anche a Nerone e a Claudio. Le spregiudicate manovre di Agrippina vengono svelate, ma con grande abilità essa riesce a trasformarle in atti di devozione verso l’imperatore. La sua capacità virtuosistica di manipolatrice psicologica la rende ammirevole agli occhi dei cortigiani, benché questi abbiano ormai compreso la sua ipocrisia. Nonostante la sostanziale fallacia dei suoi intrighi, la cinica ma costante Agrippina consegue il suo obiettivo: Nerone ottiene la nomina al trono imperiale, mentre Ottone, la sola figura interamente retta e sincera del dramma, trova ricompensa negli sponsali amorosi con Poppea. (Vale la pena di ricordare che L’incoronazione di Poppea, rappresentata a Venezia nel carnevale 1642-1643, aveva messo in scena proprio la triste conclusione di questo legame: l’ambiziosa protagonista, stanca dell’amante, viene incoronata consorte di Nerone e imperatrice.)

Il libretto offre dunque in una tipica commedia veneziana anti-eroica, in cui quasi tutti i personaggi cercano di ingannarsi reciprocamente, condividendo l’amoralità di Agrippina: tale materia contrasta con la serietà e l’integrità intellettuale che tenderà a prevalere nei libretti che cominciavano ad essere rappresentati allora a Venezia, frutto della penna di Apostolo Zeno e più tardi di Metastasio. Il librettista pare aver tratto un’istantanea da ambienti di corte a lui ben noti, tanto da far sospettare nella figura dell’imperatore Claudio un’allusione a papa Clemente XI, spesso osteggiato dallo stesso Grimani nel corso della sua attività diplomatica in difesa degli interessi austriaci, o a Luigi XIV di Francia, unito in matrimonio morganatico all’astuta e influente Madame de Maintenon e ugualmente avversato dal Grimani diplomatico.

Il cast originale di Agrippina comprendeva interpreti molto apprezzati, in primo luogo i soprani Margherita Durastanti, con cui Händel aveva già lavorato a Roma (Agrippina), e Diamante Maria Scarabelli (Poppea). I personaggi femminili impersonati dalle due donne simulano affetto e amicizia, mentre in realtà rivaleggiano nel corso di tutta l’opera: tale accesa rivalità si invera anche nella quantità e qualità dei loro interventi musicali e ciò doveva dar luogo a una sorta di match agonistico tra le due cantanti. Completavano la compagnia il basso Antonio Francesco Carli (Claudio), il contralto Francesca Vanini (Ottone), suo marito il basso Giuseppe Maria Boschi (Pallante), i castrati Valeriano Pellegrini (Nerone) e Giuliano Albertini (Narciso) e il basso Nicola Pasini (Lesbo).

Nell’Agrippina l’azione si evolve continuamente, grazie a recitativi estremamente sintetici e ad arie brevi di diverso carattere che si susseguono continuamente, con effetti caleidoscopici. Il personaggio dominante è l’imperatrice, sempre fiduciosa in se stessa, a tratti minacciosa e sicura di trionfare (aria iniziale «L’alma mia fra le tempeste») oppure temporaneamente angosciata come nella grande scena dell’atto secondo («Pensieri, voi mi tormentate»), quando progetta di uccidere ben tre persone, i due liberti che hanno scoperto le sue trame e l’innocente Ottone. Il momento più intensamente tragico dell’opera spetta però a quest’ultimo, che nell’atto secondo canta uno straordinario lamento in Fa minore.

L’intonazione di Händel, che esprime sempre emozione genuina nonostante i frequenti autoimprestiti e le parodie da arie preesistenti, piacque moltissimo al pubblico veneziano. Il Teatro Grimani di San Giovanni Grisostomo, che «con la vastità della sua mole superba può contrastare col fasto di Roma antica», ospitò nei giorni successivi ben ventisette repliche di quest’opera, accolta con grida incessanti di «Viva il caro Sassone!».

Maria Giovanna Miggiani

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Ci sono buone ragioni per considerare Agrippina un’opera irripetibile, unica nel suo genere: ragioni storiche, biografiche, drammaturgiche, squisitamente musicali. Anzitutto Agrippina è la prima opera di Händel pervenuta integra: dei quattro titoli per Amburgo conosciamo, in forma lacunosa, soltanto l’Almira(1705); anche Vincer se stesso è la maggior vittoria (Rodrigo), l’opera del 1707 per Firenze, è giunta mutila di alcune arie. Conclusione e culmine del lungo soggiorno in Italia, il successo di Agrippina segna un primo punto fermo nell’ascesa del giovane Händel: l’opera inaugurò la stagione di carnevale (sei settimane di repliche) nel più prestigioso teatro veneziano, accolta da un entusiasmo delirante, con le grida – divenute poi proverbiali – di ‘Viva il caro Sassone!’. Per questo suo debutto in laguna Händel si misurò con una tradizione – letteraria, ideologica, prima ancora che operistica – schiettamente locale; una tradizione che risaliva almeno agli anni Quaranta del Seicento, all’attività degli Accademici Incogniti (si pensi solo al libretto dell’Incoronazione di Poppea), e che aveva dominato a più riprese la scena veneziana (un altro esempio, affine per situazioni e ambiente: la Messalina di Piccioli-Pallavicino, carnevale 1680): l’occhio scettico, disincantato con cui la Serenissima guarda alla Città eterna. La storia romana non è – come in Zeno, come poi in Metastasio – un campo di virtù morali e sentimentali; è il campo aperto all’ambizione, alle astuzie, agli intrighi di chi persegue unicamente, cinicamente i propri scopi immediati.

Agrippina, la moglie dell’imperatore, vuol garantire a tutti i costi il trono a Nerone, il figlio nato dal suo primo matrimonio; quando apprende che Claudio, di ritorno dalla Britannia, è perito in un naufragio, convince i liberti Pallante e Narciso – di lei invaghiti – ad assecondare i suoi piani. Giunge improvvisamente Lesbo, con la notizia che Claudio è stato salvato in extremis da Ottone: sarà questi il nuovo Cesare. Qui si scatena la ridda degli inganni e delle macchinazioni: conoscendo la loro comune passione per Poppea, Agrippina attizza una rivalità fra Claudio e Ottone, e istiga i due liberti – che, in comica sincronia, agiscono sempre ‘a ruota’ – a uccidere quest’ultimo come traditore; per parte sua Poppea, in una scena degna di Feydeau, riceve i suoi tre spasimanti (il terzo, naturalmente, è Nerone) l’uno all’insaputa dell’altro, obbligandoli a nascondersi e smascherando così, agli occhi di Claudio, le mire della moglie e del figliastro. Vacuo più che magnanimo, Claudio (come il Tito mozartiano) rinuncia alla vendetta ma, cercando di venire incontro a ognuno, finisce per scontentare tutti: cede Poppea a Nerone, e conferma sul trono Ottone. Nerone però protesta: perdere un impero e sposarsi, in un colpo solo, è davvero troppo. Sarà lui quindi il successore, mentre Ottone può finalmente unirsi all’amata Poppea; Agrippina vede coronati i suoi sforzi, e Giunone scende dal cielo a celebrare le nozze.

Un classico lieto fine dunque, per un libretto agile, brillante, tutto ispirato a una sorta di ‘moralità capovolta’, o lucida amoralità (non si contano, in divertiti a parte, le lodi dell’impostura e della finzione); malgrado momenti di accentuazione ‘tragica’ (il disegno omicida di Agrippina, lo sconforto di Ottone), i personaggi si muovono, si lasciano vivere – Claudio e Poppea in primis – con naturalezza: domina un tono lieve di commedia, così lontano dalla gravità a senso unico dei drammi zeniani, che proprio intorno al 1710 cominciavano a monopolizzare il repertorio. Un anacronismo solo apparente: il cardinale Vincenzo Grimani, dal luglio 1708 viceré di Napoli, era fra i principali diplomatici al servizio degli Asburgo; a lungo ambasciatore in Vaticano, con questo libretto egli prenderebbe di mira la curia romana e (sotto le sembianze di Claudio) il pontefice in persona, il filospagnolo Clemente XI. Il taglio drammatico di Agrippina – con la pluralità di generi, azioni, personaggi, con il libero avvicendarsi di scena e aria – potrà sembrare datato, démodé, persino stravagante; ma il contenuto satirico, le allusioni polemiche restituiscono all’opera (almeno a Venezia) una pungente attualità e necessità.

In questo intreccio di stimoli, come si comporta Händel? Con la stessa disinvoltura, si direbbe, con cui Grimani ricorre a fatti e personaggi storici; la vivacità, la scioltezza narrativa del testo si riflette nella struttura generale dell’opera, molto più fluida, mobile, imprevedibile dei successivi esempi londinesi. L’aria col da capo non è ancora la regola, e frequenti sono le arie accompagnate solo dal basso continuo (gli archi intervengono in chiusa di ritornello); troviamo inoltre – senza gerarchie o dinamiche preordinate – ariosi, ariette (splendida quella di Claudio, I, 21: “Vieni, o cara”), un terzetto e un breve, folgorante quartetto. Gran parte dei brani risale a musiche preesistenti (41 numeri su 48, pur con vari gradi di adattamento): ai lavori händeliani per Firenze (Rodrigo), Roma (gli oratorî Il trionfo del tempo e del disinganno e La resurrezione), Napoli (la serenata Aci, Galatea e Polifemo) o addirittura, per qualche spunto tematico, alle opere amburghesi di Keiser e Mattheson; ed è sorprendente notare che arie perfettamente aderenti al personaggio (ad esempio Poppea, I, 17: “È un foco quel d’amore”; Ottone, II, 5: “Voi che udite il mio lamento”) provengono in realtà da cantate romane o napoletane, e dunque da tutt’altro contesto. Agrippina è così – sotto il profilo strettamente musicale – un florilegio del migliore Händel ‘italiano’, di quel giovane dandy alla scoperta della Penisola; l’opera chiude (e documenta) una prodigiosa fase di assimilazione, e al tempo stesso si proietta oltre la scena veneziana, verso il pubblico internazionale delle corti. Tra la folla esultante del carnevale vi erano – frequentatori abituali – nobili, dignitari, principi tedeschi e inglesi; a loro si rivolgerà Händel, per costruire altrove la sua carriera teatrale.

Marco Mattarozzi


(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro La Fenice,
Venezia, Teatro Malibran, 9 ottobre 2009
(2) Dizionario dell'Opera 2008, a cura di Piero Gelli, Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze, 2008

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Ultimo aggiornamento 10 gennaio 2016
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