Glossario
Testo del libretto



Alcina, HWV 34

Dramma musicale in tre atti

Musica: Georg Friedrich Händel
Libretto: autore ignoto, da L’isola di Alcina di Antonio Fanzaglia musicato da Riccardo Broschi (da Ludovico Ariosto)

Ruoli:

Organico: coro misto, ottavino, 2 flauti diritti, 2 oboi, fagotto, 2 corni, violino obbligato, 2 vioni, viola, violoncello, basso continuo
Composizione: 1735
Prima rappresentazione: Londra, Covent Garden, 16 aprile 1735
Edizione: J. Walsh, Londra, 1735

Sinossi (nota 1)

Atto primo

La maga Alcina attira gli uomini sulla sua isola incantata e li trasforma in rocce, corsi d’acqua, alberi e animali. Ultima sua preda è il paladino Ruggiero: a cercarlo sopraggiunge sull’isola la sua promessa sposa, Bradamante, che si nasconde sotto l’identità del fratello Ricciardo, con il confidente Melisso. I due incontrano dapprima Morgana, sorella della maga, che subito s’innamora del presunto Ricciardo. Poi d’improvviso il paesaggio si trasforma e appare la splendida reggia di Alcina (coro Questo è il cielo di contenti): qui in una condizione di voluttà e di oblio si trova anche Ruggiero, del quale la maga si è innamorata (aria di Alcina Di’, cor mio, quanto t’amai). Per questa ragione,Ruggiero ha conservato le proprie sembianze umane; avvinto ad Alcina da un incantesimo, egli non riconosce i nuovi ospiti né nulla ricorda delle promesse d’amore fatte a Bradamante (aria di Ruggiero Di te mi rido). Dal canto suo il comandante Oronte, innamorato di Morgana, è geloso del presunto Ricciardo e, per cercare di allontanare il rivale, suscita i sospetti di Ruggiero dicendogli che la stessa Alcina è innamorata del giovane. La maga nega tuttavia a Ruggiero qualsiasi interesse per Ricciardo (aria di Alcina Sì, son quella, non più bella) e per provargli ciò acconsente a trasformare in bestia il giovane straniero. A questo punto Morgana mette in guardia Ricciardo dalla minaccia incombente e gli dichiara apertamente il proprio amore.

Atto secondo

Melisso appare a Ruggiero sotto le sembianze del di lui maestro Atlante e grazie a un anello magico (già appartenuto ad Angelica) mostra al paladino come il regno di Alcina sia soltanto incantamento e apparenza: di fatto, l’isola è un luogo deserto e desolato (arioso di Ruggiero Qual portento mi richiama). Rotto l’incantesimo, Ruggiero incontra il presunto Ricciardo ma non riesce ancora a riconoscere che si tratta, in realtà, di Bradamante (aria di Bradamante Vorrei vendicarmi); seguendo le indicazioni di Melisso, egli finge comunque con Alcina di continuare ad amarla e prende da lei congedo per recarsi a caccia. La maga sta per trasformare Ricciardo in bestia, ma Morgana riesce a salvare l’amato. Quando Oronte annuncia ad Alcina che Ruggiero l’ha ingannata ed è in fuga, la maga appare lacerata dal dolore ma nondimeno decisa a vendicarsi (aria di Alcina Ah, mio cor! Schernito sei).Ritornato in pieno possesso delle sue facoltà, Ruggiero riconosce finalmente Bradamante sotto le sembianze di Ricciardo: i due innamorati decidono di sconfiggere insieme Alcina. Al loro ricongiungimento assiste Morgana, che scopre così la vera identità del presunto Ricciardo; mentre Morgana s’affretta sdegnata ad avvisare la sorella, Ruggiero dice addio all’illusoria bellezza dell’isola incantata (aria di Ruggiero Verdi prati, selve amene). Chiusa nella stanza sotterranea delle magie, Alcina evoca quindi gli spiriti infernali perché impediscano a Ruggiero di fuggire ma è costretta a constatare la perdita dei suoi poteri, neutralizzati dall’autenticità del sentimento d’amore che ella prova nei confronti del paladino (recitativo accompagnato e aria di Alcina Ah! Ruggiero crudel / Ombre pallide).

Atto terzo

Una volta scoperta la vera identità del presunto Ricciardo, Morgana cerca di riconquistare l’amore di Oronte; del resto, benché ostenti indifferenza nei suoi confronti, questi è ancora innamorato di lei. S’incontrano quindi Alcina e Ruggiero: poiché il paladino, rotto l’incantesimo, è deciso a tener fede all’impegno preso con Bradamante e ad abbandonare l’isola, la maga promette di vendicarsi ma anche di perdonarlo qualora egli decidesse di ritornare da lei (aria di Alcina Ma quando tornerai). Insieme con Bradamante e Melisso, Ruggiero si prepara a combattere (aria di Ruggiero Sta nell’ircana); prima di andarsene dall’isola, Bradamante intende però liberare tutti coloro che sono prigionieri degli incantesimi di Alcina (aria di Bradamante All’alma fedel). Di fronte al profilarsi della disfatta, Alcina sembra ormai impotente (aria di Alcina Mi restano le lagrime); quando Ruggiero e Bradamante stanno per lasciare l’isola, la maga si rivolge un’ultima volta al paladino perché rimanga con lei, ma questi rifiuta (terzetto Non è amor, né gelosia). Ora che è vincitore, Ruggiero è intenzionato a rompere con l’anello magico l’urna in cui sono contenuti i poteri di Alcina per liberare le vittime degli incantesimi; Alcina promette di liberarle lei stessa ma Ruggiero, Bradamante e Melisso temono che la maga possa ancora ricorrere a qualche sortilegio. Vani sono gli appelli alla clemenza da parte di Alcina e Morgana: Ruggiero spezza l’urna e le due sorelle svaniscono insieme al palazzo incantato. Le vittime delle magie riprendono le proprie fattezze umane e nella gioia generale si festeggia, con canti e balli, la sconfitta di Alcina (coro Dall’orror di notte cieca).

Guida all'ascolto

Nel 1733 il predominio di Händel nell’ambito dell’opera italiana a Londra aveva ricevuto un duro colpo dal costituirsi di un’impresa rivale, la cosiddetta Opera of the Nobility, che l’anno successivo sarebbe riuscita a impadronirsi della gestione del King’s Theatre, sino ad allora sede della Royal Academy. Il trasferimento di Händel nel nuovo teatro di Covent Garden, gestito da John Rich, avviò un vero e proprio conflitto tra le due imprese (l’una, quella händeliana, patrocinata da Giorgio II; l’altra, che poteva contare sulle personalità di Porpora e «Farinelli», dal principe di Galles, Federico) sino al 1737, quando entrambe saranno costrette a chiudere in condizioni di bancarotta. Ariodante e Alcina sono i titoli con cui Händel risponde all’Opera of the Nobility nel 1735 e che con l’Orlando di due anni prima formano una sorta di trilogia ariostesca. Il soggetto dell’anonimo libretto di Alcina è tratto infatti dai canti VI e VII dell’Orlando furioso, anche se – com’è abituale per l’opera del Settecento – la sua fonte più diretta si dà in un altro libretto, L’isola di Alcina di Antonio Fanzaglia per la musica di Riccardo Broschi (Roma, 1728).

L’intento di concepire un lavoro capace di reggere il confronto con le agguerrite produzioni dell’impresa rivale si coglie in diversi aspetti dell’opera. Per la sua natura fantastica, il soggetto comporta anzitutto una dimensione scenica quanto mai spettacolare con incantesimi, apparizioni, trasformazioni di ambienti e personaggi. Inoltre, nella stagione 1734-35 John Rich aveva scritturato al Covent Garden una troupe di danzatori sotto la direzione di Marie Sallé; fu così che Händel poté disporre, oltre che di un coro, di un corpo di ballo. È a tali risorse che si deve la presenza nella partitura di numeri di danza ed episodi corali, integrati dal compositore nell’azione drammatica sull’esempio dell’opera francese, della quale Alcina reca senz’altro l’influsso. Se nella stagione 1734-35 l’Opera of the Nobility poteva contare su stelle affermate quali Francesco Bernardi «Senesino» e Francesca Cuzzoni – entrambi già molto legati al compositore tedesco – oltre naturalmente a «Farinelli», per i suoi lavori Händel riuscì comunque ad assemblare una compagnia con alcuni grandi cantanti italiani. In Alcina il personaggio della maga che dà il titolo all’opera toccò ad Anna Maria Strada Del Po, mentre quello di Ruggiero a Giovanni Carestini «Cusanino». Del resto non è un caso se i due ruoli principali sono tra i più impegnativi e complessi, dal punto di vista tanto vocale quanto drammaturgico, mai concepiti da Händel rispettivamente per soprano e per castrato. La gerarchia dei ruoli, fondamentale nell’opera seria italiana del Settecento, offre il presupposto per l’ossatura drammaturgica della vicenda e della partitura, costituita dalle parabole incrociate dei due protagonisti: da un lato Alcina si trasforma da sovrana e maga invincibile a donna sconfitta e disperata, dall’altro Ruggiero da amante soggiogato e ottenebrato dal godimento dei sensi riacquista le qualità morali degne di un cavaliere. Il loro rapporto pone come tema centrale quello dell’incantamento d’amore, attorno al quale ruotano anche interessi e pulsioni affettive degli altri personaggi (Bradamante, Morgana, Oronte). Ottenuto grazie a un incantesimo – e dunque in modo surrettizio – l’amore cieco di Ruggiero, Alcina lo perde subendo a sua volta un atto di magia ma anzitutto diventando ella stessa vittima di un amore soggiogante che la priva di qualsiasi potere.

Alla luce di tutto ciò non sorprende che, sebbene anche gli altri personaggi ricevano un trattamento di elevata qualità musicale, siano appunto Alcina («la cui voce» – per citare Jean Starobinski – «occupa tutto l’immenso registro che va dal trionfo alla disperazione, dall’amore al furore») e, in misura minore, Ruggiero a essere caratterizzati con forza nella loro identità drammatica. Sono i loro episodi a segnare il corso dell’azione e, al contempo, i picchi musicali dell’opera: in particolare le tre arie in minore di Alcina, Ah, mio cor! schernito sei (II, 8), Ombre pallide (II, 13) e Mi restano le lagrime (III, 5) – la seconda delle quali giunge al culmine di una straordinaria scena di evocazione degli spiriti (Ah! Ruggiero crudel) – e le due arie di Ruggiero Verdi prati, selve amene (II, 12), addio di struggente nostalgia al mondo incantato di Alcina, e Sta nell’ircana (III, 168).

Alcina andò in scena, con pieno successo, il 16 aprile 1735 al Covent Garden. In versione ridimensionata (senza i numeri di danza) l’opera fu quindi riproposta da Händel nel 1736 e ancora nel 1737 per essere allestita l’anno successivo a Braunschweig. Da quando la partitura fu pubblicata tra gli opera omnia della Händel-Gesellschaft (1868), il primo tentativo di ripresa in epoca moderna avvenne a Lipsia, il 14 giugno 1928, in un’edizione tradotta e rimaneggiata da Hermann Roth. Ma perché l’opera iniziasse a essere di nuovo rappresentata bisognò attendere il revival promosso dalla Handel Opera Society a Londra, il 19 marzo 1957; in quell’occasione il ruolo di Alcina era sostenuto da Joan Sutherland, che nel 1960 sarà ancora la protagonista dello spettacolo allestito da Franco Zeffirelli a Venezia, poi ripreso a Dallas (1960) e quindi a Londra (1962).

Cesare Fertonani


(1) Testo e sinossi tratti dal programma di sala del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 10 marzo 2009

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Ultimo aggiornamento 6 gennaio 2015
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