Händel - Concerto per oboe, HWV 287

Concerto in sol minore per oboe e archi, HWV 287

noto come Terzo Concerto per oboe

Musica: Georg Friedrich Händel (1685 - 1759)
  1. Grave (sol minore)
  2. Allegro (sol minore)
  3. Sarabanda: Largo (si bemolle maggiore)
  4. Allegro (sol minore)
Organico: oboe solista, 2 violini, viola, basso continuo
Composizione: 1703 - 1705 circa
Edizione: J. Schuberth, Lipsia, 1863 circa
Guida all'ascolto (nota 1)

Si sa che la fama di Händel in campo strumentale è legata principalmente ai sei Concerti dell'op. 3 per due flauti, due oboi, due fagotti, archi e basso continuo e ai dodici concerti dell'op. 6 per orchestra d'archi e basso continuo, che rappresentano il contributo più importante e significativo dato da questo compositore alla letteratura del concerto grosso di stile barocco che si richiama principalmente all'esempio di Arcangelo Corelli, un musicista conosciuto dall'autore del Messiah nel corso del suo primo viaggio in Italia (1709) e da lui molto stimato. Però lo schema della sonata da chiesa che Corelli trasferisce al concerto, basato sull'orchestra d'archi a quattro voci in contrapposizione ad un piccolo gruppo solistico, assume in Händel forme più elaborate e articolate, sia nei momenti di maggiore vivacità armonica e sia nei passaggi più brillanti sotto il profilo contrappuntistico. La pensosa austerità del modello diventa più calda e vigorosa nella linea solenne delle ouvertures e nel virile accento ritmico degli allegri, mentre si avverte un lirismo più intenso nei momenti distesi, un'arguta stilizzazione nei tempi di danza e una sottile vena di malinconia nelle dolci e cullanti siciliane.

Lo strumentale si articola in due gruppi - il "tutti" chiamato anche "ripieno" e il "concertino" - e sottolinea una indubbia abilità e sicurezza di orchestratore nel musicista sassone, il quale ebbe sempre vivo il senso della costruzione architettonica, realizzata con ricchezza e varietà di armonie e alternando lo stile chiesastico a quello operistico e madrigalesco. Non per nulla è stato detto che Händel, pur tenendo presente la lezione del razionalismo contrappuntistico tedesco, ha sentito l'influsso della musica settecentesca italiana con il suo sensualismo coloristico e descrittivo, assorbito e acquisito durante la sua lunga permanenza in Italia, quando venne a contatto con quelle bellezze naturali, popolari e d'arte che egli non avrebbe mai più dimenticato nel corso della sua carriera di compositore.

Questo italianismo si respira anche nel Concerto in sol minore per oboe e archi, scritto intorno al 1703 e in cui spiccano i tempi allegri per il loro luminoso splendore strumentale. Il Concerto mette in rilievo le caratteristiche tecniche ed espressive dall'oboe nel gioco del discorso strumentale, realizzato con quello stile brillante tipico del linguaggio barocco e proteso a realizzare un clima musicale di solare serenità, come avvertì a suo tempo lo stesso Goethe, quando parlò di Händel "genio mediterraneo", attratto dal fascino della luminosità del cielo della nostra penisola.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 11 maggio 1984


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Ultimo aggiornamento 28 novembre 2014