Glossario
Guida all'ascolto



Lucio Cornelio Silla, HWV 10


Testo del libretto (nota 1)

ATTO PRIMO

OUVERTURE

SCENA I

Gran piazza di Roma, nel mezzo di cui s'innalza un arco trionfale. Silla sedendo sopra un carro tirato da sei schiavi negri, e preceduto da' littori co' fasci ed insegne consolari s'avanza, e passa sotto il sudetto arco al suono di stromenti militari, e nel discendere dal carro viene incontrato da Metella, e da Lepido.

RECITATIVO

(Silla, Metella e Lepido)
METELLA
Silla, s'oggi risplende
per te più chiaro di Quirino il Cielo,
qual sarà del mio cor l'alto fulgore?
S'arde per te di gloria, e in un d'amore.
LEPIDO
Quanto deve la patria al tuo valore!
SILLA
De' regni servi, che incatenati al Tebro
quivi traggo, e di Mario,
che col suo capo altero
forma base al mio piede,
Roma sola ne fia degna mercede;
quindi'l Lazio s'appresti
obbedir le mie leggi, e in Campidoglio
pieghi Roma a' miei cenni il proprio orgoglio.

ARIA
SILLA
Alza il volo la mia fama
sin nell'etra a festeggiar.
Vinto Mario, e serva Roma,
doppio alloro alla mia chioma
or mi vedo a scintillar.
Alza il volo...

(Silla parte col suo seguito, restando Metella e Lepido sospesi).

SCENA II

(Metella e Lepido)

RECITATIVO
METELLA
S'eclissa la mia gioia!
LEPIDO
Il cor ne freme.
METELLA
Patria infelice!
LEPIDO
Ah! sventurato evento!
METELLA
Oh consorte superbo!
LEPIDO
Amico infido!
Ma tu, Metella, in generoso core,
corri a temprar quell'ambizioso affetto.
METELLA
Tanto devo alla patria, in ciò m'affretto.

ARIA
Fuggon l'aure in me di vita,
se la patria, oh Dio, è tradita,
e lo sposo è 'l traditor.
Sposo ingrato,
dispietato
cessa ormai tanto rigor,
Fuggon...
(Parte)

SCENA III

(Lepido e Flavia, ch'esce spaventata)
FLAVIA
Cieli, numi! che vidi?
LEPIDO
Oh dei, che fia?
FLAVIA
Fantasmi portentosi
turbano i miei riposi.
LEPIDO
E che vedesti?
FLAVIA
La patria incenerita
per man d'orrido mostro.
LEPIDO
Cara, t'acquieta, che non sempre al fine,
benché minaccia il Ciel, porta rovine.

ARIA
LEPIDO
Se ben tuona il ciel irato
sempre i folgori non scaglia
ma dimostra il suo splendor.
Di costanza un core armato
a un sol lampo non s'abbaglia,
né ricetto apre al timor.
Se ben tuona...
(Parte)

SCENA IV

(Flavia e Celia. Mentre Celia esce, cade un fulmine che atterra una gran parte dell'arco trionfale).

RECITATIVO
CELIA
Sin con lingua di foco
conferma il ciel ora i spaventi miei?
FLAVIA
Ah, non fu sogno il mio; v'intendo, oh Dei!

ARIA
FLAVIA
Un sol raggio di speranza
non negare, oh Giove, al seno.
Che fra l'ombre del timore
la costanza
va perdendo il bel sereno.
Un sol raggio...

SCENA V

(Celia e Claudio. Claudio esce tenendo nelle mani il ritratto del morto Mario, quale sta contemplando attentamente).

RECITATIVO
CELIA
Sino su li occhi miei
vagheggia altra beltade?
No, noi soffrire, oh core!
Ma'l mio onor? che risolvo? Eh, vinca amore.
(Gli strappa con furia il ritratto delle mani e [vedendo esser quello di Mario] lo getta a terra con disprezzo).
Ad un spento tiranno
ancor serbi l'affetto?
CLAUDIO
Idolo mio! per te sola
è'l mio amor, quello è rispetto.
CELIA
D'amor parli, e non sai...
CLAUDIO
So che sei l'alma mia.
CELIA
... che sostegno di Silla.
CLAUDIO
Quella, ch'un dì saprai, gran tirannia.
CELIA
Vanne, ardito, da me!
CLAUDIO
Bella, concedi che la mia fedeltà...
CELIA
Da me, che chiedi?
CLAUDIO
Il tuo amor...
CELIA
Di 'l mio sdegno.
CLAUDIO
La tua pietà...
CELIA
Di Silla
un nemico n'è indegno.
CLAUDIO
Amabile rigore!
CELIA
(Amor! onor! deh, mi squarciate il core!)

ARIA
CLAUDIO
Senti, bell'idol mio!
sarà per te 'l desio
fedele ogn'ora.
È solo la costanza
nudrir vuol la speranza
del fermo e fido amor di chi t'adora.
Senti...
(Parte)

SCENA VI

(Celia sola).

RECITATIVO
CELIA
Sì, t'amo, oh, caro, e pur io son costretta
celar in sen gli affetti
per quei crudi d'onor vani rispetti.

ARIA
CELIA
Se la speranza nudrisce il mio cor,
anco tacendo felice è 'l mio amor.
È pure desio contento maggior,
ma non lo vuole rispetto d'onor.
Se la speranza...
(Parte)

SCENA VII

(Giardino delizioso. Silla e Claudio; Celia osservandoli in disparte).

RECITATIVO
CLAUDIO
Silla, dov'è la gloria
del Tebro ornai? Che se tu usurpi, insano,
un ingiusto poter, non sei Romano.
SILLA
Anzi del Lazio è figlio
chi tenta un'ardua impresa.
CLAUDIO
Chi ha sol di virtù l'anima accesa,
ma tu...
SILLA
Taci, superbo!
CLAUDIO
... la commun libertà calpesti intento.
SILLA
Premio del mio valor.
CELIA
(Quanto spavento)
(Si presenta in fretta a Silla)
Signor, del genitore
qual nove arrecchi?
SILLA
Oh Celia, al sen t'accoglio;
leggerai li suoi cenni su questo foglio
(le dà una lettera [che Celia legge])
CLAUDIO
E credi forse, oh Silla,
che questo acciar...
SILLA
Cotanto...?
(Celia li interrompe)
CELIA
Scrive egli omai delle guerriere squadre.
SILLA
Ch'io sosterrò ver te veci di padre.
(Celia seguita a leggere)
CLAUDIO
(verso Celia)
Reprimer ben saprò...
SILLA
Meglio consiglia!
CELIA
(Li interrompe di nuovo)
Ti sarò, sì signor, e ancella, e figlia.
(Parte Silla [sdegnato] e Celia [lo seguita])

ARIA
CLAUDIO
Con tromba guerriera
m'invita la fama
l'orgoglio a pugnar.
D'un alma severa
gloriosa vittoria
saprò sopportar.

ATTO SECONDO

SCENA I

Campagna con tempio di Berecintia nel fondo, ove si rifugiano molti uomini e donne, raccomandandosi alla Dea.

RECITATIVO

(Silla e Flavia)
SILLA
Flavia!
FLAVIA
Signor, la tua grandezza ammira
stupido il mond'omai...
SILLA
(Quanto è vaga! mi serpe ardor vicino).
FLAVIA
...Quindi anch'io la tua gloria umile inchino
SILLA
Anzi la tua bellezza
FLAVIA
Se virtù , non l'adorna, è vile il dono.
SILLA
...merta gloria maggior
FLAVIA
Nel mio sposo ha mercé.
SILLA
Più nel mio core.
FLAVIA
(Accenti non graditi)
SILLA
Ascolta, oh cara,
trionfi di quest'alma
con quel vago sembiante.
FLAVIA
Sdegna moglie Latina arti d'amanti.

ARIA
FLAVIA
Qual scoglio in mezzo all'onde
sarà sempre il mio cor,
ai turbini d'amor
sempre costante.
Qual aspe sordo ogn'or,
qual face crudo ancor
verso ogni amante.
Qual scoglio...
(Parte)

SCENA II

RECITATIVO

(Silla solo)
SILLA
T'arresta, altera! Ma pietoso Amore
vuol temprare col sonno il mio dolore.

ARIA
SILLA
Dolce nume de' mortali,
nel mio sen dispiega l'ali.
(Dorme)

SCENA III

(Silla che dorme. Il Dio sopra un carro, tirato da due dragoni, e circondato dalle Furie con fauci accese alla mano, che vanno girando attorno di Silla; oscurandosi allora il cielo).

ARIA
IL DIO
Guerra, stragi e furor!
Vo' che Roma sommessa
il tuo poter adori,
e innaffii col suo sangue a te gl'allori.
Guerra, stragi e furor!

SCENA IV

(Il Dio sparisce con tutte le Furie rischiarandosi il cielo, e Silla si risveglia, infuriato replicando "Guerra").
SILLA
Guerra, stragi e furor!
(Silla chiama li sicari!, che vengono colla spada alla mano)
Miei fidi, ivi accorrete,
abbattete, uccidete!
(Li sicarii entrano nel tempio e fanno strage di quella gente ivi rifugiata; esce Lepido).

SCENA V

RECITATIVO

(Lepido e Silla)
LEPIDO
Silla! ove ti guida
cieco furor?
SILLA
Ciò la mia gloria affida..
LEPIDO
Sino nei sacri asili
profanar...
SILLA
E che forse
pretendono qui in terra
divider seco il mio poter i numi?
LEPIDO
Empio, che parli?
SILLA
Irriverente, taci! O che...
LEPIDO
Tanto presumi?
SILLA
Porterai del tuo ardir la pena, insano!
LEPIDO
Le minacce non teme un cor Romano.
SILLA
Non sai che sono!
LEPIDO
Usurpator del soglio!
SILLA
E posso ciò che voglio.
Ti commando di Flavia
scioglier il laccio, affinch'io possa a pieno
col nodo marital stringerla al seno.
LEPIDO
Ciò non fia mai.
SILLA
Tu proverai la forza,
che'l poter coll'amor sempre rinforza.

ARIA
SILLA
È tempo, oh luci belle,
di consolarmi un dì.
Che se'l foco del mio amore
trova ostacolo, il terrore
struggerà chi lo impedì
(Parte)

SCENA VI

RECITATIVO

(Flavia, e Lepido sospeso)
FLAVIA
Mio diletto, che pensi?
LEPIDO
Alla vendetta!
FLAVIA
E chi t'accende?
LEPIDO
Un barbaro tiranno.
Silla crudele, che pretende, oh Dio!
svellerti dal mio sen, idolo mio!
FLAVIA
Pria morirò.
LEPIDO
Sensi di nobil alma!
FLAVIA
Sol per te vive il core.
FLAVIA E LEPIDO
Eterno fia nelle tue braccia amore.

DUETTO
Sol per te, bell'idol mio,
il mio cor ha gioia e pace.
Chi tentar vorrà il mio petto
proverà di cruda Aletto
l'ardente face.
Sol per te...
(Partono)

SCENA VII

RECITATIVO

(Celia piangendo, e Claudio)
CLAUDIO
Bella, lascia i sospiri!
CELIA
Claudio, lasciami piangere.
CLAUDIO
Ah, che per te me sento il cor a frangere!
Ma qual n'è la cagione?
CELIA
La lascivia di Silla.
CLAUDIO
Oh dei, che ascolto?
Barbaro! e ancora non sai che sola è questa
l'anima mia? Vendetta!
(Corre infuriato ma Celia lo ferma)
CELIA
Oh dei! t'arresta!
CLAUDIO
Celia, benché non senti
pietà di me, di vendicarti io bramo.
CELIA
Taci, caro mi sei, purtroppo io t'amo.

ARIA
CLAUDIO
Mi brilla nel seno
un certo seren
ch'invece di noia
contento mi dà.
E pur l'alma a pieno
non gode quel ben,
ch'unito alla gioia
timore sen và.
Mi brilla...
(Parte. Celia nel partire si rincontra in Silla che la trattiene)

SCENA VIII

RECITATIVO

(Silla, Metella, e Celia che vuol partire)
SILLA
Mio bel nume, t'arresta!
Non mi lasciar del caro volto privo.
(Metella gliela strappa dalle mani)
METELLA
Non oltraggiar l'altrui onestà, lascivo!
SILLA
Ancor tu, ardita, tenti
di turbar le mie gioie?
METELLA
Il ciel, lo sdegno mio nulla paventi?
(Silla vuol abbracciare Celia [ma Metella lo impedisce])
SILLA
Scostati, over...
METELLA
Ti trarrò prima il core
SILLA
Superba, lo saprai.
(Parte infuriato)
METELLA
Forza d'amore!

ARIA
METELLA
(verso Celia)
Hai due vaghe pupillette,
che son scorta al Dio d'amor.
Ride il brio nel tuo sembiante,
ed a se tragge ogni cor.
Hai due vaghe...
(Partono)

SCENA IX

(Giardino con palazzo di Lepido nel fondo, in mezzo di cui s'innalza la statua dì Silla).

RECITATIVO

(Flavia e Silla con soldati, che fa ritirare)
FLAVIA
Che miro, oh Dei? Qui Silla?
SILLA
Son io, Flavia; che temi?
Egro d'amor, ricerco
al disperato mal rimedi estremi.
(Vuol abbracciarla, ed ella s'inginocchia)
FLAVIA
Supplice alle tue piante,
signor...
SILLA
Bella, risorgi;
t'offro la man di sposo, e in un d'amante.
FLAVIA
È vana ogni speranza
di vincer il mio cor.
SILLA
Avrò costanza, idolo mio.
FLAVIA
Parti!
SILLA
Non posso.
FLAVIA
Oh dio!
SILLA
Il duce sì temuto
dell'imperio latin così disprezzi?
FLAVIA
Così 'l mio onor apprezzi?
(Mentre Silla vuol abbracciarla di nuovo, calano quattro spettri, che girano attorno alla statua di Silla, la quale si profonda, sorgendo invece di quella un cipresso, albero funesto).
FLAVIA
Mira, tiran, ch'il ciel
ti minaccia rovine.
SILLA
Or la mia imago
va negli Elisi a coronarsi il crine.
(Tenta ancor d'abbracciarla)
FLAVIA
Cieli! chi mi soccorre?
(Esce Lepido colla spada alla mano)

SCENA X

(Lepido, e li suddetti).
LEPIDO
Tanto ardisci?
SILLA
Il tuo tetto
è de' ribelli miei fatto ricetto.
(Silla chiama i suoi soldati)
Olà! ch'ambo costor sian custoditi
in due carceri orrendi.
(Silla parte. Mentre li soldati vogliono prender la spada a Lepido, egli si mette in difesa, ma lo impedisce Flavia).
FLAVIA
Cedi, o caro, e dal ciel soccorso attendi.

DUETTO
FLAVIA E LEPIDO
Ti lascio, idolo mio,
ma teco resta il cor.
(Partono custoditi da soldati)

SCENA XI

RECITATIVO

(Celia, Claudio; Silla con Scabro e soldati osservandoli in disparte).
CLAUDIO
Anima mia!
CELIA
Mio caro!
CLAUDIO
Al fine la mia fede
ha per premio il tuo amor.
CELIA
Giusta mercede!
CLAUDIO
Oh! dolci accenti!
CELIA
Oh! punto sospirato!
Ma se Silla inumano
CLAUDIO
Difenderti saprò con questa mano.
(Silla s'avanza ed i soldati circondano Claudio, prendendogli la spada)
SILLA
Troncherò il vostro nodo!
CLAUDIO
Ah! crudo mostro!
CELIA
Signor, pietate, aita!
Claudio sol...
SILLA
Morirà.
CELIA
Dagli la vita!
CLAUDIO
Ha de' fulmini il cielo!
CELIA
Lanci pur contro te Giove il suo telo!
SILLA
Costui vada tra marmi; e Celia intanto
purghi il suo errar col pianto
ne' alberghi custodita.
CELIA e CLAUDIO
Addio, cara mia vita.
(Partono)

SCENA XII

RECITATIVO

(Silla e Scabro)
SILLA
Scabro! Lepido sia da' stral traffitto,
Claudio cibo alle fere;
tanto esequisci. Ora trionfa Amore,
se gli offre due olocausti'l mio furore

ARIA
SILLA
La vendetta è un cibo al cor.
se la chiede offeso Amor.
E chi vuole ben goder
offra vittime al piacer.
La vendetta...
(Parte, restando Scabro)


SCENA XIII

RECITATIVO

(Metella e Scabro)
METELLA
Oh! perfido consorte,
grida al trono d'Astrea sangue innocente.
Che farò, Scabro, oh Dio? al fin da morte
per sottrarli farammi il ciel possente.
(Metella prende per la mano Scabro, e parte in fretta)

SCENA XIV

(Cortile che corrisponde al serraglio delle fere [ove si vedono a camminare li leoni]. Claudio alla finestra d'una torre in atto d'esser gettato nel serraglio).

ARIA
CLAUDIO
Se'l mio mal da voi dipende,
perché, o dei, non lo impedite?
 
SCENA XV

(Silla e Scabro, che getta a'piedi di Silla una veste forata ed insanguinata, creduta di Lepido).

RECITATIVO
SILLA
Sì, questi son trofei, però imperfetti
del mio amor, di mia gloria.
Vanne, mio fido, e me presente; Claudio
tra le fere, mi dia piena vittoria.
(Mentre Scabro vuol partire, si incontra Metella affrettata, che lo trattiene).

SCENA XVI

(Metella, Silla e Scabro).
METELLA
Deh! corri al tuo signore!
(Scabro corre verso Silla, e questo va affrettato verso Metella).
SILLA
Qual furore ti trae?
METELLA
La tua salvezza!
SILLA
Come?
METELLA
Di Mario insorge empia fazione
contro di te.
SILLA
(Dimostrandogli Claudio).
La morte dell'indegno Scabro eseguisci! lo corro a recider col fer l'idra proterva.
(Parte infuriato)

SCENA XVII

(Metella, Scabro poi Lepido e Claudio).
METELLA
T'affretta, oh Scabro ed ambedue
gli innocenti a me conduci. Il cielo
vedo arrider pietoso al mio gran zelo.

ARIA
METELLA
Secondate, oh giusti dei
l'innocenza a sollevar.
Che qual fiamma i voti miei
ponno in voi centro trovar.
(Scabro conduce in fretta Lepido e Claudio, che presi per la mano da Metella, ella conduce via seco frettolosamente).

ATTO TERZO

SCENA I

Corridore che corrisponde agli appartamenti di Metella.

RECITATIVO

(Metella e Lepido)
LEPIDO
Quanto devo, oh, Metella,
al tuo cor generoso.
METELLA
Dovea Impedir la tirannia d'un sposo.
LEPIDO
Or che per te respiro
e vita e libertà, lascia ch'io sciolga
colla morte di Silla
da' lacci Roma.
METELLA
Taci! alfin son moglie.
LEPIDO
E di Flavia mio ben, cara consorte,
qual è il destin?
METELLA
Avrà felice sorte.

SCENA II

(Scabro, Metella e Lepido. Scabro dà una lettera a Metella, che la legge).
METELLA
Dunque partir deve il mio sposo ingrato?
LEPIDO
Oh sorte inaspettata!
METELLA
Ah! crudo fato!
Scabro, allora che Silla
volge il pie dalle mura,
nel carcere di Flavia
Lepido scorta; ed indi
della sua libertà prendine cura.
LEPIDO
Si strugge per la gioia il petto mio!
METELLA
Mi desse almen quel crudo un dolce addio.

ARIA
METELLA
lo non ti chiedo più, o sposo amato,
prima del tuo partir ch'un dolce addio.
Che se ver me d'ognor tu fosti ingrato
li falli tuo pietosa adesso oblio
lo non ti chiedo...

SCENA III

RECITATIVO

(Lepido e Scabro).
LEPIDO
A tua fedeltade, o caro amico,
fia eterno il mio dover. Quante comparte
grazie al Ciel, se mi serba
Flavia, ch'è del mio cor la miglior parte?

ARIA
LEPIDO
Già respira in petto il core
se l'amore
tutto in gioia lo cangiò.
E con iride sereno
doppo tenebre moleste,
or placate le tempeste
al piacer mi destinò
Già respira...
 
SCENA IV

RECITATIVO

(Silla).
SILLA
L'imper quanto è più vasto e più pesante.
e dà noie ai pensier, gioie in sembiante?
Or che dovrei bearmi,
e di Celia, e di Flavia in dolci amplessi,
devo in Trinacria tacito portarmi.
Ma l'amor...
(Pensa un poco)
no, la gloria...
(Pensa, ma poi risoluto)
Sì, olà! Qui Celia venga,
e parte del mio ardor prima si spenga.

SCENA V

(Celia e Silla)
SILLA
Placasti, oh bella diva, il tuo rigore?
CELIA
Silla, solo per Claudio io sento amore.
SILLA
Ma, il mio affetto?
CELIA
Non curo.
SILLA
La mia grandezza?
CELIA
È vana.
SILLA
Il mio poter?
CELIA
Non temo.
SILLA
Pensa...
CELIA
... che sei tiranno
SILLA
Dono a merti del padre
di vendetta il conforto.
CELIA
Claudio, cor mio!
SILLA
Claudio, superba, è morto!
(Parte [in collera] correndogli dietro Celia)
CELIA
È morto? ah! dispietato
crudel; ma più di te, barbaro Fato!

ARIA
CELIA
Sei già morto, idolo mio,
per far vivo il mio dolor.
Pur dovrò seguirti anch'io
se con te partì il mio cor.
Sei già morto...

SCENA VI

RECITATIVO

(Celia e Claudio in disparte).
CELIA
Rimembranze funeste
dell'estinto mio Claudio!
CLAUDIO
Claudio!
CELIA
(Si volge spaventata [non osservando Claudio]).
Tu ancora, Eco crudele,
con quel nome adorato
ora le pene mie fai redivive?
CLAUDIO
Vive!
CELIA
Vive, sì, in questo cor sempre costante.
CLAUDIO
Costante!
CELIA
Ah, perché non potei, idolo mio,
renderti dal tiranno allor sicuro?
CLAUDIO
Sicuro!
CELIA
E vivrò in sì infelice secolo?
CLAUDIO
Eccolo!
(Claudio si presenta a Celia, ed ella si ritira spaventata)
CELIA
Ombra adorata, oh Dei!
CLAUDIO
Ah, mia bella, son io, scaccia il timore
Metella mi salvò.
([Celia] gli si accosta pian piano)
CELIA
Celia, fa core;
deggio creder ai lumi?
CLAUDIO
Anima mia, stringimi a! sen.
CELIA
Il cor più non desia.

ARIA
CLAUDIO
Luci belle,
serene stelle,
del mio cor tiranne amate,
voi sol date
vita e spirto all'alma mia.
Da voi solo pende il mio fato,
negli Elisi ancor beato
senza voi giammai saria.
Luci belle...

SCENA VII

(Prigione ove sta Flavia)

ARIA
FLAVIA
Stelle rubelle,
a torto morirò.
Ma infelice sarìa il vivere
se l'amato mio consorte
colla morte
agli Elisi
il sentiero mi additò
Stelle rubelle...

SCENA VIII

(Flavia e Silla con un soldato che porta un bacile coperto, sopra di cui vi è la veste lacera [ed insanguinata] creduta di Lepido)

RECITATIVO
SILLA
Al fin, del mio rigore,
bella, pentito, ora risveglio amore.
FLAVIA
Vanne, lascivo!
SILLA
Uno sguardo non mi negar.
FLAVIA
Sol di vendetta io ardo.
Barbaro, del mio sposo
rendi ragione.
SILLA
Egli ha dolce riposo.
FLAVIA
Forse là negli Elisi?
SILLA
Dove irai, se non plachi un tanto orgoglio.
FLAVIA
Avrò sempre per te petto di scoglio.
Sù via, tiran, recidi
questa misera vita, e fa che l'alma
si congionga al mio bene.
SILLA
Il tuo fato, orsù, là si contiene.
(Silla le getta a' piedi la veste di Lepido, e parte sdegnato)
FLAVIA
Ma infelice saria il vivere
se l'amato mio consorte
colla morte
agli Elisi
il sentiero mi additò.

SCENA IX

(Scabro, che conduce Lepido in prigione, e Flavia, credendolo un fantasma, corre con tutto ciò ad abbracciarlo).

RECITATIVO
FLAVIA
Spirto adorato, oh Dio!
Vieni per consolare il duolo mio!
LEPIDO
I fantasmi funesti
lascia, mia cara, il tuo consorte è questi.
FLAVIA
Ah, lusinghe d'amor!
LEPIDO
Fugga i sospetti; Lepido son.
FLAVIA
Ah, fantasia d'affetti!
LEPIDO
Metella mi salvò.
FLAVIA
Sogno, o vaneggio?
Ed è ver?
LEPIDO
Sì, mio cor.
FLAVIA
Altro non chieggio.

SCENA X

(Notte, con luna in cielo. Spiaggia di mare [con un scoglio nel mezzo], con piccolo vascello e barchetta al lido).

RECITATIVO

(Silla e Metella)
SILLA
Metella, oh Dio!
Qual sento affanno nel lasciarti.
METELLA
Ed io tormento.
Ah, che del nostro amore
si ravviva la fiamma.
SILLA
E strugge il core.
Dura necessità.
METELLA
Partenza atroce!
SILLA
Mi divide da te!
METELLA
Destin feroce!
SILLA
Sposa amata, perdona il mio rigore.
METELLA e SILLA
Sempre è più forte doppo i sdegni amore.    
 
DUETTO
Non s'estingue mai la fiamma
che in un core accese amor.
Sotto ceneri di sdegno
ha Cupido un bel disegno
di esaltar più forte ardor.
Non s'estingue...
(Silla s'imbarca, vedendosi il vascello ad entrare in alto mare)

SCENA XI

[Metella sola]

RECITATIVO
METELLA
Propizio arrida il cielo
all'amato mio sposo. Oh dei, che miro?
(Metella si volge a guardar il mare, e vede il vascello agitato da un gran borasca. Essendosi oscurata la luna, in cui vece comparisce una gran cometa, con tuoni, lampi e fulmini; e finalmente il vascello fa naufragio, vedendosi Silla salvarsi nuotando sopra lo scoglio. [Metella agitata corre per la scena]).
METELLA
Assistete, soccorrete, sommi Dei,
esaudite i voti mei.
(Entra risoluta nella barchetta, e vogando arriva allo scoglio, ove prende Silla, conducendolo via seco).

SCENA XII

(Piazza di Roma, ove nel fondo alla sommità d'una grande scalinata si vede il Campidoglio)

(Lepido, Flavia, Claudio, Celia, senatori e popolo, poi Silla e Metella)

RECITATIVO
LEPIDO
Pera la feritade!
CLAUDIO
Cessi la crudeltade!
TUTTI
Libertà, libertade!
(Vi scende un nube che copre il Campidoglio, ed aprendosi poi [a poco] comparisce Marte nella sua gloria. Tutti si mettono inginocchioni per adorare quel nume, ed in questo punto entra Metella con Silla che, mettendosi inginocchioni poi rilevato, rassegna la spada e rinonzia a tutte le dignità [nella Repubblica], dimandando perdono (a Marte ed alla patria di tutti gli errori da lui commessi]).

SINFONIA

RECITATIVO
SILLA
De' miei falli pentito,
al tuo nume, alla patria,
chiedo perdon; e più presente il Cielo
il popolo, il senato,
depongo il fer, le dignità, gli onori,
per trar colla consorte i dì migliori.
(Tutti si levano, e Silla discende, abbracciando Metella)
LEPIDO
Giorno felice!
FLAVIA
Ah, venturosa sorte!
CELIA
(verso Silla)
Signor, si mi permetti,
Claudio fia...
SILLA
Sì, di te degno consorte.
CLAUDIO
Cara, ti stringo al seno.
TUTTI
Doppo tante tempeste è 'l ciel sereno.
CORO
Chi si trova tra procelle
sol dal Ciel speri conforto.
Che non san negar le stelle
a un cor fermo e calma e porto

FINE DELL'OPERA


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 22 ottobre 2004

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Ultimo aggiornamento 12 febbraio 2016
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