Glossario



Sonata in re maggiore per violino e basso continuo, op. 1 n. 13, HWV 371

Musica: Georg Friedrich Händel
  1. Affettuoso (re maggiore)
  2. Allegro (re maggiore)
  3. Larghetto (si minore)
  4. Allegro (re maggiore)
Organico: violino, basso continuo
Composizione: 1745 - 1750 circa
Edizione: Deutsche Händelgesellschaft, Lipsia, 1894

Guida all'ascolto (nota 1)

La fama di Haendeì è legata soprattutto alla sua produzione operistica (quaranta opere in un arco di tempo di 36 anni compreso tra il 1705 e il 1741) e oratoriale (i suoi drammi sacri assommano a 21), dove la vigorosa personalità del musicista di Halle raggiunse una forma di espressione molto elevata e degna di figurare in alcuni momenti a fianco dell'attività creatrice bachiana, che rappresenta insieme a quella haendeliana il punto più alto dell'età musicale barocca. Forse in misura maggiore di quanto avvenne per Bach, Haendeì assorbì e racchiuse in sè il gusto, le esperienze e la spiritualità della musica italiana del suo tempo ed ebbe una conoscenza più diretta e più completa del patrimonio musicale straniero, dato che fin da giovane aveva preso a viaggiare molto non solo in Germania, ma anche in Italia e successivamente in Inghilterra e in Irlanda. Un segno di questo suo contatto personale con le altre dottrine e scuole musicali si riscontra specialmente nei lavori strumentali e da camera, che sembrano quasi una derivazione (si pensi, ad esempio, ai Dodici concerti grossi dell'op. 6) di alcuni analoghi modelli italiani di Corelli e di Vivaldi. Infatti, al contrario dei concerti bachiani dove si avverte una più incisiva e scavata elaborazione tematica, nei pezzi strumentali haendeliani predomina il gusto per una invenzione melodica più calda e sensuale, per una costruzione architettonica più aperta e ariosa, per uno stile più solenne e pomposo.

Anche nella Sonata in re maggiore che fa parte della raccolta dei Quindici Soli (Sonate) op. 1 scritta intorno al 1731, Haendel si pone come l'erede diretto della illustre scuola violinistica italiana fondata da Corelli, pur dimostrando uno stile più colorito e fastoso e un accento ritmico più virile negli allegri. Da notare che questa Sonata, prediletta dai violinisti per la sua brillantezza e vivacità strumentale, prevede anche una realizzazione affidata al flauto, all'oboe e al cembalo, come del resto tutte le altre composizioni della medesima raccolta, secondo un criterio di libertà di esecuzione voluto dallo stesso autore.

L'Adagio iniziale si affida ad una linea melodica di classicheggiante misura e di ampio respiro, mentre l'Allegro si impone per la sua freschezza e gioiosità. Segue un Larghetto che propone un tipo di cantabilità molto più intima e raccolta rispetto al disteso lirismo del primo tempo. L'Allegro finale è in forma di rondò contrappuntato da una frastagliata incisività ritmica.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 febbraio 1971

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Ultimo aggiornamento 13 dicembre 2014
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