Glossario



Concerto n. 1 in do maggiore per violino ed orchestra d'archi, Hob:VIIa:1

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Allegro moderato
  2. Adagio (fa maggiore)
  3. Finale. Presto
Organico: violino solista, orchestra d'archi
Edizione: G. Henle Verlag, Monaco-Duisburg, 1969
Composto per Luigi Tomassini

Guida all'ascolto (nota 1)

Alla produzione di concerti per svariati strumenti Franz Joseph Haydn ebbe modo di dedicarsi soprattutto nei primi anni della sua permanenza ad Eisenstadt, la splendida residenza a sudest di Vienna dei principi Esterhàzy. Alle dipendenze di questi nobili ungheresi amanti delle arti, il compositore doveva rimanere legato complessivamente per quasi un trentennio, dal 1761 fino alla morte del principe Nikolaus Esterhàzy nel 1790. Nei primi anni del servizio presso gli Esterhàzy, Haydn ricoprì la carica di vice-maestro di cappella, poiché il ruolo di maestro di cappella era riservato al vecchio Joseph Gregor Werner, da lungo tempo dipendente dei principi. Di fatto, data l'età avanzata di Werner, Haydn aveva pieni poteri su tutta la gestione della intensa e fertilissima vita musicale della corte principesca.

Il principe Paul Anton, e, dopo la scomparsa di questi nel 1762, il principe Nikolaus, mantenevano un'orchestra di corte composta da solisti selezionati personalmente dal vice maestro di cappella, cui si aggiunsero in seguito una compagnia di attori e una troupe operistica. Nessuno sforzo era risparmiato per promuovere l'attiyità musicale, sia perché questa si inseriva in un complessivo programma di sfarzo mecenatesco, sia perché corrispondeva a una sincera passione dei principi. Date queste straordinarie condizioni di lavoro, Haydn ebbe modo di applicare il proprio ingegno a tutti i principali campi compositivi, dal teatro d'opera, alla sinfonia, alla musica da camera. D'altronde, i confini fra l'attività sinfonica e quella cameristica erano molto incerti, visto che l'orchestra degli Esterhàzy comprendeva, agli inizi, una quindicina di elementi, che poi sarebbero quasi raddoppiati. Logico che il compositore cercasse sia di stimolare sia di ingraziarsi i suoi strumentisti scrivendo per loro dei concerti solistici che ne mettessero in luce le qualità strumentali.

Per il primo violino Luigi Tomasini, solista di indiscussa qualità, vennero dunque verosimilmente scritti i vari concerti per violino, almeno quattro, uno dei quali smarrito. La destinazione a Tomasini - nato a Pesaro nel 1741 e formatosi a Vienna e a Venezia, giunto appena ventenne al servizio degli Esterhàzy - è certa almeno per il Concerto in do maggiore, poiché, nel suo catalogo autografo, Haydn lo indicò come "Concerto per il violino fatto per il Luigi", ossia appunto Tomasini. Non si può offrire una datazione sicura per questa partitura, come per molti altri lavori giovanili di Haydn, ma solo un termine ante quem, il 1769, e un complessivo orientamento per i primissimi anni del soggiorno ad Eisenstadt, 1701-65.

Non stupisce che, fra i concerti per violino di Haydn, sia stato questo ad imporsi nel favore del pubblico e dei moderni solisti, per la piacevolezza delle idee e la solidità della costruzione, pur secondo principi che non verranno poi ripresi dal compositore nei suoi anni maturi. Infatti, rispetto ai lavori di Haydn più comunemente eseguiti, che offrono del compositore l'immagine del grande maestro del classicismo, troviamo in questa partitura uno degli aspetti meno frequentati e ciò nondimeno più affascinanti della sua personalità, quello di autentico mediatore fra lo stile barocco e quello classico. Il Concerto in do maggiore, infatti, è la tipica opera di un periodo di transizione, in cui l'alternanza fra sezioni orchestrali e sezioni solistiche, come anche la mancanza di un chiaro bitematismo, rimandano al periodo barocco, mentre la scorrevolezza dell'eloquio e la vena cantabile, di impronta galante, guardano verso il futuro. Accompagnata dai soli archi (e dal cembalo, nelle esecuzioni "filologiche") la partitura si articola in tre movimenti. L'iniziale Allegro moderato viene aperto da una energica sezione orchestrale, con una idea dinamica e solenne, ma l'apparizione del solista dona nuovo interesse al tema principale, presentato in robusti bicordi; e nella riesposizione questi bicordi piegheranno inconsuetamente il discorso verso il modo minore. Vero capolavoro del Concerto è però il centrale Adagio, incorniciato da due luminose scale ascendenti sostenute dagli accordi degli archi, e per il resto consistente in una limpida e soave cantilena nel registro acuto del violino solista, accompagnato delicatamente dagli archi in pizzicato; un mirabile movimento di serenata, in somma. Il finale, Presto, assai debitore del gusto italiano, con il ritmo ternario e la scelta di un materiale fortemente dinamico, non ha la forma di rondò ma di allegro di sonata, e viene innervato dalle figurazioni virtuosistiche del solista.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 29 Novembre 1998

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.