Glossario
Guida all'ascolto



Orlando Paladino

Dramma eroicomico in tre atti, Hob:XXVIII:11

Libretto dell'opera

[1 – Sinfonia]

ATTO PRIMO

Scena prima

Campagna montuosa
Eurilla seduta con diverse pastorelle che lavorano

[2 – Introduzione]
Eurilla
Il lavorare l’è pur la brutta cosa;
e lavorar bisogna tutto il giorno.
Questa vita
mi sembra assai noiosa,
vedermi sempre
a questi colli intorno.
Pur chi sà, come anderà…
pur chi sà…
(In questo viene interrotta da Licone)
Licone
Figli cara, ch’ho veduto!
Eurilla
Cosa mai?
Licone
Aiuto, aiuto!
Scappa, fuggi…
Eurilla
Che sarà?
Licone
Mira là per la collina
quel guerrier che s’avvicina.
Eurilla
Ah! fuggiam!
Licone
Ma dove?
Eurilla
Oh dio…
Eurilla, Licone
Evitarlo non poss’io.
Ah, di noi che mai sarà?
(Entra Rodomonte con seguito di Saraceni)
Rodomonte
Alto là!
Alto là! Nessun si muova:
sono offeso, e son sdegnato;
sfido gli astri, e sfido il fato
a volermi contrastar.
Eurilla, Licone
Son rimasta/o senza fiato,
e non posso più parlar.
Rodomonte
Zitti tutti, e rispondete
a quel tanto che dirò;
e se il vero non direte,
ambedue v’ucciderò
Eurilla, Licone
Che spavento! che timore!
Gela il sangue, batte il core,
e mi vieta il respirar.
Rodomonte
Già lo sdegno nel mio core
vieppiù accresce il mio furore
e mi fa prevaricar.

[3 – Recitativo]
Rodomonte
Presto, rispondi, indegno:
è qui passato un paladin di Francia?
O ti do cento calci nella pancia.
Licone
Signor, fra queste piante
giammai non vidi un cavaliere errante.
Rodomonte
Dell’inospite Libia son queste
le foreste?
Eurilla
No, mio signor, sentite:
abitato è il castel
che là vedete.
Rodomonte
Il signore qual è?
Licone
Nessun. Sappiate…
Eurilla
…che qui giunser poc’anzi,
raminghi e fuggitivi…
Licone
…due personaggi illustri…
Rodomonte
Palesate chi sono.
Eurilla
Mio signor, non vorrei…
Rodomonte
Chi son costoro?
Eurilla
Angelica e Medoro.
Rodomonte
Angelica dov’è?
che fa? che dice?
che pensa? che ragiona?
Licone
Ridirvi non saprei.
Rodomonte
A consolarla io vado.
Eurilla
Fermatevi.
Rodomonte
Perché?
Licone
Son quelle balze
da un popol di selvaggi
ripiene ed abitate;
e se vedon mai giunger
qualche straniero
serbano l’infelice
per vittima a lor sdegno.
Rodomonte
Il vincermi non è sì lieve impegno.
(ad Eurilla)
Medoro è seco ancora?
Eurilla
Il sol Medoro è l’unico pensier
della regina.
Passa seco li giorni in tenerezza,
e le si scopre in viso l’allegrezza.

[4 – Aria]
Eurilla
Ah se dire io vi potessi
l’occhiatine e i dolci amplessi,
certi sguardi amorosetti,
che fan proprio innamorar.
Oh caretti
quei vezzetti
quelle smanie,
quei sospiri,
quelle smorfie,
quei deliri
mi fan proprio giubilar.
Ah se dire io vi potessi, etc.
(Parte)

Scena seconda

[5 – Recitativo]
Rodomonte
Non perdiamo più tempo.
Si vada a ritrovar;
tu mi precedi.
Io la difendo ognora
dall’ingiusto furor del conte Orlando
col mio natio valore
e col mio brando.
Licone
Signor, rider mi fate.
Rodomonte
Olà, poltrone osi così parlar?
Ah non mi curo nel tuo seno macchiar
questa mia spada.
Potrebbe il bellicoso Rodomonte
mandarti con un soffio all’Acheronte.

[6 – Aria]
Rodomonte
Temerario! senti e trema:
Sono il re di Barbaria,
e il valor dell’alma mia
s’ode ovunque rimbombar.
Mostri orribili e giganti
fatto ho a pezzi come offelle
più che in ciel non vi son stelle
o vi sono arene in mar.
Temerario! senti e trema, etc.
(parte con Licone)

Scena terza

Fondo di torre

[7 – Cavatina]
Angelica
Palpita ad ogni istante
il povero mio cor.
Ora diviene amante,
or pieno di furor.
Anime innamorate,
questo che mai sarà?
Voi che l’amor provate,
ditelo per pietà.
Palpita ad ogni istante, etc.

[8 – Recitativo]
Angelica
Angelica infelice!
E che ti giova
esser rimasta con eguale ardore,
se nel tuo sen deve tremare il core?
Per evitar del forsennato Orlando
le crudeli minaccie,
qui deve, o dio, meschina
viver da provata una regina.
Poco di me mi cal,
ma per Medoro
tremo, pavento, oh dio!
Da me lontano,
forse di belve in traccia
sul spuntar dell’aurora
soletto se n’andò.
Ah chi sa mai,
l’incauto giovinetto,
non vada a esporre
alle ferite il petto.
Si tenti di salvarlo.
In mia balia
ho un libro del comando.
Aprasi: adesso io voglio
per virtù di magia
tentar d’alleggerir la pena mia.

[9 – Sinfonia]

(Comparisce Alcina)

[10 – Recitativo]
Alcina
Che brami dalla fata?
Angelica
Per Medoro mi struggo
d’un sviscerato amore.
Arde per me il garzon
d’eguale ardore.
Orlando paladin, guerrier feroce,
furente già divenne per me.
Per sfuggir l’ira sua la reggia abbandonai,
e con Medoro qui mi ricoverai.
Nulla valse al rivale.
Qui fra poco tenta drizzar suoi passi,
stragi e morte portando
a queste porte.
Chi sa qual scempio
a noi darà la sorte?
Alcina
Non paventar.
In tua difesa io veglio.
D’Algeri il rege in tuo soccorso viene,
del conte Orlando a rintuzzar l’orgoglio.
Ma nulla potrà fare Rodomonte
col paladin di Francia
a fronte a fronte.
Angelica
Ah già che tanta cura
di me ti prendi,
or dimmi tu chi sei.
Alcina
Del mio poter conoscermi tu dei,
Da’ miei cenni dipende
il ciel, la terra, il mare, il cerbero,
le furie del nero Flegetonte;
non paventar di più, bella regina.
Angelica
Palesa il nome tuo.
Alcina
Io sono Alcina.

[11 – Aria]
Alcina
Ad un guardo, a un cenno solo
si sconvolge il nero abisso;
freme il mar, vacilla il suolo,
s’ode il fulmine scoppiar.
Sol di me la Parca avara
tiene un gelido timore;
e Minosse a mio favore
suole spesso giudicar.
Ad un guardo, a un cenno solo, etc.
(Parte)

Scena quarta

[12 – Recitativo]
Angelica
D’Alcina i detti
mi consolano il cuore,
e succede la gioia al rio dolore.
Medoro
(entrando)
Angelica!
Angelica
Ah Medoro! Medoro, per pietà…
Medoro
Sappi, o regina…
Angelica
Oh ciel, che avvenne mai?
Medoro
Di qui non lungi
io vidi un guerriero venir.
Angelica
Numi!
Medoro
Celato dietro un folto cespuglio
m’adattai. Mi passò innante…
Un codardo mi parve, un mentecatto.
Stanco al suol si gettò.
Mi fei coraggio;
gli domandai chi fosse.
Mi rispose tremando:
«Io son scudier del cavalier Orlando».
Stupito ne rimasi per la fatal ruina…
Angelica
Non dubitar, che ci difende Alcina.
Se l’amor mio t’è caro,
trova un asilo, asconditi ai viventi.
Medoro
Dove? e come? Ah dei!
Angelica
Oh tu paventi.
Medoro
Non crederlo, regina.
Angelica
Ah chi sa, oh dio,
ch’un geloso sospetto
non ti faccia scoprir.
Medoro
Se tu non credi,
un gran torto mi fai.
Angelica
Ti credo, idolo mio,
dicesti assai.

[13 – Aria]
Medoro
Parto. Ma, oh dio, non posso.
Resto. No, vil mi rendo.
Povero cor, t’intendo;
è giunto il tuo penar.
Parto. Oh dio, non posso, etc.
Più strane vicende
di sdegno, d’amore,
non credo ch’un core
mai possa provar.
Parto. Oh dio, non posso, etc.
(Partono)

[14 – Recitativo]
Angelica
Col mio Medoro accanto
di nulla mi sgomento,
tutto il mondo nemico io non pavento.
(parte)

Scena quinta

Boschetto.
Pasquale, con armatura antica, cantando la seguente canzone.

[15 – Cavatina]
Pasquale
La mia bella m’ha detto di nò
quando dire doveva di sì.
Per dispetto io qui morirò
se la dura un gran pezzo così.
Io mi sento tralalalalalala.
e non posso tralalalalalala.

[16 – Recitativo]
Pasquale
Pasquale disgraziato,
con questo mio padron si mangia poco.
Solo parla d’amore, e di passione,
di morte, di velen, disperazione.
Almeno qui ci fosse un’osteria,
vorrei subitamente andare un poco
a divertir il dente.
(Entra Rodomonte)
Rodomonte
Cavaliero, che fai?
Fuori quel ferro!
Pasquale
Sbagliate, mio padron;
io son Pasquale,
scudier del grande Orlando paladino.
Rodomonte
D’Orlando lo scudiero
ha sì poco valore?
Imbraccia quello scudo,
impugno il brando,
calati la visiera,
ché vuò teco pugnar.
Pasquale
In qual maniera?
Rodomonte
Con lancia, o spada,
a piedi od a cavallo.
Pasquale
Se voi volete a pugni,
faremo una partita.
Così un eroe
dee cimentar la vita.

Scena sesta

(Entra Eurilla)
Eurilla
(a Rodomonte)
Il conte Orlando da per tutto,
signor, vi sta cercando.
Rodomonte
Ecco venuto il tempo della gloria;
andiam presto alla zuffa,
alla vittoria.
(Parte)
Pasquale
(ad Eurilla)
Sentite. Dove andate?
Eurilla
Da me cosa bramate?
Pasquale
Ah sventurato!
Deh soccorrete un povero affamato.
Eurilla
Ma voi chi siete?
Pasquale
Un guerriero son io.
Al mio paese da tutti ero stimato.
Eurilla
Perché?
Pasquale
Perché?
Perché ho viaggiato
per tutto l’emisfero,
ove stimato fui gran cavaliero.

[17 – Aria]
Pasquale
Ho viaggiato in Francia, in Spagna,
ho girato l’Alemagna,
la Sassonia e la Turchia;
ma vi giuro in fede mia
che ho una fame da crepar.
Ho espugnato Varadino,
sono stato nel Pechino,
vidi ancor la Tartaria:
ma vi giuro in fede mia
che ho una fame da crepar.
Sono stato nel Giappone,
in Croazia, in Bressanone,
nella Puglia ed in Soria;
ma vi giuro in fede mia
che ho una fame da crepar.
In Marocco ed in Algieri
vinsi cento cavalieri,
fui signor di Valacchia;
ma vi giuro in fede mia
che ho una fame da crepar.
Solo voi, ragazza bella,
mi potere rinfrescar.
Ho viaggiato in Francia, in Spagna, etc.
(Parte con Eurilla)

Scena settima

Delizioso giardino con fontana

[18 – Recitativo]
Medoro
Sì, regina, ho deciso,
e il mio disegno fido a te sola:
all’oscurar del giorno
voglio quindi partir.
Angelica
Ed hai coraggio di lasciarmi così?
E tenti di abbandonarmi?
Medoro
Non t’abbandono, no;
teco resta il mio cor.
Se qui rimango,
a periglio maggior t’espongo o cara.
Angelica
Crudele!
Medoro
Idolo mio!
Angelica
Oh sorte amara!

[19 – Aria]
Angelica
Non partir, mia bella face,
resta o caro, in queste arene;
se mi lasci, amato bene,
morirò senza di te.
Già mi opprime un fier dolore,
dalle luci sgorga il pianto,
tanta smania io provo al core
che soffrir non posso, oimè!
Ma tu pensi, e non rispondi:
volgi a me quel ciglio mesto…
Giusto ciel, che giorno è questo,
che crudel, che fier martire!
Ah non posso, oh dio, soffrire
così ria fatalità.
Non partir, mia bella face, etc.
(Parte)

[20 – Recitativo]
Medoro
In odio al mio bel nume, no,
viver non poss’io;
seguirla voglio,
voglio almeno al suo piè…
ma chi s’appressa?
Ah, cerco adesso invano
scampo, consiglio, aiuto.
La mia sorte è decisa,
io son perduto.
(Parte. Entra Orlando)

Scena ottava

[21 – Recitativo accompagnato]
Orlando
Angelica, mio ben,
mio sol, mia vita,
ove ti celi mai?
Ove t’aggiri?
Lungi da te
mi viene a noia il giorno,
odio il piacer,
ho le mie glorie a scorno;
avido di morir
bestemmio il fato
che mi privilegiò
d’esser fatato.
Intanto, finché venga Rodomonte
rinfrescarmi voglio a questa fonte.
Oimè, su queste piante
qual oggetto si para a me davante?
L’odiato nome del felice rivale
inciso or veggo,
e ancor su queste piante
inciso è il suo nome
d’Angelica amante. Oimè, che fiero duolo!
Ite, crudeli, a terra,
itene al suolo.
(Snuda la spada, e atterra la fontana, le statue e le piante.)
Non sono contento appieno,
se questa spada,
io non l’immergo in seno.

[22 – Aria]
Orlando
D’angelica il nome!
Ma quando, ma come,
ma dove sarà?
“Medoro felice!”
Che diavolo dice?
“Angelica amante!”
Ah barbare piante!
Che strano timore
assedia il mio core,
tremare mi fa.
D’Angelica il nome, etc.

Scena nona

Boschetto

[23 – Recitativo]
Pasquale
D’evitare i rumor, dicea Catone
e con questo insegnò d’esser poltrone.
Sento che il conte Orlando
Angelica ottener voglia col brando.
Per sfuggire gl’ostacoli e i perigli
direi che chi la vuole se la pigli.
(Entra Rodomonte)
Rodomonte
Ove si cela il furibondo Orlando?
Pasquale
È un pezzo, signor,
che il vo’ cercando.
Rodomonte
A ritrovar si vada
il varco aprir saprò
con questa spada.
(Parte)
Pasquale
Che imbroglio è questo mai?
(Entra Orlando)

Scena decima
Orlando
Poltron tu qui che fai?
Vieni meco a pugnar,
vieni all’invito.
Pasquale
Per dirla, mio signor,
tengo appetito.
Orlando
Vigliacco! I Cavalieri
si pascono di gloria e di duelli.
Pasquale
Cavalier non son nato.
Orlando
Potrai ben divenirlo.
Pasquale
No, obbligato.
(Entra Eurilla)
Eurilla
(Dove sarà Medoro?)
Orlando
Che cerchi?
Eurilla
Niente… volea… qui venni…
Orlando
Palesa il ver,
o ch’io immergo questa acciar
nel tuo vil seno.
Eurilla
Ah, per pietà, io moro!
Orlando
Parla, o ti sveno.
Eurilla
Angelica e Medoro…
Orlando
Dove sono? che fanno?
Parla, o sei morta qui.
Eurilla
Oimè, ch’affanno!

[24 – Finale]
Orlando
Presto rispondi, indegna.
Con Medoro quell’ingrata,
quella femmina spietata
forse qui facea all’amor?
Eurilla
No per certo, mio signor.
Qui sen stavan discorrendo.
Orlando
Tutta già ben io comprendo.
Ed inoltre?
Eurilla
Ed inoltre più non so.
Orlando
Parla, o ch’io t’ucciderò.
Eurilla, Pasquale
Gli spiegava con diletto,
con affetto graziosetto
quell’amor che la ferì.
Orlando
A Medoro?
Eurilla, Pasquale
Signor, sì.
Orlando
Stelle! numi! cielo! fato!
Tutto il mondo sconquassato
vo’ vedere in questo dì.
Pasquale
Ma signore, deh vi calmate.
Eurilla
Quello sdegno raffreddate.
Eurilla, Pasquale
Cancellate il rio furor.
Orlando
Giuro sopra questo brando
ch’io non sono il conte Orlando,
se non faccio mille pezzi
del rivale traditor.
Eurilla, Pasquale
Me infelice! che spavento!
Dal timore già mi sento
che mi balza in seno il cor.
(Partono)

Scena undicesima

Delizioso giardino
Angelica
Sento nel seno, oh dio,
un tetro orror di morte.
L’ombra dell’idol mio
veggo dinanzi a me.
Presagio sì funesto
voi cancellate, oh dei!
Numi, che giorno è questo,
che barbaro dolor!
(Entrano Pasquale e Eurilla)
Pasquale
Presto, presto, signora, fuggite.
Già s’avanza, ripien di furore…
Eurilla
Ecco Orlando!
Mi palpita il core,
tremo tutta, non reggomi in piè.
Angelica
Il mio bene!
Pasquale
Di grazia, partite.
Angelica
Ah, si fugga.
Eurilla
Un asilo cercate.
Pasquale
Presto, viene.
Eurilla
Ma che mai tardate?
Eurilla, Pasquale
Più soccorso, più scampo non v’è.
Angelica
Fra il partir e il restar mi confondo.
Infelice non ho più consiglio.
Stelle! numi!
In sì strano periglio
chi soccorso,
chi aita mi dà?
(Per partire s’incontra con Rodomonte)

Scena dodicesima
Rodomonte
Dove si cela mai
il cavalier ardito,
che di pugnar l’invito
poc’anzi mi mandò?
Venga, che a brani a brani
gli svellerò quel core,
e del suo gran valore
così mi riderò.
Angelica, Eurilla, Pasquale
Fuggite, fuggite il gran cimento.
Rodomonte
Fuggire un Rodomonte!
Di cento squadre a fronte
tremato mai non ho.
(Entra Medoro)
Medoro
Chi mi salva o tien nascoso,
or ch’è giunto il mio destino!
Sventurato, poverino,
è per me finita già.
Angelica
Chi soccorre un’infelice?
Ah ch’io moro e vengo meno;
già non batte il core in seno.
Che giornata è questa qua!
Eurilla, Pasquale, Angelica, Medoro
Tanti affanni, tante pene,
tutti a un punto, a un tempo stesso!
Resta il core in seno oppresso,
e lo fanno vacillar.
(Entra Alcina)
Alcina
Van timore il cor ti move,
se t’assiste amore e fato,
contro cui nemmen di giovedì
ponno i fulmini cozzar.
Rodomonte
Venga pure il conte Orlando.
Io lo vado ricercando.
Di vedere ho gran piacere
cosa diavolo sa far.
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale
Per pietade!
Alcina, Rodomonte
Cosa dite?
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale
Ci salvate!
Rodomonte
Non tremate,
vi difende il mio valor.
Eurilla, Pasquale
Pian pianino, da questo loco
ce n’andremo a poco a poco
un asilo a ritrovar.
(Partono)
Rodomonte
Giuro a tutti i dei d’Averno
che sarò nemico eterno,
sarò vostro difensor.
Alcina
La tua forza non prevale,
e il valor d’un uomo mortale
non lo puote soggiogar.
Eurilla
(tornando)
Su presto! Che fate?
Fuggi, badate,
ch’Orlando infierito
geloso impazzito
con orrida faccia
borbotta, minaccia,
vi cerca per tutto,
e adesso vien qua.
Angelica, Medoro
Si dà più di questo,
più barbaro fato,
destino spietato,
maggior crudeltà!
Pasquale
(tornando)
Son tutto sudore.
Oimè, che terrore!
Orlando il padrone
con quel suo spadone
s’avanza a gran passo.
Ch’orribil fracasso,
che strage, che morte,
che diavol sarà!
Angelica
Mio bene!
Medoro
Mia vita!
Rodomonte
Tacete!
Eurilla
È finita.
Rodomonte
Vedrete fra poco
smorzare quel foco,
quel fasto, l’orgoglio.
Vedere io voglio
sommesso ed umile
cercare pietà.
Alcina
Scacciate la tema,
vi giubili il core;
Alcina v’assiste,
è vano il timore.
Rodomonte
Lo sdegno m’accende.
Pasquale
Fermate, ché viene.
Rodomonte
Un fiume di sangue,
vigliacco, vedrai…
Pasquale
Oimè, ci son guai…
Rodomonte
…d’orecchi di nasi.
Eurilla, Pasquale
Già siam persuasi.
Medoro
S’avanza.
Angelica
Ma dove?
Rodomonte
Accostati.
Alcina
Olà!
(Rodomonte resta trasformato d’Alcina)

Scena tredicesima

[Recitativo]

(Entra Orlando)
Orlando
Ferma, ferma Belzebù!
Dov’è Angelica? dov’è?
Chi è costei, e chi sei tu?
Parla, parla, rispondi a me.
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale
Che terribile sembiante!
La paura m’ha colpito.
Di soppiatto
da quel matto
vo’ tentare di scappar.
Orlando
(a Eurilla)
Alto là, Medoro indegno!
Eurilla
Io, signore, Eurilla sono.
Orlando
(a Pasquale)
Tu sei forse il mio rivale?
Pasquale
No, signor, io son Pasquale.
Orlando
Satanasso, se ti coglio…
Pasquale
Or ci sono nell’imbroglio.
Orlando
Quell’ingrata dove sta?
Angelica
Ravvisar più non mi sa.
Orlando
La mia bella?
Pasquale
Non son quella.
Orlando
Dov’è andata?
Eurilla
Non so niente.
Orlando
Traditor!
Pasquale
Sono innocente.
Orlando
Dove, dove mai sarà?
Tu il palesa, o quest’acciaro…
Alcina
Forsennato, fermo là!
(Orlando viene imprigionato in una gabbia di ferro al cenno di Alcina.)
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale, Rodomonte
Cosa vedo!
Qual portento! Qual portento!
Tutti
In un mare pien di scogli
al soffiar dell’aquilone
senza bussola e timone
vengo il porto ad afferrar.

ATTO SECONDO

Scena prima

Boschetto

[25 – Recitativo]
Orlando
Sempre, sempre presente
alla turbata mente
è il ritratto fedele
dell’adorata mia donna crudele:
or la veggo che scherza
e che sorride,
or con un dolce sguardo
ella m’uccide.
Rodomonte
(entrando)
Stringi tosto quel brando;
e al paragon si vegga,
s’uguale alla tua fama
è il tuo valore.
(si battono)
Orlando
Forsennato!
Eurilla
(entrando)
Fermate.
Di fuggir con Medoro in questo punto
Angelica s’affretta.
Orlando
Perfidissima donna!
Vuò cercare la tiranna
per monti, per foreste,
dall’inospita terra
al mar ghiacciato.
Non vuò che resti Orlando
invendicato.
(Parte)
Rodomonte
Tu temeraria
ardisci d’involarmi
la gloria d’un duello?
Eurilla
Perdonate, signore,
credevo di far bene.
Rodomonte
L’invidia rea
vuole oscurar la gloria
delle conquiste mie.
(Eurilla parte)

Scena seconda

[26 – Aria]
Rodomonte
Mille lampi d’accese faville
vibrerà questo bellico acciaro,
e a quel perfido senza riparo
a passar vado il barbaro cor.
Del valore de’ franchi lo scempio
molte volte formò questa mano;
formidabile ancor da lontano
Rodomonte fu sempre finor.
Mille lampi d’accese faville, etc.
(Parte)

Scena terza

Vasta campagna con mare

[27 – Recitativo]
Medoro
In questo solitario orrido luogo
celarmi almen potrò senza timore.
Ma dove? Oh dio!
Qui tutto spira orrore.
Deserta è la campagna,
da questa parte il mare.
Qual asilo potrò meschin cercare?
Eurilla
(mi muove a compassion)
Fatevi cuore. La vostra sorte
alfin si cangerà.
Medoro
Ah, non lo spero.
Angelica, ove sei?
Più non ti rivedrò,
bella regina…
Eurilla
Oimè! un guerrier
ver noi già s’avvicina.
Medoro
Ah, già s’appressa il momento fatal
del viver mio.
Angelica mio ben!
Eurilla, addio!
Eurilla
Qui coraggio ci vuole.
In quella grotta un asilo
trovar per or potete.
Medoro
Si vada.
Eurilla
Fate presto!
Medoro
Ah, se tu vedi
l’adorato mio bene,
il mio tesoro,
dille in quale stato
è il povero Medoro;
dille ch m’ami…
Eurilla
Ho inteso, sì, signore.
Medoro
T’arresta… Ah, no.
Vorrei spiegarmi,
e favellar non so.

[28 – Aria]
Medoro
Dille che un infelice
un sventurato amante,
in mezzo a queste piante
il misero perì.
Ah, non le dir così.
Dille, dille, dille che m’ami.
Ah mio bene, dove sei?
Vieni a chi t’adora,
del mio duol, de’ mali miei
se pietade senti ancora…
ma, a chi parlo?
A chi ragiono?
Son furente, disperato;
non ho più chi mi consiglia.
D’un crudele avverso fato
chi provò sì fier rigor?
Ah no! Dille che un infelice, etc.
(Parte)

[29 – Recitativo]
Eurilla
Sembra costui Pasquale.
Dietro a codeste piante ritirata
gli vuo fare una bella improvvisata.
(si ritira)

Scena quarta

[30 – Cavatina]
Pasquale
Vittoria, vittoria!
Trombette suonate,
le glorie cantate
del grande Pasqual.

[31 – Recitativo]
Eurilla
(Vuò divertirmi adesso
col fargli un po’ spavento.)
(avanzandosi)
Dove, Pasqual?
Pasquale
Aiuto, aiuto!
Eurilla
Che aiuto! Che dici?
Perché tu ti sgomenti?
Pasquale
Non so che sia timore,
è noto a queste selve il mio valore.
Eurilla
Ma se tu tremi adesso?
Pasquale
Non sempre, oh cara,
si trema di paura.
Eurilla
Addio Pasquale.
Pasquale
E mi lasci sì presto?
Eurilla
Trattenermi non posso.
(Angelica avvertir ora mi preme)
Pasquale
Se vuoi, carina,
potremo andare insieme.
Eurilla
Insieme?
Pasquale
Sì, se ti sposo.
Eurilla
Matto!
Pasquale
Furbetta!
Eurilla
Se dicessi davver,
forse potrei…
Pasquale
Parla con libertà,
mio bel visino.
Eurilla
Non ti vorrei vedere
vestito in guisa tale.
Pasquale
Ti voglio contentar,
ma sol per poco;
ché se il padron se n’avvedesse mai,
nascerebbon al certo de’ gran guai.
Eurilla
Di questo non temere.
Vieni, vieni con me dentro il castello.
Pasquale
Vengo senza tardar,
visetto bello.
Ah!

[32 – Duetto]
Eurilla
Quel tuo visetto amabile
proprio mi fa languir.
Sento nel petto un spasimo
che non lo so ridir.
Ma tu furbetto
sì graziosetto
ben lo comprendi;
meglio l’intendi
che voglio dir.
Pasquale
Ah!
Eurilla
Tu sospiri!
Pasquale
Eh!
Eurilla
Tu mi miri!
Pasquale
Ih!
Eurilla
Mi vuoi bene?
Pasquale
Oh!
Eurilla
Non tardar.
Pasquale
Il cavallo ed il padrone
per amore in conclusione
non si possono frenar.
Eurilla
Per amore in conclusione
più mi sento ad infiammar.
(Partono insieme)

Scena quinta

[33 – Aria]
Angelica
Aure chete,
verdi allori,
placid’onde,
amici orrori,
a me dite, ov’è il mio ben.
Eco sol con flebil tuono
chetamente mi risponde,
che Medoro all’aure, all’onde
ricercare non convien.
Aure chete, etc.
Me infelice, ove m’aggiro?
Io qui piango, qui sospiro,
e dolente, abbandonata,
disperata ho da penar.
(Parte – Entra Alcina)

[34 – Recitativo]
Angelica
Ah Medoro, Medoro, anima mia!
Dove, dove sarai?
Ove t’aggiri mai?
Ah chi sa forse quanto mi sei lontano.
Quel barbaro inumano, che da me t’involò…
sarà contento appieno…
Ma dove vo? Mi batte il core in seno.
(Parte)

Scena sesta
Alcina
D’Angelica le smanie,
l’amorosi trasporti,
di Medoro la fuga,
il furore d’Orlando
potrebbe cagionar
vendetta e morte.
Si ripari allo scempio,
si giunga al fin dell’opra.
Inutil saran del paladino
le minacce e i furori.
D’Angelica gl’amori
renderò fortunati;
e mentre disperata andrà
a gittarsi in grembo
al mare spumante,
si ritrovi vicina
al caro amante.
(Parte – rientra Angelica.)

Scena settima

[35 – Recitativo accompagnato]
Angelica
Fra queste selve invan,
invan cerco il mio bene.
Ah, più non vive!
Forse in quest’onde
di viver cessò;
forse una fiera
con le zanne crudeli
il petto gli squarciò.
È morto,
è morto l’idol mio.
Vivere un sol momento
or non degg’io.
Onde tranquille,
che ascoltate i miei pianti,
nel vostro seno accoglietemi voi.
Con spirito si vada
ad incontrar la morte.
Da quel macigno
mi getterò da forte.
(Sale sulla rupe)
Saprà quell’inumano,
qual core in me s’annida.
Sì, si mora.
Nell’ondeggiante flutto
d’Angelica si perda la memoria,
ed a’ posteri sia
dolente istoria.
(Mentre vuol gettarsi in mare, Angelica si trova presso di Medoro)

Scena ottava
Angelica
Medoro!
Medoro
Idolo mio!
Angelica
Tu vivo?
Medoro
Tu respiri?
Angelica
Qual nume amico
ti salvò, ti difese
dal tuo penoso fato?
Medoro
D’Eurilla la pietà
sol m’ha salvato.

[36 – Duetto]
Medoro
Qual contento io provo in seno,
quanto è dolce il sospirar.
Angelica
Non fia mai che venga meno
un sì lieto vaneggiar.
Medoro
Qual momento a un core amante!
Angelica
Quel piacere in questo istante!
Angelica, Medoro
Deh conservi il dio d’amore
così bella fedeltà.

[37 – Recitativo]
Medoro
Ma non perdiamo, oh cara,
sì preziosi momenti.
Angelica
Fuggiam da queste arene.
Di qui non lungi
alberga un pescatore;
un picciol legno
egli n’appresterà.
In altro lido
vivremo i dì tranquilli.
Medoro
Et scettro e regno
per me tu perderai.
Angelica
Tal perdita per te
fia lieve assai.
(Nel partire sono arrestati da Orlando)

Scena nona
Orlando
Fermatevi, scellerati!
(a Medoro)
Dal seno imbelle
voglio svellerti il core.
Angelica
Pietà!
Pietà! del nostro amore!
Orlando
Dentro il mio petto
non s’annida pietà,
ma sol vi regna odio,
sdegno, furore.
Mori, fellon!
Alcina
(mostrandosi)
Che tenti, forsennato?
(Angelica e Medoro partono)
Orlando
Chi sei tu?
Qual ardir, qual tracotanza.
Alcina
Conoscermi dovresti ora abbastanza.
Orlando
Lasciami, scellerata!
Alcina
Fermati, indegno core!
Orlando
(A’ detti di costei
perdo il valore!)
Arde il mio cor di sdegno,
d’amor, di gelosia,
e più cruda si fa
la pena mia.
Alcina
Ti lascio, ma sovvengati
di non seguir gl’amanti;
pensa, o ritorno qui
fra pochi istanti.
(Parte)

Scena decima
Orlando
E ad Orlando vietato
sarà da vil donzella
di seguire il rival?
Forse che quella…
Non curo di saper,
non so chi sia.
Parlar non sento al cor
che l’ira mia.
(Comparisce un mostro)
Oimè, qual tetro oggetto!
Qual mostro dell’Averno
mi si presenta innante!
Altrove adesso io volgerò le piante.
(come sopra)
Onnipotenti dei! Idra feroce
mi vieta il proseguir.
Qua un fier dragone
erutta fiamme ardenti.
Ove sono? vaneggio?
Oppur son desto?
Non vidi mai
spettacolo più funesto.

[38 – Aria]
Orlando
Cosa vedo! Cosa sento!
Ah, le furie co’i serpenti
con le faci, co’i tormenti,
mi si vogliono avventar.
Il cervello in confusione
par la ruota d’Issione,
e nel core un avvoltore
non si può mai satollar.
Cosa vedo! cosa sento! etc.
(Parte)

Scena undicesima

Camera nel castello

[39 – Recitativo]
Pasquale
Con quest’abito addosso
faccio la mia figura,
vuol rimanere Eurilla
allor che mi vedrà.
Ma zitto che qui vien;
m’ascondo qua.
Eurilla
(entrando)
Dovrebbe ora Pasquale tardar poco,
pur lo sa
che l’aspetto in questo loco.
Pasquale
Madama, al vostro bello
di quel grugno
o sia faccia di diamante
m’inchino,
anzi m’ossequio con un inchino
assai sprofondatissimo,
e vi dico di cor:
servo umilissimo.
Ti piace il complimento?
Eurilla
Parli molto elegante;
si vede che hai studiato.
Pasquale
E come! Sappi,
che tutte le madame di Francia,
quelle che avevano un poco di malice,
mi chiamavano tutte mon caprice.
Ed a Parigi!
oh caro, o bel paese!
Me n’andavo sovente ogni mattina
cento belle a incantar
col mio violino.
Eurilla
Davver?
Pasquale
Certo.
Eurilla
Nol credo.
Pasquale
Credilo pure, oh cara,
che feci tante di dolcezza
morire e spasimare.
Eurilla
Ma…
Pasquale
Taci,
e allarga l’orecchio
al mio Suonare.

[40 – Aria]
Pasquale
Ecco spiano,
Ecco il mio trillo.
non la cedo a nessun grillo,
al fagotto e all’oboè.
Come arpeggio!
Che staccate, che staccate!
Senta queste sincopate,
il furioso, l’andantino,
e ancor questo gruppettino,
contrattempi, l’obbligato.
Ah che un musico castrato
come me non canta affé.
Che ne dice? che le pare?
Torno l‘arco a impegolare,
ed il resto suonerò.
Che biscrome! che terzine!
Oh che belle volatine!
Oh che acuto! oh che basso!
Che passeggio! che fracasso!
Che ne dice? che le pare?
Questo è il modo di suonare.
La saluto e me ne vo.
Che biscrome, che terzine, etc.
(Parte – Entrano Rodomonte ed Alcina)

Scena dodicesima

[41 – Recitativo]
Rodomonte
Angelica dov’è?
Dove n’è andata?
Invan fu da me sinor cercata.
Alcina
In salvo son gli amanti;
io li difesi.
Rodomonte
Ove son?
Alcina
Lo saprai.
Tutti voglio presenti
al spettacol funesto.
V’aspetto entrambi
nella grotta mia.
Nella vicina rupe
si trova la caverna.
Ricopre il varco
un folto stuolo di funesti cipressi;
per lungo tratto
desolato è il terren.
Ivi dovrete sicuri penetrar.
Eurilla
Ma…
Alcina
Non temete.
Rodomonte
Verrò. Rodomonte lo giura.
È viltà che un eroe abbia paura.
Alcina
Spero d’Orlando,
benché difficil sia,
ammorzar la passion che lo molesta,
ch’esser potrebbe un dì
a lui funesta.
(Partono)

Scena tredicesima

[42 – Finale II]

Grotta d’incanti di Alcina.
Entra Orlando, seguito da Pasquale.
Orlando
Nel solitario speco,
ove ha ricetto Alcina,
porto lo sdegno meco,
la rabbia ed il furor.
Pasquale
Caro padron mio bello,
pietà d’un pover uomo.
Io sono un galantuomo
ripieno di timor.
Orlando
Taci, vigliacco, taci
e segui per or li passi miei.
Pasquale
Quando finisce, oh dei,
la vostra crudeltà!
Orlando
T’avanza, t’avanza, e di’ alla fata
ch’a lei bramo parlar.
Pasquale
Signor, quest’ambasciata
io non la posso far.
Orlando
Non replicar, indegno,
o in polvere ti fo.
Pasquale
Signor, signor…
Orlando
Or con un legno
l’ossa ti fiaccherò.
Vinto ch’avrò costei,
trionferò in amore.
Ami gli amanti rei
dovran cadermi al piè.
Pasquale
Signor padron…
Orlando
Che reci?
Pasquale
La fata non la trovo.
Orlando
Ritorna là di nuovo.
Fermati.
Pasquale
Sono qua.
Orlando
Alcina, vieni avanti!
Orlando a te l’impone.
Pasquale
Ah no, signor padrone!
Orlando
Ne vuoi tacer?
Pasquale
Oimè, oimè!
(Alcina esce dalla grotta)
Alcina
Eccomi, cosa vuoi?
Orlando
D’Averno furia ultrice!
Pasquale
Il mio padron lo dice.
Orlando
Megera cruda, Aletto!
Pasquale
Il mio padron l’ha detto!
Orlando
Odiosa all’uman genere!
Pasquale
Per me siete una Venere.
Orlando
Se il perfido Medoro
ognor con tue malie
difender vorrai…
Alcina
Basta così!
Ho tollerato assai.
Orlando
A te d’appresso io voglio…
Alcina
Fermati, arresta il passo,
o divenire io ti farò di sasso.
Orlando
(ride)
Del tuo furor mi rido.
Nell’infernal magione
assalirei Plutone,
e qual nuovo Teseo,
Ercole invitto,
porterei stragi e morte
fin dentro là,
alle tartaree porte.
Alcina
Non t’appressar.
Orlando
T’accheta! Il mio furore
ora devi provar.
Alcina
Vieni, s’hai core.
Orlando
Cerbero!… furie!… inferno!…
Alcina
Così vendica Alcina
il proprio scherno.
(Orlando viene trasformato in pietra da Alcina)
Pasquale
Ah povero Pasquale!
Adesso mi vien male,
mi sento traballar.

Scena quattordicesima

Vengono Angelica e Medoro, poi Eurilla e finalmente Rodomonte.
Angelica
Per quest’orridi sentieri
timorosa inoltro il passo,
ove il sol co’ suoi destrieri
mai non giunse a penetrar.
Medoro
Ah mio ben, che luogo è questo!
Che silenzio, che terrore!
Mi vacilla in seno il core,
e lo sento palpitar.
Eurilla
Tremo tutta poverina.
Chi sa dove quest’Alcina
rimpiattata si sarà.
Rodomonte
Spettri, larve, ombre vaganti,
che d’intorno a me girate,
Rodomonte rispettate,
o pentirvene farà.
Angelica
Che vedo!
Eurilla
Pasquale!
Pasquale
Eurilla!
Rodomonte
Medoro!
Pasquale
Oimè che mi moro!
Angelica, Eurilla, Medoro, Rodomonte
Che cosa sarà, che cosa sarà?
Rodomonte
(a Pasquale)
Parla, perché qui sei?
Pasquale
Dirò… signori miei…
perché… la cosa è chiara…
io venni… no… qui sono…
la prego di perdono,
se torno a principiar.
Rodomonte
Perdo la sofferenza.
Pasquale
Un poco di pazienza,
l’affare è d’importanza,
Io so… no… non son quello…
cioè… ma sul più bello
non posso seguitar.
Rodomonte
Perché, poltrone, il passo
movesti fino qua?
Pasquale
Il mio padron di sasso
per me ve lo dirà.
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale, Rodomonte
Che caso spietato,
che fiero accidente!
Qual nume possente
tal cosa operò
Alcina
Olà, non tremate,
timor non abbiate;
Orlando in un sasso
da me si cangiò.
Pasquale
È vero, verissimo!
Son servo umilissimo,
pian piano pianissimo
di qua me n’andrò.
Alcina
Rimanti.
Rodomonte
Qui resta.
Pasquale
Oimè che timore!
Angelica, Eurilla, Medoro
Mi palpita il cuore,
mi sento gelar.
Alcina
Se brami di nuovo
in vita l’indegno
col solo mio segno
da me si può far.
Pasquale
Ho gusto, di pietra
rimanga il padrone,
perché col bastone
mai più mi darà.
Alcina
Risolvi; che pensi?
Angelica
Vendetta non voglio.
Eurilla, Pasquale
Oh questo è un imbroglio
da farci tremar.
Angelica
Vendetta non voglio,
fa ciò che ti par.
Rodomonte
Del perfido voglio
l’ardire ammorzar.
Eurilla, Medoro, Pasquale
Oh questo è un imbroglio
da farci tremar.
Alcina
Fian paghi i desiri.
Orlando si miri
di nuovo animar.
(Orlando viene trasmutato nel suo essere primiero)
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale, Rodomonte
Che vedo! Oh portento!
Un tal cambiamento
stordire mi fa.
Orlando
Dove son?
Qual densa nube
tutta offusca i pensier miei?
Che vi feci, ingiusti dei,
perché tanta crudeltà!
Rodomonte
Or che tornasti in vita,
guardami in volto e trema.
Angelica
Par che minacci e frema
col pristino furor.
Orlando
Sì, ti ravviso, indegno!
Tutti tremar dovete.
Perfidi, non godrete
d’un vilipeso amor.
Alcina
Rammenta chi tu sei;
modera i detti tuoi;
se adesso tu non vuoi
macigno diventar.
(Parte)
Orlando
D’un fulmine scagliato
dall’ira di Giove,
d’un flutto agitato
da fiera procella,
d’un vento, d’un lampo,
d’un turbin, d’un tuono
peggiore già sono,
mi vuò vendicar.
(Orlando segue Alcina nell’interno, e improvvisamente rovina parte del suddetto, e lo rinserra.)
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale, Rodomonte
A poco a poco
entro il mio core
torna la calma,
fugga il timore,
comincia l’alma
a respirar.
Si cangia in un baleno
dubbio, timor, sospetto,
e sento nel mio seno
la gioia a ritornar.
Alcina
A poco a poco
nel vostro core
torni la calma,
fugga il timore,
comincia l’alma
a respirar.
Si cangi in un baleno
dubbio, timor, sospetto,
e ognun si vegga in seno
la gioia a ritornar.
Angelica, Eurilla, Medoro, Pasquale, Rodomonte
I nostri plausi lieti
a noi ripete l’eco,
e fa codesto speco
d’evviva risuonar.
Alcina
I vostri plausi lieti
a noi ripete l’eco,
e fa codesto speco
d’evviva risuonar.

ATTO TERZO

Scena prima

Veduta del fiume Lete, con i campi elisi in lontananza. Orlando dorme sopra un sasso. Caronte nella sua barca; entra Alcina.

[43 – Aria]
Caronte
Ombre insepolte,
di qua partite;
il passo a Dite
dar non si può.

[44 – Recitativo]
Alcina
Nella mente d’Orlando
ha la magia
placata e non sanata la pazzia;
l’effetto inveterato entro il suo core
potria ridurlo al pristino furore.
Però con l’oblivione
ti comando, Caronte,
d’aspergergli la fronte.
Ed in virtù di quel torbido flutto
si dimentichi Angelica del tutto.
Caronte
I cenni tuoi
a me legge saranno.
Alcina
L’asta, lo scudo,
e quel terribil brando,
ch’alla Gallia recò
sì grande onore,
ch’avvilito restò
per man d’amore,
tutto qui si troverà,
quando si desta.
Udisti?
Caronte
Udii.
Alcina
Il fin compir mi resta.
(Parte)

[45 – recitativo accompagnato]
Orlando
Sogno? veglio? cos’è?
Qual luogo è questo?
Angelica, Medoro, Rodomonte
eran pure con me nell’antro cupo!
Dagli occhi miei qual baleno sparì.
Credei sepolto restar tra le rovine,
e sol qui mi ritrovo…
(S’alza)
Come qui la mia spada, l’elmo,
lo scudo appeso a un arboscello!
Si confonde,
si perde il mio cervello…
Chi è quel folto barbone?
Ai fuggitivi vanni
sembra il signor degl’anni.
All’incurvato remo
io ravviso il nocchier
del guado estremo…
Ah ch’io mi sento a un tratto
trasferir nella reggia di Morfeo.
Un profondo sopor già m’appiglia
le stanche luci
e l’aggravate ciglia.

[46 – Aria]
Orlando
Miei pensieri, dove siete?
Questo è il regno del silenzio;
muto è il vento, e l’aure chete,
tutto invita a riposar.
Miei pensieri, dove siete, etc.

[47 – Recitativo accompagnato]
Caronte
L’irremeabil onda
infonda nel tuo core
il senno che perdesti.
Orlando
Ah fier dolore!

Scena seconda

Bosco.
Angelica inseguita da selvaggi.

[48 – Recitativo]
Angelica
Temerari, fermate!
Il mio sesso,
il mio grado rispettate!
Medoro
(entrando)
Angelica fra l’armi!
Ah barbari! ah crudeli!
(si battono)
Oimè, già il sangue in più parti
sortisce.
Angelica
Spietati… oimè! non posso,
eccolo ucciso.
(Parte. – Entrano Orlando, Rodomonte e Pasquale.)
Orlando
Alla mia spada
si deve la vittoria.
Rodomonte
A me pure
si deve un tal gloria.
Pasquale
Non voglio spaventarmi.
Rodomonte
Preparati.
Orlando
Son pronto.
Orlando, Rodomonte
All’armi, all’armi!
(Segue zuffa, e si disviano combattendo.)

[49 – Combattimento]

Scena terza

Cortile

[50 – Recitativo accompagnato]
Angelica
Implacabili numi!
Alfin contenti una volta sarete?
Ecco compita la scena rea
di mia dolente vita.
Ch’orror! Per colpa mia
dunque, idol mio, morrai?
Angelica crudele, e tu vivrai?
Ah no, ti seguirò!
Fermati, aspetta,
ombra cara e diletta.
Uomini, numi!
Un ferro, un fulmine, un veleno
vi chiedo per pietà.
Dov’è il mio bene?
Barbari! ah l’involano
agl’occhi miei.
Tutto per me finì,
tutto perdei.
Rendetemi, rendetemi Medoro!
E a chi ragiono?
Chi mi chiama? Io deliro…
E dove io sono?

[51 – Aria]
Angelica
Dell’estreme sue voci dolenti
odo il suo che d’intorno mi freme.
Il mio bene già palpita esangue;
già si tinge quel suolo di sangue.
Ah, fermate!
Fra tanti tormenti
chi m’uccide? La morte dov’è?
Empia sorte, perverso destino!
Crudo amore, spietato tiranno!
Tanta smania, tal duol, l’affanno
questo core non può sopportar.
Ah, fermate, etc.

Scena quarta

Entra Alcina

[52 – Recitativo]
Alcina
Non tormentarti più.
Angelica
Ah, non sai che Medoro…
Alcina
Tutto so e a tutto ho riparato.
Il tuo Medoro fu già risanato.
Angelica
Tu m’inganni!
Alcina
Tra poco qui il vedrai.
Angelica
Ma dov’è? Perché tarda?
Alcina
Or s’avvicina…
Angelica
Chi?
Alcina
Rodomonte,
Rodomonte
(entrando)
A’ tuoi piedi, oh regina,
dal mio furore oppressi e soggiogati
ti presento costoro.
Gli altri già furon
da Orlando debellati;
con lui poc’anzi in amistà tornai.
Angelica
Orlando!
Alcina
Non temer. Ei più non t’ama,
e neppur ti ravvisa.
Angelica
Come fu?
Alcina
Lo saprai.
Orlando
(entrando)
Dal valoroso Orlando
ecco vinti costoro.
A te li dono;
fanne quel che tu vuoi.
Così pensano ed oprano gli eroi.
Angelica
Ah, signore,
se teco io fui crudele
se il mio amor ti negai…
Orlando
E quando mai ti vidi,
e mai t’amai?
Angelica
Son di sasso!
Alcina
Cessate il vostro stupore.
Orlando era sì acceso nell’amore,
che per renderlo sano
io fui costretta
di condurlo a bagnar nel fiume Lete.
Da questo comprendete
ch’ogni verace amor
vive immortale,
o lo cancella sol l’onda fatale.
Orlando
Io resto stupefatto!

Scena quinta

Entrano Medoro, Eurilla e Pasquale.
Medoro
Adorato mio ben!
Angelica
Caro Medoro,
quanto per te penai.
Orlando
Il bellicoso cor,
che tengo in petto,
d’un ozio vil
non soffre la dimora.
Resta in pace; ti lascio.
Andiamo al mare.
Pasquale
Ma io, signor?
Orlando
Di te non so che fare.
Pasquale
(ad Eurilla)
Dammi la mano.
Eurilla
Io son la tua sposina.
Angelica
(a Medoro)
Prendi la destra
in segno del mio amore.
Medoro
Vagheggiarti potrò
senza timore.
Orlando
(ad Angelica)
Voi m’amaste? Non so;
ma se v’ho amata,
ogni torto, ogni ingiuria
ho già obliata.

[53 – Coro]
Orlando
Son confuso e stupefatto.
Donne belle, vel protesto,
nel veder che l’uom sia matto,
per la vostra crudeltà.
Tutti
Se volete esser felici,
riamate ognor chi v’ama
con candor senz’artifici,
e contento il cor sarà.
Eurilla
E pur sempre in conclusione
che in amore gli augelletti
di noi abbian più ragione
e maggiore umanità.
Tutti
Se volete esser felici, etc.
Rodomonte
Niuna tigre né pantera
non ho visto in Barbaria,
che in amor fosse severa
né sentisse almen pietà.
Tutti
Se volete esser felici, etc.
Alcina
Dunque ognun contento sia
di godersi tranquillo in pace,
e in virtù della magia
ciascun lieto sen vivrà.
Tutti
Se volete esser felici, etc.
Medoro
Se in amor serbai costanza,
fu l’amor di ciò cagione;
il mio amor vince ed avanza
fin la stessa fedeltà.
Tutti
Se volete esser felici, etc.
Angelica
La colomba insegna i baci,
e la fida Tortorella
negli affetti suoi tenaci
mostra a noi la fedeltà.
Tutti
Se volete esser felici, etc.

FINE DELL’OPERA

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