Glossario



Sinfonia concertante in si bemolle maggiore

per violino, violoncello, oboe, fagotto e orchestra, Hob:I:105

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Allegro (si bemolle maggiore)
  2. Andante (fa maggiore)
  3. Allegro con spirito (si bemolle maggiore)
Organico: oboe, fagotto, violino e violoncello solisti; flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Londra, 1792
Prima esecuzione: Londra, Hanover Square Rooms, 9 marzo 1792
Edizione: André, Offenbach, 1796

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Nel 1790, Haydn, terminato il servizio di musicista di corte presso gli Esterhàzy, fu invitato a Londra da Johann Peter Salomon, celebre violinista e direttore d'orchestra d'origine tedesca, direttore di una fiorente e prestigiosa società concertistica. I due soggiorni nella capitale inglese, nel 1791-92 e 1794-95 segnarono per Haydn un trionfo: il compositore presentò le dodici Sinfonie cosiddette "londinesi", più questa Sinfonia concertante, eseguita per la prima volta, il 9 marzo 1792 sotto la direzione dell'autore, con Salomon al violino ed altri rinomati virtuosi nelle altre parti solistiche.

Il genere della Sinfonia concertante nasce da quello del Concerto grosso che godette di una grande fioritura tra gli ultimi decenni del '600 e i primi del '700. Portato in auge da Corelli e da Händel, era caratterizzato dalla presenza di un gruppo di strumenti solistici (per lo più archi, ma talvolta anche fiati) che dialogavano liberamente con l'orchestra, secondo un rapporto di pieni e di vuoti che la forma della Sinfonia concertante, nata nella seconda metà del Settecento presso i compositori della scuola di Mannheim, arricchì di tutte le caratteristiche strumentali, stilistiche ed espressive maturate nel frattempo. Così, in questa pagina di Haydn, il vecchio concertino si è trasformato in un quartetto, con due coppie di strumenti appartenenti a famiglie diverse - archi e legni - scelti in modo da rappresentare le quattro tessiture fondamentali, dal basso al soprano. A differenza di quanto avviene nel genere del Concerto, nella Sinfonia concertante i solisti non si oppongono all'orchestra come personalità indipendenti: emergono, invece, dalla massa e vi rientrano, collaborando ad un discorso "sinfonico" caratterizzato da una pittoresca varietà di colori timbrici.

Così fanno il violino, il violoncello, l'oboe e il fagotto che, durante l'esposizione orchestrale dell'Allegro d'apertura cominciano ad affacciarsi timidamente, in brevi passaggi di raccordo, rendendo quindi vivo il desiderio di ascoltarli più a lungo. Subito dopo, i quattro riprendono il tema principale, in cui una proposta cantabile è seguita da una capricciosa risposta ritmica. Si noti con quale maestria Haydn sappia conciliare due princìpi apparentemente antitetici: da un lato i temi sono frantumati in una serie di incisi, talvolta bizzarri, sempre imprevedibili; dall'altra questo discorso non dà la minima impressione di frammentarietà, perché tutto è reso unitario dalla coerenza deduttiva, caratteristica fondamentale dello stile classico viennese. Così, il gusto rococò per la capricciosa frastagliatura del disegno, che trionfa in questa composizione, perde ogni leziosaggine e diventa espressione di quella medesima fantasia combinatoria che, in chiave vigorosamente costruttiva, si afferma nelle Sinfonie londinesi: i temi attirano la nostra attenzione non tanto per la loro personalità, come avviene in Mozart, quanto per la vicenda di trasformazione, frantumazione, combinazione cui vengono ingegnosamente sottoposti da Haydn e organizzati in costruzioni perfette. Nessun altro artista del secondo Settecento ha saputo interpretare con maggiore poesia la lucidità della ragione illuministica nell'atto di ordinare, con splendente chiarezza, la varietà del mondo.

A differenza di quanto avviene nell'Allegro iniziale, nell'Andante i quattro solisti escono subito in primo piano, mantenendosi in equilibrio tra una scrittura concertante ed uno stile più impegnativo, non lontano da quello del quartetto d'archi. Il tema, dolcemente nostalgico e riposato, molto vocalistico nella sua effusione melodica, è variato e decorato con estrema grazia, mentre l'orchestra assolve a una semplice funzione di sostegno.

Dopo il raccoglimento cameristico del secondo movimento, l'Allegro con spirito ritorna alla dimensione sinfonica, riservandoci una curiosa sorpresa. L'incipit è inaspettatamente febbrile, e sembra introdurre la scena eroica di un'opera seria: impressione confermata, subito dopo, da un patetico recitativo del violoncello. Poi, il rondò parte con un tema dal carattere spiccatamente comico, che attrae i quattro strumenti solisti in capricciosi inseguimenti imitativi, brillanti uscite virtuosistiche come quelle del violino, imitato dal violoncello che passa all'orchestra il filo del discorso, e questa lo rilancia agli strumenti a fiato, in un continuo gioco di scambi, vivacissimo e arguto. La regola è l'imprevedibilità, la coincidenza tra estro e armonia, tra la volubile libertà dell'invenzione e la convergenza di ogni elemento in una costruzione equilibrata, perfettamente in sé conchiusa. A poco a poco dimentichiamo lo strano recitativo iniziale. Di modo che ci sorprende riascoltarlo ancora una volta, quando sbuca fuori, nel modo più imprevedibile, a spezzare la corsa del rondò, prima che questo possa riaffermare, un'ultima volta, la sua accesa vitalità.

Paolo Gallarati

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Composta nel 1792, la Sinfonia con n. 105, concertante, fu eseguita la prima volta nei concerti di Salomon il 9 marzo dello  stesso  anno.  Essa è in  soli tre tempi, ma l'Allegro iniziale non presenta un'esposizione orchestrale, come per lo più nel concerto classico. I solisti entrano subito nel vivo della conversazione, che si svolge spiritosa e garbata, senza mai languire, con qualche sorprendente trapasso armonico e qualche drammatica pausa improvvisa, secondo lo stile ch'è proprio di Haydn. I tutti orchestrali intervengono raramente e soltanto per precisare il disegno formale del movimento. Le cadenze ai singoli strumenti sono fornite dall'autore stesso, in egual misura per ciascuno. Il carattere lirico dell'Andante centrale procede da una nobile frase del violino solista, il quale poi vi ricama sopra accompagnando gli altri strumentisti con svolazzanti trentaduesimi, mentre l'orchestra si mantiene discretamente sullo sfondo. L'Allegro con spirito comincia con un'aggressiva esposizione in ottava del tema principale (di tutti), che serve da introduzione a un recitativo in stile melodrammatico del violino solo; questo, a un certo punto, dà avvio con semplicità al movimento, ch'è in forma di rondò. Dopo una seconda ripetizione orchestrale del tema i quattro solisti si inoltrano in una serrata conversazione. Nel luogo della tradizionale cadenza riappare il recitativo dell'inizio. Ancora qualche trovata armonica, e qualche fuggevole pausa momentanea, e Haydn conclude nel modo che più gli è congeniale anche questa Sinfonia concertante.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della musica, 14 gennaio 2012
(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001

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Ultimo aggiornamento 24 gennaio 2012
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