Glossario



Sinfonia n. 49 in fa minore "La Passione", Hob:I:49

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Adagio (fa minore)
  2. Allegro di molto (fa minore)
  3. Minuetto (fa minore) e Trio (fa maggiore)
  4. Finale: Presto (fa minore)
Organico: 2 oboi, 2 corni, archi, basso continuo (fagotto, clavicembalo)
Composizione: Eisenstadt,  1768
Edizione: Sieber, Parigi, 1771

Guida all'ascolto (nota 1)

In linea generale l'ampia produzione sinfonica di Haydn - 107 Sinfonie secondo i recenti studi musicologici - segue l'ordine cronologico, basandosi sulle date apposte sugli autografi, sul cosiddetto "Entwurf-Katalog" dello stesso compositore e sulle indagini d'archivio. Il gruppo di Sinfonie n. 49 - n. 56 risulta composto negli anni tra il 1768 e il 1780, in particolare la Sinfonia in fa minore n. 49 vide la luce, anche in sede esecutiva, nel 1768 secondo l'autografo ora conservato a Stoccolma e le cronache dell'epoca.

Da alcuni anni, esattamente dal maggio 1761, Haydn svolgeva le mansioni di vice-Kapellmeister alla corte del principe Paul Anton Esterházy che normalmente viveva nel castello di Eisenstadt, saltuariamente recandosi a Vienna oltre al periodo natalizio. L'effettivo "maestro di cappella" era Gregor Werner che però si occupava principalmente della produzione di carattere religioso, mentre toccava a Haydn lo specifico impegno con l'orchestra, allora in fase d'ampliamento, con l'organico allargato specialmente nel settore degli strumenti a fiato. Man mano che veniva ultimandosi la costruzione del nuovo e vasto castello di Esterháza (ora Sopron) sui limiti della pianura ungherese, vennero ad aggiungersi all'orchestra di corte vari strumentisti dell'arco, un gruppo dei quali seguiva il principe quando si trasferiva al castello di caccia di Kittsee, presso Pressburgo (ora Bratislava).

Un'indagine d'archivio ha rivelato che, a partire dal 1765, anche in assenza da corte del principe, si svolgevano a cura di Haydn due programmi di concerti ogni settimana, il martedì e il sabato nelle ore pomeridiane. In parallelo l'organico strumentale dipendente da Haydn (una decina di violini, due viole, due violoncelli, due contrabbassi, oltre al gruppo dei fiati) veniva coinvolto anche nelle rappresentazioni operistiche che avevano luogo nel teatrino di corte, nonché negli spettacoli di marionette. Dal 1768 vennero allestite opere di Paisiello, Guglielmi, Gazzaniga, Cimarosa, Anfossi oltre ai titoli che furono firmati dallo stesso Haydn negli anni successivi. Dipendeva da Haydn anche la scrittura degli interpreti di canto, tra cui si annoverò la presenza del soprano italiano dalla folta capigliatura bruna Luigia Ponzelli, di cui Haydn si sarebbe follemente invaghito. Altra attività di Haydn fu quella di comporre musiche di scena per gli spettacoli di marionette e di teatro di prosa, tra cui vi furono versioni in tedesco dei principali drammi shakespeariani. Per dar un esempio dell'attività musicale a cui Haydn attendeva, nel 1768 vennero allestite sotto la sua direzione, dal clavicembalo o dallo scranno del violino di spalla, 125 rappresentazioni di 17 titoli d'opera, 7 delle quali erano novità assolute.

Le copie e i manoscritti vergati da Haydn avevano allora una notevole circolazione nell'impero asburgico, per lo più erano pubblicati a Parigi dall'editore Sieber, venivano acquistati da privati, oltre ad essere accolti negli archivi di parecchi monasteri. La partitura autografa della Sinfonia n. 49 in fa minore, in particolare, fu portata dal giovane allievo Paul Struck nell'agosto 1801 a Stoccolma e da lui donata ad un certo Pehr Frigel che nel 1807 si risolse a legarla all'Accademia Reale Svedese di musica, ove tuttora è consultabile.

Il sottotitolo "La passione" comparve su una copia dell'autografo conosciuta la prima volta in sede esecutiva nel 1790 a Schwerin ma, secondo le cronache più attendibili, nulla prova che dipenda da un'occasione o da una destinazione di carattere sacro, come da un concerto durante la Settimana Santa, come sovente si è letto nel secolo scorso. Più verosimile è l'opinione di Robbins-Landon che associa questo lavoro al gruppo di Sinfonie detto dello "Sturm und Drang", riferibile cioè in maniera più o meno scoperta all'omonimo movimento estetico che cominciava allora ad agitare le acque della letteratura e dell'arte nei paesi tedeschi. A tale riguardo il sottotitolo "La passione" andrebbe inteso a riassumere "l'intensa carica dell'emozione" provocata dall'ascolto, se non a riflettere la prossimità allo schema della "sonata da chiesa" nell'alternanza simmetrica di tempi lenti a movimenti animati, nell'intero ambito della tonalità di fa minore, con l'eccezione del Trio del Minuetto in fa maggiore.

L'Adagio introduttivo in 3/4 prende l'avvio con i valori lunghi della frase enunciata dagli archi con un'idea che rammenta un corale da cui si dipana un'ampia linea melodica che dai violini passa all'intera orchestra. Il clima espressivo d'impronta un po' lamentosa sembra accentuare l'atmosfera patetica - al riguardo Robbins-Landon evoca l'immagine d'una processione di penitenti e di flagellanti dietro al Crocifisso - con le improvvise interruzioni "simili a singhiozzi imploranti" e le drammatiche perorazioni in semicrome ribattute.

L'Allegro di molto in 4/4 prende l'avvio con un motivo imperioso, affannoso ed irruente, segnato dagli ampi salti degli intervalli, in alternanza alla seconda idea, di stampo sereno (piano), soggetto a procedimenti imitativi. Lo sviluppo segue il medesimo tracciato tematico in una trama strumentale serrata mentre la ripresa torna al fa minore.

D'ampie proporzioni è il Minuetto, improntato ad atteggiamenti impettiti e seriosi, mentre nel Trio appaiono in primo piano gli interventi dell'oboe e dei corni, instaurando una certa oasi momentanea di distensione.

Il Finale-Presto in 2/2 ha come idea principale un breve tema ritmico e melodico esaltante, quasi eroico in un ambito espressivo tendenzialmente cupo. E la tensione della musica, accentuata dall'incalzare ritmico e dagli ampi intervalli, conduce la Sinfonia n. 49 alla rapinosa conclusione.

Luigi Bellinguardi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Composta nel 1768, la Sinfonia n. 49 appartiene a un gruppo di lavori - in articolare alcune sinfonie (le nn. 35, 38, 39, 44, 45, 49, 52, 58, 59) - scritti itorno a quell'epoca e riferiti allo spirito dello "Sturm und Drang", ossia del noto movimento preromantico, che induce anche Haydn ad assumere modi drammaticamente concitati, cupe tonalità minori, condotte armoniche frequentate da tensioni e da accordi dissonanti, atteggiamentÌ patetici spinti ben oltre l'affettuoso sentimentalismo dello stile galante. Una maniera appassionata che dà ragione di certi titoli, come questo della Sinfonia n. 49 o della più tarda (del 1772, nonostante porti il n. 44) "Sinfonia funebre". Eppure la struttura della Sinfonia "La passione" è, per altri versi, ancora aderente allo stile antico, con l'indicazione del basso continuo affidato al clavicembalo, con un ordinamento dei movimenti tale che un Adagio stia al primo posto, in luogo dell'allegro costituente il primo tempo di sonata, disposizione da vecchia sonata da chiesa, che, paradossalmente, ha forse contribuito a conferire un che dì religioso alla composizione e a confermarne anche in questo senso il titolo. L'Adagio che apre la Sinfonia non è infatti la solita introduzione all'allegro seguente, bensì un vero e proprio primo movimento, un brano di ampio respiro, improntato a toni di solenne eloquenza, costruito tuttavia secondo i principi della forma-sonata. Il primo tema, esposto dai violini, ha carattere pacatamente lirico e quasi religioso, mentre il secondo, basato su un gioco di accordi spezzati dei violini primi, ha un piglio più vigoroso. La tensione generata da questo movimento  si scarica nell'Allegro di molto, anch'esso, nondimeno, tempestoso e sinistro fin dal ina principale, caratterizzato da ampi salti melodici e dal contrasto fra effetti di staccato e di note tenute. Né meno concitato è il Finale, dopo la parentesi spensierata e quasi salottiera, concessa dal Minuetto.

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Se c'è un autore al quale il nostro immaginario culturale lega una creatività solare e ricca di fine senso dell'humour, questo è sicuramente Franz Joseph Haydn. Eppure l'immagine bonaria e non del tutto esatta di padre della Sinfonia che la storia ha unito al suo nome va arricchita di nuove prospettive: da grande autore quale fu, Haydn toccò molte delle corde espressive che la cultura dell'epoca gli mise a disposizione. Non ultimo lo Sturm una Drang (Tempesta e assalto) che verso la fine degli anni '60 del Settecento caratterizzò con punte di tensione drammatica l'espressione artistica nell'Europa settentrionale. L'estrosità cupa, la violenta reazione alla malinconia e all'abbattimento provocato dalla percezione di una dimensione umana in perenne ritardo sulla tensione ideale, sono sfaccettature "irrazionali" del secolo dei Lumi che hanno venato, anche se in chiave minoritaria, l'arte musicale del secondo Settecento.

Haydn trasfonde questa corrente culturale nel suo sinfonismo sperimentandola almeno fino al 1773. Riguardo alla Sinfonia in fa minore n. 49, composta nel 1768, si è spesso scritto che nell'opera questo disagio espressivo si colleghi a una riflessione sui misteri religiosi. La cosa rimane però dubbia: il "titolo" La Passione non fu dato alla Sinfonia dal compositore ma, come accadeva spesso, dal suo editore che mirava a distinguere opera da opera per una migliore commercializzazione del prodotto. In più, una fonte della composizione conservata presso la "Gesellschaft der Musikfreunde" di Vienna riporta nel frontespizio questa dicitura: «entusiasmo del Quakuo [si legga quacquero] di bel'humore [sic] / questa Sinfonia serve di compagna a quella / del Philosopho Inglese dell'istesso autore». È infatti probabile che la Sinfonia sia nata per ispirazione di una celebre commedia di Nicolas Chamfort, La jeune indenne, pubblicata in Germania nel 1764 col titolo Die Quäker e rappresentata frequentemente a Vienna fra il 1760 e il 1770. Fatto non nuovo per Haydn che a volte si faceva ispirare per le sue creazioni sinfoniche da situazioni teatrali. Tuttavia un'interpretazione del genere muterebbe la "sturmeriana" cupezza della Sinfonia in una parodia musicale del tirchio e goffo quacquero descritto da Chamfort, ma non vi sono stru menti per essere sicuri di ciò. È anche possibile che la commedia sia stato uno spunto per poi approdare ad altre esigenze espressive. In ogni modo, ciò che è reale e tangibile è la natura sperimentale dell'opera: tutti i quattro tempi sono nella medesima tonalità di fa minore (cosa insolita per il sinfonismo dell'epoca), e l'impianto dinamico della Sinfonia si basa sull ordine dei movimenti della vecchia "Sonata da chiesa" italiana (tempo lento - tempo veloce - tempo lento, solitamente un Minuetto - tempo veloce).

La seriosità con cui inizia il primo movimento, Adagio, è comunque tipico dei lavori della produzione sacra di Haydn. Ilmotivo doloroso, che insiste sul semitono, ha natura dialogante ma sembra non subire evoluzioni ed è immerso in un'atmosfera scura e statica che caratterizza tutto il brano.

Il secondo movimento, Allegro di molto, è senza dubbio quello più "appassionato" della composizione: il motivo d'apertura sorge con cipiglio da un tessuto sincopato, utilizzando gli aspetti di un linguaggio drammatico (contrasti dinamici e sincopi producono un tessuto sonoro molto nervoso) reperibile, per esempio, anchenella produzione di Mozart. Colpisce di questo movimento, talvolta accompagnato da armonie insolite, la lunga sezione dello sviluppo, momento in cui il materiale precedentemente esposto viene "problematizzato" e sfruttato al meglio delle sue possibilità combinatone. Ciò che però spiazza l'ascoltatore è il ritorno del tema principale in posizione totalmente inaspettata (si faccia attenzione al senso di sorpresa che si proverà).

Il Minuetto comincia con lo stesso motivo dell'Allegro di molto ma produce un momentaneo rasserenamento dell'atmosfera, soprattutto nel Trio dove compare per la prima volta una tonalità di modo maggiore.

Il Presto finale è caratterizzato da un unico tema, come accade spesso nei finali sinfonici e cameristici di Haydn, e le sue evoluzioni sono messe finemente in relazione con i temi dei movimenti precedenti. La tensione è qui creata dall'estrema concentrazione del materiale, altro mezzo che crea un effetto drammatico per via di una indotta percezione di compressione "spaziale" fra i suoni.

Non c'è però abbattimento in questa musica, né rinuncia: seppur tradotta dalla nostra esperienza di ascoltatori come una partitura "tragica", l'arte navigata e l'impareggiabile artigianato di Haydn ci danno un raro esempio di "humour nero" il cui fine principale è comunque stupire, stimolare la nostra intelligenza con novità interessanti.

Simone Ciolfi

Guida all'ascolto 4 (nota 4)

Verso la fine degli anni Sessanta del Settecento si fa palese, nella produzione sinfonica di Haydn, il desiderio di spingersi oltre i confini tradizionali di un genere legato al piacevole intrattenimento nobiliare: la sinfonia diviene allora il terreno privilegiato per sperimentare un linguaggio più espressivo ed emozionalmente pregnante. Alcune sinfonie in modo minore sono particolarmente significative da questo punto di vista. Haydn dà loro un carattere ben individuato, a volte spiccatamente teatrale, caricandole di un'intensa drammaticità che aderisce all'estetica dello Sturm und Drang. Questa inclinazione, che Haydn abbandonerà anni più tardi, è stata commentata da molti come una conseguenza dell'isolamento in cui il compositore si trovava da quando aveva seguito il principe Nikolaus nella nuova residenza di Eszterhàza, dove si sarebbe trattenuto - praticamente tagliato fuori dal mondo - fino al 1790. Fu Haydn stesso a riferire a un biografo, anni più tardi: «Ero isolato, nessuno accanto a me poteva turbarmi o arrecarmi disturbo, perciò sono stato costretto a diventare originale».

La Sinfonia n. 49 in fa minore, detta "La passione", è forse la più radicale tra le sinfonie di questo periodo. È impostata in una tonalità - fa minore - raramente usata all'epoca, e riservata perlopiù alle scene sovrannaturali nelle opere teatrali o all'espressione di passioni intense nelle opere strumentali. La Sinfonia, infatti, ha un carattere scuro, a tratti persino "rude". È l'ultima delle sinfonie di Haydn che adottano la forma arcaica della "sonata da chiesa", con un movimento lento in apertura, forma ancora frequente all'inizio degli anni Sessanta ma poi abbandonata. Il taglio formale corrisponde, in ogni caso, a un atteggiamento espressivo serio; ed è in rapporto a questo carattere che è stato letto, tradizionalmente, il titolo "La passione" (i commentatori romantici si spingevano a vedere, nel movimento iniziale, una teoria di penitenti davanti alla croce...). Ma il titolo, come nel caso delle altre sinfonie che ne portano uno, non proviene da Haydn. È attestato da un'unica fonte musicale, utilizzata per un'esecuzione che si tenne, nel corso della Settimana Santa del 1790, nella città tedesca di Schwerin (dalla quale era bandita, in quell'occasione, ogni musica profana). "La passione" fa riferimento, perciò, a una specifica circostanza esecutiva, e non alla presenza di temi ecclesiastici né al carattere della sinfonia stessa.

La Sinfonia è dotata di una forte unità espressiva, che è ulteriormente rafforzata da una rete sottile di corrispondenze motiviche. Le quattro note con cui si apre il tema principale dell'Adagio sono i mattoni costitutivi dei temi di ogni singolo movimento: ritornano nel tema principale dell'Allegro di molto (sono le note acute all'inizio di ogni battuta), nell'idea secondaria dello stesso movimento, nel tema del Menuet e in altri luoghi ancora. Si tratta di una tecnica costruttiva tipica dello stile classico austro-tedesco, basato su quel principio di economia e unità tematica che troverà nelle opere di Beethoven, pochi anni più tardi, l'applicazione più radicale.

Alla serietà pensosa, all'atmosfera scura dell'ampio Adagio iniziale succede la forza propulsiva dell'Allegro di molto. Un legame con lo stile "da chiesa" - oltre alla forma generale della Sinfonia - è qui costituito dalla scrittura contrappuntistica che caratterizza i temi principali del movimento. La nervosa tensione che lo sostiene è già evidenziata dagli ampi salti e dalle sincopi del tema d'apertura; un contrasto netto, inoltre, è creato dalle contrapposizioni dinamiche e dall'atteggiamento più sereno che il discorso assume non appena la musica raggiunge la relativa tonalità maggiore. Lo sviluppo, insolitamente ampio, segna il ritorno al carattere minaccioso, quasi sinistro dell'esordio. Degno di nota è il fatto che dopo l'iniziale elaborazione del tema principale l'ascoltatore venga ingannato per ben tre volte dalla ripresa della transizione e delle due idee secondarie, ciascuna delle quali compare nella tonalità "sbagliata". Ma l'ambiguità formale è ancora accresciuta da un'ulteriore elaborazione del tema principale nel corso della ripresa vera e propria, che sembra confondere la propria funzione con quella dello sviluppo.

Il Menuet costituisce una sorta di oasi, un interludio tra i due agitati e scuri movimenti veloci. Il Trio, in particolare, introduce un'atmosfera più serena grazie al modo maggiore e al timbro dei corni, spinti qui in un registro particolarmente acuto. Il Finale (Presto), anch'esso tematicamente legato ai movimenti precedenti, è una pagina che dispiega una grande energia. In forma sonata monotematica, diviso in due parti ritornellate (la seconda delle quali è più ampia e contiene gli elementi di elaborazione dello sviluppo), il movimento non fa alcuno sforzo per rischiarare l'atmosfera di una sinfonia che resta tra le più concentrate ed emotivamente intense della produzione sinfonica di Haydn.

Claudio Toscani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 15 Febbraio 2003, direttore Marin Alsop
(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 21 Febbraio 2009, direttore Fabio Luisi
(4) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 258 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 11 maggio 2011
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