Glossario



Sinfonia n. 88 in sol maggiore, Hob:I:88

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Adagio (sol maggiore); Allegro
  2. Largo (re maggiore)
  3. Minuetto (sol maggiore) e Trio
  4. Finale: Allegro con spirito (sol maggiore)
Organico: flauto, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Eisenstadt, 1787 ?
Edizione: Sieber, Parigi, 1789

Composta per Johann Tost

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Joseph Haydn nacque nella bassa Austria, in una zona di confine allora abitata da popolazioni di lingua tedesca, ungherese e croata, il cui folclore musicale rimase per sempre impresso nella sua memoria, come è dimostrato dalle melodie popolari di quelle tre diverse etnie che compaiono anche nelle sue composizioni più seriose, come le Sinfonie. Diventato adulto, fu assunto dai principi Eszterhàzy, prima come vicemaestro e poi come maestro di cappella, e passò gran parte della sua vita in Ungheria, a Eisenstadt e a Eszterhàza, le due magnifiche residenze di una delle famiglie più antiche, potenti e ricche dell'impero. Spesso questo suo lungo periodo alle dipendenze degli Eszterhàzy è stato considerato un'umiliante servitù e già nel 1785 il Gazetteer & New Daily Advertiser scriveva: "C'è qualcosa di penoso per una mente liberale nella storia di Haydn. Quest'uomo meraviglioso, che è lo Shakespeare della musica [...] è costretto a risiedere nella corte d'un miserabile principe tedesco [...] Potrebbe esserci, per qualche giovane ambizioso, un'impresa eguale ad un pellegrinaggio per riscattarlo da questo destino e trapiantarlo in Gran Bretagna, il paese per cui la sua musica sembra essere fatta?". In realtà, questo "miserabile principe" era un mecenate che finanziò a Haydn un laboratorio musicale per far crescere la Sinfonia. Haydn stesso era pienamente soddisfatto di questa situazione: "Come Kapellmeister [cioè compositore e direttore d'orchestra] potevo fare esperimenti, osservare che cosa rafforzava e che cosa indeboliva un effetto e di conseguenza potevo perfezionare, sostituire, tagliare e provare delle novità; ero isolato dal mondo, non c'era nessuno intorno a me che potesse sviare e turbare il mio lavoro e così fui costretto a diventare originale".

L'auspicio dell'anonimo gazzettiere inglese si realizzò dopo qualche anno, perché Haydn soggiornò a Londra per due lunghi periodi tra il 1791 e il 1795 e lì compose le sue ultime dodici Sinfonie, ma già in precedenza, se egli non si era quasi mai mosso da quelle isolate località dell'Ungheria, la sua musica aveva viaggiato ed aveva raggiunto ogni angolo d'Europa. È questo il caso delle sei Sinfonie (dalla n. 82 alla n. 87) composte nel 1785-1786 su commissione dei Concerts de la Loge Olympique di Parigi. Le due Sinfonie successive - n. 88 e 89 - furono composte nel 1787 su richiesta di Johann Peter Tost, un violinista dell'orchestra degli Eszterhàzy dallo spirito avventuroso, che aveva deciso di tentare la fortuna a Parigi come musicista ed editore. Tost era una persona di pochi scrupoli e tentò d'imbrogliare in tutti i modi Haydn, che solo a fatica riuscì ad ottenere il compenso pattuito: ma il mondo gli è in qualche modo debitore di due capolavori.

Queste Sinfonie destinate a Parigi, scritte per una sala più ampia, per un pubblico dai gusti più raffinati e per un'orchestra più nutrita rispetto a quella di Esterhàza, mostrano uno sviluppo dello stile sinfonico di Haydn in direzione di un trattamento più robusto e compatto e allo stesso tempo più vario e colorato dell'orchestra e di una costruzione su scala più grandiosa e superba, ottenuta grazie a sviluppi più lunghi ed elaborati, a concezioni armoniche più audaci e ad un trattamento contrappuntistico più denso. Ma, pur nelle dimensioni e nella complessità superiori a qualsiasi Sinfonia precedente, questa è musica sempre chiara e intelligibile; infatti, mettendo totalmente e definitivamente da parte le artificiose complessità e la fitta ornamentazione del barocco e del rococò, realizza gli ideali di razionalità e naturalezza dell'Illuminismo.

Come la maggior parte delle Sinfonie haydniane di questo periodo, la Sinfonia n. 88 in sol maggiore si apre con una breve introduzione (Adagio), in cui accordi solenni e pause s'alternano, come in attesa d'una melodia che non riesce a sbocciare e si richiude in se stessa ogni volta che viene accennata dai violini. Con l'Allegro entra il tema principale, semplice, spensierato, popolaresco, esposto prima dai soli archi piano, poi dall'intera orchestra forte, con il controcanto degli archi gravi. Presentato rapidamente il secondo tema, una derivazione del primo, l'esposizione si chiude con una piccola e vorticosa coda a piena orchestra. La prima parte dello sviluppo è assegnata ai soli archi, che riprendono in varie tonalità l'incipit dei tema principale, quindi entra l'intera orchestra, che tratta il tema con elaborati contrappunti: con un'estrema concentrazione del pensiero musicale, tutto deriva dalle due sole battute iniziali dell'Allegro, leggere e briose, che però nell'elaborazione raggiungono anche momenti di notevole tensione. Dopo la regolare ripresa della prima parte, il movimento si conclude con una gioiosa coda in fortissimo, che è una nuova variante del motivo d'apertura.

Il solenne tema in re maggiore del Largo è in netto contrasto con la vivacità del movimento precedente: simile a un profondo e commosso corale, simmetricamente costruito, è introdotto dal violoncello, col raddoppio degli oboi, quindi passa per una serie di variazioni, con nuovi colori orchestrali (da notare il breve ma intenso assolo del flauto), sviluppi melodici e affascinanti controcanti.

Dopo il sublime Largo, il terzo movimento ci riporta alla natura terrena del Minuetto, presentato da violini, flauto e oboi con un tono da danza popolare, decorata però con graziosi abbellimenti. La seconda parte consiste in un gioco di alternanze tra archi e fiati, tra forte e piano, tra maggiore e minore. All'attacco del Trio centrale, la ronzante quinta di fagotti, corni e viole allude al suono della zampogna, e anche gli accenti spostati suggeriscono un ironico tono rustico.

Corona la Sinfonia un irrefrenabile Allegro con spirito, basato su un tema che ricorda quello del primo movimento: introdotto da fagotti e violini primi, ritorna più volte come in un Rondò, in veste strumentale sempre leggermente diversa. Al centro del movimento, il tema è anche sviluppato con complesse imitazioni canoniche, ma questo stile serioso è qui trattato in modo giocoso e parodistico. L'ironia diventa palese verso la fine del movimento, quando Haydn fa ripetere insistentemente a vari strumenti le due sole note iniziali del tema, come se non trovasse la strada per riproporlo per intero. Dopo una specie di piccola fanfara, che sembra fuori luogo e interrompe il discorso, il tema balena ancora una volta e, tra un vorticare di rapide note e una pomposa coda, conclude la Sinfonia nel modo più vivace.

Mauro Mariani

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Sinfonia n. 88, di gran lunga la maggiore fra le "parigine" e le "londinesi", fu scritta intorno al 1787 e destinata, non si sa bene se per essergli dedicata o per essergli semplicemente affidata, a Johann Peter Tost, un'ambigua figura di musicista, anche se professionalmente inappuntabile, che fu secondo violino nell'orchestra di Esterhàza dal marzo del 1783 al marzo del1788, e che speculò poi, grazie alla partitura in suo possesso, con l'editore Sieber di Parigi.

La serena, breve introduzione lenta, precede il gagliardo tema principale dell'Allegro che è enunciato piano per le prime due misure dai soli violini primi e secondi sui classici bicordi di terze, di quinte e di seste tipici dei corni, e poi, per altre due battute, sempre piano e pianissimo, è intonato da tutti gli archi. Quindi, il tema dell'Allegro è ripetuto forte da tutta l'orchestra, con una nuova vigorosa figurazione aggiunta nei bassi, che immediatamente assume, lungo il movimento, importanza di protagonista, specialmente nella parte dello sviluppo, il quale si dispiega in modulazioni a tonalità anche lontane (da la bemolle maggiore a fa minore, a si bemolle minore, a re minore, a fa maggiore, a la minore, a do maggiore, a mi ninore), fino a un fortissimo improvvisamente sospeso su una pausa generale, seguito, pianissimo, dall'eguale ripresa dell'inizio con un aereo ornamento del flauto. Il Largo in re maggiore consiste in una serie di'variazioni sopra un tema, il cui carattere sognante è accentuato dal fatto che a sostenerne la linea melodcai, che si ripete immutata pur modulando in la maggiore e in fa maggiore, è per lo più il violoncello solo, timbricamente impastato con gli altri strumenti, specie con i legni. È in questo Largo che i timpani e trombe, che avevano taciuto nel primo movimento, fanno la loro comparsa. Nell'energico Minuetto è da notare particolarmente l'effetto di cornamusa del Trio, dove la cantilena in ottava dei violini, degli oboi, del flauti, dagli accenti asimmetrici, è sostenuta dalle sonore quinte vuote dei fagotti, raddoppiati dalle viole e dai corni. Di abbagliante invenzione è pure il Finale, in forma mista di sonata e di rondò. Violini e fagotti introducono lo spumeggiante tema che domina l'intero movimento; dopo il suo terzo ritorno violini e bassi se ne impadroniscono per svolgerlo a canone stretto per quasi una trentina di battute, alla distanza di un quarto gli uni dagli altri; e poco prima della fine una serie di strappate in contrattempo arrestano di colpo l'Allegro con spirito a ridosso di una breve pausa coronata, che fa apparire ancor più precipitosa la travolgente coda.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 25 Febbraio 2007
(2) Testo tratto dal Repertorio di musica sinfonica a cura di Piero Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001

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