Glossario



Sinfonia n. 93 in re maggiore, Hob:I:93

Sinfonia di Londra n. 1

Musica:
Franz Joseph Haydn
  1. Adagio (re maggiore); Allegro assai
  2. Largo cantabile (sol maggiore)
  3. Minuetto (re maggiore) e Trio
  4. Finale: Presto ma non troppo (re maggiore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Londra, 17 Febbraio 1791
Prima escuzione: Londra, Hanover Square Rooms, 17 Febbraio 1792
Edizione: André, Offenbach, 1796

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Sinfonia n. 93 in re maggiore, la prima delle sinfonie "londinesi", fu composta probabilmente nella tarda primavera del 1791 nella capitale britannica ed ivi eseguita, il 17 febbraio del 1792, nel concerto inaugurale della stagione organizzata da Johann Peter Salomon per sottoscrizione. Dirigeva la sua orchestra lo stesso Salomon, e l'esito fu entusiastico.

L'Adagio introduttivo, dopo due re con corone scanditi fortissimo da tutta l'orchestra, espone, in modo meditativo, un tema da cui vedremo derivare la seconda idea nell'Allegro assai successivo, dove, eccezionalmente, essa verrà ad assumere un ruolo tutt'altro che secondario, influenzando l'intero sviluppo centrale.

Il tema in sol maggiore del gruppo di libere variazioni che costituiscono il Largo cantabile è enunciato piano per otto battute dai soli archi, ai quali si aggiunge il fagotto per altre otto battute; poi l'intera orchestra esplode forte, mutando subitaneamente in sol minore. Riprende il tema in sol maggiore, via via svolgendo altre variazioni e altre modulazioni che conferiscono al movimento un'apparente seriosità, umoristicamente contraddetta verso la fine, quando, in un tessuto pianissimo estremamente diradato, i fagotti da soli fanno intendere fortissimo il loro do più profondo. Il Minuetto, in questa prima sinfonia di Londra, mostra di tendere a staccarsi sia dal Ländler di un tempo, sia dalla danza galante delle sinfonie "parigine", e di avvicinarsi allo Scherzo di prossima concezione. Infine il Presto ma non troppo è la divertita, scorrevole conclusione della Sinfonia, risultante dalla fusione, tipicamente haydniana, della forma del rondò con quella della sonata.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Dopo la morte del principe Nikolaus Esterhàzy nel 1790, il suo successore Anton ridimensionò le attività musicali della corte, e ridusse il salario di Joseph Haydn a una modesta pensione. Il compositore non potè allora rifiutare la generosa proposta che gli venne da Johann Peter Salomon, violinista tedesco che era diventato una delle figure più importanti della vita musicale di Londra, nella veste di impresario, di solista, di fondatore e direttore di una propria orchestra. Salomon propose ad Haydn di scrivere per la sua orchestra delle nuove Sinfonie, e i due partirono insieme alla volta di Londra, dove arrivarono dopo un viaggio di 17 giorni, il giorno di capodanno del 1791. Haydn fu accolto come una celebrità dal mondo musicale londinese, e si mise subito al lavoro. Compose sei Sinfonie in quel primo viaggio, tra ii 1791 e il 1792, e altre sei nella sua seconda visita londinese, tra il 1794 e il 1795. E tutte le dodici Sinfonie scritte per Salomon ed eseguite dalla sua orchestra furono poi battezzate «Sinfonie londinesi».

Anche per venire incontro ai gusti del nuovo pubblico di Londra, Haydn elaborò una nuova maniera in queste Sinfonie, che appaiono più accattivanti e di impatto immediato rispetto alle precedenti. E questo spiega perché divennero subito tanto popolari. Il contenuto espressivo, la nitida sagomatura dei temi, il sapiente dosaggio dei chiaroscuri, la brillantezza della scrittura orchestrale, il vivace gioco di contrasti, la chiarezza delle architetture formali, si univano al gusto arguto, alla ricerca della sorpresa umoristica, alla capacità di fare sintesi fra alcune novità collaudate e una certa galanteria rococò.

Un carattere brillante, spettacolare, ha la Sinfonia n. 93 in re maggiore, la terza di questo gruppo di Sinfonie (anche se compare come prima nel catalogo Hoboken), composta nella primavera del 1791 e poi eseguita il 17 febbraio 1792 nel concerto inaugurale della stagione per sottoscrizione, diretto dallo stesso Salomon. La reazione del pubblico e della critica fu entusiastica, fu ammirata la novità delle idee, il capriccio grazioso mescolato alla grandiosità tipica di Haydn.

Come nelle altre Sinfonie londinesi, anche nella Sinfonia n. 93 Haydn prepone all'Allegro iniziale un'introduzione lenta (Adagio), 20 battute che si aprono con due Re scanditi all'unisono dall'intera orchestra, seguiti da un inciso degli archi dal carattere meditativo e da escursioni in tonalità lontane. Il galante ritmo di valzer sul quale è modellato il primo tema dell'Allegro assai, ritorna anche nel secondo tema integrato da disegni di scale che poi forniscono il materiale principale dello sviluppo, ricco di imitazioni e di intrecci contrappuntistici, prima della ripresa, dove si innestano nuovi controcanti e passaggi solistici al fagotto.

Il Largo cantabile (in sol maggiore) è costruito come un gruppo di variazioni su un temino enunciato all'inizio da quattro archi soli. Nelle variazioni resta il contegno serioso e compassato, che sembra quasi fare il verso a un'ouverture à la francaise, e che viene sottolineato dal frequente uso del modo minore, e dagli improvvisi scarti di densità e di dinamica. Ma alla fine quando la musica si fa più diradata e sembra spegnersi, un inaspettato Do grave in fortissimo dei due fagotti, ha un effetto davvero spiazzante (una sorpresa che piacque molto al pubblico londinese), come uno sberleffo che precede la chiusa di tutta l'orchestra.

Tipico dell'ultimo Haydn, il Minuetto (Allegro) si avvicina sempre più allo Scherzo beethoveniano, prendendo invece le distanze dal gusto galante delle Sinfonie precedenti. Il carattere un po' aggressivo, il passo pesante, sono messi in risalto dai colori saturi, dagli imprevedibili slittamenti di ritmo e di tempo, dal costante uso dei timpani. In questo Minuetto, Haydn richiama anche motivi dei movimenti precedenti, e innesta un originale Trio basato sul netto contrasto tra fanfare marziali e morbidi passaggi degli archi in tonalità lontane.

Haydn non fu contento del Finale (Presto ma non troppo) di questa Sinfonia - dopo la "prima" Haydn confessò a Frau von Genzinger che era un movimento «troppo debole» rispetto all'Allegro iniziale - anche se è una pagina piena di energia e di verve, che fonde rondò e forma-sonata in maniera molto libera, con due elaborati sviluppi, una trama tematica ricca di fantasia, di break e modulazioni improvvise, di contrasti pieni di humour, con una coda davvero trascinante.

Gianluigi Mattietti


(1) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 6 aprile 2017

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Ultimo aggiornamento 21 aprile 2017
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