Glossario



Sinfonia n. 97 in do maggiore, Hob:I:97

Sinfonia di Londra n. 1

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Adagio (do maggiore); Vivace
  2. Adagio ma non troppo (fa maggiore)
  3. Minuetto: Allegretto (do maggiore) e Trio
  4. Finale: Spirituoso (do maggiore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi e fortepiano obbligato nel finale
Composizione: Londra, 4 maggio 1792
Prima esecuzione: Londra, Hanover Square Rooms, 3 maggio 1792
Edizione: André, Offenbach, 1796

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Una netta predominanza del modo maggiore e una omogeneità dai contrasti smussati nella struttura di ciascuno dei quattro movimenti imprimono alla Sinfonia in do maggiore n. 97 un senso di pacata e maestosa serenità. Sembra quasi che, proprio negli anni della propria emancipazione professionale, Haydn volesse restare ancora legato a un'epoca, come quella delle composizioni atte a celebrare i fasti di corte, ormai destinata al tramonto. In realtà, nella struttura e nel tessuto del suo lavoro, egli riversa il frutto maturo di trent'anni di straordinaria evoluzione, contenente i germi di un nuovo modo di far musica. Non è quindi difficile individuare, come ad esempio negli episodi centrali (Sviluppo) del primo movimento, alcuni degli ingredienti musicali e degli impasti orchestrali che pochi anni dopo, seppur trattati con ben altro dinamismo e forza espressiva, ritroveremo nel sinfonismo beethoveniano.

Il sipario si apre lentamente sulla scena con un Adagio introduttivo nel quale la luminosità del modo maggiore viene appena increspata da alcuni accordi di settima diminuita. Non tarda a giungere il Vivace, con il suo primo tema scolpito sull'accordo di do maggiore, che avanza nel tempo di 3/4 con l'incedere solenne di una danza regale. Anche il secondo tema, a cui si giunge dopo un brillante episodio di transizione, presenta il carattere di danza, ma con toni più gentili e affettuosi, privi della maestosità dell'inizio. A completamento dell'Esposizione troviamo un rapido movimento terzinato e una graziosa cadenza nella quale affiora una cellula melodica già ascoltata nell'Adagio intoduttivo. Lo Sviluppo, dopo una iniziale riproposizione del primo tema in una tonalità lontana (mi bemolle), si articola in due episodi nettamente distinti: un suggestivo ordito contrappuntistico dei fiati (sotteso da un frammento del primo tema che rimbalza tra le diverse sezioni degli archi) e un forte orchestrale, unico momento di una certa drammaticità in cui un saliscendi di scale si intreccia al riecheggiare dell'incipit del primo tema. Al termine della sezione di Sviluppo resta il solo movimento scalare che come un filo d'Arianna conduce alla Ripresa. Quest'ultima si svolge secondo i canoni tradizionali, con l'aggiunta di un episodio interlocutorio che precede la coda conclusiva, basato sul già citato motivo dell'introduzione.

Il secondo movimento, Adagio ma non troppo, ruota intorno a un unico tema che Haydn trasforma attraverso due variazioni e una elaborazione. Il tema in questione prende le mosse da una graziosa melodia dal ritmo puntato e si sviluppa con un'ampiezza inusuale per un tema con variazioni, tanto da formare due episodi tra loro conseguenti ed entrambi ritornellati. Nella prima variazione le due parti del tema senza ritornelli presentano un disegno ornamentale a terzine condotto principalmente dai violini primi, che si snoda toccando le note della melodia principale come i paletti di una traccia. Il successivo episodio non ripercorre fedelmente la struttura del tema ma costituisce una libera elaborazione del tema stesso in tonalità minore, nella quale mesti e soffusi pianissimi si alternano a contrastanti sforzati dell'intera orchestra. Nel riportarsi in modo maggiore Haydn ripropone una nuova variazione dall'andamento gioioso, nella quale il tema questa volta viene fiorito da quartine di semicrome dei violini e con l'aggiunta di ritornelli delle due parti che presentano a loro volta piccole varianti. In conclusione di movimento, Haydn inserisce una cadenza d'inganno da cui ricava una semplice cellula ritmica di tre note che poi dilata con maestria per formare la coda finale.

Il terzo movimento presenta un Menuetto costituito da un ampio episodio unitario senza soluzione di continuità (non vi sono tra l'altro i tradizionali ritornelli letterali) che, ruotando intorno a due frasi (o più correttamente periodi) tra loro conseguenti, scorre fluido rievocando quell'atmosfera da danza di corte ascoltata all'inizio del primo movimento. Il Trio presenta una struttura analoga a quella del minuetto; tuttavia i toni più garbati della tessitura, dovuti a una dinamica contenuta e a una orchestrazione dalla quale vengono esclusi flauti, trombe e le vigorose percussioni dei timpani, danno invece a questa sezione centrale il sapore di una danza popolare.

L'ottimismo che pervade l'intera Sinfonia n. 97 trova il suo apogeo nel divertente Presto assai conclusivo in forma di rondò. Nelle prime otto battute del tema principale troviamo un'incalzante melodia dei violini primi alla quale risponde una perentoria scala a note staccate dell'intera orchestra, due frasi di un unico tema che Haydn svilupperà quasi fossero due temi distinti. Nel successivo botta e risposta tra oboi e archi, questi ultimi sembrano quasi accennare per un istante a una smorfia irriverente con un frammento del tema storpiato da una breve scaletta cromatica discendente. Un nuovo motivo di oboi e violini ha quindi la duplice funzione di restituire fluidità al disegno melodico e di dare il via a una intensa e mirabile elaborazione a mo' di fugato del secondo elemento del tema principale (crome ribattute con attacco anacrusico), che si conclude invece con echi della prima parte del tema. Dura poche battute la ripresa del tema, che viene quindi trasposto in tonalità minore con un espressivo fortissimo, per poi lasciare spazio a una sezione caratterizzata prevalentemente da successioni armoniche. Dopo una pausa di circa due battute, ritorna il motivo a crome ribattute, che viene più volte reiterato. A questa parte centrale di elaborazone fa seguito una ripresa del tema finalmente completa, seppure senza la presenza dei ritornelli, seguita da un'ampia coda conclusiva basata anch'essa sul motivo a crome ribattute, che si arresta momentaneamente su due cadenze intermedie prima della chiusa finale.

Carlo Franceschi de Marchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Composta nel 1792, la Sinfonia n. 97 è l'ultima delle sei scritte da Haydn durante la prima visita a Londra. Sappiamo che la sua prima esecuzione ebbe luogo, come per tutte le altre, alle Hanover Square Rooms, il 3 o il 4 maggio dello stesso anno con Salomon concertmaster (ossia violino di spalla e direttore) e con Haydn al cavicembalo o al pianoforte per il basso continuo (secondo un uso cerimoniale oggi non osservato, perché musicalmente non necessario nelle sinfonie di Haydn posteriori al 1769). La lenta introduzione ha particolare importanza, perché la frase meditativa esposta dai violini appare due volte, con effetto del tutto insolito, nel corso del Vivace successivo: una prima volta, fuggevolmente, alla fine dell'esposizione, e una seconda volta, dopo una pausa generale tipicamente haydniana, prima che si scateni una coda stringente, in un episodio rilassato e ricco di modulazioni. Il tema principale ha carattere di fanfara e si impone aggressivo, a piena orchestra, in ottava, contando ovviamente sul rinforzo preponderante delle trombe, dei corni e dei timpani. Per contrasto, il gentile secondo tema, sopra un leggero ritmo di danza, si affida, dopo una ormai familiare interruzione generale, ai primi violini che rapidamente conducono a un passo collettivo di terzine e alla riapparizione del tema dell'introduzione alla fine dell'esposizione. Il breve sviluppo attacca in mi bemolle maggiore col tema dell'inizio, che subito prende a modulare, giocando variamente con le figure della prima parte dell'esposizione fino alla ripresa, alla sorprendente rievocazione del tema dell'Adagio introduttivo e alla coda. Il secondo tempo della Sinfonia, in fa maggiore è fondato sognante melodia dei violini, seguita da una serie di tre decorative variazioni, la seconda delle quali in minore, e concluso da una coda con pedale terminale di tonica. Nel Minuetto Haydn gioca sulla varietà dell'orchestrazione, sui contrasti tra i forti e i piani, tra frasi legate e frasi staccate, sugli effetti timbrici (come nel Trio le miscele di oboe, fagotto e violini o il passaggio di questi, inopinato, nel registro acuto). Ricco di verve e di umoristiche sorprese è infine anche il Presto assai, nella forma mista, ormai consueta negli ultimi movimenti di Haydn, di primo tempo di sonata e rondò.

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

La Sinfonia N. 97 fu iniziata nel 1791, anno del primo soggiorno londinese del Maestro avvenuto, dietro invito dell'impresario Salomon, in seguito alla morte del Principe Esterhazy d'Ungheria, che liberò il musicista dai suoi impegni verso quel mecenate per l'orchestra del quale aveva creato, durante moltissimi anni di «servizio», gran parte delle sue opere mirabili. A Londra, dove aveva sede una grande orchestra, il vecchio e glorioso Maestro fu accolto con molti onori: ed è in quella città - dove soggiornò ancora fino al 1795 - che egli scrisse le sue ultime dodici sinfonie: con le quali questa forma strumentale raggiunge il culmine della perfezione artìstica. Tale perfezione si manifesta anche in una maggiore ampiezza di disegno, determinata da una parte dall'essere le sinfonie londinesi destinate ad un grande uditorio e, dall'altra, dall'influsso esercitato su Haydn dalle tre ultime sinfonie di Mozart che gli offrivano un magnifico modello di allargamento della forma, dotata di una salda unità architettonica. Tale concezione unitaria si manifesta già all'inizio della Sinfonia N. 97: la cui introduzione non è più un semplice preambolo ma appare strettamente connessa al movimento principale. Il caratteristico motivo della seconda battuta ritorna per tutto il primo tempo, fin nella coda; e nelle battute che precedono lo sviluppo gli archi si rimandano un breve disegno melodico derivato dal tema fondamentale. Nell'Adagio un tema semplice è svolto in tre variazioni con fine gusto strumentale. Nel Minuetto, di carattere tipicamente austriaco, è da notare il fatto che in luogo delle tradizionali ripetizioni testuali vi sono delle riprese variate; e lo stesso dicasi del Trio: pagina piena di grazia melodica e delicatamente orchestrata. Il Finale è di una schietta gaiezza e sembra evocare lo spirito della «commedia dell'arte» col suo irresistibile brio; tuttavia prima della conclusione appare un episodio di carattere come tragico che coglie di sorpresa l'ascoltatore. Ma subito dopo ritorna il buonumore: e ci accorgiamo cosi - per dirla col Geiringer - «che quelle cupe ombre erano state introdotte soltanto per dare maggior risalto alle prevalenti tinte luminose dell'intero quadro».

Nicola Costarelli


(1) Testo tratto dal libretto del CD AM 108-2 allegato alla rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 20 gennaio 1963, direttore Max Rudolf

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Ultimo aggiornamento 10 maggio 2011
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