Glossario



Sinfonia n. 99 in mi bemolle maggiore, Hob:I:99

Sinfonia di Londra n. 10

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Adagio (mi bemolle maggiore); Vivace assai
  2. Adagio (sol maggiore)
  3. Minuetto: Allegretto (mi bemolle maggiore) e Trio (do maggiore)
  4. Finale: Vivace (mi bemolle maggiore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Londra, 10 febbraio 1794
Prima esecuzione: Londra, Hanover Square Rooms, 10 febbraio 1794
Edizione: André, Offenbach, ca. 1801

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Sinfonìa in mi bemolle maggiore n. 99 appartiene al gruppo delle dodici "Londinesi", così definite per essere state composte in occasione dei due trionfali viaggi in Inghilterra compiuti dal compositore nei periodi 1791-92 e 1794-95, dietro invito del violinista ed impresario Johann Peter Salomon. Anche in precedenza Haydn aveva ricevuto pressanti inviti ad oltrepassare la Manica, ma era stato costretto a declinarli a causa del suo impegno di maestro di cappella presso la corte di Esterhàzy. A sollevare il compositore da questo impegno doveva essere l'improvvisa morte del principe Nikolaus, nel settembre 1790, e la conseguente decisione del figlio Anton di sciogliere la cappella familiare. Il contatto - già nel gennaio 1791 - con la prassi musicale inglese si doveva rivelare decisivo per l'estrema definizione dello stile sinfonico haydniano, partito da posizioni ancora legate all'età barocca ed evolutosi verso il mirabile equilibrio formale dello stile "classico", fino agli altissimi risultati delle Sinfonie "Parigine".

Tutte le "Londinesi" vennero dunque create per i concerti di Salomon alle Hanover Square Rooms, poi spostati, per le ultime tre, al King's Theatre. La circoslanza che questi concerti fossero frequentati da un pubblico pagante significò un netto mutamento nei rapporti produttivi ai quali Haydn aveva fino allora fatto riferimento. Il passaggio da Esterhàza a Londra implicò infatti, per l'anziano maestro, la brusca transizione dalla condizione di compositore dipendente, autore di brani rivolti a un pubblico ristretto e specializzato, a quella di libero professionista, consapevole di scrivere per un pubblico, come quello londinese, preparato, esigente e pieno di aspettative. E proprio la particolare attenzione al pubblico portò Haydn a redigere delle partiture che potessero "impressionare" per una ricerca continuamente variata delle soluzioni strumentali, armoniche, di sviluppo, e per dei precisi, riconoscibili tratti distintivi; risultati, questi, ai quali non è estranea la predilezione per un materiale tematico di carattere "popolare", che permea tutto il gruppo delle "Londinesi".

Ma anche un altro fattore fu determinante nella novità dei risultati del ciclo. Eccezionali erano le condizioni esecutive di cui Haydn potè disporre; illustri solisti e strumentisti facevano parte dell'orchestra di Salomon, che poteva vantare un organico di dimensioni inconsuete per l'epoca: fino a sessanta elementi. Ovvio che la stessa produzione sinfonica venisse direttamente influenzata da queste mutate condizioni. L'organico strumentale disponibile alla corte di Esterhàza comprendeva meno della metà degli strumentisti dei concerti al King's Thea-tre; e la scrittura strumentale di Haydn potè dunque avvantaggiarsi di una rinnovata varietà di effetti, sviluppandosi da una concezione ancora cameristica del suono orchestrale a una pienamente "sinfonica" in senso moderno.

Proprio la Sinfonia n. 99, in tal direzione, segna una importante novità; questa partitura, scritta a Vienna, nel sobborgo di Gumpendorf, nel 1793, in previsione del secondo viaggio londinese, è infatti la prima nel catalogo di Haydn ad avvalersi dei clarinetti, strumenti di cui il compositore non aveva potuto disporre né a Esterhàza né a Parigi; per quanto l'impiego dei clarinetti appaia assai cauto, principalmente come raddoppio, con scarso rilievo solistico, è evidente che il colore complessivo del gruppo dei fiati si arricchisce in modo peculiare.

È nelle ultime Sinfonie dunque che l'arte sinfonica di Haydn tocca il suo culmine, per la capacità di coniugare al più alto grado la fantasia dell'invenzione e il rigore nello sfruttamento dei mezzi compositivi. Le impostazioni delle varie partiture seguono tracciati in larga parte paralleli, ma le soluzioni strutturali ed espressive conferiscono poi a ciascuna di esse una fisionomia peculiare, alla quale non è estranea la scelta della tonalità di base e delle tipologie espressive ad essa connesse secondo il codice degli "affetti" dell'epoca.

La tonalità della Sinfonia n. 99, mi bemolle maggiore, ha un carattere nobile, di elevato livello concettuale e anche di implicazioni marziali. Grande solennità è quella dell'introduzione lenta, interrotta da pause ed esitazioni e condotta attraverso peregrinazioni che portano lontano dalla tonalità d'impianto. Nel seguente Vivace assai il tema principale è esposto piano dai violini e poi ripreso con aspetto quasi di marcia; tutta l'esposizione appare permeata di questo tema e del suo carattere, tanto da fare a meno di un vero secondo tema; una nuova idea, di carattere garbato e ironico, appare solo nella coda. Tuttavia la sezione dello sviluppo - aperta da un suggestivo richiamo all'introduzione lenta - è principalmente basata su questa ultima idea, prima ripresa in modo drammatico e poi con rimandi frammentari fra legni ed archi. La sezione della ripresa fa riapparire dunque il primo tema come un elemento lungamente desiderato, ma anche in questa ripresa la seconda idea gioca un ruolo diversivo più importante che non nella esposizione, senza che venga meno il carattere vigoroso del movimento, riaffermato anche nella coda.

Vero cuore della Sinfonia è il secondo movimento, che probabilmente Haydn scrisse in memoria di Marianne Genzinger, dama alla quale era legato da un sincero affetto di amicizia. In sol maggiore e in tempo ternario, questo Adagio si affida a due principali idee tematiche; la prima, cantabile e intima, viene esposta dagli archi, e trova ripetuti echi e rimandi negli interventi dei fiati. Questa contrapposizione di gruppi strumentali serve a preparare l'ingresso della seconda idea, assai più calda e intensa; un breve sviluppo porta a toni drammatici il tessuto sinfonico, e la ripresa vede il primo tema impreziosito da un tessuto polifonico; ma è la seconda idea ad essere riproposti) con maggiore intensità e in vesti diverse nell'ultima parte del movimento.

II tratto vigoroso e marziale del primo tempo si ripresenta nel Menuet, dove si inseriscono anche movenze di danza popolare; del tutto contrastante, con un fraseggio legato e una dinamica contenuta, la sezione del Trio, che si raccorda nuovamente al Menuet con una fantasiosa transizione. Piuttosto che concludere la Sinfonia con un movimento gemello di quello iniziale, Haydn preferisce affidarsi a uno dei suoi celebri tempi brillantissimi, arguti e concisi in forma di Rondò; abbiamo così un tema di moto perpetuo e una seconda idea di carattere ritmico, ma soprattutto quel gusto della "sorpresa", della ricerca di soluzioni continuamente rinnovate e inattese che è il segreto più autentico e felice dell'umorismo del compositore.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Composta a Vienna nel 1793 per il concerto del 10 febbraio 1794 organizzato da Salomon a Londra in Hanover Square, la Sinfonia n. 99 è la settima delle "londinesi" e la prima del secondo soggiorno di Haydn nella capitale britannica. E anche la prima in cui egli fa uso dei clarinetti. Essa ebbe subito grande miccesso, e nella replica del 17 febbraio il primo movimento fu bissato. La Sinfonia si apre con una lenta introduzione (un Adagio in tempo tagliato) attaccata con un accordo fortissimo di tonica, seguito da una breve frase cantabile intonata piano dai primi violini accompagnati dal fagotto, dal clarinetto e dagli altri archi. Questa viene poi bruscamente interrotta da un forte accordo di dominante dell'intera orchestra. Tale alternanza fra amabilità e ruvidezza, che fa già pensare ad analoghi contrasti beethoveniani, si conclude con un arresto sull'accordo di settima di dominante che dà adito al Vivace assai in 4/4, dove l'agile tema principale è enunciato piano dai primi violini, accompagnati dagli altri archi, e ripetuto forte da tutta l'orchestra. Annunci beethoveniani presenta anche l'Adagio in 3/4 del secondo movimento, per la sua intensità sviluppata a partire da una melodia cantabile, assegnata in apertura ai primi violini, in sol maggiore, per arrivare a una sezione centrale in re minore prima di tornare alla tonalità iniziale, attraversando momenti ora di lirica profondità, ora di drammatico fervore, corroborati   da un'armonizzazione assai espressiva. Il terzo movimento è un Minuetto dal tradizionale carattere, ove il Trio modula in do maggiore con una grazia che fa pensare a Schubert. Il Vivace è un altro di quei movimenti finali haydniani di dinamico vigore, risultanti da una felice mescolanza di elementi formali del rondò e del primo tempo dì sonata.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della musica, 6 novembre 2004
(2) Testo prelevato dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001

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