Glossario



Sonata in do maggiore per pianoforte e violino obbligato, Hob:XVa:3

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Allegro
  2. Poco adagio
  3. Rondò: Allegretto
Organico: pianoforte, violino obbligato
Composizione: data sconosciuta
Edizione: inedito

Guida all'ascolto (nota 1)

L'odierno programma ha inizio con la Sonata n. 3 in do maggiore per pianoforte con accompagnamento di violino «obbligato» di Haydn, il cui titolo stesso, nella sua esatta e completa formulazione richiede un chiarimento circa il rapporto tra i due strumenti solisti nell'ambito della «Sonata per due» nelle prime fasi del suo sviluppo.

Prima di trovare il suo assetto definitivo caratterizzato dall'equilibrio per cui nella classica Sonata per violino e pianoforte i due strumenti vengono trattati su di un piano di parità solistica nello spirito dell'autentica musica da camera, questa forma ha conosciuto nel periodo preclassico delle fasi di sviluppo che si possono considerare come antitetiche dal punto di vista del rapporto tra lo strumento ad arco e quello a tastiera. Nel suo aspetto primitivo, così come essa si cristallizza nei primi decenni del Seicento, questa forma si presenta non tanto come «Sonata a due», quanto come Sonata per uno strumento solista, nella fattispecie il violino che svolge la parte di protagonista della vicenda musicale, al quale si associa il clavicembalo nel ruolo subordinato di strumento accompagnatore. Verso la metà del Settecento la «forma-sonata», diventando tripartita, differenziandosi intrinsecamente per virtù d'una dinamica opposizione di piani tonali ed acquistando una drammaticità agogica, diventa particolarmente idonea per servire da matrice ad un'azione musicale di carattere dialogico: violino e pianoforte diventano allora delle vere e proprie «dramatis personae», che concorrono con la propria definita e distinta individualità allo svolgimento della trama sonora. Ma prima di giungere a questa tappa, l'insieme pianoforte - violino, subirà in taluni casi un capovolgimento, nel senso che si scriveranno Sonate chiamate ugualmente «per violino e pianoforte», ma che più esattamente si dovrebbe indicare come Sonate «per pianoforte col violino (come infatti è designata la presente sonata di Haydn)», poiché quest'ultimo si limita in simili brani a raddoppiare e a mettere in evidenza i passi cantabili dello strumento a tastiera, il quale si pone decisamente in primo piano come strumento solista. Tale per esempio il caso delle Sonate per clavicembalo e accompagnamento di violino ad libitum di Giovanni Schobert e di quelle che Mozart compose tra il 1764 e il 1773. Il merito d'aver elevato questo genere di Sonata fino al punto di farle assumere il carattere di duetto tra due strumenti concertanti, viene ascritto dalla musicologia a Giuseppe Schuster, Maestro di cappella alla Corte di Dresda (1748-1872). H. Abert vede in Schuster l'anello di congiunzione tra Schobert e Mozart.

Haydn, il quale nel campo della Sinfonia, del Quartetto e della Sonata pianistica aveva svolto un ruolo di punta, tanto da dover essere considerato come uno dei «padri» di quelle forme, per quello che riguarda il campo specifico della Sonata per violino e pianoforte, non ha preceduto, ma ha seguito l'esempio di Schobert, Schuster e Mozart. Tant'è vero che la sua sola Sonata composta originariamente per violino e pianoforte data del 1794. Le altre Sonate composte da lui precedentemente per questi due strumenti sono in parte versioni derivate da Quartetti (come le Sonate n. 7 in fa e n. 8 in sol) o da Divertimenti (come la Sonata n. 6 in do) o prevedono solo un accompagnamento «ad libitum» di violino, come nel caso del gruppo di tre Sonate in re maggiore, mi bemolle maggiore e mi maggiore) composte nel 1773.

La Sonata che viene eseguita oggi comporta una parte «obbligata » per violino, parte che ha però ugualmente il valore di «accompagnamento» rispetto a quella pianistica, ciò che colloca questo lavoro nella fase che precede la cristallizzazione della Sonata per due strumenti trattati pariteticamente. Del resto, questa Sonata ci giunge nuova, non essendo compresa nel numero delle otto Sonate della nota edizione Peters e non essendo presente alla nostra memoria nessuna esecuzione pubblica di essa.

Roman Vlad


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 31 maggio 1955

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Ultimo aggiornamento 13 giugno 2016
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