Glossario



Sonata n. 49 in mi bemolle maggiore per pianoforte, op. 69, Hob:XVI:49

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Allegro
  2. Adagio e cantabile (si bemolle maggiore)
  3. Finale. Tempo di Minuetto
Organico: clavicembalo o pianoforte solo
Composizione: Eisenstadt, Esterhàza, 1 giugno 1790
Edizione: Artaria, Vienna, 1791
Dedica: Maria Anna Edle von Genzinger

Guida all'ascolto (nota 1)

La Sonata in mi bemolle maggiore n. 49 è stata compiuta l'anno dopo la precedente per Marianne von Genzinger, cioè per tutt'altro tipo di destinatario: trattandosi nella fattispecie di una 'dilettante' di provata perizia strumentale, oltreché di un'amica a cui Haydn era legato da confidente affetto e da sincera stima per la sua sensibilità artistica. Tuttavia la composizione registra proprio per questo un allentarsi della lucidità intellettuale che è cifra suprema del magistero haydniano.

Si intrecciano qui, necessariamente, due ordini di considerazioni: uno biografico, relativo alla situazione di Haydn all'epoca della stesura di questa Sonata; l'altro critico, attinente alla fisionomia stilistica della composizione, che è stata definita da William S. Newman come la più mozartiana delle sonate di Haydn.

Il leggendario influsso di Mozart su Haydn è qui singolarmente esplicito. Né solo, come sostiene Rosemary Hughes, in termini di alleggerimento e semplificazione della scrittura pianistica (aggettivo, questo, ormai perfettamente legittimo: trattandosi della prima sonata esplicitamente riservata da Haydn al fortepiano). Il patetico episodio in minore dell'Adagio centrale parafrasa infatti l'inizio della seconda parte della Fantasia in do minore (K. 396), composta da Mozart otto anni prima. Ciò potrebbe sembrare inconciliabile con le acquisizioni dei più recenti studi sullo stile classico, che ridimensionano la mutua influenza di Haydn e Mozart a pura assonanza di prospettive stilistiche, se non restassero le lettere che Haydn inviò alla signora von Genzinger nel maggio-giugno 1790. Di esse sembrano soprattutto illuminanti due frammenti, il cui sfondo comune è la nostalgia con cui il musicista - bloccato a Esterhàz dal suo ufficio di Kapellmeister - guardava all'epoca all'ambiente viennese: '...passerà anche questo periodo e ne verrà uno in cui avrò il piacere inestimabile di sedere al cembalo accanto a Vostra Grazia e di udir suonare magistrali pezzi di Mozart e di baciarLe le mani per tutte queste cose meravigliose'; 'Questa Sonata è completamente nuova, ed è destinata per sempre a Vostra Grazia; ma è meraviglioso che proprio il suo ultimo pezzo contenga lo stesso Minuetto e Trio che Vostra Grazia mi ha richiesto nella Sua lettera. Già lo scorso anno avevo destinato questa Sonata a Vostra Grazia, ma l'Adagio l'ho portato a termine soltanto recentemente e proprio questo raccomando come il migliore. Esso vuol significare molte cose che, quando se ne presenterà l'occasione, Le analizzerò partitamente. E' alquanto arduo, ma pieno di sentimento'.

Lo spiccato carattere mozartiano dell'Adagio della Sonata n. 49 può dunque spiegarsi in chiave di sublimazione artistica di un accorato sentimento personale, dove il ricordo di un ambiente umano e artistico cui Haydn non sa più rinunciare si esprime - affatto classicamente - attraverso il ricordo della musica che l'amica lontana soleva eseguirgli nella sua casa ospitale. In ogni caso il complesso nodo di nostalgie personali su cui queta Sonata ha preso lentamente forma è di per sé base di una così intima coerenza poetica, che non deve stupire se ad essa non corrisponde anche una rigorosa coesività formale. E se, anzi, Haydn deroga qui in maniera vistosa alle stesse regole tradizionali del ciclo di sonata. La Sonata n. 49, infatti, si apre con un Allegro in forma-sonata che sublima la norma in una sorta di rivisitazione delle nostalgie del musicista (si veda la grazia un pò stanca del primo tema; l'ansia di canto del secondo; gli indugi attoniti della coda dell'esposizione e dell'ultima parte dello sviluppo, che Beethoven riprenderà letteralmente nel primo tempo dell'Appassionata), ma si chiude con un esteso Minuetto che, se risponde a un espresso desiderio della dedicataria, è in realtà il tipo di finale meno adeguato a una sonata già costituita da due movimenti in ritmo ternario.

Claudio Annibaldi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 15 marzo 1974

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Ultimo aggiornamento 9 marzo 2014
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