Glossario



Ottetto

Musica: Paul Hindemith
  1. Breit. Mäßig schnell
  2. Varianten. Mäßig bewegt
  3. Langsam
  4. Sehr lebhaft
  5. Fuge und drei altmodische Tänze (Walzer, Polka, Galopp)
Organico: clarinetto, fagotto, corno, violino, 2 viole, violoncello, contrabbasso
Composizione: dicembre 1957 - febbraio 1958
Prima esecuzione: Berlino, 23 settembre 1958

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

L'Ottetto per clarinetto, fagotto, corno, violino, due viole, cello e basso è stato composto da Hindemith nel 1957-58 ed eseguito per la prima volta in Italia al Festival di musica contemporanea di Venezia del '60. «E' un'opera tipica, esemplare dello Hindemith cameristico», scrive Guido Turchi «cioè dello Hindemith che custodisce in sé gli umori, la vena fertile e ingegnosa da cui nacquero, tra il '22 e il '30, le ben note Kammermusiken. E non c'è dubbio che taluni tratti di questo Hindemith, allora vessillifero di un'avanguardia strepitosa e pararivoluzionaria, si riscontrano nell'Ottetto, tanto nei suoi nessi sintattici, quanto nel gioco timbrico della ristretta compagine strumentale, dove l'uso dei fiati e quello degli archi e il contrapporsi di questi a quelli, portano l'impronta inconfondibile del maestro tedesco. C'è anche qui l'Hindemith pensoso e gioviale, il dotto artefice di fughe e variazioni e il sorridente (ma senza più l'amara ironia dei tempi dianzi rievocati) e abilissimo interpolatore di ritmi e motivi popolareschi (quel senso di Kermesse che non ha mai abbandonato i lati festosi della personalità hindemithiana). Ne sono palese testimonianza, nell'odierno lavoro, le Varianten, il quarto movimento (Molto vivace) e soprattutto l'ultimo nel quale una fuga introduttiva è seguita da tre vecchie danze (valzer, polka e galop): davvero un sintomatico e significativo accostamento per un musicista schiettamente germanico come Paul Hindemith».

Giorgio Graziosi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

L'Ottetto di Hindemith per clarinetto, fagotto, corno, violino, due viole, violoncello e contrabbasso è stato scritto nel 1958 ed è stato presentato in Italia nel settembre 1960 al Festival Internazionale di Musica Contemporanea di Venezia.

Il lavoro è concepito nelle sue linee generali secondo l'indirizzo stilistico, legato alle forme sapienti e consolidate dalla tradizione musicale germanica, che contraddistingue ormai da anni la musica hindemithiana. Osserva peraltro Guido Turchi, a proposito di esso, che «non è concesso escludere a priori che anche una poetica non più pervasa di stimoli rinnovatori, incrollabilmente sicura del proprio verbo, si possa accendere al calore dell'estro, sia ancora capace di comunicare un'emozione nuova e schietta e dire una parola niente affatto retorica e frusta». In tal senso, sempre secondo le paróle del Turchi, l'Ottetto è un'opera tipica, esemplare dello Hindemith cameristico, cioè dello Hindemith che custodisce ancora in sé gli umori, la vena fertile e ingegnosa da cui nacquero, tra il '22 e il '30, le ben note Kammiermusiken. E non c'è dubbio che taluni tratti di questo Hindemith, allora vessillifero di una avanguardia strepitosa e pararivoluzionaria, si riscontrano nell'Ottetto, tanto nei suoi nessi sintattici, quanto nel gioco timbrico della ristretta compagine strumentale, dove l'uso dei fiati e quello degli archi e il contrapporsi di questi a quelli portano l'impronta inconfondibile del maestro tedesco».

Attraverso i cinque movimenti in cui è suddiviso il lavoro, Hindemith concilia la sua maestria nell'arte delle combinazioni contrappuntistiche e in quella della variazione con un frequente ricorso a motivi e ritmi popolareschi. L'Ottetto ha inizio con un tempo diviso in una parte più lenta ed una più rapida; seguono un secondo tempo formato da variazioni, un terzo tempo lento, un quarto molto vivace ed infine l'ultimo tempo, in cui una fuga introduce un valzer, una polka ed un galop.

Alberto Pironti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 20 aprile 1961
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia MNazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 13 gennaio 1961

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Ultimo aggiornamento 14 gennaio 2015
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