Glossario



Sonata in si bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte

Musica: Paul Hindemith
  1. Mäßig bewegt
  2. Lebhaft
  3. Sehr langsam
  4. Kleines Rondo, gemächlich
Organico: clarinetto, pianoforte
Composizione: 21 - 28 settembre 1939

Guida all'ascolto (nota 1)

La Sonata per clarinetto e pianoforte di Paul Hindemith risale al 1939, dunque a uno dei periodi più inquieti della vita del compositore, in diretta conseguenza delle vicende che sconvolgevano la Germania e che, di lì a poco, avrebbero coinvolto tutto il mondo. Da due anni Hindemith era stato costretto ad abbandonare la cattedra alla Musikhochschule di Berlino; e già da diverso tempo la sua musica era stata quasi completamente bandita dalla Germania nazista, venendo considerata come frutto di un intellettuale degenerato, nemico del popolo e corruttore dell'arte tedesca (fu Furtwängler nel 1934 a controbattere tali accuse). Così l'attività di Hindemith si era progressivamente spostata sempre più all'estero, in primo luogo soprattutto ad Ankara (su invito del governo turco, per la fondazione di una scuola superiore di musica); seguirono alcune tournées concertistiche negli USA e poi, nel 1938, il trasferimento in Svizzera, a Blusch ob Sierre; infine, dopo lo scoppio della guerra, Hindemith si trapiantò, dal febbraio 1940, negli Stati Uniti.

Gli anni 1937-1939 sono anche quelli in cui Hindemith pubblica e poi revisiona la sua principale opera teorica, Unterweisung im Tonsatz, opera che costituisce il coronamento di una lenta ma sicura svolta stilistica. Negli anni '20 il compositore si era affermato all'insegna di uno stile espressionista, sia pure lontanissimo da quello della scuola di Vienna; uno stile antiromantico, innervato dal contrappunto, segnato da una violenza fonica che si traduceva in profondo impegno morale. Diverse le posizioni di Hindemith nel volgere degli anni '30; l'atonalità viene rinnegata in favore di una nuova armonia, modernamente diatonica e quasi arcaicizzante, la cui organizzazione profondamente "naturale" viene trattata appunto nella citata opera teorica.

E' dunque in questa prospettiva che occorre inquadrare la Sonata per clarinetto e pianoforte, che si inserisce in un vasto progetto di sonate per strumento solista e pianoforte perseguito dall'autore in tutta la sua esistenza e particolarmente in quegli anni; delle 25 opere di questo tipo ben 16 appartengono infatti agli ultimi cinque anni europei. Si tratta in genere di opere di difficoltà non trascendentali, destinate all'attività concertistica e rispecchianti le regole classiche di costruzione, a dimostrazione che nelle mani di Hindemith le procedure tradizionali potevano stimolare un inesauribile flusso inventivo. Non fa eccezione la Sonata per clarinetto, che si basa su una condotta trasparente e essenziale, con una estrema sobrietà di eloquio e di ricerca sonora, e una limpida logica formale. Articolata in quattro movimenti che ricalcano quelli della sonata classica, la composizione si apre con un Mässig bewegt che rispetta l'articolazione della forma sonata, con un primo tema sereno, caratterizzato dall'iniziale intervallo di quarta, e un secondo tema cantabile in 9/8; dopo uno sviluppo e una riesposizione parziale, l'inciso iniziale viene progressivamente dilatato, a concludere il tempo. Il secondo movimento, Lebhaft, ha carattere e funzione di Scherzo, con due idee (un tema di danza e uno ritmicamente più scandito) che si alternano in veste sempre rinnovata. Il tempo lento, Sehr langsam, è articolato in tre sezioni, con un dialogo che si infittisce nella sezione centrale e si dipana nella conclusione. Chiude la composizione un piccolo Rondò (Kleines Rondo, gemächlich) di impostazione brillante, con un refrain scattante alternato ad un tema espressivamente levigato.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 11 marzo 1993

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Ultimo aggiornamento 11 aprile 2014
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