Glossario



Orchestral Set No. 1: Three Places in New England

Musica: Charles Ives
  1. The Saint-Gaudens in Boston Common - Very slowly
  2. Putnam's Camp, Redding, Connecticut - Allegro
  3. The Housatonic at Stockbridge - Adagio molto
Organico: 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi (2 anche corno inglese), 2 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, tamburo, grancassa, piatti, gong, archi
Composizione: 1916 circa (revisione 1929 per piccola orchestra)
Prima esecuzione: New York, Town Hall, 10 gennaio 1931
Edizione: C. C. Birchard & Co., Boston, 1935

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Di quel personaggio singolare che fu Charles Ives, eccentrico compositore del tempo libero e rigorosissimo sperimentatore della Nuova Musica, si continua ad avere da noi un'idea tutto sommato vaga: piena di rispetto e perfino di ammirazione, ma appunto vaga. E' probabile che le musiche oggi in programma, non tra quelle di più frequente esecuzione, finiscano per confermare l'impressione di un talento speciale, ma difficilmente comprensibile nelle sue espressioni idiomatiche: legate come sono a un mondo transoceanico a noi lontano, e forse anche lontano da se stesso. "Charles Ives", scrive il massimo studioso italiano della sua figura, Gianfranco Vinay (ma piace aggiungere che a una fiorentina d'adozione, Aloma Bardi, si deve la meritevole traduzione dei suoi pirotecnici scritti Prima della sonata), "incarnava tutte le virtù della Old America rurale, pionieristica e puritana, coniugate con quelle della New America metropolitana e affaristica": insomma, una contraddizione vivente, un esplosivo miscuglio di innovazione e di conservazione, di fedeltà e di evasione. Un sogno americano, ma di segno utopico, cui sembra rimanere estraneo l'elemento doppiamente unificante del cosmopolitismo e del realismo.

Three Places in New England ("Tre luoghi della Nuova Inghilterra") sono rievocazioni musicali, tra il ricordo del passato e l'esperienza del presente, di luoghi del natio New England cari a Ives per il loro significato affettivo e simbolico: paesaggi della memoria, storica e personale, intessuti da una fitta rete di citazioni e di associazioni non solo musicali. Poco o nulla essi dicono a noi. Ma il modo in cui Ives li raffigura travalica il riferimento contingente e diviene ricreazione di un mondo, poetico e sonoro, mitico e insieme reso percepibile nella idealità del vagheggiamento.

Il primo brano, intitolato The "St. Gaudens" in Boston Common (Col. Shaw and his Colored Regiment), composto negli anni 1911-1912, si rifà al monumento del colonnello Shaw e al reggimento di negri da lui guidato durante la guerra civile americana: ricordi evidentemente appresi dai libri di scuola e trasfigurati dall'immaginazione si mescolano con motivi musicali e canti patriottici calati in un'atmosfera visionaria, a tratti distorta. Intensi contrappunti si intrecciano con ritmi lentissimi e ostinati, suoni lividi nel registro acuto si rispecchiano in placide oasi liriche, appelli realistici di strumenti bellici (ottoni rinforzati contro i legni diafani, tamburo militare) si alternano a misteriose apparizioni di timbri estranei, di matrice colta (pianoforte, organo). L'epico e il solenne sono al tempo stesso celebrati e contraddetti in una pagina che rivive il passato con commozione, ma anche con accenti di lucida modernità.

Anche il secondo brano, Putnam's Camp, Redding, Connecticut, composto nel 1912, si ispira a un luogo della storia patria americana: esso infatti trae spunto dal parco di Putnam, dedicato alla memoria del generale Israele Putnam e situato nel luogo dove questi tenne quartiere al tempo della rivoluzione americana. Questo brano, di carattere spigliato e quasi estroverso, è però più carico di reminiscenze anche personali. La rivoluzione americana viene evocata dalla marcia militare The British Granadiers che la commemora, mentre i motivi della banda paesana e della danza campestre che esplodono in caotiche sovrapposizioni si riferiscono ai ricordi infantili delle sfilate festose e delle esibizioni della banda di cui il padre di Ives era l'animatore instancabile a Danbury nel Connecticut.

Nel terzo e ultimo brano, intitolato The Housatonic at Stockbridge, composto a più riprese tra il 1903 e il 1914, il ricordo si fa ancora più privato, fino a sovrapporsi con il luogo a cui si lega. Ives ripensa a una passeggiata fatta in compagnia della moglie lungo le rive del fiume Housatonic e, rivivendola, la colora di echi e suggestioni tanto intime quanto delicate, traducendole in un clima di leggerezza e di impalpabilità quasi impressionista. Al punto che questa pagina perde ogni connotato concreto e diviene ripensamento di un paesaggio dell'anima, astratto e universale.

I Three Places in New England configurano una sinfonia di emozioni e di immagini, di invenzioni e di citazioni, in senso dunque non solo formale: e in questa prospettiva globale va inteso il titolo generale A New England Symphony, "Sinfonia della Nuova Inghilterra", con cui sono anche indicati. Diretti per la prima volta da Nicolas Slonimsky il 15 febbraio 1930 a New York davanti al comitato americano dell'International Society for Contemporary Music, essi consacrarono un mito, mentre erano soltanto un sogno.

Sergio Sablich

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Ives è considerato uno dei pionieri del Novecento musicale nordamericano, meno famoso e popolare di George Gershwin e a suo modo anticipatore di Varèse e poi di Cage. Figlio di un maestro di banda della cittadina natale, Danbury nel Connecticut, apprende dal padre i primi rudimenti della musica che gli permettono di suonare l'organo della chiesa appena tredicenne. Più tardi frequenta i corsi di Horatio Parker alla Yale University di New York e approfondisce le sue conoscenze del pianoforte e del violino, oltre che di altri strumenti, studiando i classici della musica, soprattutto Bach, Haendel e Beethoven. Dopo essersi diplomato in composizione nel 1898 Ives, di temperamento individualistico e anticonformista, decide di entrare nel mondo degli affari, organizzando una compagnia di assicurazioni, per poter scrivere musica in piena libertà. Come assicuratore ottiene molto successo, meno come musicista. A chi gli chiede se soffra per questa doppia identità, egli così risponde: «Le mie esperienze nel mondo degli affari mi hanno mostrato la vita sotto molti aspetti, che altrimenti avrei ignorato... Attraverso gli affari ho conosciuto in pieno la vita. Non si può relegare un'arte in un angolo nella speranza che abbia vitalità, realtà e sostanza. L'arte vera non può conoscere esclusioni. Essa proviene direttamente dal centro dell'esperienza della vita, dalla meditazione sulla vita e infine dalla vita vissuta. Il mio lavoro di musicista mi ha aiutato negli affari, e il mio lavoro come uomo d'affari mi è stato d'aiuto per la mia musica».

Ives compone musica fino intorno agli anni Trenta, ma una malattia cardiaca lo costringe a ritirarsi nella sua casa di campagna del Connecticut, dove passa il tempo rivedendo le sue partiture. Soltanto negli ultimi anni prima di morire, dopo decenni di quasi totale incomprensione, egli è diventato l'autore più rinomato della vecchia guardia nordamericana, specialmente per alcuni lavori, come la Seconda Sinfonia del 1902, la Seconda Sonata per pianoforte, completata nel 1915, la Holidays Symphony del 1913, i Three Places in New England del 1914, l'Orchestral Set n. 2 del 1915, la Symphony n. 4 e il Book of 114 Songs, pubblicato nel 1922. Anche Schoenberg non rimase indifferente di fronte alla musica di Ives e nel 1945 scrisse per una rivista americana questo giudizio che richiamò l'attenzione sull'isolato compositore del Connecticut: «C'è un grande uomo che vive in questo paese, un compositore. Egli ha risolto il problema di come restare se stesso e di come continuare a perfezionarsi. Egli risponde alla negligenza del mondo con il suo disprezzo. Non si sente forzato ad accettare né la lode né il biasimo. Il suo nome è Ives».

Personalità complessa e introversa, Ives non è più oggi uno sconosciuto e la sua produzione musicale viene riproposta con una certa frequenza e soprattutto è oggetto di riflessione e di studio per capire meglio la collocazione estetica e linguistica in cui si pone questo autore. Anzi, proprio l'accostamento nel programma odierno di una composizione di Ives alla Prima Sinfonia di Mahler offre l'occasione per sottolineare qualche punto di contatto, anche casuale, o una lontana convergenza di affinità tra i due musicisti, anche se appartenenti a mondi culturali e intellettuali notevolmente distinti fra di loro. Ad esempio, il gioco delle reminiscenze e delle ricordanze di situazioni psicologiche vissute nell'infanzia e riaffioranti in modo ripetitivo nel discorso musicale è presente sia in Mahler che in Ives. Nel primo la reminiscenza e il richiamo al passato hanno un aspetto di angoscia e di tormento esistenziale, mentre in Ives la ricordanza è vista come un nostalgico e tenero sfogo lirico, come uno stato d'animo naif e senza complicazioni ideologiche. Temi popolari, marce militari, impressioni naturalistiche in un sinfonismo carico di suggestioni letterarie si ritrovano sia in Mahler che in Ives e nessuno dei due musicisti organizza il proprio materiale tematico secondo le regole della tradizione e dell'ortodossia accademica. In tal senso è indicativo l'orchestral set come lo definisce Ives, del lavoro denominato Three New England places, oppure più comunemente Three Places in New England, o semplicemente New England symphony, diviso in tre movimenti e scritto in epoche diverse (la prima esecuzione ebbe luogo nel dicembre del 1930 a Boston sotto la direzione d'orchestra di Nicolas Slonimsky).

Il primo brano, The St. Gaudens in Boston Common (Col. Shaw and his Colored Regiment), composto tra il 1911 e il 1912, vuole essere un omaggio al colonnello Shaw che guidò un reggimento di negri nella guerra di secessione: si odono canzoni patriottiche, come "Battle Cry of Freedom" e "Marching Through Georgia", inserite in una tessitura sonora evocatrice di atmosfere lontane, tra note gocciolanti del pianoforte e ritmi ostinati dei contrabbassi e dei timpani. Secondo Gianfranco Vinay, attento studioso della musica di Ives, «i brandelli melodici che traspaiono da questo suggestivo impasto sonoro, talora isolatamente, più spesso mischiati gli uni con gli altri secondo il procedimento compositivo a linee sovrapposte, sembrano spettri evocati da un lontano passato che per un istante scoprono la loro fisionomia, e poi scompaiono nuovamente in una nebulosità indistinta».

Il secondo brano, Putnam's Camp, scritto nel 1912, si ispira al parco di Putnam dedicato alla memoria del generale Israele Putnam, personaggio della guerra civile americana. Il musicista rievoca, al suono della marcia militare "The British Granadiers", episodi della storia americana connessi alla propria fanciullezza, quando si sentiva coinvolto dalle musiche della banda paesana e dai ritmi della danza campestre.

Il terzo e ultimo movimento, Housatonic at Stockbridge, ha avuto una gestazione piuttosto elaborata dal 1913 al 1914 e ha preso spunto, come ha narrato lo stesso Ives, «dal ricordo di una passeggiata mattutina domenicale che la signora Ives e io facemmo vicino a Stockbridge l'estate dopo il nostro matrimonio. Camminavamo sui prati lungo il fiume e udivamo i canti lontani provenienti dalla chiesa al di là del fiume. La bruma non aveva ancora abbandonato del tutto il letto del fiume, e i colori, l'acqua che scorreva, gli argini e gli alberi formavano qualcosa che si ricorderà sempre». È la descrizione di un paesaggio immerso nella memoria, di cui il musicologo Mellers, nel suo libro sulla "Musica del Nuovo Mondo", traccia la seguente analisi: «La piacevole melodia del corno, con la sua orchestrazione quasi mahleriana, suggerisce insieme il canto della funzione religiosa che Ives udiva fluttuare sull'acqua, attraverso la bruma, ma anche la sicurezza tranquilla dell'amore fra lui e la moglie, graziosamente chiamata Harmony Twichell. Questa melodia viene assorbita da una specie di foschia degli archi che suonano, come da lontano, più o meno indipendenti dal resto dell'orchestra. Gradualmente questi suoni della Natura - del fiume, della bruma e delle foglie fruscianti - diventano più selvaggi e forti sino ad inghiottire il canto d'amore: a questo punto il tumulto cessa all'improvviso e il canto viene lasciato sospeso, insoluto in un sospiro». La scrittura orchestrale si adegua perfettamente a questo clima quasi irreale, dettato dalle suggestioni delle immagini di un passato più felice del presente, tema costante e ricorrente nella poetica di Ives. L'organico strumentale di Three Places in New England comprende l'ottavino, il flauto, l'oboe, il corno inglese, due clarinetti, due fagotti, tre corni, due trombe, tre tromboni, tuba, percussione, pianoforte, celesta, organo e archi.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Teatro Comunale di Firenze,
Firenze, Teatro Comunale, 24 gennaio 2002
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 10 marzo 1985

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Ultimo aggiornamento 18 luglio 2016
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