Glossario



Tone Roads et al.

Musica: Charles Ives
  1. Allegro
  2. Slow
  3. Andante con moto
Organico: flauto, clarinetto, fagotto, tromba, trombone, chitarra, pianoforte, archi
Composizione: 1911 - 1915
Prima esecuzione: N. 1 San Francisco, 10 agosto 1950; N. 2 New York, New School Auditorium, 20 dicembre 1963
Edizione: Peer International, New York, 1949 (n. 1) e 1952 (n. 3)

Il movimento n. 2 è perduto o non realizzato

Guida all'ascolto (nota 1)

Ives è considerato uno dei pionieri del Novecento musicale nordamericano, meno famoso e popolare di George Gershwin e a suo modo anticipatore di Varèse e poi di Cage. Figlio di un maestro di banda della cittadina natale, Danbury nel Connecticut, apprende dal padre i primi rudimenti della musica che gli permettono di suonare l'organo della chiesa appena tredicenne. Più tardi frequenta i corsi di Horatio Parker alla Yale University di New York e approfondisce le sue conoscenze del pianoforte e del violino, oltre che di altri strumenti, studiando i classici della musica, soprattutto Bach, Haendel e Beethoven. Dopo essersi diplomato in composizione nel 1898 Ives, di temperamento individualistico e anticonformista, decide di entrare nel mondo degli affari, organizzando una compagnia di assicurazioni, per poter scrivere musica in piena libertà. Come assicuratore ottiene molto successo, meno come musicista. A chi gli chiede se soffra per questa doppia identità, egli così risponde: «Le mie esperienze nel mondo degli affari mi hanno mostrato la vita sotto molti aspetti, che altrimenti avrei ignorato... Attraverso gli affari ho conosciuto in pieno la vita. Non si può relegare un'arte in un angolo nella speranza che abbia vitalità, realtà e sostanza. L'arte vera non può conoscere esclusioni. Essa proviene direttamente dal centro dell'esperienza della vita, dalla meditazione sulla vita e infine dalla vita vissuta. Il mio lavoro di musicista mi ha aiutato negli affari, e il mio lavoro come uomo di affari mi è stato d'aiuto per la mia musica».

Ives compone musica fino intorno agli anni Trenta, ma una malattia cardiaca lo costringe a ritirarsi nella sua casa di campagna nel Connecticut, dove passa il tempo rivedendo le sue partiture. Soltanto negli ultimi anni prima di morire, dopo decenni di quasi totale incomprensione, egli è diventato l'autore più rinomato della vecchia guardia nordamericana, specialmente per alcuni lavori, come la Seconda Sinfonia del 1902, la Seconda Sonata per pianoforte, completata nel 1915, la Holidays Symphony del 1914 e il Book of 114 Songs, pubblicato nel 1922. Anche Schoenberg non rimase indifferente di fronte alla musica di Ives e nel 1945 scrisse per una rivista americana questo giudizio che richiamò l'attenzione sull'isolato compositore del Connecticut: «C'è un grande uomo che vive in questo paese, un compositore. Egli ha risolto il problema di come restare se stesso e di come continuare a perfezionarsi. Egli risponde alla negligenza del mondo con il suo disprezzo. Non si sente forzato ad accettare né la lode né il biasimo. Il suo nome è Ives».

Come compositore Ives precorre oppure affianca non pochi atteggiamenti della produzione debussiana, skriabiniana, stravinskiana, per non dire delle molteplici innovazioni armoniche da lui sperimentate prima ancora di conoscere le teorie e le opere schoenberghiane. Un esempio del modo compositivo di Ives si può cogliere nel brano intitolato Tone Roads n. 1 per orchestra da camera, finito di comporre nel 1911 e della durata di circa 7-8 minuti, secondo l'indicazione in partitura. Il pezzo è in un unico movimento (Allegro) ed è una libera rievocazione di un momento di vita dell'America pionieristica. Il musicista ha scritto la seguente nota sul manoscritto originale: «I nostri antenati si incamminarono per le aspre strade montagnose per recarsi alla chiesa del villaggio o al mercato o tra la folla dove si incontrarono e dissero quello che pensavano senza preoccuparsi delle conseguenze». Il brano si apre con una frase dei violoncelli, bene articolata dal punto di vista ritmico e adatta ad essere trattata in modo contrappuntistico. Sotto il profilo armonico domina l'intervallo di quarta, più libero dai vincoli tonali, e non mancano intervalli dissonanti (soprattutto di settima) molto vicini alla scuola dodecafonica, anche se non si può parlare di una precisa caratterizzazione seriale. Il discorso sonoro è trattato in maniera fantasiosa e lontano da ogni schema precostituito; tre fonti sonore si muovono liberamente e si collegano fra di loro i bassi (violoncello e contrabbasso), i violini e la viola e i fiati (flauto, clarinetto in si bemolle e fagotto), sviluppando una linea espressiva omogenea e compatta.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 15 febbraio 1985

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Ultimo aggiornamento 24 giugno 2016
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