Glossario
Guida all'ascolto



Jeji pastorkyňa  (La sua figliastra o Jenůfa), I/4


Testo delle parti vocali (nota 1)

ATTO PRIMO

[Preludio]

All’imbrunire. Tra i monti, isolato, un mulino. Sulla destra, davanti a un casolare, un portico di legno. Un declivio, boscaglia, alcuni tronchi d’albero, sul fondo un canale.

(Jenufa, con un vaso di rosmarino in mano, è in piedi nel punto più alto presso il canale e, facendosi schermo con la mano, guarda lontano. La Vecchia è seduta nel portico, fa la cernita delle patate, toglie i germogli e le mette in una cesta. Sulla sinistra, su un tronco, è seduto il bruno Laca; con un coltello a serramanico intaglia un manico di frusta.)

Scena prima

Vecchia Buryja, Laca, Jenufa; più tardi, il pastorello Jano.
Jenůfa
(fra sé)
Già si fa sera
e Steva non ritorna
e Steva non ritorna!
Tutta la notte ho tremato di paura,
e appena s’è fatto giorno, ancora!
O Vergine Maria, se non hai esaudito la mia preghiera,
se il mio amato è stato arruolato
e non si faranno le nozze,
se il mio amato è stato arruolato
e non si faranno le nozze,
la vergogna mi porterà alla dannazione dell’anima,
alla dannazione dell’anima!
O Vergine Maria, abbi pietà di me!
O Vergine Maria!
Vecchia Buryja
Jenufa,
mai una volta che tu lavori come si deve!
Devo tagliare tutto con le mie mani?
E poi, i miei vecchi occhi vedono male.
Laca
(in tono sarcastico)
Voi, nonna,
non vedete più bene parecchie cose,
non vedete più bene parecchie cose.
Forse non mi vedete sempre, sempre solo come una persona,
a cui date da mangiare,
a cui date da mangiare per il suo lavoro,
da mangiare per il suo lavoro?
Sì, so bene di non essere
il vostro nipote legittimo,
il vostro nipote legittimo!
Me lo avete ricordato ogni volta,
ricordato ogni volta,
che, piccolo orfano, mi accostavo pian piano a voi,
mi accostavo pian piano a voi,
quando vezzeggiavate Steva tenendolo sulle ginocchia,
quando vezzeggiavate Steva tenendolo sulle ginocchia
e gli accarezzavate i capelli,
“dorati come il sole!
dorati come il sole!”.
Per me non avevate attenzioni,
eppure anch’io ero orfano.
Mettetemi alla porta...
Jenufa
Laca, parli sempre in modo
così irrispettoso alla nonna!
Laca
... con la mia parte di eredità,
così potrò andare fin dove i miei occhi mi porteranno!
Jenufa
Parli sempre in modo così irrispettoso alla nonna,
e poi pretendi che ti voglia bene,
e poi pretendi che ti voglia bene!
Vecchia Buryja
Giusto, giusto,
io per lui sono solamente l’usufruttuaria.
Jenufa
E poi pretendi che ti voglia bene!
Vecchia Buryja
Giusto, giusto, non mi tratta come la padrona di casa,
tanto meno come una di famiglia!
Laca
E pretendete che Jenufa lavori oggi,
quando aspetta il ritorno di Steva dal reclutamento?
Jenufa
(fra sé)
Coi suoi occhi scrutatori,
questo legge fino in fondo al cuore,
fino in fondo al cuore, in fondo al cuore.
Non gli risponderò nemmeno, a questo briccone.
(alla Vecchia)
Nonna, non vi preoccupate,
non vi preoccupate,
riparerò tutto,
tutto.
Proprio adesso mi sono accorta
che il rosmarino stava appassendo,
così sono andata a bagnarlo.
E se mi si secca,
vedete, nonna, si dice
che svanisce la felicità del mondo intero,
che svanisce la felicità del mondo intero,
che svanisce la felicità!
Jano
(chiama dal mulino)
Jenufa, ehi, Jenufa, ehi!
(Arriva di corsa.)
So già leggere, so già leggere,
ci sono riuscito!
Scrivetemi
ancora un foglio!
Jenufa
Aspetta, Jano, aspetta!
Jano
Scrivetemi ancora un foglio!
Jenufa
Aspetta fino a quando andrò in città,
allora ti porterò un libro di lettura,
e lo leggerai!
Anche a scrivere ti insegnerò,
affinché tu sia un uomo migliore.
Ma ora va’ a lavorare,
va’ a lavorare,
se no la nonna ci sgriderà,
se no la nonna ci sgriderà!
Jano
Ehi, ehi, ehi, ehi!
So leggere, ehi, so leggere, ehi,
Jenufa me l’ha insegnato!
(Corre via.)
Vecchia Buryja
(in tono benevolo)
Quanta gioia ti dà!
Quanta gioia ti dà, ragazza!
Anche alla serva Barena hai insegnato a leggere!
Sei intelligente come un uomo,
e questo viene dalla tua madre adottiva,
avresti dovuto fare l’insegnante.
Jenufa
Eh, la mia intelligenza, cara nonna,
è da tempo caduta da qualche parte nell’acqua.
Eh, la mia intelligenza, cara nonna,
eh, la mia intelligenza, cara nonna,
è caduta da qualche parte nell’acqua,
è caduta da qualche parte nell’acqua,
da tempo è caduta nell’acqua.

Scena seconda

Capomastro del mulino e detti; più tardi Sagrestana.
Capomastro
(passa vestito in abito da città, sporco di farina, e si ferma da Laca)
Cosa stai facendo, ragazzo?
Potrebbe essere un buon manico di frusta!
Laca
Il mio coltello è senza filo,
non ce la farò in due ore!
Affilamelo tu!
Capomastro
(estrae dalla tasca la pietra e si mette ad affilare il coltello)
Va bene, te lo affilo!
(Laca, col manico della frusta, toglie dal capo di Jenufa il fazzoletto.)
Jenufa
(senza voltarsi)
Sei stato tu, Laca,
sei sempre il solito originale...
Laca
Se te l’avesse fatto Steva,
avresti avuto da ridire?
Jenufa
Lui non avrebbe fatto una cosa simile...
Laca
Di’, avresti avuto da ridire?
Jenufa
... lui non avrebbe fatto una cosa simile.
Laca
Dato che gli stai sempre tanto vicino!
Jenufa
Questo non ti riguarda,
pensa ai fatti tuoi!
Questo non ti riguarda,
pensa ai fatti tuoi,
pensa ai fatti tuoi!
(Entra in casa dal portico; poco dopo esce, si siede vicino al cestino e pulisce con cura le patate.)
Laca
(al capomastro)
Sarà una cognata carina,
mi preparerà tante cose buone!
Capomastro
Certo, certo, carina,
da farti perder la testa: certo, carina!
È simile a un fiore di campo, a un fiore di campo,
e quei suoi occhi celesti potrebbero strapparti l’anima dal corpo.
Certo, carina!
Certo, carina, da farti perder la testa!
Ma a che scopo parlartene:
tu stesso hai provato il fascino dei suoi occhi!
Laca
(in tono beffardo)
Sì, sì.
Te ne sei accorto tu stesso di quanto io la ami,
di quanto la ami!
Si lamentava del suo rosmarino,
e non sa che io stesso ho messo dei lombrichi nella terra,
per farlo andare a male,
proprio come le nozze con il suo Steva,
che stanno preparando.
Capomastro
Vedi, Laca,
è strano
che tu sia
così sgradevole.
A me non la racconti, non la racconti:
tu non hai un cuore cattivo,
ma, se non sbaglio,
cambi colore quando Jenufa è qui.
Laca
Sciocchezze!
Va’ a farti i fatti tuoi!
Però, senti,
lei non è ancora sua, non è ancora sua.
Se oggi l’hanno arruolato,
le nozze non si faranno ...
Capomastro
Non l’hanno arruolato!
Laca
... le nozze non si faranno.
Capomastro
Non l’hanno arruolato! Non l’hanno arruolato!
Ho incontrato il corriere;
ne hanno arruolati in tutto nove...
ma Steva no,Steva no!
Jenufa
(salta di gioia, bacia la Vecchia Buryja)
Non l’hanno arruolato! Mio Dio,
non l’hanno arruolato! Nonna mia!
Laca
Non l’hanno arruolato!
Che razza di giustizia!
È gagliardo come una roccia!
Capomastro, Vecchia Buryja
Non l’hanno arruolato!
Per tutta la vita ha avuto fortuna.
Sagrestana
(entra)
Steva non è stato arruolato?
Steva non è stato arruolato?
Laca
Che razza di giustizia!
Che razza di giustizia!
Jenufa
(bacia frettolosamente la mano della madre adottiva)
Benvenuta, benvenuta, mammina!
Capomastro
Ecco il coltello; sembrava che non volesse farsi affilare.
(Laca si toglie il cappello senza parlare e continua a occuparsi del manico. La Sagrestana entra nel casolare. Il capomastro saluta e si ritira nel casolare.)

Scena terza

Vecchia Buryja, Jenufa; Reclute, fuori scena.
Vecchia Buryja
(preparandosi a seguire la Sagrestana)
E tu, Jenufa,
non segui tua madre?
Jenufa
Per l’amor di Dio, nonna,
lasciatemi qui,
lasciatemi qui!
Per l’amor di Dio, nonna, per l’amor di Dio, nonna,
lasciatemi qui!
Lasciatemi!
Reclute
(fuori scena)
Tutti si sposano,
han paura della guerra!
Vecchia Buryja
Sei strana, ragazza,
sei proprio strana!
(Da lontano si sentono le reclute cantare e i musicanti suonare.)

Scena quarta

Steva con le reclute e i musicanti, Jenufa, capomastro, Laca, giovani, garzoni del mulino, ragazzini, gente.
Reclute
Tutti si sposano,
han paura della guerra!
Ma io non mi sposo,
io non temo la guerra!
Chi ha i soldi
può pagare per farsi riformare,
ma a me, che son poveretto,
il soldato tocca fare.
Steva
(da lontano)
Ma a me tocca fare il soldato...
Jenufa
(guardando fra le reclute e riconoscendo Steva)
Steva!
Steva
... ma a me tocca fare il soldato!
Jenufa
Steva caro!
Steva
È finita con l’amore, è finita con l’amore,
è finita con l’amore!
Reclute
È finita con l’amore, è finita con l’amore!
Urrà! Urrà! Urrà!
Urrà! Urrà!
(I garzoni del mulino e i giovani accorrono. Le reclute si mostrano.)
Capomastro
(entra)
Steva si fa accompagnare!
(Ragazzini, uno di loro con una trombetta da bambino.)
Si vede che non l’hanno arruolato!
Si vede che non l’hanno arruolato!
(Seva arriva con le reclute e con quattro violinisti. Jenufa gli corre incontro.)
Reclute
Ehi, urrà! Urrà!
Giovani
Ehi, urrà! Urrà!
Reclute
Ehi, urrà! Urrà!
Tutti si sposano,
han paura della guerra!
Ma io non mi sposo,
io non temo la guerra!
Giovani
Ehi, urrà! Urrà!
Ehi, urrà!
Reclute
Chi ha i soldi
può pagare per farsi riformare,
ma a me, che son poveretto,
il soldato tocca fare.
Giovani
Chi ha i soldi
può pagare per farsi riformare.
Ehi, urrà! Urrà!
Steva
(ubriaco, si regge a malapena)
Ma a me tocca fare il soldato ...
È finita con l’amore, è finita con l’amore!
Reclute
È finita con l’amore, è finita con l’amore!
(La Sagrestana compare sulla soglia del casolare.)
Jenufa
Steva!
Steva caro! Steva!

Scena quinta

I detti; in seguito Sagrestana e Vecchia Buryja.
Jenufa
Anima mia, Steva, Steva caro!
Sei di nuovo ubriaco?
Steva
Io, io! Io, io!
Io ubriaco? Io ubriaco?
A me lo dici, Jenufa? A me?
A me lo dici, Jenufa? A me?
Tu sai che mi chiamo Stefan Buryja?
Sai che sono il padrone del mulino?
Per questo le ragazze mi sorridono,
per questo le ragazze mi sorridono!
(Mostra dei fiori.)
Questo mazzolino l’ho avuto da una di loro.
(ai musicanti)
Perché non suonate?
Voi lepri affamate!
Voi lepri affamate!
(Sparge del denaro, preso dalla giubba; i musicanti lo raccolgono.)
Prendete! Prendete!
Suonate la canzone di Jenufa:
“Lontano, lontano, a Nové Zámky...”.
Coro
Lontano, lontano, a Nové Zámky,
hanno eretto una torre di giovani gagliardi.
Steva, Coro
Lontano, lontano, a Nové Zámky,
hanno eretto una torre di giovani gagliardi.
(Danzano.)
Coro
In cima hanno messo il mio amato,
di lui hanno fatto una cupola d’oro.
Steva, Coro
In cima hanno messo il mio amato,
di lui hanno fatto una cupola d’oro.
(Continuano a danzare.)
Coro
La cupola d’oro è caduta dalla torre,
la mia diletta l’ha accolta in grembo.
Steva, Coro
La cupola d’oro è caduta dalla torre,
la mia diletta l’ha accolta in grembo.
(Continuano a danzare. - Interrompono le danze.)
Coro
La mia diletta ha accolto nel suo grembo
la cupola d’oro!
Steva
Vieni qui, Jenufa!
Coro
La mia diletta ha accolto nel suo grembo
la cupola d’oro!
Steva
(prende Jenufa per la vita)
Così si va a nozze, con la musica!
(Danza sfrenata.)
Sagrestana
(con un gesto della mano ferma la musica)
E così dovreste andare avanti per tutta la vita, per tutta la vita,
e tu, Jenufa, e tu, Jenufa,
potresti raccogliere quel denaro che lui butta via,
raccogliere quel denaro!
Siete proprio una bella famiglia!
Pure il mio Buryja aveva riccioli dorati
e una bella, prestante figura;
quanto ho desiderato di averlo,
già prima che si sposasse per la prima volta,
e ancora quando rimase vedovo!
Mia madre tentava di impedirmelo,
diceva che mi sarei presa un buono a nulla!
Ma io non le diedi ascolto,
ma io non le diedi ascolto!
Più tardi non mi sono lamentata,
quando si ubriacava una settimana sì e una no,
quando poi era ubriaco ogni momento,
faceva debiti
e buttava via i soldi!
Mi misi a rimproverarlo,
ma lui mi picchiava, mi picchiava:
quante notti ho trascorso
là fuori, nei campi!
(indicando il proprio cuore)
Già da tempo, da tempo lo sentivo,
già da tempo, da tempo lo sentivo:
anche se è il mugnaio di Veborany,
comunque non è degno,
comunque non è degno
di stare al fianco della mia figliastra!
Jenufa
O mammina, non siate in collera,
o mammina, non siate in collera,
non siate in collera!
Sagrestana
Fino ad ora ho taciuto, ho taciuto,
fino ad ora ho taciuto, ho taciuto,
per riguardo ai tuoi sentimenti,
per riguardo ai tuoi sentimenti!
Jenufa
O mammina, non siate in collera,
o mammina, non siate in collera!
Sagrestana
Diglielo: non darò il mio consenso alle nozze,
se prima non passa un anno,
non darò il mio consenso alle nozze,
se prima non passa un anno,
non passa un anno
senza che Steva si ubriachi.
Reclute
Però, che donna severa, che donna severa!
Sagrestana
Se non mi darai ascolto, Jenufa,
se la sua parola varrà più della mia,
Dio ti punirà duramente,
se non mi darai ascolto,
Dio ti punirà duramente!
(Steva, sorpreso, poggia la testa ad un palo.)
Vecchia Buryja
O figlia mia, o figlia mia,
sei una donna severa,
sei una donna severa!
Sagrestana
Domani tornerai a casa...
Vecchia Buryja
Però il ragazzo
non è così cattivo!
Laca
(fra sé, in tono di scherno)
Vezzeggiate il giovanotto, vezzeggiatelo!
Sagrestana
... affinché la gente non possa dire
che hai fretta di essere felice.
Reclute
Però, che donna severa, che donna severa!
Laca
(ad alta voce)
Sagrestana, vi è caduto il fazzoletto!
Ed io vi bacerei, vi bacerei la mano.
Sagrestana
(andandosene)
State bene!
Vecchia Buryja
E voi, musicanti, andate a casa, andate a casa,
andate a casa, andate a casa!
Non tentate i nostri ragazzi!
Andate a casa, andate a casa!
Giovani
Andate a casa, andate a casa!
E voi, musicanti, andate a casa, andate a casa,
non tentate i nostri ragazzi...
E voi, musicanti, andate a casa, non tentate. . .
Capomastro
Andate a casa, andate a casa!
Vecchia Buryja
Va’ a dormire, Steva caro, va’!
Sei giovane, i compagni ti hanno traviato,
hai dimenticato te stesso!
Reclute
I compagni ti hanno traviato? I compagni ti hanno traviato?
I compagni ti hanno traviato? I compagni ti hanno traviato?
(Se ne vanno.)
Vecchia Buryja
E tu, Jenufa, non piangere, non piangere!
Ogni coppia deve superare delle prove,
superare delle prove, ah, delle prove!
Capomastro
Ogni coppia deve superare delle prove,
superare delle prove, ah, delle prove!
Laca, Jenufa,Vecchia Buryja, Capomastro, Giovani
Ogni coppia deve superare delle prove!
(Escono tutti, tranne Jenufa e Steva.)

Scena sesta

Steva e Jenufa; in seguito Vecchia Buryja.
Jenufa
Steva, Steva, so bene
che oggi l’hai fatto per la gioia.
Ma altre volte, Steva caro,
non fare arrabbiare la mamma;
tu conosci la mia colpa,
tu conosci la mia colpa!
Mi trema il cuore al pensiero
che mamma e gli altri
possano anch’essi scoprirla.
Temo che il castigo non si farà attendere,
e la notte non riesco a dormire.
Non dimenticare, anima mia,
non dimenticare, anima mia,
che grazie all’aiuto di Dio non sei stato arruolato,
così potremo sposarci,
così potremo sposarci!
Già così ci saranno abbastanza rimproveri da parte della mamma!
Sai bene quanto vada fiera di me,
dovresti sentirla, dovresti sentirla!
Non so, non so, proprio non so
cosa potrei fare,
se tu non mi prendessi in moglie,
non so, non so, proprio non so
cosa potrei fare io,
non so cosa potrei fare io!
Steva
Non fare il muso,
vedi pure tu
che la zia Sagrestana ce l’ha con me,
proprio per il mio amore per te,
per il mio amore per te.
Avreste dovuto vedere, voi due,
avreste dovuto vedere, voi due,
quante ragazze mi corteggiano!
Jenufa
(irritata)
Ora, però, non dovresti più guardarle,
non dovresti più guardarle!
Io sola ho dei diritti su di te,
altrimenti dovrei uccidermi!
(Gli afferra le braccia.)
Dio mio, non devi essere così,
Dio mio, non devi essere così,
così debole e ridicolo, sì, così ridicolo!
(Lo scuote.)
Steva
(tranquillizzando Jenufa)
Però io non intendo lasciarti!
Tu, con le tue guance lisce come mele,
Jenufa,
tu, fra tutte, sei la più bella,
fra tutte sei la più bella, la più bella!
O Jenufa!
Jenufa
Altrimenti dovrei uccidermi!
Vecchia Buryja
(esce dal casolare)
Rimandate i vostri discorsi!
Steva
O Jenufa!
Jenufa
Altrimenti dovrei uccidermi!
Vecchia Buryja
Rimandate i vostri discorsi:
domani la sua testa sarà limpida!
Va’, ragazzo, va’ a dormire!
Steva
O Jenufa, Jenufa, Jenufa, Jenufa,
tu, fra tutte,
fra tutte sei la più bella, la più bella!
(Esce. - La Vecchia esce. Jenufa torna nuovamente al cestino e si mette a pulire le patate, col capo chino.)

Scena settima

Laca, Jenufa; in seguito Barena, Capomastro,Vecchia Buryja.
Laca
(si alza; ha il coltello ancora in mano, getta via il manico della frusta)
Ha smesso subito di darsi delle arie, il caro Steva,
in presenza della Sagrestana!
Jenufa
Sarà sempre cento volte migliore di te!
Sarà sempre
cento volte migliore di te!
Laca
Sarà! Sarà!
(Agitato e indignato, raccoglie il mazzolino abbandonato.)
Jenufa, ecco i fiori caduti,
quei fiori avuti da una delle ragazze,
da una di quelle che gli sorridono,
di quelle che gli sorridono!
Guarda,
te lo fisso al corpetto...
(La serva Barena appare sull’uscio.)
Jenufa
(si alza orgogliosa)
Dammeli!
Di un mazzolino,
che ha fatto onore al mio amato,
posso essere orgogliosa,
posso essere orgogliosa!
Laca
(fra sé)
Ne sarai orgogliosa.
(a Jenufa)
Ma lui di te non vede nient’altro,
ma lui di te non vede nient’altro,
nient’altro, tranne le tue guance lisce come mele,
nient’altro, tranne le tue guance lisce come mele.
Ma lui di te non vede nient’altro,
ma lui di te non vede nient’altro,
nient’altro, tranne le tue guance lisce come mele!
(Guarda il coltello.)
Questo coltello potrebbe sfregiarle.
(Si avvicina a Jenufa, nella mano destra ha i fiori e il coltello.)
Ma non ti darò il mazzolino senza niente in cambio!
(Cerca di abbracciarla.)
Jenufa
(difendendosi)
Laca, ti do uno schiaffo!
(Mentre lei si dibatte, lui le sfiora la guancia col coltello, dicendo:)
Laca
Cos’hai contro di me?
Jenufa
Gesù, Maria!
Mi hai tagliato la guancia!
(Si copre la guancia col grembiule. - Barena si torce le mani.)
Laca
(cade in ginocchio e la abbraccia)
Che ho fatto!
Jenufa cara!
(Jenufa corre nel casolare.)
Che ho fatto!
Jenufa!
Io ti amo, ti amo,
ti amavo già da bambino...
Vecchia Buryja
(accorrendo)
Cosa c’è?
Capomastro
(accorrendo)
Cosa c’è?
Cosa c’è? Cosa è accaduto?
Vecchia Buryja
Cosa è accaduto?
Laca
Fin da bambino
l’ho amata...
Capomastro
Cosa c’è? Cosa è accaduto?
Vecchia Buryja
Cosa c’è? Cosa è accaduto?
Laca
... fin da bambino
l’ho amata...
Barena
È accaduta una disgrazia,
è accaduta una disgrazia...
Laca
Fin da bambino
l’ho amata.
Barena
... scherzavano per un bacio, per un bacio,
lui aveva in mano il coltello,
e così, involontariamente,
le ha ferito la guancia.
Grazie a Dio, grazie a Dio,
non ha colpito l’occhio!
(Il capomastro corre da Jenufa nel casolare. )
Vecchia Buryja
Solo pene,
solo pene
sapete dare, ragazzi!
Barena
Grazie a Dio!
Capomastro
Nonna, andate da Jenufa,
potrebbe svenire!
Mandate a chiamare la Sagrestana,
che venga a curare la ferita!
Che guarisca presto.
(La Vecchia entra velocemente nel casolare. Laca, desolato, sta per correre via. Il capomastro lo chiama.)
Laca, non fuggire,
l’hai fatto apposta, apposta!

ATTO SECONDO

[Preludio]

Cinque mesi più tardi. Una tipica stanza slovacca. Alle pareti immagini sacre e statuette di santi; vicino all’uscio un’acquasantiera. Una stufa, un letto rifatto con cura, una cassapanca per gli abiti. Una mensola con le stoviglie, qualche sedia. Vicino alla finestra l’immagine della Madonna.

(Jenufa in abito da casa, pallida, con una cicatrice su una guancia, siede vicino al tavolo e cuce, a capo chino.)

Scena prima

Jenufa, Sagrestana.
Sagrestana
(si avvicina alla porta laterale, che dà su una cameretta e la apre)
Lascio ancora la porta aperta,
per fare entrare un po’ di calore.
Perché te ne vai sempre vicino alla finestra
a pregare
come un’anima in pena?
Jenufa
Non posso farci niente,
il mio cuore non ha pace.
Sagrestana
Ti credo,
ti credo,
neanche io ho più pace!
Dal momento in cui
ti ho portata a casa,
ho intuito dai tuoi pianti
che ti era accaduto qualcosa di terribile.
E quando, poi, mi hai confessato
il tuo peccato,
ho pensato
che mi avrebbe condotta alla tomba,
condotta alla tomba.
Con angoscia ho nascosto te e la tua vergogna,
e la tua vergogna,
fino al giorno in cui tuo figlio è venuto al mondo;
e il suo buon padre
neanche per sogno se ne cura!
Jenufa
(si affretta verso la porta della cameretta e guarda dentro)
Pare che il piccolo Steva si sia mosso!
Sagrestana
Vezzeggi sempre questo bimbo,
anziché pregare Dio, pregare Dio,
che te ne liberi.
che te ne liberi!
Jenufa
(torna nuovamente al tavolo per continuare il lavoro)
No...
dorme tranquillo...
Sagrestana
... anziché pregare Dio...
Jenufa
È così carino...
Sagrestana
... anziché pregare Dio,
che te ne liberi...
Jenufa
... è così carino, carino e quieto.
Sagrestana
... che te ne liberi!
Jenufa
Da quando è venuto al mondo, otto giorni fa,
non ha mai pianto!
Sagrestana
Ma strillerà da diventare pazzi,
strillerà da diventare pazzi!
Perdo la testa, ogni volta che ci penso!
Ed io che ero così fiera di te,
ed io che ero così fiera di te,
Dio mio! Dio mio!
Jenufa
(mette da parte il lavoro e si alza)
Mi sento tanto debole, mammina!
Mi sento tanto debole, mammina!
Sagrestana
Ed io che ero così fiera di te,
ed io che ero
così fiera di te!
Jenufa
Mammina, mi sento tanto debole!
Mammina, vado a coricarmi.
Sagrestana
(toglie dalla stufa una tazza e la porge a Jenufa)
Ma prima bevi questo,
dormirai più tranquilla.
Il letto è pronto,
e ti ho anche acceso la lampada.
Jenufa
Buona notte, mammina!
Buona notte, buona notte, mammina!
(Beve ed entra nella cameretta.)

Scena seconda

Sagrestana sola.
Sagrestana
(chiudendo la porta di Jenufa)
Ecco, sono già venti settimane
che le tue imposte sono chiuse,
e quel tuo bellimbusto
non ha mai trovato la strada per venire da te.
Tu non fai che aspettarlo,
ma non sai che l’ho mandato a chiamare;
oggi verrà presa una decisione, una decisione.
E il bimbo,
quel pallido Steva,
non lo posso proprio vedere,
non lo posso vedere.
Quanto ho pregato,
pregato,
e quanto ho digiunato,
digiunato,
perché non venisse al mondo.
Ma tutto, tutto è stato inutile! Tutto è stato inutile!
È già da una settimana che respira e pare che non voglia morire.
Non mi resta
che dare Jenufa a Steva, come castigo;
e per di più son costretta a umiliarmi davanti a lui.
(Si sente un rumore alla porta.)
Sta arrivando!
(Va ad aprire la porta. Entra Steva.)

Scena terza

Steva, Sagrestana; Jenufa nella cameretta.
Steva
Zia Sagrestana, mi avete fatto avere un biglietto
in cui era scritto che, se non fossi venuto,
sarebbe accaduta una tremenda disgrazia!
Cosa mi volete dire?
Sagrestana
(indica la porta della cameretta)
Entra pure...
(Steva esita.)
Perché esiti?
Steva
Mi si stringe il cuore...
È successo qualcosa a Jenufa?
Sagrestana
Si è già rimessa e il bambino sta bene.
Steva
È già nato?
Sagrestana
Ma tu non sei neanche venuto a trovarla,
non ti sei neppure informato!
Steva
Ci ho pensato spesso,
e mi è rincresciuto molto.
Ma voi mi avete sgridato tanto,
voi mi avete sgridato tanto,
volevate perseguitarmi,
in quel momento la bellezza di Jenufa è svanita,
e io, io non ci posso far nulla.
Sagrestana
Ebbene, entra!
Steva
Ho paura.
Mi sta aspettando?
Sagrestana
(apre la porta della cameretta)
Jenufa sta dormendo.
Steva
Certo, se l’è portato da Vienna!
Sagrestana
Era nascosta qui.
Guarda, quello è tuo figlio,
è un maschietto,
anche lui Steva;
l’ho battezzato io stessa.
Steva
Oh, poverino...
Sagrestana
Già, poverino!
Steva
Vi darò dei soldi per il bambino,
purché non si venga a sapere che è mio!
Sagrestana
Ma Jenufa è cento volte più disgraziata.
(Lo prende per mano e lo tira verso la porta.)
Guarda Jenufa!
Che torto ti ha fatto questa povera anima,
che prima hai gettato nel disonore,
nel disonore,
e che ora non vuoi aiutare?
Eppure vedi, il bimbo è vivo,
ti somiglia in tutto!
Vai, Steva, va’ a vederlo!
Te ne prego in ginocchio.
(Cade in ginocchio. - Steva nasconde il volto tra le mani).
Steva, da’ a entrambi il tuo nome davanti al Dio e al mondo.
Non abbandonare la mia figliastra,
la mia figlia gioiosa,
che sopporti con te tutte le disgrazie,
che non rimanga sola nel disonore,
lei e il mio nome...
Stai piangendo?
(Si alza prendendolo per la mano.)
Stai piangendo?
Va’ da lui, Steva,
prendi il tuo bambino in braccio,
consola Jenufa!
Steva
(si divincola dalla sua mano)
Zietta, anche una pietra proverebbe compassione,
ma io non posso prenderla in moglie,
sarebbe l’infelicità
per entrambi.
Sagrestana
Anche la tua? Perché?
Steva
Perché io ho paura di lei, ho paura.
Era sempre tanto carina,
carina e allegra,
ma di colpo ha iniziato a cambiare
davanti ai miei occhi,
diventava come voi
dolente e severa.
Quando la mattina dopo il reclutamento,
l’ho vista con la guancia sfregiata,
il mio amore per lei è svanito.
E voi, zia,
non vogliatemene per la mia franchezza,
anche voi temo,
mi parete così strana e terribile,
come una strega,
pronta a seguirmi
e a perseguitarmi!
E poi sono già promesso
a Karolka, la figlia del sindaco.
È tutto finito!
(Corre via.)
Sagrestana
Steva!
Jenufa
(dalla cameretta, nel sonno)
Mammina,
una pietra cade su di me!
Una pietra cade su di me!
Sagrestana
Si è svegliata?
Parlava nel sonno
e Steva l’ha vista...
Ora continua a dormire.
(Chiude di nuovo la porta della cameretta a chiave.)
È fuggito, anima scellerata!
E non si è nemmeno avvicinato al bambino,
sangue del suo sangue!
Oh, se solo potessi
annientare quel vermiciattolo
e gettarlo ai suoi piedi:
“Eccolo, tu l’hai sulla coscienza,
sulla coscienza!”.
Ma che fare ora?
Chi la salverà?
(Si apre la porta della stanza. Entra Laca.)

Scena quarta

Laca, Sagrestana.
Laca
Sono io, zia.
Sapete quanto mi piace venirvi a trovare, consolarmi con voi!
Ma ho visto entrare un ragazzo.
Era Steva, l’ho riconosciuto.
Cosa cercava, cosa cercava qui?
È forse tornata Jenufa?
Sagrestana
È tornata.
Laca
E sarà sua, sua?
Sagrestana
No... lei non gli ha parlato.
Laca
E voi datela a me,
datela a me,
mi ha sempre consolato l’idea
che ciò potesse accadere!
Oh, non l’abbandonerei, non l’abbandonerei
per nulla al mondo!
Sagrestana
Laca, tu devi sapere tutto,
e poi metterai alla prova il tuo amore!
Jenufa, povera ragazza,
non è mai stata a Vienna;
l’ho nascosta qui per tutto questo tempo.
Una settimana fa ha dato alla luce un bimbo
che ha avuto da lui, da Steva.
Laca
Zia, è mai possibile?
Volete mettermi alla prova!
Sagrestana
Dio mi è testimone,
ti ho detto la pura verità.
Laca
Oh zia, oh zia,
che colpo mi avete dato,
come una pietra sul capo, come una pietra...
Sagrestana
Dio mi è testimone,
ti ho detto la pura verità.
Laca
E io dovrei prendermi
il figlio di Steva?
Sagrestana
(agitata, cammina per la stanza tenendosi la testa tra le mani)
Laca, in verità, in verità,
in verità,
il bimbo non vive più...
È morto...
Laca
Steva lo sapeva?
Sagrestana
Lo sapeva.
Io non lo riconosco più.
Che la vendetta si abbatta su di lui,
su di lui, per tutta la vita!
Ora vai, va’, e cerca di sapere
quando avranno luogo le sue nozze!
Io devo saperlo. Va’!
Laca
Va bene, va bene.
Sarò di ritorno in un momento,
in un momento,
in un momento!
(Esce.)

Scena quinta

Sagrestana sola.
Sagrestana
In un momento... in un momento...
e nel frattempo io dovrei compromettere la salvezza della mia anima
per l’eternità?
E se portassi via il bambino?
No... No...
Lui è l’unico ostacolo,
e sarà per lei motivo di vergogna per tutta la vita!
Cosi potrei riscattare la sua vita...
e Dio sa meglio di tutti come stanno le cose,
e Dio sa meglio di tutti come stanno le cose,
come stanno le cose.
(Prende dall’attaccapanni uno scialle in cui si avvolge.)
Restituirò il piccolo a Dio...
Sarà più rapido e più facile!
Prima che arrivi la primavera e si sciolgano i ghiacci,
di lui non rimarrà traccia.
Tornerà dal buon Dio
prima di rendersene conto,
tornerà dal buon Dio
prima di rendersene conto.
(estremamente agitata, quasi fuori di sé)
La gente si getterebbe addosso a me e a Jenufa!
La gente si getterebbe addosso a me e a Jenufa!
(Curvandosi, addita a se stessa, con fare persecutorio.)
Guardatela, guardatela,
guardatela, è la Sagrestana!
(Entra di soppiatto nella cameretta, ne esce con il neonato che avvolge un un panno.)
È nato dal peccato,
come l’anima scellerata di Steva!
(Esce in fretta dalla porta, che chiude a chiave.)

Scena sesta

Jenufa sola.
Jenufa
(entra nella stanza)
Mammina, la mia testa così pesante, pesante,
pesante come una pietra.
Aiutatemi! Dove siete, mammina?
Dove siete, mammina?
(Si guarda intorno lentamente.)
Questa è la sua stanza.
(Si tocca la fronte.)
Io vivo nella cameretta,
devo sempre stare nascosta lì dentro,
affinché nessuno mi veda, nessuno.
La mamma mi rimprovera sempre,
è come se il mio cuore fosse pieno di spine,
è come se il mio cuore fosse pieno di spine!
È già sera,
posso aprire le imposte;
tutt’intorno è scuro, buio,
per i miserabili ci sono solo la luna
e il cielo, il cielo stellato...
e Steva non viene,
Steva non viene,
né verrà,
né verrà mai!
Se potesse vedere suo figlio,
che apre gli occhi azzurri...
Dov’e mai il mio piccolo Steva?
Dove lo hanno messo?
Dove lo hanno messo?
Dov’è mai il mio piccolo Steva?
(Corre nella cameretta e ritorna subito.)
Piange e soffre,
lo sento.
Non fategli male, brava gente,
la colpa di tutto è mia,
mia e di Steva.
Dove lo avete messo,
cadrà, sì, cadrà.
Avrà freddo,
un freddo terribile!
Non lasciatelo,
non lasciatelo!
Aspettate! Vengo a salvarlo...
(Si precipita verso la porta, chiusa a chiave, cerca d’aprirla, cade a terra.)
Dove mi trovo?
È la stanza della mamma,
la porta è chiusa, la porta è chiusa.
La mamma sarà andata al mulino?
Ah, sì, al mulino,
col figlioletto di Steva, col figlioletto di Steva!
Ma ora devo pregare per lui,
qui, davanti all’immagine della Vergine.
(Posa l’immagine sul tavolo e si inginocchia.)
Salve Regina,
madre di misericordia,
vita e dolcezza,
speranza nostra,
salve.
A te ricorriamo
esuli figli di Eva,
a te sospiriamo
gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, rivolgi a noi quegli occhi misericordiosi,
orsù dunque, rivolgi a noi quegli occhi misericordiosi,
e mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del tuo seno.
O clemente, o pia,
o dolcissima Vergine Maria,
o dolcissima Vergine Maria!
E proteggi il mio piccolo Steva,
proteggi il mio piccolo Steva, il mio piccolo Steva,
e non abbandonarlo mai, mai,
madre misericordiosa!
(Bussano alla finestra; Jenufa sobbalza.)

Scena settima

Jenufa, Sagrestana.
Jenufa
Chi è?
Sagrestana
(da dietro la porta, sgomenta, affannata e tremante)
Jenufa, sei ancora sveglia?
Apri la finestra!
Jenufa
(apre la finestra)
Il piccolo Steva è con voi?
Sagrestana
(alla finestra, spaventata)
Tieni, prendi la chiave, apri la porta,
le mie mani tremano...
fa freddo... fa freddo...
Jenufa
(socchiude la finestra, va ad aprire la porta)
Dov’è il piccolo Steva?
L’avete lasciato al mulino?
L’avete lasciato al mulino?
Forse lo riporterà Steva stesso,
quando verrà a parlare,
vero, mammina,
a parlare di quel grazioso piccino?
Sagrestana
Figliola, tu farnetichi.
Che il Signore ti aiuti!
Eppure non sai ancora della sciagura.
Hai dormito due giorni, in preda alla febbre,
hai dormito due giorni, in preda alla febbre.
E intanto tuo figlio è morto,
è morto, è morto!
Jenufa
(cade in ginocchio e poggia il capo in grembo della Sagrestana)
Ecco, è morto, è morto,
il mio bimbo gioioso, il mio bimbo gioioso,
è morto!
Mammina, il mio cuore sanguina,
ma voi dicevate sempre
che sarebbe stato meglio,
sarebbe stato meglio così,
e che ciò che Iddio gli prepara
non è ciò che io, poveretta, avrei fatto per lui!
Così è morto, è già un angioletto,
ma io mi sento così sola,
senza di lui, soffro tanto...
Sagrestana
Rendi grazie al Signore! Rendigli grazie!
Jenufa
... mi vien da piangere, da piangere...
Sagrestana
Sei nuovamente libera, libera!
Jenufa
E Steva?
Mammina, mi avevate promesso,
che l’avreste mandato a chiamare.
Deve sapere anche lui.
Sagrestana
Non pensare più a lui,
merita solo di essere maledetto!
È stato qui, mentre dormivi,
ha visto il bambino,
l’ho pregato in ginocchio,
ma lui voleva solo darci dei soldi,
darci dei soldi, dei soldi!
Jenufa
Ah, che Dio lo perdoni!
Ah, che Dio lo perdoni!
Ah, che Dio lo perdoni!
Sagrestana
Lui ha paura di te,
della tua guancia sfregiata.
e teme anche me,
come fossi una strega, una strega!
Jenufa
Ah, che Dio lo perdoni!
Sagrestana
Ed è già promesso alla figlia del sindaco.
Non te la prendere per quell’ubriacone!
Abbi piuttosto stima di Laca!
Lui merita fiducia e amore!
Presto sarà qui!

Scena ottava

Laca, e dette.
Laca
(di corsa; alla Sagrestana)
Zia, zietta,
dal sindaco non c’era nessuno.
Sagrestana
(a Jenufa, in fretta)
Lui sa tutto di te,
gli ho detto tutto,
e lui ti ha perdonata, perdonata.
Laca
(vedendo Jenufa)
Jenufa cara!
(Le si avvicina, le tende la mano.)
Dio sia con te,
Jenufa!
Non vuoi darmi la mano?
Jenufa
Grazie, Laca, per i pensieri affettuosi
che hai avuto per me per tutto il periodo
in cui non mi hai vista!
Molte volte, dalla mia cameretta,
ti ho sentito
parlare di me con la mamma.
Oh, guarda
come sono misera!
Laca
Ma ti rimetterai,
ti consolerai per la perdita del bambino!
Jenufa
Pensavo che la mia vita sarebbe stata diversa,
diversa,
invece ora mi sembra che sia già alla fine!
Laca
E non vorresti me come marito, Jenufa cara?
Sagrestana
Ti sposerà, ti sposerà,
Laca, ti sposerà.
Laca
E non vorresti me come marito,
Jenufa, Jenufa cara?
Sagrestana
Ti sposerà, Laca, ti sposerà!
Ora ha ritrovato il senno perduto,
(Si accascia su una sedia.)
e deve ancora essere felice!
Jenufa
Le parole della mamma sono così ingenue!
Come potresti sposarmi?
Pensaci bene!
Non sono né ricca, né onesta,
e il primo amore,
il più grande,
non l’ho più.
Mi vuoi anche così?
Laca
(la stringe tra le braccia e la bacia)
Lo voglio, Jenufa, lo voglio! Jenufa cara,
mi basta che tu sia mia, mia,
che tu sia mia, mia!
Jenufa
(in tono carezzevole)
Allora starò con te, insieme a te
sopporterò ogni gioia e dolore!
Sagrestana
Vedete che ho fatto bene,
ho fatto bene!
E ora vi benedico
con tutto il cuore:
che Dio vi preservi
da ogni tormento,
che vi dia salute,
felicità e abbondanza...
Ma chi è stato la causa di questa disgrazia,
io lo maledico, lo maledico,
possa la donna,
che sposerà un uomo di tal cuore,
perdere il senno
prima di varcare la soglia di casa!
Guai a lui, e pure a me!
Guai a lui, e pure a me!
(Un colpo d’aria spalanca la finestra.)
Laca
Che avete, zietta?
Sagrestana
Chi urla, chi geme, là fuori?
(gridando)
Tenetemi!
(Laca la prende teneramente per le spalle.)
Statemi vicini!
Laca, resta qui!
(Si guarda attorno smarrita.)
Laca
Che avete, zietta?
Sagrestana
Chiudete la finestra!
Jenufa
(va a chiudere la finestra)
Ah, che vento, che gelo!
Sagrestana
È come se la morte avesse dato un’occhiata qui dentro!

ATTO TERZO

Due mesi più tardi.
La stanza della Sagrestana del secondo atto.
Sul tavolo una tovaglia bianca, su di essa un vaso di rosmarino e, in un piatto, ornati di nastri, alcuni ramoscelli di rosmarino. Una bottiglia di vino, alcuni bicchieri e un piatto di focacce.

(Jenufa è seduta su una sedia, vestita a festa, con in mano il libro delle preghiere e un fazzoletto. La pastora, dietro di lei, le sistema un fazzoletto sul capo. Laca le sta accanto. La Vecchia è seduta presso il tavolo. La Sagrestana cammina nervosamente, manifestando profonda inquietudine e tormento interiore; è molto magra e stanca. Jenufa ha un aspetto migliore rispetto al secondo atto, ma ha un’espressione seria e solenne.)

Scena prima

Sagrestana, Jenufa, Laca, Vecchia Buryja, Pastora.
Pastora
Non ti si stringe il cuore, Jenufa cara?
Jenufa
No.
Laca
Perché dovrebbe essere triste,
non le farei mai del male!
Pastora
Ma càpita sempre
che una ragazza rimpianga la libertà.
Mio Dio, quanto ero sciocca io,
quanto piangevo,
piangevo,
e invece avevo trovato
un uomo buono, amabile, posato!
Sagrestana
Cos’è questo rumore alla porta?
Pastora
(aprendo la porta ai nuovi arrivati)
Siate i benvenuti!
Sagrestana
Chi è?
Pastora
Non abbiate paura,
sono il sindaco e sua moglie.

Scena seconda

Sindaco, moglie del sindaco, e detti.
Sindaco
(porge la mano alla Sagrestana)
Dio sia con voi...
Ma vi abbiamo spaventata...
Pastora
È la sua malattia, è la malattia,
la malattia!
Siate i benvenuti! Benvenuti!
Sindaco
... spaventata?
Siamo qui per rispondere al vostro invito,
Karolka sta aspettando Steva,
arriveranno insieme,
insieme.
Laca
Ben arrivati.
Jenufa
(alzandosi)
Siate i benvenuti.
Pastora
(in tono spensierato)
Non so cosa si debba fare prima,
cosa si debba fare:
appuntare il rosmarino agli abiti degli invitati
oppure offrire da bere.
Oggi sono qui per dare una mano.
La Sagrestana è ancora malata
è debole di spirito.
(Offre da bere, poi appunta il rosmarino.)
Sindaco
Si vede che sta deperendo!
Che donna coraggiosa eravate,
piena di vita!
(Beve.)
Vi auguro di non avere di che lamentarvi,
che tutto vada bene!
Sagrestana
Oggi si festeggiano le nozze di Jenufa con un brav’uomo,
non ho nulla di cui lamentarmi.
Ma sento che la mia fine è vicina, è vicina.
(Si prende la testa tra le mani.)
Oh. è un vero tormento!
Il sonno non mi dà sollievo,
devo star sveglia, devo,
per provare tutto.
Jenufa
Mammina, voglia Iddio
concedervi di riacquistare la salute!
Mammina, voglia Iddio
concedervi di riacquistare la salute!
Sagrestana
Non voglio guarire, non voglio,
non voglio, no...
Una lunga vita sarebbe terribile,
terribile...
e dopo?
(riprendendosi)
Oggi è il giorno delle tue nozze, Jenufa cara,
me ne rallegro con te.
Moglie del sindaco
(alla Sagrestana)
Come è saltato in mente a Jenufa
di andare a sposarsi
vestita come una saggia vedova?
Sagrestana
Lei, Jenufa?
Proprio in modo così modesto vanno all’altare
i più nobili signori.
Perché mai Jenufa non potrebbe vestirsi seguendo quest’uso?
Moglie del sindaco
I signori seguono la moda in tutto,
ma qui siamo in campagna,
qui siamo in campagna!
No, io non sarei andata all’altare
senza corona e senza nastri,
non ci sarei andata, non ci sarei andata,
neppure per mille zecchini d’oro!
Sagrestana
Venite a vedere il suo corredo!
Pastora
(alla moglie del sindaco)
È comunque una donna ordinata
e capace!
Sagrestana
L’ho preparato tutto, tutto da sola.
Un corredo così non si vede spesso!
(Escono tutti dalla stanza, restano solo Jenufa e Laca.)

Scena terza

Laca, Jenufa.
Jenufa
Vedi, Laca, sentivo
che tutti avrebbero notato
come sono vestita per le nozze.
Laca
(estrae un mazzolino di fiori dalla tasca della giacca)
Jenufa, ti ho portato lo stesso un mazzolino. . .
Viene dal giardiniere di Belovec.
Jenufa
Grazie, Laca!
Laca
Non lo prendi, non lo vuoi?
Jenufa cara!
Jenufa
Oh, Laca, una sposa come me
non te la sei meritata, no!
(Si appunta il mazzolino al corpetto.)
Laca
Oh, bambina, non parliamone più!
È stato un brutto colpo,
in un primo momento,
ciò che mi ha detto la zia,
ma poi ti ho perdonata!
Mentre mi sono reso talmente colpevole verso di te
che per tutta la vita dovrò
espiare,
per tutta la vita,
per tutta la vita!
Jenufa
Mi dispiace tanto, mi dispiace tanto!
Tu mi sei stato vicino nella disgrazia,
tu, invece di Steva!
Tu mi sei stato accanto nella disgrazia,
tu, invece di Steva!
Laca
So che hai amato Steva,
ma mi basta che ora tu non pensi più a lui.
In cuor mio ho odiato Steva!
Più di tutto avrei voluto togliergli la vita.
Ma tu mi hai ordinato
di riconciliarmi con lui.
Grazie al tuo essermi accanto,
sono riuscito a vincere tutto il male che era in me!
Come si conviene, ho invitato Steva
alle nostre nozze, alle nozze.
Ha promesso di venire, come un fratello, con Karolka.

Scena quarta

Steva, Karolka, e detti.
Laca
Ah, eccoli che arrivano.
(Entrano Karolka e Steva.)
Karolka
Dio vi benedica,
Dio vi benedica.
Steva ha indugiato così a lungo nel prepararsi,
pareva avesse i piedi incollati a terra!
Vi auguro,
che Dio vi conceda
ogni benedizione!
In questo giorno guarderò a te
con tristezza,
dato che presto anche a me toccherà andare all’altare.
Peccato, peccato
che siate così seri
da rinunciare alla musica!
(a Steva)
E ora,Steva, fai loro le congratulazioni!
Steva
(imbarazzato)
Io non sono bravo
come Karolka!
Karolka
E ora,Steva, fai loro le congratulazioni!
Jenufa
Non importa,
ora stringetevi la mano, da bravi fratelli!
Ognuno di voi ha in sé qualcosa di bello.
Tu, Steva, il tuo aspetto,
e Laca il suo buon cuore.
Karolka
Non rammentare a Steva
la sua bellezza:
già così si pavoneggia troppo!
Jenufa
Che sia ancora così infantile?
Laca
Quando vi sposerete?
Steva
Esattamente tra due settimane.
Karolka
(scherzando)
Però solo se vorrò!
Può darsi che ti scacci.
Già così la gente mi sconsiglia la vita con te!
Steva
Se lo facessi,
dovrei togliermi la vita!
Jenufa
Vedi, Steva,
ecco il tuo vero amore!
Che non ti faccia mai soffrire,
mai!
(Il sindaco, la Sagrestana e gli altri ritornano.)

Scena quinta

Sindaco, Sagrestana, moglie del sindaco. Vecchia Buryja, e detti.
Sindaco
Quanta roba,
quanta roba,
c’era da esaminare!
Sagrestana
(spaventata)
Steva è qui!
È venuto a causare
qualche altra sciagura!
(a Laca)
Mi avevate intenerita,
ma ora non posso
vederlo!
Sindaco
Se non mi fossi acceso
un sigaro,
avrei perso la pazienza!
Laca
(alla Sagrestana)
Ma è stata Jenufa a implorarvi!
Moglie del Sindaco
Avete preparato proprio un bel corredo,
e questo
vi fa onore!

Scena sesta

Detti, Barena e le ragazze.

(Barena e le ragazze portano un mazzo di rosmarino e gerani adorni di nastri multicolori.)
Barena
Dio vi benedica!
Ragazze
Dio vi benedica!
Siamo venute senza invito,
perciò non vi tratterremo a lungo,
non vi tratterremo a lungo,
non vi tratterremo...
Barena
Anche se non organizzate nessuna festa,
non potevamo rinunciare
a felicitarci con Jenufa
e a cantare!
Ragazze
Non vi tratterremo a lungo,
non vi tratterremo a lungo,
non vi tratterremo!
Barena
Auguriamo a entrambi tante gioie,
quante gocce ci sono nella pioggia fitta.
Ragazze
Auguriamo a entrambi tante gioie,
quante gocce ci sono nella pioggia fitta,
Ragazze, Barena
e ora cantiamo,
Ragazze
e ora cantiamo!
Ehi, mamma, mamma, mammina mia!
Ehi, mamma, mamma, mammina mia!
Ragazze, Barena
Un vestito fatemi fare,
che mi vado a sposare. Ehi!
Ragazze
Ehi, figlia, figlia, bambina mia!
Ehi, figlia, figlia, bambina mia!
Ragazze, Barena
Non ti devi sposare,
sei giovane per poterlo fare. Ehi!
Ragazze
Ehi, mamma, mamma, mammina mia!
Ehi, mamma, mamma, mammina mia!
Ragazze, Barena
Anche voi giovane siete stata,
e felicemente vi siete sposata. Ehi!
Sindaco
Avete cantato bene,
proprio bene!
Barena
(porge a Jenufa il mazzo)
Accetta questo da parte nostra, Jenufa!
Jenufa
Vi ringrazio, vi ringrazio di tutto cuore!
Sono veramente commossa!
Laca
Il signor parroco, il signor parroco
ha ordinato di essere in chiesa alle nove in punto!
Sindaco
Sbrigatevi dunque a benedirli,
è ora di andare!
(Laca e Jenua si inginocchiano davanti alla Vecchia.)
Laca
Rispettosamente vi chiedo,
vi chiedo di darci la vostra benedizione.
Vecchia Buryja
Io vi benedico
nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo.
Tu , Laca, non serbare un cattivo ricordo di me!
(I fidanzati baciano le mani alla Vecchia.)
Sindaco
E ora, Sagrestana,
Voi lo farete quasi
come il reverendo!
(I fidanzati si inginocchiano davanti alla Sagrestana. Entrambi alzano le mani. Si odono delle voci provenire da fuori. La Sagrestana indietreggia atterrita. Due voci si levano dal vocìo.)
Donna
Poverino!
Qualche bestia ha ucciso un bambino!
Uomo
Quale sciagurata può averlo fatto?
Sagrestana
Che bambino?

Scena settima

Il pastorello Jano, altri, voci della gente.
Jano
(entra di corsa)
Sindaco,
vi cercano!
Sindaco
Cosa c’è? Cos’è successo?
Sagrestana
Cosa gridano laggiù a proposito di un bambino?
Steva
Cosa succede?
Jano
Non lo sapete ancora?
Non lo sapete ancora?
Gli operai della fabbrica di birra,
sotto il ghiaccio, han trovato
un bambino!
Gente del villaggio
Oh, che orrore! Che orrore! Che orrore!
Jano
Lo stanno portando su di un asse,
pare ancora vivo,
in fasce,
in testa una cuffietta rossa.
È terribile, terribile:
la gente lo compiange,
lo compiange.
Oh, accorrete,
accorrete!
Sagrestana
Jenufa...
(Jano corre via; lo seguono la moglie del sindaco, il sindaco, la gente, la pastora, Laca, Jenufa e Karolka. Solo Steva rimane immobile; presso il letto la Sagrestana e la Vecchia.)

Scena ottava

Sagrestana, Vecchia Buryja, Steva.
Sagrestana
... non andare,
oh, non andare!
...Tenetemi, difendetemi!
Vecchia Buryja
Ma, figlia mia!
Sagrestana
Tenetemi, difendetemi!
Vecchia Buryja
Ma, figlia mia!
Sagrestana
Tenetemi, difendetemi!
Vecchia Buryja
Figlia, tu farnetichi
di nuovo, farnetichi!
Sagrestana
Vengono a prendermi, a prendermi!
(Steva corre via ma sulla porta si imbatte in Karolka. Karolka prende Steva per mano.)

Scena nona

Detti, Karolka, poi Jenufa e Laca.
Karolka
Steva, è spaventoso...
Le nozze sono rovinate...
Fossi io la sposa,
piangerei.
Jenufa
(da fuori)
O Dio, mio Dio,
è il mio bambino, il mio bambino!
Steva
È come se questo grido mi avesse tagliato le gambe,
e gettato nell’angoscia.
(Jenufa si divincola da Laca. Laca la trascina dentro.)
Laca
Jenufa, Jenufa!
Jenufa
Lasciami!
Laca
Calmati,
calmati!
Hai perso la testa!
La gente ti sente.
Jenufa
Lasciami!
Laca
Oh, calmati, calmati!
Jenufa
Lasciami,
quello è il piccolo Steva, il mio bimbo,
il mio piccino!
(Entra il sindaco con in mano delle fasce e una cuffietta rossa. Altri sono dietro di lui. La porta rimane aperta. La gente guarda dentro.)

Scena decima

Sindaco e altri.
Jenufa
Ah, vedete,
le sue fasce, la sua cuffietta!
L’ho cucita io stessa, con i miei nastri!
Moglie del sindaco
Li senti, sindaco?
Loro ne sanno qualcosa!
Jenufa
Ehi, voi,
come avete potuto portarlo così?
Senza bara,
senza coroncina!
Comare
Gesù! Gesù!
Jenufa
Perché non lo lasciate in pace?
Comare
Così ha ucciso il suo bambino!
Jenufa
L’hanno trascinato
sulla neve e sul ghiaccio!
Sindaco
Ho già in mano degli indizi
anche senza i miei superiori!
Devo essere io la prima autorità qui...
Gente del villaggio
Lapidatela, lapidatela...!
Jenufa
Steva, mugnaio,
vai con loro, corri, presto,
è il tuo bambino!
Sindaco
... ma preferirei sparire!
Gente del villaggio
Certo, tornata da Vienna!
Laca
Non azzardatevi a
toccarla!
Paghereste con la vita!
Gente del villaggio
Lapidatela, lapidatela...!
Laca
Vi ucciderei a pugni!
Sagrestana
(si fa coraggio a fatica)
Sono stata io!
Voi non sapete nulla!
È mio il delitto, mio il castigo di Dio!
Gente del villaggio
La Sagrestana!
La Sagrestana!
Sagrestana
Ho ucciso io il bambino di Jenufa ...
Gente del villaggio
La Sagrestana!
Sagrestana
... io sola.
Volevo salvare
la sua vita, la sua felicità.
Ero oppressa dalla vergogna
per aver educato alla perdizione
la mia figliastra!
(Cade in ginocchio.)
Tu, Dio, sapevi
che ciò non era tollerabile,
che quel bambino
avrebbe distrutto due vite...
Jenufa non è mai stata a Vienna,
io l’ho nascosta,
l’ho fatta addormentare,
ho preso il bambino,
l’ho portato al fiume
e l’ho infilato in un buco nel ghiaccio.
Gente del villaggio
Gesù!
Sagrestana
Era sera.
Lui non si è difeso...
non si è neanche lamentato...
Solo, bruciava come fuoco sulle mani...
e da quel momento ho sentito
di essere un’assassina.
Gente del villaggio
Gesù!
La Sagrestana!
Sagrestana
Poi a Jenufa ho detto,
che suo figlio era morto mentre lei giaceva incosciente!
Jenufa
Ehi, mammina, nel ghiaccio,
oh! Lasciatemi!
Sagrestana
Abbiate pietà di lei,
non condannatela...
Lei è innocente...
Giudicate me,
lapidate me,
misera!
Karolka
(a Steva che, costernato, si appoggia alla finestra)
Steva,
sei tu il colpevole?
(Si getta al collo di sua madre.)
Mammina,
mi sento svenire.
Moglie del sindaco
Karolka mia! Karolka mia!
Karolka
Portatemi via,
non sposerò mai Steva...
Laca
Oh, mio Dio, mio Dio,
sono io la causa di tutto ciò,
o ti ho sfregiata
perché Steva non ti volesse più,
e così è accaduta questa disgrazia!
Karolka
... preferirei buttarmi in acqua.
Andiamo a casa! Andiamo a casa!
(Si fa strada per uscire, seguita dalla madre.)
Pastora
Questo è il suo castigo.
Nessuna ragazza lo sposerà,
neppure una zingara onesta!
(Portano via la Vecchia desolata. - Steva, coprendosi il viso con le mani, si fa strada per uscire.)

Scena undicesima

Jenufa, Laca, Sagrestana, Sindaco e altri (tranne la moglie del sindaco, Karolka e Steva).
Jenufa
(alla Sagrestana)
Alzatevi, matrigna mia!
Vi attendono tormenti
e umiliazioni mortali!
(Aiuta la Sagrestana ad alzarsi.)
Sagrestana
Dove mi trascini?
Lo sai che mi porteranno via?
(Grida. - Corre alla porta della camera.)
No, no. Non devo!
Giudicherebbero te, Jenufa!
Jenufa
Ecco com’è la mia matrigna
ora lo capisco, ora;
lei non merita la maledizione.
Non condannatela!
Datele il tempo per espiare!
Laca
Jenufa,
sei impazzita?
Jenufa
Anche a lei il Salvatore volge il suo sguardo!
Sagrestana
Perdonami,
perdonami,
solo ora vedo
che più di te ho amato me stessa,
più di te ho amato me stessa.
Non puoi più chiamarmi:
“Mamma, mammina!”.
Non hai potuto ereditare la mia natura, il mio sangue,
e sono io, ora, ad attingere forza da te...
Voglio soffrire, espiare!
Anche a me il Salvatore volge il suo sguardo!
Jenufa
Che Dio Vi aiuti!
Sagrestana
Venite, sindaco!
Portatemi via!
Jenufa
Che Dio Vi aiuti!
(Il sindaco sorregge la Sagrestana e se ne vanno, seguiti da tutti gli altri. Rimangono solo Jenufa e Laca.)

Scena dodicesima

Jenufa, Laca.
Jenufa
Se ne sono andati.
Vai anche tu!
Vedi che ora
non puoi legare la mia misera vita
alla tua!
Addio...
e ricorda,
e ricorda
che sei l’uomo migliore, migliore
che io abbia mai conosciuto!
Lo sfregio che mi hai fatto
te l’ho già perdonato da tempo.
Tu hai peccato solo per amore,
come ho fatto anch’io, quella volta.
Laca
Tu vai a vivere
una vita migliore
e non mi porti con te,
Jenufa cara?
Jenufa
Sai che mi citeranno in giudizio,
che mi guarderanno tutti con disprezzo?
Laca
Jenufa,
anche questo sopporterò per te,
anche questo!
Che m’importa del mondo
quando potremo consolarci l’un l’altro?
Jenufa
(vinta)
Oh, Laca, anima mia!
Oh, vieni, vieni!
Ora l’amore vero mi ha condotta fino a te,
l’amore benedetto da Dio!

Fine dell'opera


(1) Testo tratto dal programma di sala della rappresentazione del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 29 aprile 2007

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Ultimo aggiornamento 8 luglio 2017
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