Glossario
Guida all'ascolto



Káťa Kabanová, I/8


Testo delle parti vocali (nota 1)

ATTO PRIMO

Quadro primo

Parco sulla riva alta del Volga; al di lŕ del fiume, in lontananza, un panorama. A destra la casa dei Kabanov. Un viale con panchine.
Pomeriggio soleggiato.

(Kudrjás, seduto su una panchina, osserva il Volga. Glása esce dalla casa dei Kabanov.)
Kudrjás
Che meraviglia! Bisogna proprio dirlo che č una meraviglia.
Glása! Vedi, cara, sono venticinque anni
che ogni giorno guardo il Volga,
e non mi sono ancora stancato!
Glása
(indifferente)
E allora?
Kudrjás
Č uno spettacolo unico! Talmente bello!
Ti prende l’anima!
Glása
Ma dŕi!
Kudrjás
Un incanto! E tu dici solo “ma dŕi!”
Se solo tu sapessi leggere
nei misteri della bellezza della natura!
Glása
Va bene! Come si fa a discutere con te!
Sei un maestro, un chimico, un meccanico!
Kudrjás
(accennando in disparte)
Guarda lŕ! Ma chi gesticola in quel modo!?
Glása
Č Dikoj, che se la prende col nipote!
Kudrjás
Ha trovato un bel posto!
Glása
Un posto vale l’altro,
quando ha per le mani Boris Grigorjevic.
Kudrjás
Č all’attacco!
Sembra un cane arrabbiato!
(Dikoj e Boris s’avvicinano)
Togliamoci di torno!
(Glása corre verso casa)
O se la prende anche con noi!
(Kudrjás va verso il parco.)
Dikoj
(a Boris)
Buono a nulla!
Sempre a spasso!
Sparisci!
Boris
E cosa devo fare a casa? Č festa.
Dikoj
Quando si ha voglia, il lavoro c’č!
Te l’ho giŕ detto, una, due, tre volte:
“Stammi lontano, non venirmi sotto gli occhi!”
Ma invano! Non c’č abbastanza spazio?
Dove vado, ti ho fra i piedi!
Pfui, maledetto! E che fai lě impalato?
Parlo con te!
Boris
Ti ascolto!
(Dikoj lo guarda)
Che devo fare?
Dikoj
Ma va’ al diavolo!
(si dirige verso la casa dei Kabanov. A Glása, che sta sulla soglia)
Guarda che tipo!
Non fa che starmi appiccicato!
La signora č in casa?
Glása
Č al parco!
(Dikoj sputa e va verso il parco.)
Kudrjás
(a Boris)
Cosa succede fra voi e vostro zio?
Non capisco come possiate passare la vita con lui
e sopportare le sue insolenze!
Boris
E che ci posso fare? Devo!
Kudrjás
E perché mai dovete? Si puň sapere?
Boris
E perché non dovrei dirvelo?
Avete conosciuto mia nonna?
Kudrjás
Anfisa Michajlovna?
Boris
Non amava mio padre,
perché aveva sposato una nobile.
Per questo i miei vivevano a Mosca.
La mamma diceva sempre che
non riusciva a stare tre giorni in famiglia.
Kudrjás
Non mi sorprende.
Boris
Tutto le sembrava brutale!
Kudrjás
Un po’ troppo, per abituarsi.
Boris
A Mosca i nostri genitori hanno scelto per noi
le scuole migliori, e non ci mancava nulla.
Io fui mandato all’Accademia Commerciale,
mia sorella in collegio.
Ma un giorno il colera se li portň via...
e io e mia sorella siamo rimasti soli.
Poi abbiamo saputo che qui era morta anche la nonna
e che l’ereditŕ ci sarebbe toccata da maggiorenni,
ma a una condizione testamentale...
Kudrjás
Quale?
Boris
A condizione di trattare lo zio con rispetto.
Kudrjás
Beh! Mi sembra che siate proprio messo male!
Boris
Se fossi solo, avrei giŕ lasciato tutto e me ne sarei andato!
Ma mi spiace per mia sorella. Le avevano scritto di venire qui,
ma la famiglia della mamma non la lascia partire.
E comunque, che vita farebbe?...
A pensarci mi vengono i brividi.
Kudrjás
Ma certo! Con quello zoticone!
(Glása raggiunge Feklusa che entra in scena)
Che succede?
La gente esce di chiesa; sono finiti i Vespri?
Addio, anch’io me ne vado!
Boris
Un momento! Restate ancora un po’.
(con angoscia)
Io qui spreco i miei anni migliori!
La primavera della vita per me non č altro che miseria!
E le gioie?
Le ho viste tramontare come un sole pallido!
Feklusa
(a Glása)
Che bello, cara! Guardati intorno!
Non ho parole! Non ho parole!
Qui poi sono tutti devoti e caritatevoli, soprattutto i Kabanov!
Boris
(ascoltando)
I Kabanov?
(Feklusa e Glása entrano in casa.)
Kudrjás
Quella č una bigotta! Aiuta i mendicanti,
ma sbranerebbe i parenti!
Boris
Sono stordito! Anche questa mi doveva capitare:
essere innamorato!
Kudrjás
E di chi?
Boris
Di una donna sposata!
Sta venendo qui, col marito e la suocera.
Non sono uno stupido? Non sono uno stupido?
Kudrjás
Dovete lasciarla perdere,
se non volete la sua rovina.
Boris
Guardiamola da dietro l’angolo!
(si nasconde insieme a Kudrjásˇ dietro la casa. Káta , Varvara , Kabanicha e Tichon giungono dall’altro lato della scena)
E poi, te ne vai a casa! Ha! Ha!
(Scompare con Kudrjás.)
Kabanicha
(a Tichon, dura)
Se ubbidisci a tua madre,
te ne vai al mercato di Kazan’,
come faceva sempre tuo padre.
E lo fai oggi stesso!
Tichon
Come potrei pensare di disubbidirvi!
Kabanicha
Ti crederei,
se non fosse per quel che ho veduto con i miei occhi,
e ascoltato con le orecchie;
so da parecchio che preferisci tua moglie a tua madre!
Da quando ti sei sposato,
hai perso l’amore che mi portavi un tempo!
Tichon
Ma cosa ve lo fa pensare?
Kabanicha
Tutto! Quel che non vedono i miei occhi, lo dice il mio cuore!
Tichon
Ma mamma, cosa vi succede?
Káta
(calma)
Per parte mia, mamma, vi voglio bene quanto a mia madre.
Cosa vi succede? E anche Tichon vi vuole bene!
Kabanicha
Tu dovresti solo tacere! Zitta, e basta.
Nessuno t’ha chiesto niente. E non prendere la sua parte.
Non gli sta succedendo niente.
E poi č anche mio figlio.
Varvara
(fra sé)
Ha trovato un bel posto per le sue prediche!
Kabanicha
Perché ti metti in mezzo? E perché lo fissi cosě?
Ah... vuoi farti vedere da tutti, quanto ami tuo marito?!
Káta
Non dovete dire questo! Perché mi offendete?
Non c’č ragione per farmi soffrire.
Con altri, o sola... io sono sempre la stessa!
(Entra in casa.)
Kabanicha
Sembra darsi importanza, il canarino! S’offende subito!
(a Tichon)
Forse, finché eri scapolo, volevi bene a tua madre,
ma ora che ti sei sposato...
Tichon
Una cosa non esclude l’altra.Voglio bene a entrambe.
Kabanicha
Daresti la moglie in cambio della madre?
E come riesci a metterla in soggezione
se non fai altro che trattarla con amore?
Mai una minaccia! Neppure se avesse un amante...
Tichon
Ma mamma, lei mi vuole bene!
Kabanicha
Anche in quel caso, niente!? Non un rimprovero!?
Tichon
(con violenza)
Insomma, mamma!
Kabanicha
Dimmi, non ci sarebbe niente da ridire?
Tichon
Sulla mia anima!
Kabanicha
Stupido, sta’ zitto! Che fai peccato!
Io vado a casa.
(Entra rapidamente in casa.)
Tichon
(a Varvara)
Vedi, sempre per causa sua!
Varvara
(decisa)
E cosa puň fare?
La mamma la perseguita... e tu pure!
E dici persino che le vuoi bene!
(con rabbia)
Ora che fai? Che cosa aspetti?
Ti si legge in faccia che vuoi andare a ubriacarti!
(Tichon esce senza dire parola)
E lei, quanto mi fa pena!
(indecisa, sulla soglia di casa)
E quanto le voglio bene!
(sulla soglia)
Come si puň non volerle bene?

(Il sipario cala rapidamente.)

Quadro secondo

Una camera nella casa dei Kabanov. A destra e al centro delle porte. A sinistra una nicchia.
Káta
(deponendo un ricamo)
Sai cosa pensavo?
Varvara
Cosa?
Káta
Perché gli uomini non volano?
Varvara
Non capisco cosa vuoi dire.
Káta
Mi chiedevo perché la gente
non puň volare come gli uccelli...
Sai, qualche volta immagino di essere un uccello.
Che bello sollevarsi per aria! Voglio provare!
(Fa il gesto di volare.)
Varvara
Che idea!
Káta
(sospira)
Oh, quant’ero libera e spensierata!...
Qui da voi mi sembra di appassire.
Varvara
Credi che non me ne sia accorta?
Káta
Ah, era tutto diverso!
Vivevo senza problemi
come un uccellino all’aria aperta!
La mamma non immaginava il mio mondo interiore.
(ridendo)
Mi vestiva come una bambola!
Sai come vivevo da ragazza?
Te lo racconto.
Mi alzavo presto, e se era estate,
andavo a lavarmi alla fontana.
Poi innaffiavo fiori,
uno per uno, intorno alla nostra casa!
Varvara
Lo fai anche qui!
Káta
Poi andavo in chiesa.
Oh, morivo dalla felicitŕ nell’andare in chiesa!
Mi sembrava di essere in paradiso...
Non avvertivo piů... né gente, né tempo,
né mi accorgevo della fine della funzione.
(in estasi crescente)
La mamma mi diceva
che tutti mi guardavano meravigliati!
E poi, nelle giornate di sole,
tutta la cupola risplendeva di luce,
con una nube d’incenso sospesa:
mi sembrava di scorgervi una schiera d’angeli
che cantavano in volo.
Ed io cadevo in ginocchio, e piangevo;
non so perché... piangendo, ancora pregavo.
E cosě mi ritrovavano.
E quali sogni stupendi!
Vedevo templi d’oro, alti, lucenti,
e monti, e boschi, alti nei cieli;
come volavo, volavo!...
Udivo canti e voci misteriose!
Varvara
Káta, cosa ti succede?
Káta
(sempre piů esaltata)
Profumo di cipressi...
Varvara
Che ti succede?
Káta
(prende Varvara per la mano, come impaurita)
Sto cadendo nel peccato!
Come sull’orlo di un abisso che si spalanca,
con qualcuno che mi spinge,
e io non so dove aggrapparmi...
Varvara
Che cosa ti succede?
(spaventata)
Non stai bene?
Káta
Sě, sto bene, ma preferirei essere malata.
Ho addosso una specie di smania,
che non riesco a controllare.
Cerco di pensare ad altro, ma i pensieri mi si confondono.
Ho idee confuse, e comincio a dire una cosa per l’altra...
Sembra che il Maligno mi sussurri brutte cose,
e mi vergogno di me stessa!
Anche di notte...
Varvara
Cosa ti accade?
Káta
Varja! Non riesco a dormire!
Mi pare di sentire sempre uno strano mormorio all’orecchio,
una voce amorosa, come il tubare d’una colomba,
che parla con tale dolcezza e passione,
che m’incanta e mi seduce...
Varvara
(vivacemente)
E tu?
Káta
E io la seguo!
(improvvisamente, tornando in sé)
Ma perché ti racconto queste cose? Tu sei una ragazza.
Ma perché ti racconto queste cose? Tu sei una ragazza.
Varvara
(guardandosi attorno)
Raccontami pure! Io sono peggio di te!
Peggio di te! Raccontami!
Káta
E che devo dirti? Mi vergogno!
Varvara
Di che vergognarsi! Io chi sono, per giudicarti?
Anch’io ho i miei peccati!
Káta
Ma č un peccato terribile
amare un altro uomo!
Cosa devo fare? Dove vado a finire?
Varvara
Magari un giorno vi potete incontrare.
Káta
(con violenza)
No, no, no! Cosa ti viene in mente!
Dio me ne guardi!
Varvara
Perché?
(Tichon entra dalla porta di destra, pronto per il viaggio.)
Káta
(si butta al collo di Tichon)
Tichon!
Varvara
Sei matta?
(Esce di corsa.)
Káta
Tichon, non partire!
(Glása e Feklusa entrano dalla porta di destra, caricando il bagaglio.)
Feklusa
(a Glása)
Sta via molto?
Glása
No, due settimane.
(Escono tutte e due dalla porta di mezzo.)
Káta
Tichon, non partire!
Amore mio, non partire!
Tichon
No, Káta.
Come posso restare, se la mamma mi manda!
Káta
Allora portami con te!
Tichon
(liberandosi dal suo abbraccio)
Non č possibile.
Káta
E perché non puoi?
Vuoi dire che non mi ami piů?
Tichon
Certo che ti amo!
Ma da una simile schiavitů, chiunque vorrebbe scappare,
fosse anche per lasciare la donna piů bella del mondo!
Una vita cosě, esaspera! Finché, un bel giorno,
si pianta anche la moglie!
Káta
(con sgomento)
Come posso amarti ancora,
se dici queste cose?
Tichon
Lasciamo perdere.
Chi ti capisce...
Káta
(piange)
Chi mi starŕ accanto nel mio dolore?
Chi mi potrŕ aiutare?
Tichon
Smettila!
Káta
(stringendosi a Tichon)
Tichon, amore,
se rimanessi a casa o se mi portassi con te,
sarei buonissima, ti amerei tantissimo!
Tichon, pensa a chi mi lasci!
Tichon
Io non ti riconosco, Káta!
A volte non dici una parola – e ora...
Káta
Tichon, pensa a chi mi lasci!
Tichon
Che cos’altro posso fare? Come posso aiutarti?
Káta
Tichon, senza di te, accadrŕ una disgrazia!
Una disgrazia! Sai, che ti dico?
Fammi fare un terribile giuramento!
Tichon
Quale giuramento?
Káta
Fammi giurare che durante la tua assenza,
in nessun caso, io non veda mai nessun estraneo,
e non parli con nessuno,
e ch’io non pensi mai a nessuno,
tranne che a te...
Tichon
Mi spieghi perché?
Káta
Per la pace della mia anima, fammi questa grazia!
Tichon
Ma come mantenere tutte queste cose?
Káta
(cade in ginocchio)
Ch’io non veda piů,
né mio padre, né mia madre,
e ch’io muoia dannata, se...
Tichon
(solleva Káta, che sta per accasciarsi al suolo)
Ma che dici? Che cos’hai?
Lo sai che fai peccato!
Kabanicha
(dietro la scena)
Č ora,Tichon!
(Káta e Tichon si guardano rigidi, con freddezza. Entra Kabanicha)
Sů, tutto č pronto, i cavalli sono arrivati!
Tichon
(indeciso)
Bene, mamma.Vengo subito.
Kabanicha
E allora? Cosa aspetti?
Tichon
Cosa comandate?
Kabanicha
Non conosci forse gli usi? Di’ a tua moglie
come comportarsi in tua assenza...
Tichon
Lei lo sa molto bene!
Kabanicha
Non fare storie!
Dalle in fretta i tuoi ordini,
e che senta anch’io. E poi, al tuo ritorno,
le chiederai il resoconto.
Tichon
(esitando, a Káta)
Ubbidisci alla mamma!
Kabanicha
Dille di non essere mai sgarbata!
Tichon
Non essere sgarbata.
Kabanicha
Che onori la suocera come la propria madre.
Tichon
Káta, onora la mamma come fosse la tua!
Kabanicha
E non startene seduta con le mani in mano!
Tichon
Fa’ qualche lavoro, mentre sarň assente...
Kabanicha
E non lanciare occhiate dalla finestra.
Tichon
(scoppiando)
Senti, mamma...
Kabanicha
Allora?!
Tichon
Non guardare fuori dalla finestra!
Kabanicha
Soprattutto, non guardare i giovanotti!
Tichon
(con violenza)
Mamma, ti prego, per Dio!
Kabanicha
Poche storie!
Meglio essere chiari su tutto!
Tichon
Non guardare i giovanotti!
(Káta si accascia.)
Kabanicha
(sulla soglia)
E ora potete congedarvi!
(Esce.)
Tichon
(a Káta)
Sei arrabbiata?
Káta
No!
(dura)
Addio!
(Torna Kabanicha con Varvara e Glása.)
Kabanicha
Sů,Tichon, č ora. Addio.
(si siede)
Sedetevi tutti!
(tutti si siedono)
Allora, addio.
(Si alza, con lei tutti gli altri.)
Tichon
(avvicinandosi alla madre)
Addio mamma!
Kabanicha
(indicando la terra)
In ginocchio!
(Tichon si china ai suoi piedi, poi la bacia)
Saluta tua moglie!
(Káta si appende al collo del marito)
Svergognata! Stai forse salutando il tuo amante!
Tichon
Addio sorellina, addio Glása!
(Esce in fretta.)

(Il sipario si chiude in fretta.)

ATTO SECONDO

Quadro primo

Stanza di lavoro in casa Kabanov. Tardo pomeriggio. Kabanicha, Káta e Varvara stanno ricamando.
Kabanicha
Vedi, ti vanti sempre
d’amare tuo marito!
Una brava moglie, vedendo andare via il marito,
si sarebbe buttata a piangere per ore
sul pavimento dell’atrio.
Tu invece, come se niente fosse!
Káta
Non c’č ragione. Non c’č ragione.
Io non so fare scene.
Perché dovrei espormi al ridicolo?
Kabanicha
Se tu amassi veramente tuo marito,
impareresti a comportarti come si conviene!
O per lo meno faresti uno sforzo.
Per salvare le apparenze.
Oggi la gente conosce solo discordie e intrighi.
Vado! E che nessuno mi disturbi!
(Esce.)
Varvara
(si aggiusta il vestito davanti allo specchio)
Esco anch’io a spasso.
Glása ci prepara i letti nel giardino.
Dietro i cespugli dei lamponi
c’č quella porticina che la mamma chiude con un lucchetto,
di cui tiene nascosta la chiave.
Io perň l’ho trovata,
presa e sostituita con un’altra,
perché non si accorgesse di nulla.
Se lo vedo,
gli dico di venire a quella porticina...
Káta
Perché?
(rifiuta spaventata la chiave che Varvara le porge)
Non mi serve! Tieniti la chiave!
Varvara
Se non serve a te, a me puň tornare utile.
Dŕi, prendila, mica ti morde!
Káta
Ma cosa stai facendo, tentatrice?
Č mai possibile? Tu sei diventata matta!
Varvara
Non ho voglia di stare a discutere!
Non abbiamo tempo!
(Esce di corsa.)
Káta
(guarda la chiave rimastale in mano)
Ecco la disgrazia! Eccola qui, la disgrazia!
(corre verso la finestra)
La butto via! La butto lontana, nell’acqua,
che nessuno la trovi!
(pensosa)
Brucia! Come un carbone ardente!
Viene qualcuno!
(Nasconde rapidamente la chiave.)
Kabanicha
(a Dikoj, ancora fuori scena)
Se vuoi qualcosa, parla per bene!
E non gridare!
Káta
No, no! Nessuno. Il mio cuore ha smesso di battere!
No, nessuno! Come mi sono spaventata!
La chiave č ben nascosta!
Si vede che č destino.
Farň peccato a guardarlo? Magari da lontano?
E se anche gli dovessi parlare, non sarŕ una disgrazia.
Ma cosa sto dicendo? Perché cerco d’ingannarmi?
Sarŕ la mia fine!
Non m’importa di morire, purché lo possa vedere!
Devo vederlo. . .Comunque vada, vedrň Boris!
Oh, venisse presto la notte!
(Si copre le spalle con uno scialle bianco ed esce dalla porta in fondo.)

(Kabanicha, seguita da Dikoj, entra con un lume in mano.)
Dikoj
Non č nulla, sono solo un po’ brillo...
Kabanicha
Vattene a letto!
Dikoj
Dove devo andare?
Kabanicha
A casa! E dove, se non...
Dikoj
Ma io non voglio andare a casa!
Kabanicha
(piů dolce)
Sů, dimmi allora, che cosa vuoi da me?
Dikoj
Te lo dico!
(piagnucolando)
Dimmi qualcosa, ho bisogno d’essere coccolato!
(tenero)
Ci sei solo tu in tutta la cittŕ,
a sapermi mettere in riga!
Kabanicha
T’hanno ancora chiesto soldi?
Dikoj
Certo, ma non li darň!
Parlami di soldi, nient’altro, nient’altro,
e mi sento bruciare le budella!
Kabanicha
Non hai nessuno piů vecchio a cui ubbidire,
e te ne approfitti!
Dikoj
Taci, comare!
Una volta, in tempo di quaresima,
mentre digiunavo, mentre digiunavo,
a un tratto una qualche forza maligna
mi mette sulla strada un contadino.
Trasportava legnami ed era venuto per avere la paga.
Il diavolo me lo aveva mandato proprio in quel momento.
Ho peccato!
L’ho insultato e quasi picchiato!
(con dolcezza si avvicina a Kabanicha)
Vedi, come sono fatto!
Dopo l’ho pregato di perdonarmi,
mi sono messo in ginocchio ai suoi piedi.
Vedi, che ho anche un cuore!
(cade ai piedi di Kabanicha)
Sono caduto per terra, nel fango, in ginocchio!
Nel fango! Oh...
(Vuole stringersi a Kabanicha.)
Kabanicha
(allontanandolo)
Siediti! Non ti tormentare!
Ma osserva i buoni costumi! I buoni costumi!

(Sipario.)

Quadro secondo

Notte. Fra rocce e cespugli, sul fondo in alto il muro di cinta della casa dei Kabanov, con il cancello, dal quale discende un sentiero.
Notte d’estate.
Kudrjás
(con una chitarra in mano)
Qui non c’č nessuno!
(canterellando)
Allora cantiamo, tanto per passare il tempo.
(canta, con voce chiara)
“Un mattino la fanciulla
nel giardino a spasso andň,
nella fonte rilucente
di buon’ora si specchiň.

Tutto fiero il bel ragazzo
a lei dietro si slanciň,
le portava doni e doni
che a gran prezzo le comprň.

Molti soldi aveva speso
per la sua felicitŕ:
zibellini, camicette,
scialli e scarpe in quantitŕ.”

Perché non arriva?
(si siede, e riprende a cantare)

“Voglio andare con le altre,
al mercato, se mi par,
a comprare belle cose
tutto il giorno voglio star.

Due piantine profumate,
sě, ragazze, comprerň:
qui davanti alla mia casa,
tutte e due le pianterň.

Ma sta’ attento, giovanotto,
se tu vieni qui a ronzar;
non per te le ho coltivate,
né per farle calpestar!”
(entra Boris. Kudrjás lo scorge)

Oh, anche voi da queste parti?
Boris
Siete voi, Kudrjás?
Kudrjás
Sě, Boris Grigorjevic!
Boris
E perché siete qui?
Kudrjás
Io? Ho le mie ragioni.
Se non ne avessi una, non sarei venuto.
Voi piuttosto, perché siete qui?
Boris
Allora, Kudrjás, di questo si tratta:
(si guarda intorno, poi a voce bassa)
bisogna che resti qui.
E non sarei venuto,
se non mi fosse stato detto di venire...
Kudrjás
E chi vi ha detto di venire qui?
Boris
Una ragazza per strada
m’ha detto di venire qui,
vicino al pendio del giardino dei Kabanov, dove c’č il sentiero.
Kudrjás
Ma non vi avevo messo in guardia
dalle passioni sconsiderate?
Boris
Cosě stanno le cose.
Kudrjás
Con quella donna sposata...
Boris
Sě.
Kudrjás
Allora, la volete morta...
Boris
Ti prego, non spaventarmi!
Kudrjás
Ma lei vi ama?
Boris
Non so! L’ho vista una sola volta dallo zio.
Oppure la vedo in chiesa.
Ah, Kudrjás!
Se la vedeste quando prega,
con quel sorriso angelico sul volto!
Č come se uscisse da quel volto un raggio di luce!
Kudrjás
Allora č proprio la Kabanová!
Boris
Certo!
Kudrjás
Lo sapevo...
Varvara
(esce cantando del cancello)
“Dietro il fiume il mio bel Vana giŕ m’aspetta
Dietro il fiume il mio bel Vanˇ giŕ m’aspetta
Kudrjás
(muovendole incontro)
“alla bella sua zarina compra doni in quantitŕ
alla bella sua zarina compra doni in quantitŕ
Varvara
Sono una contadinella, vivo qui in collina
Sono una contadinella, vivo qui in collina
Kudrjás
ma l’amore ti trasforma nella mia zarina
ma l’amore ti trasforma nella mia zarina”
Varvara
(scende per il sentiero, si copre il viso con uno scialle e dice a Boris)
Tu, giovanotto, aspetta qui!
Ora viene!
(a Kudrjás)
Andiamo al Volga!
(Partono.)
Boris
Che notte! Le canzoni, l’appuntamento!
Se ne vanno felici, dandosi la mano!
E anch’io attendo. Ma non so cosa mi attende.
Non riesco a immaginarlo!
Mi batte il cuore! Non so cosa dirle!
(Káta si avvicina lentamente, con gli occh i fissi a terra)
Eccola!
(incerto)
Siete voi, Katerina Petrovna?
(Káta tace)
Non so come ringraziarvi!
(Káta tace)
Ah, se sapeste, Katerina Petrovna,
se sapeste quanto io vi amo!
(Fa per prenderle la mano.)
Káta
(spaventata, ma senza alzare lo sguardo)
Non mi toccare! Ah, non mi toccare!
Vattene via!
Boris
...quanto io vi amo!
Káta
Tu sai che non potrň mai espiare questo peccato,
mai lo potrň espiare!
Č come un masso caduto sulla mia anima,
come un masso!
Boris
Non cacciatemi,
non cacciatemi lontano da voi!
Káta
Perché sei venuto? Perché?
Sai che sono sposata.
Sai che fino alla tomba dovrň vivere con mio marito.
Che cosa sto facendo?
Tu vuoi la mia rovina!
Boris
Come potrei volere la vostra rovina?
Quando io vi amo piů di ogni altra cosa al mondo...
Quando io vi amo piů di ogni altra cosa al mondo...
Káta
Vuoi rovinarti, e rovinare entrambi?
Boris
Se voi lo volete...
Káta
Ho lasciato la mia casa di notte
e sono venuta da te,
perché ho smarrito la mia volontŕ.
Se avessi ancora volontŕ,
non sarei mai venuta qui da te!
Ma non vedi?
(alza gli occhi e guarda Boris con crescente emozione)
Sono dominata dal tuo volere!
Non lo vedi?
(cade fra le braccia di Boris)
Vita mia!
Boris
Vita mia!
(Rimangono abbracciati.)
Káta
Cosě vorrei morire...
Boris
Perché morire, se ora la vita č tanto bella?
Káta
No, io non posso piů vivere!
Boris
Oh, non dire queste cose!
Non tormentarmi. Credi che non mi dispiaccia per te?
Káta
Perché mi vuoi compatire! Non č colpa di nessuno.
Sono io, sono io ad essere venuta da te!
Non compatirmi, uccidimi!
Che tutti vedano, che tutti vedano quel che sto facendo!
Boris
Non ci pensare! Non ci pensare!
Káta
Se ho deciso di darmi al peccato per te,
perché non ne devo soffrire?
(Si abbracciano appassionatamente.)
Boris
Non ci pensare!
Varvara
(ritornando)
Allora, vi siete messi d’accordo?
Boris
(sorpreso)
Siamo d’accordo!
Varvara
Sů, andate a fare due passi!
Vána vi chiamerŕ quando sarŕ tempo!
(Káta e Boris si allontanano lentamente. Kudrjás e Varvara si siedono sulla pietra.)
Kudrjás
(a Varvara)
Voi due, l’avete combinata bella!
Passare dalla porta del giardino...
Varvara
Sono stata io.
Kudrjás
Me l’immaginavo! Ma la mamma non lo scoprirŕ?
Varvara
Non le verrebbe neanche in mente!
Il primo sonno č pesante!
Kudrjás
Perň a volte il diavolo la sveglia all’improvviso!
Varvara
E allora? L’uscio che dŕ nel cortile
si chiude da fuori.
Busserŕ... e se ne andrŕ!
E al mattino le dirň che eravamo sprofondati nel sonno...
Káta, Boris
(da lontano)
Da sempre ti conosco!...
Varvara
Poi c’č Dikoj che viene a trovarla...
Tra villani, si capiscono!
Inoltre Glása vigila,
e se succede qualcosa, lancia un segnale!
Boris
(da lontano)
Č come seguirti fino ai confini del mondo!
Varvara
Dopotutto, come si fa, senza rischiare un po’!?
E prima di renderti conto, sei spacciato!
Se sapessimo almeno che ore sono!
Kudrjás
L’una!
Varvara
E come lo sai?
Kudrjás
L’ha suonata la ronda notturna!
Káta
(da lontano)
Vita mia! Verrei con te fino ai confini del mondo!
Boris (da lontano)
Vita mia!
Varvara
Č ora, chiamali!
Boris
(da lontano)
...ai confini del mondo, vita mia!
Kudrjás
(chiamando)
“Ora andiamo tutti a casa,
tutti a casa, tutti a casa,
ma io a casa non andrň!”
Boris
(da dietro le quinte)
Ho sentito!
(Kudrjás e Varvara si avvicinano lentamente al cancello.)
Kudrjás
“Ragazzina puoi restar,
fino a sera a passeggiar,
Ei, leli, leli, leli,
se fa notte, dęi tornar!”
Varvara
“Sono giovane e perciň
il mattin preferirň!
Ei, leli, leli, leli,
il mattin preferirň!”
Kudrjás
“Quando l’alba s’imbiancň,
svelta a casa lei tornň!
Ei, leli, leli, leli,
svelta a casa lei tornň!”
(Káta e Boris giungono a passo spedito.)
Varvara
(chiamandoli)
Volete finalmente congedarvi!?
(Káta si avvia da sola, con passo pesante. Boris rimane indietro.

(Sipario.)

ATTO TERZO

Quadro primo

Sul davanti una galleria a volte di un vecchio palazzo diroccato. Qua e lŕ cespugli e arbusti. Al di lŕ delle volte si scorgono le rive del Volga. Pomeriggio tardo, piovoso. Entrano Kuligin e Kudrjás.
Kuligin
Pioviggina!
Kudrjás
Arriva un temporale!
(Si rifugiano nel rudere.)
Kuligin
Per fortuna ci possiamo riparare!
Kudrjás
Quanta gente sulla passeggiata!
Kuligin
Sembra che vengano tutti qui!
(Passanti entrano di corsa.)
Kudrjás
Le mogli dei mercanti sono tutte agghindate.
Kuligin
Guarda! C’erano delle pitture!
In certi punti si vedono bene.
(Guarda sui muri.)
Kudrjás
C’č stato un incendio!
Kuligin
Č la Geenna, il fuoco infernale?
Kudrjás
Dopo l’incendio non l’hanno restaurato!
Kuligin
Ci cade dentro gente d’ogni sorta...
Kudrjás
Č vero, amico mio!
Kuligin
E d’ogni grado sociale!
Kudrjás
E sě, dici bene.
Kuligin
Ci sono anche dei negri!
Kudrjás
Certo! Anche dei negri!
(Giunge Dikoj, e tutti si inchinano con rispetto.)
Dikoj
Mi sono tutto bagnato!
Kudrjás
Savël Prokofjevic!
Dikoj
(a Kudrjás)
Levati dai piedi! Via!
Perché mi stai addosso!
Con te non voglio neanche parlare!
E si mette pure a conversare, con quel suo grugno!
Kudrjás
Qui ci sono spesso tempeste.
Dikoj
Stupidaggini!
Kudrjás
E siamo senza un parafulmine!
Dikoj
Stupidaggini!
E che tipo di parafulmine avresti tu?
Kudrjás
D’acciaio!
Dikoj
(adirato)
E poi?
Kudrjás
Stanghe d’acciaio.
Dikoj
Ho sentito. Delle stanghe...
Kudrjás
Le stanghe si piantano.
(Mostra con gesti come si piantano, per far capire.)
Dikoj
E poi? E poi?
Kudrjás
Poi basta!
Dikoj
(adirandosi sempre piů)
E un temporale che cosa sarebbe, secondo te?
Kudrjás
Elettricitŕ!
Dikoj
(furioso, pestando col piede)
Ma quale elettricitŕ? Ma quale elettricitŕ?
Vedi? Sei un brigante!
(convinto)
Una tempesta č una punizione,
e ce la manda Dio, cosě sentiamo la sua potenza!
E tu vorresti difenderti con delle stanghe,
o con qualche spiedo?
Cosa sei? Sei un Tartaro? Un Tartaro? Allora, parla! Sei un Tartaro?
Kudrjás
Savël Prokofjevic! Vostra Eccellenza!
Dice il poeta Derzavín:
“Cade il mio corpo nella polvere,
ma domerň il fulmine con la mente!”.
Dikoj
(con forza selvaggia)
Gente, sentite quel che sta dicendo?
(Kudrjás saluta Dikoj e fa per andarsene)
Prendetelo!
(alla gente che guarda)
Quell’omuncolo, quell’imbroglione!
Maledetti, invano incitate al peccato!
(a Kudrjás)
Ha smesso di piovere?
Kudrjás
(con disinteresse)
Pare.
Dikoj
(facendo il verso a Kudrjás)
Pare?
Va’ un po’ a vedere!
E quello dice: “Paaare!”
Kudrjás
(ridendo)
Ha smesso.
(Dikoj esce, seguito da tutti. La scena resta vuota. Poi entra Varvara, di fretta, guardandosi attorno. Boris sta per entrare, quando viene trattenuto in fondo da Kudrjás.)
Varvara
(facendo cenni a Boris)
Psst! Psst! Mi sembra che sia lui!
(Boris si avvicina)
(Agitata)
Come facciamo con Katerina?
Boris
(spaventato)
Cosa č successo?
Varvara
Un grosso guaio! Niente di meno!
Č tornato il marito. Lo sai?
Boris
Non sapevo!
Varvara
E Katerina č fuori di sé!
Boris
Oh, non la vedrň mai piů!
Varvara
Ah, come sei! Stammi a sentire:
trema tutta, come avesse la febbre.
Č pallida, gira per la casa
come se cercasse qualcosa.
Ha gli occhi di una pazza!
Questa mattina s’č messa a piangere,
dicendo in continuazione:
“Buona gente, cosa devo fare?”.
Sta facendo cose spaventose.
Boris
Oddio, cosa puň fare?
Varvara
Te lo dico io:
si butta ai suoi piedi
e gli dice tutto!
Boris
(perplesso)
Ma č possibile?
Varvara
Con lei tutto č possibile!
La mamma se n’č accorta,
non le toglie di dosso quei suoi occhi da serpente,
e lei sta sempre peggio! Arrivano! La mamma č con loro! Nasconditi!
(Boris si nasconde con Kudrjás. Tuoni in lontananza.)
Káta
(entra correndo, aggrappandosi alla mano di Varvara)
Oh,Varvara!
Č la mia morte!
Una Donna
C’č una donna molto spaventata!
Varvara
(a Katerina)
Basta, basta!
Coro
(fuori scena lampi... fulmini...)
(Bassi)
Se un destino č segnato, nessuno [sfugge!
(Tenori)
Ecco, le belle!
Káta
Non posso, ho male al cuore!
Varvara
Coraggio!
Riprenditi!
Kudrjás
(a Káta, scherzoso; dietro di lui Boris)
Cosa temete, mi dica, la prego!
Coro
(fuori scena)
Ecco, le belle!
Kudrjás
Ogni fiorellino si rallegra
e voi vi nascondete?
Káta
(scorge Boris)
Oh, cosa vuole ancora lui qui?
(si china su Varvara e ansima)
Non gli basta?
Non gli basta il mio tormento?
Varvara
Calmati! Inginocchiati e recita una preghiera!
(Entrano in scena Dikoj, Kabanicha e Tichon.)
Dikoj
(alla Kabanicha, indicando Káta)
Quali grandi peccati avrŕ commesso?
Kabanicha
L’anima degli altri č un oscuro mistero!
(Lampi.)
Káta
(di colpo cade in ginocchio)
Mamma! Tichon!
Sono colpevole innanzi a Dio e innanzi a voi!
Sono colpevole!
Non vi avevo forse giurato
(fulmini)
di non guardare nessuno
durante la tua assenza?
E sai quel che ho fatto
mentre non c’eri?
Subito, dalla prima notte...
Tichon
Taci, non parlare!
Varvara
Non sa quel che dice!
Káta
Sono uscita di casa...
Kabanicha
Parla, parla, visto che hai cominciato!
Káta
... e per dieci notti di fila sono stata con lui!
(Ansima. Tichon la vuole abbracciare.)
Kabanicha
Con chi?
Dikoj
Con chi?
Varvara
Non dice la veritŕ, sta delirando!
Káta
Con Boris Grigorjevic!
(Cade svenuta fra le braccia di Tichon.)
Kabanicha
(con ira)
Figlio, te lo dovevi aspettare!
Tichon
Katerina!
(Lampi e tuoni. Káta si strappa dalle braccia del marito e fugge nella tempesta.)

(Sipario.)

Quadro secondo

Luogo solitario sulle rive del Volga. Crepuscolo che giŕ cede alla notte. Quando il sipario si apre, č buio. Tichon seguito da Glása, che porta una lanterna e si guarda attorno.
Tichon
Oh, Glása! C’č qualcosa di peggio?
Ucciderla, sarebbe poco!
La mamma dice: “bisognerebbe seppellirla viva,
per farle espiare la sua colpa!”.
Ma io l’amo,
e mi fa pena toccarla anche solo con un dito.
(Esce.)
Glása
(seguendo Tichon)
Katerina!
(Kudrjás entra rapidamente, seguito da Varvara.)
Varvara
Mi chiude in camera, mi tormenta.
Le ho detto: “non m’imprigionate,
che finisce male! Finisce male!” .
Dimmi, come posso tirare avanti?
Kudrjás
Tirare avanti? Scappare, subito!
Varvara
Scappare?
Kudrjás
A Mosca, la grande madre!
Varvara
Verso una nuova vita felice!
(Escono rapidamente.)
Tichon
(da lontano)
Katerina!
Glása
(da lontano)
Katerina!
Káta
(entra lentamente dal lato opposto)
No! Qui non c’č nessuno! Che farŕ lui, poverino?
(come assente)
Vederlo ancora, dirci addio, e poi morire!
La confessione della colpa non mi ha dato conforto!
Č stata solo la mia rovina...
Sě! Ho disonorato me stessa, e umiliato lui!
Kuligin
(da dietro le quinte, avvicinandosi)
La-la, la-la, la-la-la!
(Passa osservando a lungo Káta che si copre al suo sguardo.)
Káta
Potessi ricordare quel che mi diceva.
Come mi compativa...
(con impeto)
Non ricordo nulla!
Ah, queste notti, quanto mi pesano!
Tutti vanno a dormire tranquilli,
e ci vado anch’io!
Ma č come se giacessi nella tomba!
Un buio spaventoso!
Qualche rumore!
Coro
(in lontananza, vocalizzando senza testo)
Uu-oo...
Káta
E quei canti!
Come per una sepoltura!
E si č felici solo alle prime luci dell’alba!
(Passa un ubriaco, che fissa Káta.)
Káta
Perché mi guardano!
Dicono che le donne come me venivano uccise!
Potrebbero prendermi e gettarmi nel Volga.
Invece mi dicono: Vivi! Vivi!
E soffri per i tuoi peccati!
Per quanto tempo dovrň ancora soffrire?
Perché dovrei vivere ancora? Perché?
Perché? Non ho bisogno di nulla. Nulla mi č caro.
Persino la luce del sole non mi č piů cara.
Ma la morte non viene.
La desideri, e lei non viene.
Qualunque cosa veda, o senta, provo un dolore qui...
(premendosi il cuore)
Sempre un dolore qui!
Forse, se potessi vivere con lui,
proverei ancora un po’ di gioia!
Come, come mi manca!
Se non ti vedrň mai piů,
potessi tu almeno ascoltarmi da lontano!
(estaticamente)
Venti impetuosi!
Portategli il dolore della mia nostalgia!
Oh, mio Dio, quanto mi manca!
(sulla riva, chiamando con tutta la sua forza)
Oh, vita mia, gioia mia, anima mia, quanto ti amo!
Rispondimi! Ah, rispondimi!
Boris
(entra in scena, dapprima senza scorgerla)
La sua voce!
Káta
(correndogli incontro)
Rispondi, ah, rispondimi!
Boris
Káta!
Entrambi
(abbracciandosi)
Ti ho potuto vedere ancora!
(Káta piange sul suo petto, mentre restano abbracciati a lungo.)
Boris
(ancora abbracciati)
Dio ci ha fatti incontrare!
Káta
Non mi hai dimenticata?
Boris
Come potrei dimenticarti, cosa dici?
Káta
(con forza)
No, no! Volevo dirti un’altra cosa!
Non sei arrabbiato con me?
Boris
Perché dovrei essere arrabbiato?
Káta
Non volevo farti del male!
Ero senza volontŕ quando ho confessato tutto!
Ma no, ma no! Volevo dirti un’altra cosa!
(riflette rapidamente)
Che farai ora? Che ne sarŕ di te?
Boris
Lo zio mi caccia via, fino in Siberia!
Ha un commercio nel Kajachta!
Káta
Prendimi con te! No, no!
Va’ con Dio, non preoccuparti di me!
Boris
Io sono libero come un uccello!
Non ho problemi per me stesso!
Ma che sarŕ di te? Come va con la suocera?
Káta
Mi tormenta, mi tiene chiusa in casa.
Tutti mi fissano, mi ridono in faccia
e mi rimproverano per te.
Boris
E tuo marito?
Káta
A volte č gentile, ma subito s’infuria.
Beve! Mi picchia!
(pensosa)
Ma no! Dico sempre cose diverse.
Volevo dirti un’altra cosa...
(con calore)
Avevo tanta nostalgia di te.
E ora ti ho potuto ancora rivedere!
(con aria infantile)
Aspetta, aspetta, che cosa volevo dirti?
Ho la testa confusa.
Non riesco a ricordarmi niente...
Boris
Devo andare!
Káta
Aspetta! Ora te lo dico!
(calmandosi)
Durante il viaggio
da’ l’elemosina a ogni mendicante che incontri,
e non dimenticarne nessuno!
(si č fatto completamente buio)
Lascia che ti guardi per l’ultima volta!
(si ode il coro dietro la scena, che vocalizza sulla “o” di Volga, come un sospiro)
Chi canta? Addio! Va’ pure! Addio!
Boris
Se tu sapessi quanto č difficile lasciarti!
Quanto č difficile!
(Parte.)
Káta
(risoluta)
E cantano ancora!
(si avvicina alla riva)
Gli uccellini voleranno sulla mia tomba,
accompagnati dai loro piccoli,
e fiori spunteranno, rossi,
azzurri e gialli.
(va verso il fiume)
Che pace, che incanto, che incanto!
E dover morire!
(Incrocia le braccia e si getta nel fiume.)
Kuligin
(dall’altra sponda)
Una donna si č gettata in acqua!
Una Voce
(dall’altra sponda)
Sů, una barca qui!
Dikoj
(accorrendo con una lanterna)
Chi č che chiama?
(Esce di corsa.)
Glása
Sů, una barca qui!
(Da ogni parte accorre gente con lanterne.)
Tichon
Oh, gente, gente,
č senz’altro lei!
Lasciatemi!
Kabanicha
(afferrando Tichon per un braccio)
Non te lo permetto!
Non vale certo la pena rischiare!
Tichon
Voi l’avete uccisa!
Voi soltanto!
Kabanicha
Come ti permetti! Sei impazzito?
Non sai con chi stai parlando!?
Dikoj
(portando il cadavere di Káta, che depone per terra)
Ecco qua la vostra Katerina!
(Parte, agitato.)
Tichon
(cade sul corpo esanime di Káta)
Káta! Káta!
(Singhiozzando.)
Kabanicha
(inchinandosi profondamente da ogni parte a tutti)
Vi ringrazio, vi ringrazio,
brava gente,
per i vostri servigi!
(Tutti s’inchinano. Poi guardano inorriditi la salma di Káta

(Il sipario si chiude lentamente.)


(1) Testo tratto dal programma di sala della rappresentazione del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 7 marzo 2006

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Ultimo aggiornamento 10 settembre 2017
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