Glossario
Guida all'ascolto



Věc Makropulos (L'affare Makropulos), I/10


Testo delle parti vocali (nota 1)

ATTO PRIMO

La stanza del Sollecitatore negli uffici dell’avvocato dottor Kolenatý. La porta in fondo conduce verso la scala, la porta a sinistra nella cancelleria. Lungo la parete di fondo, un altro casellario con numerosi cassetti segnati con le lettere dell’alfabeto. Una scaletta. A sinistra il lavoro del Sollecitatore; al centro una scrivania doppia; a destra alcune poltrone per i clienti. Alle pareti varie tariffe, notifiche, un calendario, il telefono. Dappertutto fogli, libri, fascicoli, atti.
Vítek
(mettendo in ordine gli atti nel casellario)
Ah sì, oh Dio! È già l’una! E il vecchio non torna. Causa Gregor-Prus. G, GR, – è qui.
(monta sulla scala)
Causa Gregor. Ecco! Anche lei se n’è andata.
Ah sì! Oh Dio!
(sfoglia il fascicolo)
Milleottocentoventisette, trentadue, quaranta, quarantasette: manca poco per festeggiarne il centenario.
(ripone il fascicolo)
Causa Gregor-Prus. Nulla dura in eterno!
Polvere... e cenere!
(sovrappensiero, si siede sul piolo più alto della scala)
Eh si sa! Gran casato! Come no! Barone Prus! Cause secolari! Che porci! «Citoyens! Popolo! Sopporti ancora che questa classe di privilegi carica, come i tiranni...»
Gregor
(si sofferma sulla porta, non osservato, e ascolta per un istante)
Cittadino Marat!
Vítek
Ma no! Non è di Marat!
(scendendo dalla scala)
È di Danton! Discorso del 23 ottobre 1792.
Prego, signor mio, voglia scusarmi.
Gregor
Il dottore non è qui?
Vítek
Sarà di ritorno.
Gregor
La sentenza? C’è speranza? Ho perso?
Vítek
Non saprei dirle. Però, il vecchio è là in giudizio.
Gregor
(gettandosi sulla poltrona)
Telefoni, presto, là.
Vítek
Subito.
(all’apparecchio)
Hallò! Il dottor Kolenatý. Già uscito? La ringrazio.
(riattacca il ricevitore)
Già uscito.
Gregor
La sentenza?
Vítek
Non saprei dirle. Per quel che ricordo, son trent’anni, trent’anni... che dura questa causa. E lei, bum! In corte d’appello! Così muore una grande causa.
Gregor
Non scherzi, Vítek. Voglio vincerla, per sempre!
Vítek
E se perde?
Gregor
Se la perdessi, io...
Vítek
Beh, s’ammazzerà. Proprio così disse suo padre.
Gregor
Ma s’è sparato.
Vítek
Per debiti sull’eredità.
Gregor
Taccia, la prego!
Kristina
(entrando)
Babbo, la Marty è stupenda! Babbo, la Marty è stu-pen-da!
Gregor
Chi, chi?
Vítek
Chi, chi?
Kristina
Ma sì, la Marty!
Gregor
E chi è?
Kristina
Emilia Marty! Emilia Marty!
Vítek
Mia figlia canta in teatro.
Kristina
O babbo, babbo! Io lascio il teatro. È la più grande cantante del mondo! Io lascio il teatro, io non ci resisto... perché non so far niente! Babbo, la Marty! Dio, se è bella!
Gregor
E quanti anni ha?
Kristina
Nessuno lo sa, nessuno può dirlo.
Vítek
Dunque, forse trenta?
Kristina
Oh sì. È bella, sì!
Gregor
Stasera verrò a teatro. Non per la Marty, ma per lei!
Kristina
Sarebbe un tonto! Cieco per di più!
Vítek
Ohé! Ohé! Che lingua svelta!
Kristina
Non venir per la Marty! Non parli della Marty, chi non ne sa!
(Entra il dottor Kolenatý. Brilla una strana luce, mentre la Marty appare sulla porta.)
Kolenatý
Venga, prego, venga avanti.
Kristina
O Gesù Cristo! È la Marty! Babbo, vieni!
(Vítek esce in punta di piedi, seguito da Kristina.)
Kolenatý
Che posso fare?
Marty
Dottor Kolenatý?
(fra sé)
Questa ragazza l’ho già vista.
(a Kolenatý)
Mi chiamo Marty, e vengo...
Kolenatý
Oh prego, dica, dica!
Marty
Vengo, per quella faccenda di Gregor.
Gregor
Come? Lei, signora?
Marty
Signorina.
Kolenatý
(presentando)
Signorina Marty, il signor Gregor, mio cliente.
Marty
Quello? Quello? Ma può anche restare.
(Kolenatý si siede di fronte a lei)
Dunque, lei è l’avvocato che difende questo signor Gregor in quella causa contro Pepi Prus?
Kolenatý
Vuoi dire, mi pare, il barone Ferdinand Josef Prus, defunto nel 1827.
Marty
È già morto?
Kolenatý
Bah! Da quasi cento anni.
Marty
Mi spiace, questo l’ignoravo.
Kolenatý
Beh, sì. Posso forse aiutarla con altro?
Marty
(alzandosi)
Oh, non voglio disturbarla.
Kolenatý
(si alza)
Pardon, pardon! Credo che sia venuta per qualcosa.
Marty
(si siede di nuovo, apre un giornale)
Certo, già: «Ultimo giorno del processo Gregor contra Prus». Un caso, no?
Kolenatý
E beh, c’era su tutti i giornali.
Marty
Dunque, può forse dirmi qualcosa di quel processo?
Kolenatý
Che cosa?
Marty
Tutto, prego.
Kolenatý
(si sprofonda nella poltrona e prende a narrare rapidamente)
Verso l’anno 1820 dominava sul feudo dei Prus il demente barone Josef Ferdinand Prus...
Marty
Pepi... dice ch’era demente?
Kolenatý
Strano, per lo meno.
Marty
No, infelice.
Kolenatý
Come fa a saperlo?
Marty
Meglio di lei!
Kolenatý
Dio lo sa! Dunque, Josef Ferdinand Prus che morì senza figli e senza testamento nel 1827...
Marty
Di che morì?
Kolenatý
Di meningite, credo. L’eredità toccò a suo cugino, Emmerich Prus-Zabrzezinski: contro questi mosse causa il barone Szephásy, nipote della madre del defunto, per ogni lascito... e per quanto riguardava il podere di Loukov un certo Ferdinand Karel Gregor. Nell’anno 1827.
Marty
Aspetti. Quindi Ferdi era ancora un ragazzo.
Kolenatý
Per l’appunto, allievo dell’Accademia Teresiana. Le sue pretese su Loukov poggiavano su questi fatti: in primo luogo il defunto si era presentato all’Amministrazione dell’Accademia Teresiana, di persona, dichiarando che i beni suddetti andavano tutti quanti al minorenne summenzionato, vale a dire a quel Gregor, il quale, appena maggiorenne, ne era il padrone. Item pro secundo: che al detto minorenne durante l’esistenza del defunto era concesso l’usufrutto del podere in questione col titolo «padrone e proprietario».
Marty
Allora dunque tutto è a posto.
Kolenatý
Pardon, pardon! Contro ciò obiettò il barone Emmerich Prus che di scritto non c’era alcun testamento; al contrario, che poco prima di morire aveva egli disposto a voce diversamente.
Marty
Questo non è vero!
Kolenatý
Ecco appunto il guaio!
Marty
È una menzogna!
Kolenatý
Questo il problema! Ora glielo mostro.
(si arrampica sulla scala, prende dal registro il fascicolo Gregor, si siede sull’ultimo piolo e sfoglia rapidamente)
«Il morente... con una febbre alta... dichiarò ripetutamente... il fondo Loukov... Herrn Mach Gregor zukommen soll...»
(chiude il fascicolo e lo rimette a posto)
È chiaro: al signor Mach Gregor!
(Rimane seduto sulla scala.)
Marty
Qui però c’è un errore! Un errore! Pepi alludeva al Gregor, a Ferdi Gregor!
Kolenatý
Littera scripta valet. Quel che è scritto, resta scritto. Intanto quel tal Szephásy ha scovato un certo individuo, che si chiamava Gregor Mach.
Marty
Aspetti! Aspetti! Ma era suo figlio, Ferdi era di lui figlio! Era il figlio di Pepi!
Kolenatý
(scendendo in fretta dalla scala)
Chi? Di chi? Figlio di...?
Gregor
Figlio suo?
Kolenatý
E chi era sua madre?
Marty
Madre? Lei si chiamava Ellian MacGregor, una cantante d’opera.
Gregor
Come si chiamava?
Marty
Certo, un nome scozzese.
Gregor
Comprende, dottore? MacGregor! E non Mach! Capisce?
Kolenatý
(si siede)
Ma perché poi suo figlio non si chiamava MacGregor?
Marty
Per riguardo alla madre. Ferdi non conobbe mai sua madre.
Kolenatý
Ah sì? E chi lo può provare?
Marty
Non so. Avanti!
Kolenatý
Ecco qua: da quel dì questa causa passa attraverso generazioni. I Prus, Szephásy e Gregor con l’aiuto del dottor Kolenatý. E grazie a quest’aiuto ha perso quest’ultimo Gregor, per puro caso poco fa!
(scribacchia agitato sulla carta)
E questo è tutto. Qualche altra domanda?
Marty
Certo. Cosa le occorre per vincere la causa?
Kolenatý
Il testamento scritto.
Marty
E non si può trovare?
Kolenatý
Eh no, purtroppo.
Marty
Che peccato!
Kolenatý
Sì, davvero.
(alzandosi)
Qualche altra domanda?
Marty
Di chi è ora la vecchia casa dei Prus?
Kolenatý
Del mio avversario, barone Jaroslav Prus.
Marty
Mi ascolti.
(con fare misterioso e con fretta impetuosa)
In quella casa c’era un grosso comò. Sui cassetti si trovan segnati gli anni.
Gregor
L’archivio.
Kolenatý
Con schedatura.
Marty
Uno porta su scritto l’anno milleottocentosedici.
Ora, fu in quell’anno che Pepi conobbe Ellian MacGregor. In quel cassetto conservava le lettere di Ellian.
Kolenatý
(sedendosi)
Chi l’ha detto?
Marty
Lasciate fare a me! Son là lettere d’affari, carte, un mucchio d’altri scritti. Non vuole darci un’occhiata?
Kolenatý
Certo, sì. Chiaro, sempre che voglia Prus.
Marty
E se lo rifiuta?
Kolenatý
Pazienza!
Marty
E se non riesce, si cercano altre strade.
Kolenatý
Certo, di notte, con scale, corde e pinze. Ma le pare! Ma le pare! Cara, bell’opinione ha degli avvocati!
Marty
(ansiosa)
Lei comunque deve riuscirci! Ci son le lettere, in mezzo a quelle c’è una busta gialla: essa contiene il testamento autografo di Prus.
Kolenatý
(alzandosi)
Gesù Santissimo, chi l’ha detto? E sa cosa c’è, com’è?
Gregor
(balzando in piedi)
Ma è sicura?
Marty
Con ciò Pepi lascia il podere Loukov al suo illegittimo figlio.
Kolenatý
Testualmente?
Marty
Certo!
Kolenatý
La busta è sigillata?
Marty
Certo!
Kolenatý
Sigillo originale?
Marty
Certo!
Kolenatý
La ringrazio.
(si siede)
Perché ci prende in giro?
Marty
Così non mi crede?
Gregor
Le credo!
Kolenatý
Niente affatto! Vuoi scherzare?
Gregor
Impossibile dubitare.
Kolenatý
Gregor, non sragioni! Se quella busta è sigillata, come si può sapere che c’è dentro?
Gregor
Le credo!
Kolenatý
Faccia pure! Cara, ha uno strano modo di raccontar storie.
Gregor
Le credo. Glielo ripeto, dottore. Io credo a quel che ha detto. Quindi, si rechi nella casa di Prus...
Kolenatý
Non credo che lo farò.
Gregor
... oppure darò quest’incarico al primo avvocato sull’elenco.
Kolenatý
Per me, faccia!
Gregor
(s’avvicina al telefono e incomincia a sfogliare l’elenco. Kolenatý dietro a lui)
(all’apparecchio}
Dottor Abeles? Parla Gregor!
Kolenatý
Proprio quello no!
(strappandogli il ricevitore di mano)
Aspetti, siamo amici, no? Ci vado.
Gregor
Da Prus?
Kolenatý
All’inferno!
(Esce in fretta.)
Gregor
Ebbene!
Marty
Ben fatto, Gregor!
Gregor
Siam soli!
Marty
È proprio così sciocco?
Gregor
Pratico. Egli non crede nei miracoli. Ma io l’ho sempre atteso, ed è giunta lei. Permetta che per ciò la ringrazi.
Marty
Non val parlarne!
Gregor
Vede, or son certo che troverò quel foglio.
Non so, di lei mi sento sicuro. Per questo, perché lei è così bella... bella!
Marty
Quanti anni ha?
Gregor
Trentaquattro. Da sempre son vissuto sperando d’aver quei milioni. Sempre come pazzo, non sapevo far altro... e se lei non fosse venuta qui, mi sarei sparato.
Marty
Debiti?
Gregor
Tanti. A lei niente nascondo: mi credevo perduto, ormai. D’un tratto è venuta lei, un mistero... bella, celebre, affascinante. Perché ride?
Marty
Oh, sciocchezze!
Gregor
La scongiuro, oh parli! Mi spieghi tutto! Non può forse?
Marty
(scrollando la testa)
Non voglio.
Gregor
Come sa di quegli scritti? Come sa di quel testamento? Da chi? Da quando? Chi glielo ha rivelato? Con chi ne ha parlato? Lei capisce che... che deve dirmi chi c’è dietro.
Marty
Un caso.
Gregor
Sì, un caso. Però ogni caso deve essere spiegato. O è insopportabile. Perché è qui? Perché mai vuole aiutarmi? Perché proprio me? L’interesse che la muove?
Marty
Affar mio!
Gregor
Anche mio. Signorina Marty, io le sarò grato per sempre... il nome, la vita stessa... che potrei far per lei?
Marty
Che vorrebbe dire?
Gregor
Che potrei far per lei?
Marty
(fremente)
Guarda, a tal punto siamo! Quel ribaldo mi offre i suoi quattrini!
Gregor
(offeso)
Mi scusi.
Marty
Vorrebbe già dare, il ragazzo!
(s’avvicina alla finestra e guarda fuori)
Eh?
Gregor
Perché con me parla come a un bimbo? Mi è insopportabile, vicino a lei mi sento piccolo.
Marty
(voltandosi verso di lui)
Come ti chiami?
Gregor
Come?
Marty
Come ti chiami?
Gregor
Gregor.
Marty
Eh?
Gregor
MacGregor.
Marty
Quello vero, sciocchino!
Gregor
Albert.
Marty
La mammina ti chiama Bertiček, eh?
Gregor
Sì, sì. Però la mamma mi è morta, già.
Marty
Già! Già! Tutti se ne vanno un giorno.
Gregor
E come era Ellian MacGregor?
Marty
Infine, di lei ti sei ricordato!
Gregor
Che cosa sa di lei? Chi era?
Marty
Voce splendida.
Gregor
Ed era bella?
Marty
Molto.
Gregor
E voleva bene a mio nonno?
Marty
Forse. Sì. A modo suo però.
Gregor
Quando morì?
Marty
(stanca)
Non so. Non più, Bertiček. Un’altra volta.
Gregor
(avvicinandosi)
Emilia!
Marty
Per te non sono «Emilia».
Gregor
E che son per lei, per Dio, non mi provochi! Non mi mortifichi! Rifletta, fra noi non c’è alcun legame; lei è soltanto una bella donna che m’ha stregato. Ascolti, le dirò qualche cosa. Da quando l’ho vista...
(supplicando)
No, no, non rida di me!
Marty
Ma io non rido, sembri pazzo.
Gregor
Sono pazzo! Non sono mai stato più pazzo. Lei è così inquietante. Un grido di guerra. Ha visto mai il sangue scorrere? Ti eccita finché non diventi furioso. In lei lo si vede al primo sguardo. Qualcosa di terribile. Ne ha viste tante? Ascolti.
Marty
Non t’ascolto!
Gregor
È strano che lei viva ancora.
Marty
Ora basta!
Gregor
Oh, mi lasci finire! È stata dura con me, così perdo la ragione. C’è una forza di magia. Che cos’è? Quasi spettrale... fa paura. Quel che suscita è terribile. Non gliel’han mai detto?
(avvicinandosi a lei)
Emilia, lei saprà certo d’esser bella!
Marty
(esausta)
Oh! Bella!
(Si nota uno strano riflesso di luce.)
Gregor
Cosa accade? È bella!
Marty
(nella luce sembra improvvisamente invecchiata)
Basta! Va’, Bertiček!
Gregor
Oh quanto bella!
Marty
Sai, Bertiček, cosa potresti darmi?
(la luce si estingue a poco a poco)
Solo tu puoi darmelo.
Gregor
(sollevando il capo)
Che?
Marty
Sai che vorrei?
Gregor
Qualunque cosa.
Marty
Senti, Bertiček, sai il greco?
Gregor
No!
Marty
Vedi, a te non servono mica, le carte greche... dammele!
Gregor
Quali?
Marty
Quelle di Ferdi, capisci: del vecchio Gregor.
Dammele!
Gregor
Ma non ne so nulla!
Marty
Suvvia, tu devi averle. Per Dio, Albert, dimmi che le hai!
Gregor
(si alza)
Non le ho! Non le ho!
Marty
(alzandosi di scatto)
Menti! Tu le hai! Stupido! Io le debbo avere!
Senti? Trovale!
Gregor
E che ne so, io?
Marty
Cerca! Trovale! Per questo sono qui. Sono venuta apposta.
Gregor
Emilia!
Marty
Le ha Prus? Prendigliele! Chiamami un’auto!
Kolenatý
(entra rapidamente, seguito da Prus)
Abbiam trovato!
(s’inginocchia ai piedi di Emilia)
Perdonatemi, oh mi perdoni! Vecchio son, rimbambito!
Marty
Erano là?
Kolenatý
Lei è una maga! Ora si sa!
Gregor
Dunque?
Kolenatý
Il testamento, gli scritti, e poi ancora lettere, lettere!
Prus
(dando la mano a Gregor)
Complimenti, or c’è quel testamento.
(a Kolenatý)
Mi presenti!
Kolenatý
(alzandosi)
Ora sì che si può fare!
Marty
Dove sono le carte? Quelle carte?
Kolenatý
Causa Gregor. Quali?
Marty
Ma dell’Ellian!
Prus
Sono da me, il signor Gregor non abbia timore!
Kolenatý
(presentandolo)
Jaroslav Prus, il nostro avversario.
Marty
(con violenza)
A me Bertík le darà!
Prus
Ma ci sarà sempre qualche formalità.
Marty
Che dubbi avete?
Prus
Ci vuole la prova che quel tal Ferdinand è davvero Ferdinand Gregor.
Marty
Un documento?
Prus
Almeno.
Marty
Bene, dottore. Le fornirò tal documento.
Kolenatý
Come! Lei se lo porta appresso?
Marty
(bruscamente)
Vi sembra strano, eh?
Kolenatý
Signor Gregor, al telefono, chiami ventisette...
Gregor
(al telefono)
Il dottor Abeles, perché?
Kolenatý
Vedremo, sì, sì.

ATTO SECONDO

La scena vuota d’un grande teatro. Disordine, tracce della rappresentazione della sera avanti: praticabili, scenari arrotolati, gruppi elettrogeni. È l’altra parte, nuda e vuota, dell’attività di un teatro. Sul davanti un trono di scena su un podio.
Inserviente
Roba da non credere!
Macchinista
Caspita!
Inserviente
Non s’è visto mai un tal trionfo, lo giuro. Tutti pazzi; per poco non rompono ogni cosa! Come urlavano! E non finiva. Cinquanta volte l’avran chiamata, lei, Marty.
Macchinista
Ma pensa tu, ma pensa tu! Quella fa soldi a più non posso!
Inserviente
Gesù Santo, piccolo! Si capisce.
Macchinista
Ma è vero, ci si sente scuoter tutti, quando lei canta.
Inserviente
Lo confesso, piccolo. Mi viene da piangere.
Prus
(entrando)
La signorina Marty?
Inserviente
(seccamente)
È dal signor direttore. Ma fra poco sarà qui, il camerino è là.
Prus
Bene, attendo.
(Si fa da parte.)
Inserviente
È già il quinto. Sembra di stare in clinica.
Macchinista
Proprio non mi va giù, come una tal donna ha tali gusti.
Inserviente
Oh, oh! Oh, oh! Ma è così, piccolo.
Macchinista
Perdinci! Questo proprio non mi va giù.
(Esce lentamente.)
Inserviente
Perché te la pigli tanto? Eh, non è roba per te! Già, non è roba per te!
(L’inserviente esce dalla parte opposta.)
Kristina
(entrando)
Janek, vieni! Non c’è nessuno qui.
Janek
(entra dietro di lei)
Non mi cacceranno fuori?
Kristina
Oh Dio, Janek, che tristezza!
Janek
(fa per baciarla)
Che?
Kristina
No. E smetti! Basta così! Ora ho altri pensieri.
Janek
Ma Kristina!
Kristina
Di’, non è formidabile? Pensi ch’io canti, forse? Così però tutto finisce, capisci? Sol debbo pensare al teatro. Sai, Janek,
(si siede sul trono)
è tremendo, io ti penso sempre, sempre sai... è così!
(Janek fa per baciarla)
Dio, e finiscila!
Janek
Oh, se tu sapessi, Krista, non so far altro, penso sempre a te!
Kristina
Tu puoi, giacché non canti, e quindi puoi farlo, caro! Sento tirar qua
(indica la gola)
e non debbo parlar molto. No. Zitto. Dovrò pur decidere, Janek! Noi dobbiamo rompere. Dobbiam lasciarci! Ci vedremo una volta al giorno.
Janek
Come...
Kristina
E per il resto non dovremo incontrarci, ho detto mai. Vieni, sciocco, non vedi che c’è posto? Credi che potrebbe amare qualcuno?
Janek
(si siede sul trono accanto a lei)
Chi?
Kristina
Ma la Marty.
Janek
Ma si capisce.
Kristina
Però di lei sono pazzi, basta che lei li guardi!
Janek
Ma non è vero!
Kristina
Vero! Vero! Mi fa tanta paura lei.
Janek
Kristina!
(La bacia di sfuggita.)
Kristina
Buono, Janek!
Prus
(sporgendosi un poco)
Eccolo!
Janek
(balzando in piedi)
Babbo!
(Janek fa per nascondersi con Kristina fra le quinte.)
Prus
Non devi scappare.
(Si avvicina.)
Marty
(dietro le quinte)
Chi ancora?
(entra)
Ancora uno?
(parlando dietro le quinte)
Vi prego, lasciatemi!
(vedendo Prus)
Come, ancora?
Prus
Ma no, signorina Marty. Dovrei parlarle.
Marty
(si siede sul trono)
(guardando Janek)
E lui chi è?
Prus
Janek. È mio figlio.
Marty
Venga qui, Janek, ch’io la veda. Era a teatro?
Janek
Certo.
Marty
E le son piaciuta?
Janek
Certo.
Marty
Sa dire qualche altra cosa oltre «certo»?
Janek
Certo.
Marty
Suo figlio è sciocco.
Prus
Mi spiace per lui.
(Entra Gregor con un mazzo dì fiori; dietro a lui Vítek.)
Marty
Ah, Bertík!
Gregor
Per ieri sera!
Marty
Dài qua!
(prende il mazzo)
Mostra!
(ne estrae un astuccio)
Riprenditi questo. Perché comperi sciocchezze simili?
(gli restituisce l’astuccio)
(annusa i fiori e poi li getta a terra)
Che mai comperi, bestia? È lui, l’usuraio... te li presta, eh?
(fruga nella sua borsetta tirandone fuori un pugno di banconote)
Toh! Tirarti dovrei l’orecchie!
Gregor
(indietreggiando)
Denaro!
Prus
(a Gregor)
Per Dio, tagli corto!
Gregor
Modi curiosissimi.
(le strappa i soldi di mano e li consegna a Vítek)
Li consegni all’avvocato.
Marty
(a Vítek)
Ehi, per lui.
Vítek
Come vuole.
Marty
(a Vítek)
Era a teatro? E le son piaciuta?
Vítek
Mio Dio, ah sì! Come la Strada!
Marty
(violenta)
Che vuoi dire la Strada? Lei strillava! Con quella voce stridula. L’Agujari era un’oca!
Vítek
Mi perdoni, quella è morta da cento anni.
Marty
Perciò io lo so già!
Kristina
Janek, vieni via!
Gregor
Le serve qualchedun altro, cui poter rivolgere ingiurie?
Marty
Non occorre.
Kristina
Janek, vieni, vieni via!
Marty
Vanno soli.
(osserva Janek e Kristina che si tengono teneramente per mano)
(scoppiando a ridere)
Ha, ha, ha, bella coppia, quei due là! Sono stati in paradiso?
Vítek
Come, scusi?
Marty
Ci son stati a letto?
Vítek
Per Dio, Kristina, di’ che non è vero!
Kristina
Babbo, e puoi...
Marty
Che sciocca! Se non è stato, sarà. Del resto, non val la pena, t’assicuro.
Prus
Che cosa vale per lei?
Marty
(fredda)
Nulla! Proprio nulla.
(Entra Hauk con un mazzo di fiori.)
Hauk
Permesso, permesso, scusi.
(s’inginocchia, singhiozzando)
Oh-Oh-Oh-Oh-Oh-Oh-Oh... Scusate, ma io...
(s’inginocchia davanti al trono)
Oh, non posso crederlo...
(singhiozzando)
Oh-Oh-Oh-Oh-Oh-Oh-Oh... È tutta lei, identica! Tutto par... occhi, voce. Oh, lei è tale quale! Tale quale!
(singhiozzando)
Oh-Oh-Oh-Oh...
Marty
Chi è quel vecchietto?
Hauk
(alzandosi)
Son proprio una bestia.
Prus
È deficiente!
Hauk
Sì, sì, la bestia Hauk.
Marty
Oh, oh!
Hauk
Ne ero pazzo... l’amai or sono cinquant’anni... ottocentosettantuno.
Marty
Giusto.
Hauk
Era una gitana, la chiamavan «chuya negra». Laggiù... lontano, in Andalusia. Tutti pazzi come me! Vaya gitana. Là tutto per lei lasciai, tutto per lei! E dopo son rimasto tutta la vita come stordito, posson capire? Vissuto non ho, ho solo vegetato. Pure, che vi fa di una ch’è già morta?
Marty
Morta? Tu sei scemo, Maxi!
(chinandosi su di lui)
Baciami!
Hauk
Eugenia!
(Comincia a piangere.)
Marty
Baciami!
Hauk
Che dice?
Marty
Bésame, bobo, bobazo!
Hauk
Jesús, mil veces.
Marty
Animal, un besito!
Hauk
(la bacia)
Eugenia, moza negra, querida carísima!
Marty
Chite, tonto! Quita! Fuera!
Hauk
Es ella, es ella. Gitana endiablada!
(si inchina profondamente davanti a Prus e agli altri)
Arrivederci!
(congedandosi)
(singhiozzando)
Oh-Oh-Oh...
(Lunga pausa.)
Marty
(dura)
Avanti! Chi mi vuole?
Vítek
Scusi. Vorrebbe scrivermi una sua dedica sulla fotografia?
Marty
Sciocchezze!
Kristina
Janek, vieni! Vieni!
Marty
E chi mai là strepita?
Janek
(fissando la Marty)
È così...
Marty
(firmando)
Ma per Kristina la firmerò.
Vítek
(inchinandosi)
Moltissime grazie.
(Esce con Kristina.)
Marty
Addio! Or fuori tutti! Via! Voglio restar sola!
Prus
(inchinandosi)
Mi spiace proprio tanto.
Marty
(a Prus)
Lei no. Ma perché quel Janek è stupito?
(a Janek)
Se ne vada!
(Janek esce)
(a Gregor)
E tu che vuoi qui?
Gregor
Le debbo parlare.
Marty
Ora non ho tempo per te.
Gregor
Le debbo parlare!
Marty
(stanca)
Bertiček, scusa, non ora! Vai, caro, ora va’. Magari fra poco.
Gregor
(deciso)
Verrò!
(Saluta freddamente ed esce.)
Marty
Ebbene!
Prus
Mi permetta una domanda:
(Marty fa cenno di sì col capo, in silenzio. Si siedono ambedue)
Ha qualche interesse particolare per il signor Gregor?
Marty
No.
Prus
Conta per lei molto, dico, ch’egli vinca la causa?
Marty
No.
Prus
La ringrazio. Non so capire, come fa a sapere quel che c’è nei cassetti chiusi di casa mia. Debbo credere a un mistero?
Marty
Bene. Bravo.
Prus
Lei sapeva che là ci son quelle lettere, e sapeva di quel testamento, perfino sigillato! Lei sapeva che là c’è qualcos’altro?
Marty
(alzandosi agitata)
Cosa? Ha trovato qualcosa? Mi dica, che cos’è?
Prus
Non so. Si tratta d’una busta sigillata. Che sa di costei, quella che lei chiama Ellian MacGregor?
Marty
Lei ha le sue lettere.
Prus
E sa forse qualcos’altro di quel... campione?
Marty
(scattando in piedi)
Insomma! Riprovateci! Provi ancora a parlarne così!
Prus
Signorina cara, che cos’ha? Cos’importa a lei d’una donna equivoca, morta da cent’anni?
Marty
Giusto. Basta così!
(si siede)
Una sgualdrina, dice?
Prus
Sappia, ho letto le sue lettere. Una donnetta vivace, dico.
Marty
(con profondo dolore)
Ha fatto molto male...
Prus
Ci son dettagli... allusioni... molto strane. Non son più un bambino, però riconosco che nelle lettere si potrebbe trovar molto da scoprire... da quella grazia!
Marty
Voleva dire puttana?
Prus
Ma quale fu il vero nome di quell’Ellian?
Marty
Ellian MacGregor. Scritto sta sulle lettere.
Prus
Pardon, pardon! Sta scritto sol E. M. Così.
Marty
Evidentemente vuoi dire: Ellian MacGregor.
Prus
Ma può voler dire anche Emilia Marty, Eugenia Montez, e così di seguito.
Marty
Qui vuoi dire Ellian MacGregor.
Prus
Io direi: Elina Makropulos, greca di Creta.
Marty
(sollevando il capo)
Maledetto!
Prus
Lei lo sapeva, no?
Marty
(con rabbia)
Diavolo, come lo sa?
Prus
Molto chiaro. In quel testamento si parla d’un tal Ferdinand, nato a Loukov il 20 novembre 1816; or la matricola dice: (tira fuori una lettera e la spiega)
Nomen infantis: Ferdinand Makropulos. Thorus, illegittimo; padre ignoto; madre: Elina Makropulos.
Marty
E poi?
Prus
Mi basta, mi basta!
Marty
Mio caro Gregor! Quindi Loukov resterà a lei, no?
Prus
Fintanto che non spunterà un qualche signor Makropulos.
Marty
E non l’han trovato finora, Makropulos?
Prus
Quella busta rimarrà ben chiusa, nessuno dovrà saperlo.
Marty
Eppur spunterà, mi capisce?
Prus
E da dove? Dal nulla? Spiace sol che ciò non sia vero.
(Prus si alza.)
Marty
Dunque, mentirei?
(Prus le bacia la mano)
(Prus fa per andarsene)
Aspetti! Non mi venderebbe quella busta?
(Prus si volta.)
Prus
Eh, prego?
(s’inchina ed esce)
(La Marty siede immobile, con gli occhi chiusi. Entra Gregor e si ferma, in silenzio.)
Marty
Sei tu, Bertiček?
Gregor
Con gli occhi chiusi, ma perché? Sembra quasi ch’abbia molto sofferto. Che cos’ha?
Marty
Sono stanca. Parla piano.
Gregor
(avvicinandosi)
Piano? Ascolti bene. Non mi faccia parlar piano! Attenta, Emilia, non mi faccia parlar piano! Io l’amo. Perché sorride? Ma io l’amo!
Marty
Gelo, Bertiček.
Gregor
Che vuoi dire?
Marty
Freddo.
Gregor
Emilia, badi ben! Lei mi disprezza, ma così lei mi rende pazzo. Non so perché, e però ciò mi rende pazzo. La vorrei strozzare, quando mi mortifica. Vorrei... Emilia, l’ucciderò, forse. In lei qualcosa mi ripugna. È perfida, vile, belva crudele.
Marty
Ma no, Bertiček, sbagli.
Gregor
Sì. Nulla conta per lei. Un cadavere. Uscito dalla tomba. Amarla è perversione. Eppure io l’amo, io l’amo alla follia.
Marty
Ti piace il nome Makropulos?
Gregor
Non provochi! L’amo davvero... con tutto me stesso, Emilia.
Marty
Ora corri da quel tuo avvocato e fatti ridare il documento che io gli ho dato.
Gregor
Dunque è falso?
Marty
Che domanda, vero, Bertiček, giuro. Ma dobbiamo averne un altro, col nome Makropulos.
Gregor
Forse dopo m’amerà?
Marty
Mai, capisci? Mai!
Gregor
(si siede)
Io l’ammazzerò, Emilia!
Marty
Sciocchezze! Vedi questa cicatrice? Un altro già volle ammazzarmi; e non voglio di certo spogliarmi nuda, per farti vedere tutti i vostri ricordi. Son forse qui per farmi uccidere?
Gregor
Oh, come l’amo!
Marty
Fàtti fuori!
Gregor
Oh, quanto l’amo!
Marty
Oh, se sapessi quanto poco m’importa,
(con dolore)
se tu sapessi...
Gregor
Che cos’ha?
Marty
(torcendosi le mani)
Povera, povera Elina!
Gregor
Venga, Emilia, non mi lasci. Nessuno l’ha amata tanto così. Ascolti...
(la Marty russa forte, regolarmente)
Emilia!
(indignato)
Che cos’è? Dorme come sbronza! Mi vuole prendere in giro? Emilia, sono io!
(protende le braccia verso di lei fino a stringerla)
Qui non c’è alcuno!
Inserviente
(stando in disparte, tossisce con tono ammonitore e severo)
Ehm, ehm, ehm...
Gregor
(rizzandosi di scatto)
Chi è? Ah, è lei! Ha preso sonno; non la svegli!
(Bacia la mano di Emilia e scappa via.)
Inserviente
(si avvicina a Emilia e la osserva in silenzio)
Eppure mi fa tanta pena.
(Esce)
(Janek esce da dietro le quinte, si ferma a dieci passi dalla Marty e la osserva estasiato.)
Marty
(muovendosi appena)
Sei tu, Bertiček?
Janek
(indietreggiando)
No, scusi, sono Janek.
Marty
(si raddrizza sulla sedia)
Janek? Venga, Janek! Vuoi farmi un grande favore?
Janek
Certo, certo.
Marty
Molto grande.
Janek
Certo.
Marty
Un atto eroico. E cosa mi chiederà in cambio?
Janek
Oh, niente.
Marty
Venga qui. Lo sa che è bello da parte sua? Ascolti, in casa suo padre conserva la busta sulla quale c’è scritto: «In mano di mio figlio Ferdinando». È sul tavolo, oppure non so dove. Compris?
Janek
Certo, certo, prego.
Marty
Me la porti qui.
Janek
Vorrà mio padre?
Marty
No, mai. Gliela porti via!
Janek
Ma non va!
Marty
Hai paura che ti picchi?
Janek
Non è questo, però, però...
Marty
Janek, creda a me, è solo un ricordo da niente, ma mi sta tanto a cuore!
Janek
Io... ci proverò.
Prus
(uscendo dall’ombra)
Non darti pena, Janek!
Janek
Babbo, ancora tu!
Prus
Va’! Va’!
(Janek se ne va confuso)
Signorina, lo credevo amore per la musica, invece...
Marty
E che fa lei qui in teatro?
Prus
Cercavo lei.
Marty
(gli si avvicina, sempre più vicina)
Mi darà quella busta?
Prus
Non è mia.
Marty
Me la consegni!
Prus
Ah sì? Quando?
Marty
Stanotte.
Prus
Verrò.
(Esce rapidamente.)

ATTO TERZO

Una stanza d’albergo. A sinistra, una finestra; a destra, l’uscio che dà sul corridoio. Al centro, l’ingresso alla camera da letto di Emilia, divisa da una tenda. S’alza il sipario. Attraverso la tenda trasparente si muovono delle ombre, si intravedono i movimenti di chi si sta vestendo nella camera da letto.

La Marty esce dalla camera da letto in un accappatoio. La segue Prus in smoking, ma senza colletto. Prus si siede a destra, in silenzio. Emilia va verso la finestra e apre le persiane. Debole luce mattutina.
Marty
(volgendo le spalle alla finestra)
Eh? Mi sente? Voglio quella busta!
(Prus in silenzio estrae dalla tasca di petto un portafoglio di pelle e ne tira fuori una busta sigillata. Senza parlare, getta la busta sul tavolo. La Marty prende la busta e va verso il tavolino della toeletta; si siede, accende una lampada e osserva il sigillo sulla busta; esita, poi apre velocemente la busta con una forcina da capelli e ne estrae un manoscritto spiegazzato e ingiallito. Si alza. Ripiega il foglio e se lo nasconde nel petto.)
Marty
Bene!
Prus
Me l’ha rubata.
Marty
Ebbe ciò che chiese.
Prus
Me l’ha rubata. Gelida, di marmo. Fredda come lama...
(ha un fremito)
Per questo ho sottratto le carte! Oh, le son grato!
Marty
Le dispiace per quella busta?
Prus
Non dovevo darla. Non dovevo farlo. Ladro! Ladro!
Marty
(si alza)
Mi vuole sputare in faccia?
Prus
No, a me stesso.
Marty
Oh, faccia pure.
(Bussano.)
Cameriera
(entra trafelata, con indosso soltanto un corpetto e una sottana.)
Marty
Chi è?
(Prus si volta.)
Cameriera
Chiedo scusa, è qui il signor Prus?
Prus
Che c’è?
Cameriera
C’è qui il servo del signor Prus. Vuol parlar con lui, dargli qualche cosa.
Prus
Come lo sa? Aspetti! No, resti qui!
(si ritira nella camera da letto)
(La Marty si siede alla toeletta.)
Cameriera
(mentre le scioglie i capelli)
Oh Dio, che gran spavento! Quel poverello è tutto sconvolto, e non può parlare. Che cosa sarà successo?
Marty
Non tirare!
Cameriera
Pallido come morto, quel servo.
Prus
(esce in fretta dalla camera, col colletto e la cravatta)
Pardon!
(Va a destra.)
Cameriera
(spazzolando i capelli)
Un gran signore, no? Avesse visto quell’uomo, come tremava.
Marty
Poi mi preparerai le uova.
(sbadiglia)
Che ore sono?
Cameriera
Ha portato un biglietto, oh sì.
Marty
Che ore sono?
Cameriera
Già le sette.
Marty
Spegni la luce e taci!
Cameriera
Le labbra poi... tutte viola, quel servo. Credevo che svenisse. Piangeva poi, come un ragazzino.
Marty
Cretina, tu! Non strapparmi i capelli! Dammi il pettine!
Cameriera
Mi trema ancor la mano!
Marty
Qui, vedi, quanti me ne hai strappati!
Cameriera
Che sia successo non so.
(Prus rientra dal corridoio, ha in mano una lettera aperta che liscia meccanicamente.)
Prus
(con voce roca)
Congedi la ragazza!
(Cerca con la mano una sedia e si siede.)
Marty
Va’, presto!
(La cameriera esce.)
Prus
Oh, dunque fu per questo!
(singhiozzando)
È morto Janek!
(la Marty prende il pettine e si pettina)
Mio unico figlio! «Babbo, sii felice, ma io...»
(la Marty, con le forcine tra le labbra, continua a pettinarsi)
Che sta facendo?
(Si alza.)
Marty
Mi pettino.
Prus
Forse lei non ha capito. Janek l’amava! S’è ucciso per lei!
Marty
Bah, in tanti s’uccidono!
Prus
E riesce a pettinarsi?
Marty
Dovrei stare spettinata?
Prus
Per lei s’è ucciso!
Marty
E che ci posso fare?
Prus
Mi sente?
Marty
Cosa vuole? Che mi strappi i capelli?
Prus
Zitta, se no...
(Bussano. Prus, uscendo, s’imbatte in Hauk.)
Canaille!
Marty
Buenos días, Maxi. Così presto?
Hauk
(le si avvicina in punta di piedi e la bacia sul collo)
Psst, psst. Psst, psst. Si sbrighi, su, Eugenia.
Si parte!
Marty
Per dove?
Hauk
Hi-Hi-Hi. Per la Spagna.
Marty
È pazzo?
Hauk
Ma mia moglie non lo sa che non tornerò mai più. Ha visto cosa porto? Di Matilde l’oro. Mi capisce, no? I gioielli di mia moglie, vecchia ormai.
Marty
Sì, sì, señor.
Hauk
È brutto esser vecchi. Lei però è sempre bella. Sappia, i pazzi hanno vita lunga. Io vivrò a lungo certo! E finché l’uomo s’innamora,
(prende le castagnette dalla tasca e si mette a batterle)
tutto va bene. Zingarella, si parte?
Marty
Andiamo!
(Comincia a preparare le valigie. Si ode bussare.)
Cameriera
(sporgendo il capo)
Signorina, c’è gente...
Marty
(sorpresa)
Quanta gente!
(Entrano Gregor, Kolenatý, Vítek, Kristina, Prus e un dottore.)
Marty
Miei signori, vi comunico che io parto, sì, io parto.
Hauk
Sono fritto!
Kolenatý
Scusi, cara, non lo consiglio.
Hauk
Hi, hi, hi!
(il medico prende per il braccio Hauk e lo porta via)
Hi, hi, hi! Hi, hi, hi!
Kolenatý
Rimanga con le buone, non mi faccia chiamare la...
Marty
... polizia?
(Kolenatý le offre una sedia)
Vuole interrogarmi?
Kolenatý
Ma no, soltanto qualche domanda. Ha dato lei a Kristina questa fotografia? È la sua firma?
Marty
Sì.
Kolenatý
Ottimo. E mi consenta: fu lei a mandarmi ieri questa pagina? Anno 1836. Non è vero?
Marty
Sì.
Kolenatý
Ma purtroppo è scritta con l’alizarina. Che significato ha? Eh?
Marty
Che ne so io?
Kolenatý
È un falso!
Marty
Vi giuro che l’ha scritta Ellian MacGregor.
Kolenatý
Quando?
Marty
Non importa quando.
Kolenatý
Importa, eccome! Quando è morta Ellian MacGregor?
Marty
Oh, basta, fuori! Non risponderò più a nulla.
Gregor
Allora frugheremo nelle sue cose.
Marty
Fermo! Come osi?
(Apre un cassetto del tavolino da toeletta.)
Gregor
(le salta addosso e le strappa di mano una rivoltella)
Spara? Però prima osservi bene questa ragazza, non sa chi s’è ucciso?
Marty
Janek!
Gregor
E sa perché? Quel ragazzo ce l’ha lei sulla coscienza!
Marty
Bah! Venisti per questo? Vi dirò tutto, sol che mi prepari, sol che mi cambi.
(si ritira nella camera da letto)
(Tutti si gettano sui bagagli. Gregor ne estrae un sigillo. Vítek un medaglione, Kolenatý delle carte.)
Gregor
Un sigillo con le lettere E.M. È quello che c’è sulle lettere della Mac Gregor!
Vítek
Lo stemma del signor Hauk!
Kolenatý
Dov’è?
Vítek
L’han portato via.
Kolenatý
Eugenia Montez, Else Muller, e cent’altri nomi; Ellian MacGregor, Ekaterina Myskin...
Vítek
Sempre E.M.
Kolenatý
Hoplà! «Ellian carissima...»
Prus
No, Elina.
Kolenatý
Macché. Ellian MacGregor, Vienna. Vítek, mi porti la mia toga.
Vítek
Sissignore.
(Esce di corsa)
(Kristina scoppia a piangere.)
Kolenatý
Non piangere, mia piccina.
Prus
Mi mostri quella lettera. Autentica senz’altro. Scritta dalla greca Elina Makropulos.
Kolenatý
Però, cosa c’è scritto qua...
Prus
Senz’altro Elina Makropulos.
Kolenatý
Non capisco.
(Vítek porta la toga.)
Prus
È la stessa mano delle mie lettere.
Kolenatý
(a Vítek che rientra)
Vítek, me la chiami!
(Vítek fa entrare Emilia, riccamente abbigliata, con in mano una bottiglia e un bicchiere.)
Vítek
Ha bevuto whisky.
Marty
(avanza barcollando, si appoggia alia parete)
Lasciami! È per farmi coraggio.
Kolenatý
(s’infila in fretta la toga)
Isterica! Lasci la bottiglia!
Marty
(stringendo la bottiglia al petto)
No! A me! Se no non parlerò.
(a Kolenatý)
Lei mi sembra un becchino.
Kolenatý
Come vi chiamate?
Marty
Io? Elina Makropulos.
Kolenatý
Nativa di?
Marty
Di Creta.
Kolenatý
Quanti anni?
Marty
Quanti me ne date?
Kristina
Sui quaranta.
Marty
(mostrandole la lingua)
Rospo!
Kolenatý
Nata quando?
Marty
Millecinquecentottantacinque.
Kolenatý
Cosa? Basta con gli scherzi!
Marty
Avrei dunque... già trecentotrentasette anni.
Kolenatý
E vostro padre?
Marty
Hieronymos Makropulos, medico personale di Rodolfo II.
Kolenatý
(dietro la scena)
Basta con la chiacchiere! Finitela!
Prus
Qual è il vostro vero nome?
Marty
Elina Makropulos.
Prus
Era vostra parente Elina Makropulos, concubina di Josef Prus?
Marty
Quella ero io.
Prus
Lei?
Marty
Sì, sono stata l’amante di Pepi, di Prus. E con lui ho avuto Ferdi Gregor.
Gregor
Ed Ellian MacGregor?
Marty
Quella ero io.
Gregor
È pazza?
Marty
Io sono la tua bis-bis-trisavola. Ferdi era mio figlio.
Gregor
Quale Ferdi?
Marty
È chiaro! Ferdinand Gregor. Ma dal parroco, si dovette dire il vero nome, Ferdinand Makropulos.
Kolenatý
La data di nascita?
Marty
Ô Christòs Sôtér, già gliel’ho detto! Millecinquecentottantacinque.
E son già stata Ekaterina Myskina, e Else Müller. Ma si può vivere trecent’anni fra tanta gente? Trecent’anni?
Prus
E come seppe il testo della busta sigillata?
Marty
Perché il Pepi me l’ha mostrato, affinché un giorno potessi dirlo a quello scemo di Ferdi.
Prus
E perché non gliel’ha detto?
Marty
Non m’importa nulla... ih, ih, ih, ih... dei miei figli.
Kolenatý
Ma come parla?
Marty
Ma sì, al diavolo! Già da molto non sono più quella dama. Volete bere? Madonna Santa, che gola secca! Io ardo.
Prus
Son vostre queste lettere?
Marty
Mie. Sì, a Pepi ho detto tutto. Gli volevo bene. Ma proprio tanto bene. Solo a lui ho detto dell’affare Makropulos.
Prus
Che cos’è?
Kolenatý
Che cos’è?
Gregor
Cos’è quest’affare?
Vítek
Che cos’è?
Marty
L’affare Makropulos. A lui premeva assai.
(a Prus)
Quel foglio di stanotte. Sì, quella busta sigillata. Volle esaminarlo, giurò... di restituirlo. Poi l’allegò presso quel testamento. Pensò che sarei tornata, ma... ma... solo adesso son qua. Riavere quel segreto, come vivere trecent’anni... restando giovani!
Gregor
Perciò è tornata?
Marty
Ah, ah, ah. Ah, ah, ah, io me n’infischio che sian miei! Chi sa quanti marmocchi miei andranno per questo mondo?
(stringendo il manoscritto al petto)
Ora sei mia! Lo scrisse mio padre per l’imperatore.
Vítek
Rodolfo II.
Marty
Ah, gente, gente, un’infamia! Diventando vecchio, ha voluto l’elisir di lunga vita, per tornar giovane. Allora venne mio padre da lui, gli scrisse la ricetta, la cosa, per restare giovani trecent’anni. Ma Rodolfo ebbe paura, e disse: «Dallo a tua figlia, provalo su di lei!». E quella ero io, sì, quella ero io. Allora avevo sedici anni, e lo dovetti bere. Stetti molti giorni senza riconoscermi; poi son tornata in me.
Vítek
E Rodolfo?
Marty
Nulla. Chi poteva dirgli che sarei rimasta viva? Per ben tre secoli viva? Rinchiuse mio padre in cella, poi l’ha giustiziato. E io fuggii con questo foglio, via di lì. Non so dove andai.
Prus
Ha fatto mai vedere ad altri, la ricetta?
Marty
Soltanto a Pepi, perché tanto ha insistito. Ma dovevo averla indietro.
Kolenatý
Quanti anni ha? Quanti anni ha?
Marty
Sto invecchiando. È finita!
(con voce stridula)
Trecentotrentasette! Ed ecco, che sono alla fine. Senti, Bertiček, come son fredda. Sentite le mie mani. Pater hemon!
Kolenatý
Ha falsificato lo scritto di Ellian MacGregor?
Non neghi! Lei è Emilia Marty.
Marty
Patèr hemón!
Kolenatý
Quel medaglione di Eugenia Montez, l’ha rubato!
Marty
Patèr hemón, hos eis en uranóis...
Kolenatý
Sappiamo tutto, tutto chiaro. Tutto chiaro, tutto chiaro, tutto chiaro! Come vi chiamate?
Marty
(cade a terra)
Elina Makropulos.
Kolenatý
(facendola adagiare a terra)
Cielo, non mente!
Prus
È vero!
Gregor
È vero!
Vítek
Vero!
Kolenatý
(si toglie la toga)
Un dottore!
(portano la Marty in camera da letto)
(Il medico entra nella camera da letto.)
Marty
(entra come un’apparizione, un’ombra. Il medico la sorregge; tutti si alzano. Una pallida luce verdastra inonda la scena e la sala)
Ho sentito la morte accogliermi. Non ne provo orrore.
Gregor, Vítek, Prus, Kolenatý
Signorina Marty, siamo stati ingiusti!
Kristina
Ne sento tanta pena.
Marty
Vi vedo tutti... ma come foste fantasmi, come cose e ombre!
Coro invisibile
Solo cose e ombre!
Marty
Morir, andarsene, tutt’uno, è lo stesso!
Coro invisibile
Morir, andarsene... tutt’uno, lo stesso!
Marty
(torcendosi le mani)
È atroce sopravviversi. Se sapeste com’è leggera la vita per voi! Siete vicini a tutto. Per voi ha tutto un senso. Tutto ha valore per voi. Sciocchi, siete felici per la stupida ragione che presto morirete.
Coro invisibile
Felici! Felici! Sciocchi, siamo felici!
Marty
Siete credenti, nobili, buoni! Di più pretender non si può!
Coro invisibile
Che più pretendiamo?
Marty
In me sento la vita spegnersi. Signore Iddio, non ne posso più. La solitudine! Credi, Kristina, è lo stesso, cantar o tacere. Sazia voler bene, sazia voler il male. Stanca la terra, stanca il cielo! E sappi, anche l’anima muore.
Gregor
Il manoscritto, allora, l’affare Makropulos?
Vítek, Kolenatý, Prus
Il manoscritto, l’affare Makropulos?
Marty
Ecco qui lo scritto: «Ego Hieronymos Makropulos, iatròs Kaisáros Rodólfu...», cosa m’importa? Su prendetelo! Nessun lo vuole? Tu sei qui, Kristina, ti potrà servire, sei bella, prendilo! Tu che canti, sarai grande come Ellian Marty! Prendilo, prendilo!
Gregor, Vítek, Prus, Kolenatý
Lascia!
(Kristina prende il manoscritto e lo tiene sopra la fiamma ardente di una candela, finché si consuma. Tutta la scena è inondata da una luce rossa. Tutti rimangono attoniti, in silenzio.)
Marty
(accasciandosi)
Patèr hemón!
(Il manoscritto è stato consumato dalla fiamma.)


(1) Testo tratto dal programma di sala della rappresentazione del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 16 febbraio 2009

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Ultimo aggiornamento 8 gennaio 2016
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