Glossario



MlßdÝ (Giovent˙), VII/10

Suite per sestetto di strumenti a fiato

Musica:
Leˇs JanÓček
  1. Allegro
  2. Andante sostenuto
  3. Vivace
  4. Allegro animato
Organico: flauto (anche ottavino), oboe, clarinetto, clarinetto basso, corno, fagotto
Composizione: Hukvaldy, 24 luglio 1924
Prima esecuzione: Brno, BesednÝ dům, 21 ottobre 1924
Edizione: HudebnÝ Matice, Praga, 1925

Guida all'ascolto (nota 1)

"MlÓdÝ, zlatÚ mlÓdÝ" ("Giovent¨, dorata giovent¨!") Ŕ il motto che, sotteso alla frase di sette note compresa nelle prime tre battute, costituisce non soltanto l'incipit della Suite per sei strumenti a fiato ma anche il programma poetico interno alla composizione. Un riferimento autobiografico, certo, ispirato dal ricordo degli anni trascorsi come fanciullo cantore nel collegio del chiostro reale della vecchia Brno; ma non soltanto: un inno alla eterna giovinezza della musica, nutrita dal contatto con il pulsare del ritmo e con le leggi della natura. SicchÚ non vi Ŕ niente di nostalgico, in questa composizione tarda, che si maceri nel rimpianto per un tempo felice e perduto, ma semmai tutto un brillare e scintillare di ritmi, di luci, di colori e di corpi, un traboccare di slanci gioiosi anche nel ripiegamento di fuggevoli, melanconiche rimembranze. Non Ŕ senza significato che Giovent¨ nascesse nei giorni in cui JanÓček si apprestava a festeggiare i suoi settant'anni, tra giugno e luglio 1924, a Hukvaldy, il suo paese natale.

Nell'esaltazione della vivacitÓ giovanile di MlÓdý, affidata a un insieme di sei fiati (flauto anche ottavino, oboe, clarinetto, clarinetto basso, fagotto e corno) pare che risuonasse l'eco di alcuni concerti della parigina "SociÚtÚ moderne des instruments Ó vent", ascoltati da JanÓček prima a Salisburgo nel 1923, poi a Brno nell'aprile 1924, con opere di Stravinsky e Roussel. In realtÓ, se stimolo vi fu – e sappiamo per esempio quanto JanÓček apprezzasse Le Sacre du printemps, di cui possedeva la partitura –, esso rimase sostanzialmente estraneo allo spirito dell'opera, e non soltanto per via del suo soggettivismo autobiografico. L'articolazione dei quattro movimenti potrebbe far pensare a uno schema sonatistico, ma proviene piuttosto dall'antico retaggio della Suite, ripensato in termini attuali senza sconfinare in ambito neoclassico.

Il primo movimento Ŕ un Rond˛ aperto e chiuso simbolicamente dal motto programmatico; e si noterÓ come questo sia costruito sui primi quattro gradi per toni interi caratteristici del modo lidio, sorta di simbolo, nel tardo JanÓček, dell'immagine della giovent¨. La funzione del clarinetto basso sembra quella di far sý che gli altri strumenti non esagerino a prendersi troppo sul serio nelle loro intenerite divagazioni: affiora cosý l'aspetto autoironico, quasi faceto, di questa celebrazione.

Il secondo movimento Ŕ un esempio di tecnica variata su un'estrema mobilitÓ ritmica e armonica. Minuscoli tasselli musicali, giustapposti in base a un'espressione quasi lunatica (lo svagato vagabondare del corno in tempo 17/16 e gli sberleffi quasi sarcastici del fagotto), ricompongono un mosaico che inizia in re bemolle minore e si conclude con la massima naturalezza in re bemolle maggiore.

Quanto al terzo movimento, esso Ŕ uno Scherzo, ma in tempo binario, JanÓček riutilizza ed elabora in trascrizione la Marcia degli uccellini azzurri, scritta per ottavino, campanelli e tamburino nel maggio 1924 in onore dei piccoli cantori moravi del monastero di Brno, dalla caratteristica divisa blu, che un tempo anche lui aveva indossato: l'ottavino si incarica di sottolineare argutamente questa reminiscenza ancora una volta autobiografica, ma l'esasperata concentrazione nella variazione del tema, con una serie di imitazioni a entrate ravvicinatissime, sembra quasi voler eliminare la nostalgia del ricordo. Si giunge cosý all'ultimo tempo, introdotto dal flauto, che riprende gli intervalli del motivo Giovent¨, dorata giovent¨! e innesta un'esplosiva eruzione delle forze strumentali, ora quasi esse stesse pervase dall'estro di una inesauribile giovinezza.

La prima esecuzione di Giovent¨ ebbe luogo a Brno il 21 ottobre 1924 e fu costellata da clamorosi, comici incidenti tecnici. In un primo tempo JanÓček aveva pensato di affidarla a studenti del Conservatorio di Brno, ma avendo constatato che il pezzo era troppo difficile per loro si era rivolto a musicisti di professione, senza che neppure questi ne venissero a capo. Solo il 25 novembre, dopo una revisione, il Sestetto fu eseguito a dovere a Praga da parte di strumentisti della Filarmonica CŔca, ottenendo un grande successo.

Sergio Sablich


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 29 aprile 1999

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Ultimo aggiornamento 28 marzo 2016
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