Glossario



Suita (Suite) per orchestra d’archi, VI/2

Musica: Leˇs JanÓček
  1. Moderato (sol minore)
  2. Adagio
  3. Andante con moto
  4. Presto
  5. Adagio
  6. Andante (si minore)
Organico: archi
Composizione: 1877
Prima esecuzione:  Brno, Beseda-Hauses, 2 dicembre 1877
Edizione: OldřÝch PazdÝrek, Brno, 1926

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La vicenda artistica di Leˇs JanÓček presenta caratteri di spiccata originalitÓ: la sua produzione rappresenta un unicum nel panorama europeo novecentesco grazie a un corpus strumentale e operistico variegato, a una tematica fortemente innovativa nelle opere teatrali, a una produzione che ne ha fatto uno dei maggiori compositori cŔchi moderni e una delle figure pi¨ stimolanti della musica del XX secolo.

Per lungo tempo l'attivitÓ del compositore boemo fu indirizzata alla ricerca di uno stile personale, di una via espressiva sua propria. Fino agli ultimi anni dell'Ottocento egli si mantenne infatti nel solco della tradizione romantica nazionale che riconosceva in Smetana e Dvorak i suoi pi¨ illustri rappresentanti. JanÓček fatic˛ non poco a sviluppare questo insegnamento che, sebbene rischiasse a un certo punto di non soddisfare i suoi bisogni creativi, si rivel˛ un punto di partenza essenziale. Lo stile intenso e incisivo che egli conquist˛ nei primi anni del Novecento, dopo la lunga elaborazione di Jenufa, il suo capolavoro operistico, prende le distanze dall'influenza tardo-romantica ma per alcuni aspetti ne Ŕ un'emanazione. Lo stile di JanÓček Ŕ infatti difficilmente assimilabile alle sperimentazioni delle avanguardie. Pur se affrancato da vincoli armonici rigidi e con un'invenzione melodica personalissima basata sull'analisi delle inflessioni prosodiche e accentuative del linguaggio parlato, l'esperienza romantica europea Ŕ l'humus dal quale questa novitÓ prende forma.

Un'opera giovanile come la Suite per orchestra d'archi, composta tra il 1877-1878, fotografa con esattezza il momento in cui questo nuovo stile germina dagli stessi strumenti espressivi della declinante tradizione romantica. Sono quelli gli anni in cui JanÓček si dedicava a letture nel campo dell'estetica (principalmente condotte su testi di Josef Durdik), della psicologia musicale e della fisioacustica (soprattutto su scritti di Wilhelm Wundt e Hermann von Helmholtz). Da questa esperienza egli sostenne di aver ricavato la spiegazione scientifica di alcune sue intuizioni riguardo alla possibilitÓ di affrancare l'armonia dalle rigide norme scolastiche in cui era stata formalizzata. Pi¨ tardi, nel suo diario, afferm˛ d'aver studiato a fondo, tra il 1876 e il 1879, quei testi e d'averne tratto la conclusione che ogni accordo pu˛ succedere a un altro al di fuori delle regole codificate della concatenazione armonica, a patto che questo procedimento risponda alle esigenze comunicative sviluppatesi nel pubblico al quale la musica Ŕ destinata. Deriva da questo ultimo punto l'esigenza di approfondire il folklore del popolo boemo (per il compositore il "pubblico" per eccellenza), attivitÓ a cui JanÓček si dedic˛ proprio a partire dai tardi anni settanta dell'Ottocento. L'urgenza di arrivare a un pi¨ libero uso dell'armonia passa per una sistematica ricerca sulla tradizione folkloristica boema, che lo port˛ ad analizzare e pubblicare il materiale raccolto. JanÓček intendeva dunque sposare un impiego nuovo e sperimentale dell'armonia tonale ai suggerimenti derivati dallo studio del folklore.

Nella Suite si respira allo stato iniziale questa importante tendenza. Se nel Moderato e nell'Adagio le inflessioni liriche risentono ancora del gusto romantico, vi si avvertono sporadiche ma spiccate novitÓ nel campo dell'armonia che sembrano deviare il percorso da attese precostituite. In questi due brani la modernitÓ sembra fare capolino da dietro una tenda: Janacek Ŕ alla ricerca di soluzioni nuove che vivifichino il tessuto tradizionale.

Nell'Andante con moto e nel Presto il tono del folklore boemo compare invece chiaramente. Gli andamenti di danza si sposano a melodie tratte dal patrimonio sonoro della vita popolare boema. L'orchestra si colloca cosý su un piano "altro" da quello del colorismo romantico esponendosi a una ventata di novitÓ schiettamente avvertibile.

Nell'Adagio compare in nuce un'altra innovazione creativa, maggiore e suggestiva conquista di JanÓček, ovvero l'andamento musicale legato alla prosodia della lingua boema. Le soluzioni armoniche sembrano qui sposare una declamazione melodica dalle potenzialitÓ narrative antiche e primigenie.

Di contro, l'Andante che chiude la raccolta ritorna, anche se solo in parte, a soluzioni tradizionali che concludono brillantemente la Suite.

L'opera racchiude in sÚ alcune intuizioni e soluzioni armoniche destinate a confluire nell'evoluzione successiva, tutta novecentesca, dell'esperienza di JanÓček, fino alla definizione di una personalissima tonalitÓ "allargata". Un'esigenza sorta dal bisogno di liberarsi dall'influenza dell'Idealismo e del Romanticismo tedeschi in nome della riconquista di una vera natura artistica nazionale, fattore che collimava anche con le aspettative politiche degli intellettuali dell'epoca. E vi collimava a tal punto che le sue ricerche attrassero l'attenzione dell'ambiente culturale boemo pi¨ della sua attivitÓ di compositore, a lungo scarsamente considerata: quando nel 1891 fu rappresentato al Teatro Nazionale di Praga il balletto Rßkos Rßkoczy, Janacek fu definito dalla stampa źun'autoritÓ in fatto di canto popolare, come raccoglitore e arrangiatore, ma quanto a composizione e a teorie musicali, un innovatore troppo eccentrico╗. Ma le cose cambiarono presto: giÓ dal primo decennio del Novecento JanÓček fu uno dei compositori contemporanei pi¨ apprezzati d'Europa.

Simone Ciolfi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Suite di Leos Janacek Ŕ il primo lavoro orchestrale del grande compositore cecoslovacco. Janacek la scrisse nel 1877, cioŔ all'etÓ di ventitrÚ anni, quando ancora non aveva finito i suoi studi musicali. Pur trattandosi dunque di un lavoro di giovent¨, la Suite lascia intravvedere giÓ chiaramente quelli che saranno i connotati principali dello stile maturo del compositore, stile che sarÓ nutrito di elementi desunti dall'autentica e viva tradizione popolare del suo paese e che sarÓ improntato ad una rapsodica libertÓ armonica, ritmica e modale. Tutto questo senza sconfinare mai in un voluto modernismo d'avanguardia. Nella Suite si palesano inoltre quelle determinanti iniziali dello stile di Janacek che si connettono all'esperienza del romanticismo tedesco e particolarmente del cromatismo wagneriano che il compositore riuscirÓ a superare in seguito.

La Suite si articola in sei movimenti basati ognuno su di un tema principale nettamente sagomato e dotato di una plastica configurazione ritmica. Nella prima parte, il tema fondamentale, introdotto da un cantabile motivo, ha un carattere danzante. Il secondo tempo, Adagio, Ŕ un nostalgico Lied, un vero e proprio źcanto senza parole╗. Il terzo movimento, Andante con moto, Ŕ ugualmente cantabile anche se il Presto assume, per contro, un andamento pi¨ drammatico. Le figurazioni, vi preannunciano a tratti il partito che un Bartˇk saprÓ trarre pi¨ tardi dalla materia folkloristica. I due tempi finali, Adagio e Andante, concludono la Suite in un clima di poetica serenitÓ.

Roman Vlad


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 13 marzo 2009
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 19 gennaio 1967

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Ultimo aggiornamento 2 dicembre 2015
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