Glossario



Taras Bulba, VI/15

Rapsodia per orchestra ispirata al racconto di Nikolai Gogol

Musica:
Leˇs JanÓček
  1. La morte di Andrei - Moderato quasi recitativo. Andante
  2. La morte di Ostapov - Moderato. Allegro
  3. La profezia e la morte di Taras Bulba - Con moto. Maestoso
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, clarinetto piccolo, 2 clarinetti, 3 fagotti (3 anche controfagotto), 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, campane, piatti, grancassa, triangolo, arpa, organo, violino solo, archi
Composizione: 22 gennaio 1915 - 29 marzo 1918
Prima esecuzione: Brno, Teatro Nazionale, 9 ottobre 1921
Edizione: HudebnÝ matice, Musikverlag, Praga, 1927
Dedica: all’esercito cecoslovacco

Guida all'ascolto (nota 1)

Oltre venti anni fa Massimo Mila scrisse: źSe JanÓček fosse stato francese, oggi sarebbe importante e famoso quanto Ravel. Invece l'affermazione della sua arte, riconosciuta in teoria, Ŕ ancora impacciata in tutte le strettoie, gli indugi e i contrattempi derivanti dal fatto che egli non appartenne a una delle culture musicali dominanti, e visse in un'epoca in cui l'egemonia di queste culture era ancora pesantissima╗. Questo giudizio su JanÓček e sulla diffusione della sua musica, specialmente nel nostro paese, Ŕ in parte ancora esatto, anche se alcune opere, a cominciare da Jenufa, ritenuto il suo lavoro teatrale pi¨ popolare, sono state rappresentate nei maggiori Enti lirici e la brillante Sinfonietta e l'originale Messa glagolitica, insieme ai due Quartetti (pi¨ noto il secondo scritto nello stesso anno della morte e denominato źLettere intime╗) vengono riproposte ogni tanto nelle varie sedi concertistiche. Ma la produzione di JanÓček, specie nel campo sinfonico e cameristico, merita di essere divulgata e conosciuta, perchÚ sono rare le occasioni in cui Ŕ possibile ascoltare brani come la terza Sonata per violino e pianoforte (1913-1921), dopo che le prime due sono andate perdute, la cantata lirica per soli, coro e orchestra Amarus (1897), il Concertino per pianoforte e sette strumenti (1925), il Capriccio per la mano sinistra del pianoforte e gli strumenti a fiato (1926), la rapsodia per orchestra Taras Bulba (1918) e la cantata per tenore, contralto, tre voci femminili e pianoforte Diario d'uno scomparso (1917-19).

JanÓček, definito da pi¨ di un critico il źMusorgskij moravo╗, sentý profondamente il fascino della musica popolare, di estrazione sia contadina che arcaico-religiosa, della sua terra. Per questa ragione, dopo un iniziale ossequio alla musica di Wagner e di Smetana, egli svolse una indagine accurata sulle caratteristiche del linguaggio parlato con particolare attenzione al dialetto ź lachi ╗ della sua regione natale, giungendo alla conclusione, da lui dichiarata, che źtutti i misteri melodici e ritmici della musica trovano la loro spiegazione nella melodia e nel ritmo dei motivi musicali del linguaggio parlato╗. Naturalmente questa nuova impostazione dei problemi musicali porta a mutamenti rilevanti di tutti gli altri elementi della composizione, come l'armonia e la strumentazione, che non risentono dell'influenza straussiana e dell'impressionismo francese, i due punti di riferimento di quel momento storico, perchÚ si realizzano in una forma completamente diversa, con l'uso di accordi e di scale moderne, innestata in un tessuto ritmico popolaresco e a volte rude e tagliente, tra espansioni vocalistiche e sospensioni magiche e contemplative.

Quello che colpisce di pi¨ nella musica di JanÓček Ŕ la continua ripetizione di pochi ed essenziali disegni melodici o figurazioni timbriche e armoniche, che producono una sensazione di estrema mobilitÓ ritmica con il trascolorare improvviso della melodia da uno strumento all'altro, secondo i moduli di esecuzione popolare. In questo senso Ŕ giusta l'osservazione di Giorgio Vigolo che parla di JanÓček come di źun musicista di assalto e di rottura, un polemista dei suoni che infrange il giro del periodo per ritrovare gli incisi e le interiezioni; Ŕ un grammatico e un dialettale che scava nella terra alcune radici locali e si ribella all'imperio di un grande linguaggio europeo della musica per conquistare alcune piccole autonomie regionali╗. Il fatto ancora pi¨ significativo Ŕ che JanÓček rimane sempre se stesso sotto il profilo stilistico e la sua musica, sostanzialmente ottimistica e intrisa di umori naturalistici e contadini, non assomiglia a nessuna di quelle dei suoi contemporanei, nÚ di Debussy, nÚ di Bartˇk, nÚ tanto meno di Schoenberg.

Lo JanÓček legato al filone popolaresco di questo smetaniano Ŕ presente nella rapsodia sinfonica in tre tempi Taras Bulba, composta tra il 1915 e il 1918 ed eseguita per la prima volta al Teatro Nazionale di Brno il 9 ottobre 1921 in un concerto sinfonico diretto da Frantisele Neumann; a Praga fu presentata il 9 novembre 1924 dal direttore d'orchestra VÓclav Talich. La rapsodia si ispira liberamente all'omonimo romanzo di Gogol, in cui viene rievocata la figura leggendaria di Taras Bulba, comandante dei cosacchi di Zaporoski, morto eroicamente dopo una lotta cruenta contro i polacchi (1628). Il lavoro si articola in tre parti distinte fra di loro: la prima, intitolata La morte di Andrej, descrive la battaglia avvenuta presso Dubno, durante la quale Taras Bulba fa giustizia con le proprie mani del figlio Andrej, passato al nemico per amore della figlia del voivoda polacco; la seconda ha per titolo La morte di Ostapov e suona come un omaggio al secondo figlio di Taras Bulba, catturato vicino Varsavia e giustiziato dai polacchi; la terza parte si intitola Profezia e morte di Taras Bulba, dove si assiste alla morte del comandante cosacco, tra presagi di vittoria per la patria slava, secondo una precisa scelta ideologica indicata dal musicista in una lettera indirizzata a Richard Vesely, in cui Ŕ detto: źNon perchÚ Taras uccise il figlio traditore della patria (parte prima: battaglia presso Dubno), non per il martirio del secondo figlio (parte seconda: calvario di Varsavia), ma perchÚ "nel mondo non esistono roghi e martirii capaci di distruggere la forza della gente russa"; per queste parole uscenti tra le scintille roventi e le fiamme del rogo, sul quale il celebre capo cosacco Taras Bulba termina eroicamente la vita (parte terza finale), ho composto questa rapsodia attenendomi alla leggenda rielaborata da Nikolaj Gogol╗. La composizione ha un respiro nobile e grandioso, sin dall'iniziale recitativo degli archi, e assume anche toni di intensa ed enfatica drammaticitÓ, realizzata da un massiccio organico strumentale, ingentilito dal canto suadente dell'arpa e irrobustito dai suoni possenti e festosi dell'organo e delle campane, in pi¨ d'una occasione in netta evidenza sul resto.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 21 febbraio 1982

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Ultimo aggiornamento 27 gennaio 2016
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