Glossario



Galántai tŕncok (Danze di Galánta)

Musica: Zoltán Kodály
  1. Introduzione
  2. Andante maestoso
  3. Allegretto moderato
  4. Allegro con moto
  5. Poco meno mosso
  6. Allegro vivace
Organico: 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, tamburo piccolo, triangolo, glockrnspiel, archi
Composizione: 1933
Prima esecuzione: Budapest, 23 ottobre 1933
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1934
Dedica: per gli ottanta anni della Societŕ Filarmonica di Budapest

Guida all'ascolto (nota 1)

Galánta attualmente si trova in Slovacchia, ma alla fine del diciannovesimo secolo era un villaggio dell'Impero Austro-Ungarico, abitato da ungheresi (che costituivano la maggioranza), austriaci e slovacchi, con una forte presenza di gitani: Zoltán Kodály vi visse dai tre ai dieci anni d'etŕ, venendo per la prima volta a contatto con il verbunkos, la tipica danza popolare in cui la tradizione magiara si mescola con influenze viennesi, balcaniche, turche e soprattutto gitane, tanto che gli etnomusicologi moderni non la considerano piů un těpico prodotto ungherese.

Kodály č stato un profondo conoscitore dell'autentica musica del suo paese, da lui studiata sul campo insieme a Béla Bartók con i metodi della moderna etnomusicologia, ma nel 1933, quando gli venne chiesto un pezzo per celebrare gli ottantanni di vita della Filarmonica di Budapest, si ricordň di Galánta e dell'epoca in cui la musica popolare non era per lui un oggetto di studio ma un elemento familiare della vita quotidiana: cosě, attingendo a quei ricordi ormai lontani e ricorrendo anche a una raccolta di danze dei gitani di Galánta pubblicata a Vienna intorno al 1800, scrisse un pezzo dai ritmi infuocati, dalle melodie trascinanti e dai colori sfavillanti, senza dimenticarsi di rendere il dovuto omaggio al virtuosismo dell'orchestra committente. Dovendo trasportare queste danze nella sala da concerto d'una importante capitale europea, davanti ad un pubblico borghese che attendeva un pezzo festoso e celebrativo, Kodály le rielaborň col raffinato mestiere d'un maestro del ventesimo secolo e le arricchě di tutte le risorse d'una grande orchestra sinfonica: il rischio d'una dicotomia tra il materiale folklorico e l'apporto del musicista colto passa in secondo piano rispetto alla felice e scatenata girandola di temi, ritmi e colori, trattati in modo brillantissimo e mai accademico.

La struttura formale č molto libera, sebbene il periodico ritorno della prima danza possa adombrare un rondň. Un'introduzione, basata su un motivo presentato prima dai violoncelli e poi dai corni, precede cinque danze in progressiva accelerazione: un Andante maestoso, dal tono nostalgico e appassionato; un breve Allegretto moderato, avviato da un saltellante temino del flauto; un Allegro con moto grazioso, caratterizzato dai suoni acuti e tintinnanti di ottavino, glockenspiel, triangolo e dagli armonici degli archi; un Allegro, in cui in ritmo sincopato (variazione della prima danza) č portato a una velocitŕ scatenata; un Poco meno mosso, con un dialogo scanzonato e beffardo tra strumenti acuti e gravi. Una coda, Allegro vivace, lancia alcuni dei temi precedenti in un trascinante vortice ritmico, che sollecita al massimo il virtuosismo dell'orchestra.

Per quanto a un primo approccio si possa essere fuorviati dalle superficiali somiglianze non soltanto con le Rapsodie ungheresi di Liszt e con le Danze ungheresi di Brahms ma anche con tante altre composizioni di valore ben inferiore, in cui si rifletteva il gusto ottocentesco per gli aspetti pittoreschi ed esotici della musica gitana, nelle Danze di Galánta niente suona falso o esteriore, perché Kodŕly non sfrutta il patrimonio della musica tradizionale ungherese per fare incetta di souvenir folkloristici per un pubblico di bocca buona e dimostra ancora una volta di essere non soltanto «la piů perfetta incarnazione dello spirito ungherese» ma anche «un grande maestro della forma [...], che scrive in modo molto concentrato ed evita la facile sensazione, la falsa brillantezza e gli effetti esteriori», come lo defině Bartók, in modo tanto sintetico quanto preciso.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 ottobre 2000

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Ultimo aggiornamento 1 novembre 2014
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