Glossario
Guida all'ascolto



Mozart e Salieri, op. 48

Opera in un atto

Testo del libretto

SCENA PRIMA
Una stanza
SALIERI
Vse govorjat: net pravdy na zemle.
No pravdy net -- i vyshe. DIja menja
Tak ‘eto j asno, kak prostaj a gamma.
Rodilsja ja s Ijuboviju k iskusstvu;
Rebenkom buduchi, kogda vysoko
Zvuchal organ v starinnoj cerkvi nashej,
Ja slushal i zaslushivalsja -- slezy
Nevol’nye i sladkie tekli.
Otverg ja rano prazdnye zabavy;
Nauki, chuzhdye muzyke, byli
Postyly mne; uprjamo i nadmenno
Ot nikh otreksjaja i predalsja
Odnoj muzyke. Truden pervyj shag
I skuchen pervyj put’. Preodolel
Ja rannie nevzgody. Remeslo
Postavil ja podnozhiem iskusstvu;
Ja sdelalsia remeslennik: perstam
Pridal poslushnuju, sukhuju beglost’
I vernost’ ukhu. Zvuki umertviv,
Muzykuja raz’jal, kak trup. Poveril
Ja algebroj garmoniju. Togda
Uzhe derznul, v nauke iskushennyj,
Predat’sja nege tvorcheskoj mechty.
Ja stal tvorit’; no v tishine, no v tajne,
Ne smeja pomyshljat’ eshche o slave.
Neredko, prosidev v bezmolvnoj kel’e
Dva, tri dnja, pozabyv i son i pishchu,
Vkusiv vostorg i slezy vdokhnoven’ja,
Ja zheg moj trud i kholodno smotrel,
Kak mysl’ moja i zvuki, mnoj rozhdenny,
Pylaja, s legkim dymom ischezali.
Usil’nym, naprjazhennym postojanstvom
Ja nakonec v iskusstve bezgranichnom
Dostignul stepeni vysokej. Slava
Mne ulybnulas; ja v serdcax Ijudej
Nashel sozvuchija svoim sozdan’jam.
Ja schastliv byl: ja naslazhdalsja mirno
Svolm trudom, uspekhom, slavoj; takzhe
Trudami i uspekhami druzej,
Tovarishchej moikh v iskusstve divnom.
Net! nikogda ja zavisti ne znal,
Kto skazhet, chtob Sal’eri gordyj byl
Kogda-nibud’ zavistnikom prezrennym,
Zmeej, Ijud’mi rastoptannoju, vzhive
Pesok i pyl’ gryzushcheju bessll’no?
Nikto!... A nyne -- sam skazu -- ja nyne
Zavistnik. Ja zaviduju; gluboko,
Muchitel’no zaviduju. -- O nebo!
Gde zh pravota, kogda svjashchennyj dar,
Kogda bessmertnyj genij -- ne v nagradu
Ljubvi gorjashchej, samootverzhen’ja,
Trudov, userdija, molenij poslan -
A ozarjaet golovu bezumca,
Guljaki prazdnogo?... O Mocart, Mocart!
Si dice che non c’è giustizia in terra.
Ma forse in cielo esiste? No! Mi è chiaro
come una gamma naturale... lo
adoro l’arte da che sono al mondo.
Ero un bambino: quando nella chiesa
suonava l’organo, ascoltavo assorto,
rapito, incapace di frenare
cocenti, dolci lacrime. Ben presto
ai futili diletti rinunciai;
le scienze alla musica straniere
le avevo in odio; con caparbio orgoglio
le rinnegai per darmi solo a lei:
la musica. L’inizio fu noioso
e arduo. Mi riuscì di superare
le prima avversità. Posi il mestiere
a piedestallo della somma arte;
divenni un artigiano: alle mie dita
imposi un’ubbidiente agilità,
e fedeltà all’udito. Uccisi i suoni,
come un chirurgo sezionai la musica.
Fu secca algebra la mia armonia.
Ormai provetto tecnico, osai
abbandonarmi al sogno voluttuoso
della creazione. E cominciai a comporre.
Ma in silenzio, di nascosto. A volte,
dimentico di sonno e cibo, stavo
per giorni interi in una cella muta;
assaporata tra tormenti e gioia
l’ispirazione, ne bruciavo i frutti:
guardavo indifferente la mie idee
svanire, fumo lieve fra le fiamme.
Con un lavoro assiduo e ostinato
nell’arte sconfinata giunsi infine
ad altre mete. Anche la gloria venne:
nei cuori della gente ritrovavo
l’eco armoniosa della mie creazioni.
Ero felice, e non gioivo solo
dei miei successi, delle mie fatiche:
godevo della fama e del lavoro
di tutti i miei fratelli d’arte.
No, non conobbi mai l’invidia, mai!
Di me chi avrebbe mai potuto dire
che ero uno spregevole invidioso,
un verme che si schiaccia sotto i piedi,
un’impotente serpe che si ciba
di polvere e di sabbia? Nessuno!
Ed ora - lo confesso - invidio. Soffro
di una profonda, torturante invidia.
Dov’è giustizia, Dio, se il dono sacro,
se l’immortale genio non è dato
in premio a sacrifici, amore ardente,
preghiere, zelo diligente, studio,
e illumina un pazzo, un vagabondo
ozioso! ... Oh Mozart, Mozart!
(entra Mozart)
MOZART
Aga! uvidel ty! a mne khotelos’
Tebja nezhdannoj shutkoj ugostit’.
Accidenti! Mi hai scoperto! E io che ti volevo
servire una sorpresa coi fiocchi!
SALIERI
Ty zdes’! -- Davno l’? Sei qui da molto?
MOZART
Sejchas. Ja shel k tebe,
Nes koe-chto tebe ja pokazat;
No prokhodja pered traktirom, vdrug
Uslyshal skrypku... Net, mej drug, Sal’eri!
Smeshnee otrodu ty nichego
Ne slykhival... Slepoj skrypach v traktire
Razygryval “voi che sapete”. Chudo!
Ne vyterpel, privel ja skrypacha,
Chtob ugostit’ tebja ego iskusstvom.
Vojdi!
Arrivo proprio adesso.
Venivo a mostrarti una mia cosa.
Ma in strada, accanto a una taverna, sento
il suono di un violino... amico, credi,
non ho mai udito nulla di più buffo
in vita mia! Un violinista cieco
che suona al pubblico di un’osteria
“Voi che sapete”... Dio, che meraviglia!
Te l’ho portato: voglio offriti un saggio
della sua arte. Entra!
(entra un violinista cieco col violino)
Iz Mocarta nam chto-nibud’! Suona un pezzo di Mozart a tua scelta!
(il violinista suona un’aria del Don Giovanni; Mozart ride a crepapelle)
SALIERI
I ty smejat’sja mozhesh’? E tu ne ridi?
MOZART
Akh, Sal’eri!
Uzhel’ i sam ty ne smeesh’sja?
Ah, Salieri!
Perché, non lo trovi buffo?
SALIERI
Net.
Mne ne smeshno, kogda maljar negodnyj
Mne pachkaet Madonnu Rafa’elja,
Mne ne smeshno, kogda figljar prezrennyj
Parodnej beschestit Alig’eri.
Poshel, starik.
No.
Non mi fa ridere un Raffaello
sconciato da un misero imbianchino;
non rido quando un menestrello
indegno diffama l’Alighieri coi suoi lazzi.
Vai via, vecchio!
MOZART
Postoj zhe: vot tebe,
Pej za moe zdorov’e.
Aspetta, tieni...
Berrai alla mia salute.
(il vecchio esce)
Ty, Sal’eri,
Ne v dukhe nynche. Ja pridu k tebe
V drugoe vremja.
Tu, Salieri
non sei di buon umore... Tornerò
un’altra volta.
SALIERI
Chto ty mne prines? Cosa mi portasti?
MOZART
Net -- tak; bezdelicu. Namedni noch’ju
Bessonica moja menja tomila,
I v golovu prishil mne dve, tri mysli.
Segodnja ikh ja nabrosal. Khotelos’
Tvoe mne slyshat’ mnen’e; no teper’
Tebe ne do menja.
Ma niente, una sciocchezza... L’altra notte,
mentre ero tormentato dall’insonnia,
mi sono venute in testa due o tre idee.
E stamattina le ho buttate giù.
Volevo avere un tuo parere schietto.
Ma ora hai altro a cui pensare!
SALIERI
Akh, Mocart, Mocart!
Kogda zhe mne ne do tebja? Sadis’;
Ja slushaju.
Ah Mozart, Mozart!
per te io ho sempre tempo ... Siedi,
ora ti ascolto.
MOZART
(al pianoforte)
Predstav’ sebe... kogo by?
Nu, khot’menja -- nemnogo pomolozhe;
VIjublennogo -- ne slishkom, a slegka --
S krasotkoj, ili s drugom -- khot’ s toboj,
Ja vesel... Vdrug: viden’e grobovoe,
Nezapnyj mrak il’ chto-nibud’ takoe...
Nu slushaj zhe.
Immagina un po’ un uomo ... me,
diciamo, con qualche anno in meno,
innamorato ma non troppo: appena...
insieme alla ragazza, no a un amico.
Con te, mettiamo... lo sono allegro... A un tratto
una visione sepolcrale, un nero,
un buio repentino... sta a sentire!
(suona)
SALIERI
Ty s ‘etim shel ko mne
I mog ostanovit’sja u traktira
I slushat’ skrypacha slepogo? -- Bozhe!
Ty, Mocart, nedostoin sam sebja.
E tu,
portando questa musica nel cuore
ti sei fermato ad ascoltare... Dio!
Tu, Mozart, non sei degno di te stesso.
MOZART
Chto zh, khorosho? Che dici, allora, è buona?
SALIERI
Kakaja giubina!
Kakaja smelost’ i kakaja strojnost’!
Ty, Mocart, bog, i sam togo ne znaesh’;
Ja znaju, ja.
È di un’audacia
immensa, e c’è armonia, profondità.
Sei un Dio, Mozart, e lo ignori. lo,
soltanto io lo so.
MOZART
Ba! pravo? mozhet byt’...
No bozhestvo moe progolodalos’.
Sarà… Tu dici?
Ma il Dio che è dentro me adesso ha fame.
SALIERI
Poslushaj: otobedaern my vmeste
V traktlre Zolotogo L’va.
Ho un’idea: pranzeremo insieme
al Cervo d’Oro.
MOZART
Pozhaluj;
Ja rad. No daj skhozhu domoj skazat’
Zhene, chtoby menja ona k obedu
Ne pozhidalas’.
Accetto con piacere.
Faccio soltanto un salto a casa, avverto
mia moglie che
non torno per il pranzo.
(esce)
SALIERI
Zdu tebja; smotri zh.
Net! ne mogu protivit’sja ja dole
Sud’be moej: ja izbran, chtob ego
Ostanovit’ -- ne to my vse pogibli,
My vse, zhrecy, sluzhiteli muzyki,
Ne ja odin s moej glukhoju slavoj...
Chto pol’zy, esli Mocart budet zhiv
I novoi vysoty eshche dostignet?
Podymet li on tem eshche iscusstvo? Net;
Ono padet, kak on ischeznet:
Naslednika nam ne ostavit on.
Chto pol’zy v nem? Kak nekii kheruvim,
On neskol’ko zanes nam pesen rajskikh,
Chtob, vozmutiv beskryloe zhelan’e
V nas, chadakh prakha, posle uletet’!
Tak uletaj zhe! chem skorej, tem luchshe.
Vot jad, poslednij dar moej Izory.
Os’mnadcat’ let noshu ego s soboju --
I chasto zhizn’ kazalas’ mne s tekh por
Nesnosnoj ranoj,
Vse [zhe] medlil ja.
Chto umirat’? ja mnil: byt’ mozhet, zhizn’
Mne prineset nezapnye dary;
Byt’ mozhet, posetit menja vostorg
I tvorcheskaja noch’ i vdokhnoven’e;
Byt’ mozhet, novyj Gajden sotvorit
Velikoe -- i naslazhusja im…
Kak piroval ja s gostem nenavistnym,
Byt’ mozhet, mnil ja, zlejshego vraga
Najdu; byt’ mozhet, ziejshaja obida
V menja s nadmennoj grjanet vysoty -
Togda ne propadesh’ ty, dar Izory.
I ja byl prav! i nakonec nashel
Ja moego vraga, i novyj Gajden
Menja vostorgom divno ypoil!
Teper’ -- pora! zavetnyj dar Ijubvi,
Perekhodi segodnja v chashu druzhby.
Ti aspetto! E non perderti per strada...
Non posso oppormi oltre al mio destino:
è lui che mi ha chiamato per fermarlo
nel nome della musica... o per noi,
per tutti i sacerdoti del suo culto
sarà la fine. No, non penso a me,
alla mia sorda gloria. .. A cosa serve
che Mozart viva e crei cose sublimi?
Innalzerà con questo l’arte? No.
Scomparso lui cadrà di nuovo in basso.
Di Mozart non esistono gli eredi. Perché è
nato? Come un cherubino
dall’Eden si è portato qualche canto
per risvegliare in noi, pesanti corpi,
il desiderio privo d’ali, e poi
volare via... E vola, dunque! Vai!
Ecco il veleno - estremo dono
di Isora: sono diciott’anni. Spesso
la vita mi è sembrata da quel giorno
un’orrida ferita.
Continuavo a rimandare...
A che morire? - mi dicevo - forse
la vita porterà inattesi doni;
conoscerò forse il delirio, l’estasi
notturna dell’ispirazione. Forse
un nuovo Haydn tornerà a comporre
eccelse melodie e ne godrò...
E banchettavo, io, con il nemico
che aborrivo; mi dicevo: forse
potrò odiare ancor di più, un’offesa
più sanguinosa da arroganti altezze
s’abbatterà su di me, e il tuo dono, Isora
sarà onorato! Ero nel giusto! Oggi
ho finalmente il mio nemico, l’Haydn
che mi ha inebriato di entusiasmo nuovo!
È tempo, dono arcano dell’amore:
ti attende il calice dell’amicizia.
SCENA SECONDA
Un separé in un ristorante; un pianoforte
(Mozart e Salieri seduti a tavola)
SALIERI
Chto ty segodnja pasmuren? Perché sei così oscuro?
MOZART
Ja? Net! lo? Per niente.
SALIERI
Ty verno, Mocart, chem-nibud’rasstroen?
Obed khoroshij, slavnoe vino,
A ty molchish’ i khmurish’sja.
Qualcosa di sicuro ti ha turbato.
Un pranzo buono, un eccellente vino,
e tu accigliato, muto...
MOZART
Priznat’sja
Moj “Requiem” menja trevozhit.
Hai ragione.
È il Requiem che mi inquieta
SALIERI
A!
Ty sochinjaesh’ “Requiem”? Davno li?
Tu lavori
a un Requiem? E da molto?
MOZART
Davno, nedeli tri. No strannyj sluchaj...
Ne skazyval tebe ja?
È quasi un mese. Ma è successo un fatto strano, sai...
Non te l’ho detto?
SALIERI
Net. No.
MOZART
Tak slushaj.
Nedeli tri tomu, prishel ja pozdno
Domoj. Skazali mne, chto zakhodil
Za mnoju kto-to. Otchego -- ne znaju,
Vsju noch’ ja dumal: kto by eto byl?
I chto emu vo mne? Nazavtra tot zhe
Zashel i ne zastal opjat’menja.
Na tretij den’ igral ja na polu
S moim mal’chishkoj. Kliknuli menja;
Ja vyshel. Chelovk, odetyj v chemom,
Uchtivo pokionivshis’, zakazal
Mne “Requiem” i skrylsja. Sei ja totchas
I stal posat’-- i s toj pory za mnoju
Ne prikhodil moj chernyj chelovek;
A ja i rad: mne bylo b zhal’rasstat’sja
S moej rabotoj, khot’ sovsem gotov
Uzh “Requiem”. No mezhdu tem ja...
Allora senti:
più o meno un mese fa rincaso tardi;
qualcuno, mi si dice, m’ha cercato.
Non so perché, non faccio che pensarci
tutta la notte: chi era, che voleva?
All’indomani quello torna e io
di nuovo non ci sono. li terzo giorno
ero col mio bambino, giocavamo;
mi chiamano - lo vado. Una persona
tutta vestita di nero mi saluta,
s’inchina rispettosa, e commissiona
un Requiem. Poi scompare... io subito
mi metto al pianoforte, ma da allora
non è tornato più il mio uomo in nero.
E son contento: mi dispiacerebbe
dovermi separare dal mio Requiem
Anche se è pronto ormai. Eppure ...
SALIERI
Chto? Cosa c’è?

MOZART
Mne sovestno prlznat’sja v etom... Ho un po’ vergogna a confessarlo ...
SALIERI
V chem zhe? Cosa?
MOZART
Mne den’ i noch’ pokoj a ne daet
Moj chernyj chelovek. Za mnoju vsjudu
Kak ten’on gonitsja. Vot i teper’
Mne kazhetsja, on s nami sam-tretij
Sidit.
Che notte e giorno non mi dà pace
quell’uomo in nero. È un’ombra che mi segue
ovunque. Anche adesso ho l’impressione
che sia, terzo invisibile,
con noi.
SALIERI
I poIno! chto za strakh rebjachij?
Rassej pustuju dumu. Bomarshe
Govarival mne: “Slushaj, brat Sal’eri,
Kak mysli chernye k tebe pridut,
Otkupori shampanskogo butylku
Il’ perechti “Zhenit’bu Figaro”.
Su, Mozart, che paure da bambino!
Non devi più pensarci. Beaumarchais,
ricordo, mi diceva: - Amico mio,
quando ti prendono i pensieri neri
ricorri allo champagne, oppure prova
a leggere di nuovo ‘Il matrimonio di Figaro’
MOZART
Da! Bomarshe ved’byl tebe prijatel’;
Ty dIja nego “Tarara” sochinil,
Veshch’ slavnuju. Tam est’ odin motiv ...
Ja vse tverzhu ego, kogda ja schastliv ...
La la la la... Ax, pravda li, Sal’eri,
Chto Bomarshe kogo-to otravil?
Già, voi eravate amici,
per lui hai musicato il “Tarare”:
cosa eccellente... Lì c’è un motivo...
Lo canto sempre quando sono allegro.
Ta-ra, ra-ra... ma tu che dici, è vero
che Beaumarchais avvelenò qualcuno?
SALIERI
Ne dumaju: on slìshkom byl smeshon
DIja resmesla takogo.
Non credo: era un tipo troppo ameno
Per una tale impresa...
MOZART
On zhe genij,
Kak ty da ja. A genij i zIodejstvo -
Dve veshchi nesovmestnye. Ne pravda l’?
Era un genio,
come lo siamo noi. Genio e delitto
non vanno mai d’accordo... È giusto?
SALIERI
Ty dumaesh? Tu credi?
(versa il veleno nel bicchiere di Mozart)
Nu, pej zhe. Ma ora bevi
MOZART
Za tvoe
Zdorov’e, drug, za iskrennij sojuz,
Svjazujushchij Mocarta i Sal’eri,
Dvukh synovej garmonii.
Alla tua,
mio caro, alla sincera fratellanza
di Mozart e Salieri, entrambi figli
dell’armonia!
(beve)
SALIERI
Postoj,
Postoj, postoj!... Ty vypil... bez menja?
Aspetta, cosa fai?
Aspetta! ... Hai già bevuto! ... senza me?
MOZART
(getta il tovagliolo sul tavolo)
Dovol’no, syt ja. Adesso basta. Sono sazio.
(va al pianoforte)
Slushaj zhe, Sal’eri,
Moj “Requiem”.
Ascolta,
Salieri, è questo il Requiem.
(suona)
Coro ad libitum
Requiern aetemam dona els, Domine! Requiem aeternam dona eis, Domine!
MOZART
Ty plachesh’? Piangi?
SALIERI
‘Eti slezy
Vpervye l’ju: i bol’no i prijatno,
Kak budto tjazhkij sovershil ja dolg,
Kak budto nozh celebnyj mne otsek
Stradavshij chIen! Drug Mocart, ‘eti slezy...
Ne zamechaj íkh. Prodolzhej, speshi
Eshche napoInit’ zvukami mne dushu...
Sì. Così.
lo non ho pianto mai. Provo insieme
dolore e gioia, come se assolvessi
un gran dovere, o il salubre coltello
mi recidesse un arto infetto. Mozart
ignora le mie lacrime... Continua,
riempi la mia anima di suoni...
MOZART
Kogda by vse tak chuvstvovali silu
Garmonii! No net: togda b ne mog
I mir sushchestvovat’; nikto b ne stal
Zabotit’sja o nuzhdakh nizkoj zhizni;
Vse predalis’ by vol’nomu iskusstvu.
Nas maio izbrannykh, schastllvcev prazdnykh,
Prenebregajushchikh prezrennoj pol’zoj,
Edinogo prekrasnogo zhrecov.
Ne pravda l’? No ja nynche nezdorov,
Mne chto-to tjazhelo; pojdu zasnu.
Proshchaj zhe!
Se l’armonia giungesse a tutti i cuori
con tanta forza... No! Si fermerebbe
il mondo... Chi vorrebbe più occuparsi
dei miseri bisogni quotidiani?
Si voterebbe ognuno all’arte! Siamo
in pochi noi, gli eletti, i fortunati,
oziosi spregiatori del profitto,
della bellezza sola sacerdoti ...
È vero, di’? Ma adesso non sto bene.
Ho come un peso... Andrò a dormire.
Addio, Salieri!
SALIERI
Do svidanja. Arrivederci
(da solo)
Ty zasnesh’
Nadolgo, Mocart! No uzhel’on prav,
I ja ne genij? Genij i zIodejstvo
Dve veshchi nesovmestnye. Nepravda:
A Bonarotti? ili ‘eto skazka
Tupoj, bessmyslennoj tolpy -- i ne byl
Ubijceju sozdatel’ Vatikana?
Dormirai
fin troppo, Mozart! Ma se avesse lui ragione,
e io non fossi un genio? Col delitto
il genio non si accorda. Non è vero:
e Buonarroti? Oppure è solo voce
dell’insensata plebe, e non uccise mai
l’artista che ha creato il Vaticano?
FINE DELL’OPERA



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Ultimo aggiornamento 6 dicembre 2016
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