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Sheherazade, suite sinfonica, op 35 da le "Mille e una notte"

Musica: Nikolay Rimsky-Korsakov
  1. Il mare e la nave di Sinbad - Largo e maestoso. Lento. Allegro non troppo
  2. Il racconto del principe Kalender - Lento. Andantino
  3. Il giovane principe e la giovane principessa - Andantino quasi allegretto. Pochissimo più mosso
  4. Festa a Bagdad. Il mare. Il Naufragio - Allegro molto. Allegro molto e frenetico. Vivo. Allegro non troppo e maestoso
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, tamburo, grancassa, tamburello, arpa, archi
Composizione: Estate 1888
Prima esecuzione: Pietroburgo, Teatro Mariinskij, 28 Ottobre 1888

Guida all'ascolto 1

"Il popolo compone, noi ci accontentiamo di elaborare". In questa frase che Nicolaj Rimsky-Korsakov soleva ripetere, è forse racchiusa l’essenza di tutta la sua vita di musicista.

Nato a Tichvin nel 1844 apprende dai genitori i primi rudimenti musicali che sviluppa con studi molto irregolari. Avviato alla carriera della Marina Russa a Pietrogrado secondo la tradizione familiare, conosce nel 1861 Milij Balakirev che gli impartisce regolari corsi di composizione. Nel 1862 Balakirev fonda la Scuola di Musica gratuita e lo introduce nel Gruppo dei Cinque. Nel 1871 ottiene la nomina di insegnante di composizione al Conservatorio di Pietroburgo ed abbandona definitivamente la carriera della marina. Dal 1866 al 1900 dirige i Concerti sinfonici russi e nel 1905 per aver appoggiato i moti degli studenti democratici e rivendicato l’autonomia del Conservatorio dal controllo della Società di musica imperiale, viene sospeso dall’insegnamento. La sua battaglia si conclude comunque con successo e può riprendere continuandola fino alla morte, la sua attività di insegnante avendo tra i suoi allievi Glasunov, Liadov e Stravinsky.

Intorno al 1860 Balakirev e Cui fondano il Gruppo dei Cinque insieme a Musorgskij, Borodin e Rimsky-Korsakov con lo scopo di dar vita ad una musica di carattere russo libera dalle convenzioni accademiche e dagli influssi occidentali imperanti nella società aristocratica del tempo. In questo ambito trova spazio lo spirito rivoluzionario di Rimsky-Korsakov nei confronti della cultura accademica e la sua contrastante necessità di professionalità che dopo accurati studi di composizione lo portano a diventare uno strumentatore di capacità sbalorditiva, diventando una specie di consulente tecnico del Gruppo.

È nella fiaba (nella bylina russa), nella possibilità di rivestirla dei colori di quel tessuto orchestrale vivido e brillante, pieno di impasti sonori opulenti e ricchissimi che Rimsky-Korsakov trova il suo spazio vitale, la sua ragione profonda di musicista. Korsakov usa però la fiaba anche per dire altro, per gettare luce sul quel difficile trapasso storico che lo vede a fianco degli studenti del Conservatorio durante quei primi moti del 1905.

Durante il suo lavoro di revisione del Principe Igor di Borodin nell’inverno del 1888, sente il desiderio di comporre un suo brano di ispirazione orientale.

La giusta occasione gli viene dalla raccolta delle “Mille e una notte” che erano state tratte dall’arabista francese Jean-Antoine Galland (1646-1715) da uno sperduto manoscritto trovato in una biblioteca araba ed integrate da altre favole tratte dalla tradizione orale locale.

La raccolta narra come è noto, del sultano Sahriar che ha giurato di far uccidere ciascuna delle sue mogli dopo che avrà trascorso la prima notte con lui. Sheherazade figlia del gran visir, eccita il suo interesse con i racconti che gli narra durante mille e una notte; il sultano rimanda l’esecuzione di giorno in giorno, finché lascia cadere il suo crudele proposito.

Così nasce la suite sinfonica “Sheherazade” che è tra le pagine più significative e brillanti del compositore russo.

Il brano di Rimsky-Korsakov è liberamente ispirato ad alcuni episodi della raccolta come lui stesso precisa nelle sue memorie: ”Il programma che mi ha guidato nella composizione di Sheherazade consiste in episodi separati e senza alcun legame tra di loro: il mare e il vascello di Sinbad, il racconto fantastico del principe Kalender, il figlio e la figlia del re, la festa di Bagdad e i vascelli che si infrangono su una roccia. Il legame è costituito da brevi introduzioni alla prima, alla seconda e alla quarta parte e da un intermezzo nella terza scritti per violino solo, che rappresentano la stessa Sheherazade mentre narra al terribile sultano i suoi racconti meravigliosi”.

Il tema di Sheherazade in contrapposizione a quello del sultano, torna effettivamente in modo ricorrente in tutto lo sviluppo del brano come elemento di raccordo a tutte le immagini caleidoscopiche che si susseguono in uno scintillio di colori che vogliono richiamare l’atmosfera orientale.

Ancora Rimsky-Korsakov ci precisa che intende dare all’ascoltatore: “l’impressione netta che si tratta di un racconto orientale, e non solo di quattro pezzi suonati l’uno dopo l’altro su temi comuni”.

Il mare e la nave di Sinbad

Il primo movimento inizia con la presentazione dei due temi (ovvero dei due personaggi) principali. Il tema del sultano Sahariar (largo e maestoso), imperioso e gravido di minaccia è affidato a un pesante unisono degli strumenti gravi dell’orchestra. Preceduto da alcuni accordi lievi dei legni, il tema di Sheherazade (lento) si presenta invece sinuoso e sensuale: è un arabesco del violino solo sostenuto dagli accordi dell’arpa, nel tempo libero di un recitativo. I temi dei due protagonisti formano l’ossatura della successiva esposizione. La prima parte (allegro non troppo) è fondata sul tema del sultano che con successive aggiunte strumentali ed un continuo crescendo portano ad un punto culminante che trova sfogo in un nuovo tema di carattere contrastante (tranquillo). Questa nuova sezione che funge da transizione al secondo tema, ha un carattere statico: un sottofondo del violoncello solo sostiene il dialogo cameristico dei legni; fra gli arabeschi del flauto e dell’oboe si inseriscono i lontani richiami del corno che accenna il tema del perfido sultano. Nella seconda parte ritroviamo il tema di Sheerazade suonato in una versione ritmica rigorosa prima dal violino solo e poi da tutta l’orchestra. Al culmine del fortissimo inizia la ripresa nella quale torna la minaccia del sultano questa volta strettamente intrecciata con il tema di Sheherazade. Al termine della ripresa risuona nuovamente il tema del sultano (tranquillo): da imperioso il tema si fa ora morbido e melodicamente espansivo. Le volute melodiche dei legni sorrette da un sottofondo dei bassi, ci conducono alla conclusione del movimento quasi a voler sottolineare la metamorfosi dell’autoritario personaggio. Col suo racconto, Sheherazade ha saputo stornare il sultano dal suo truce proposito.

Il racconto del principe Kalender

Il secondo movimento che è ispirato dal racconto del principe Kalender, si distingue per la vivace contrapposizione di temi e momenti contrastanti. Il brano inizia con il racconto di Sheherazade con il suo tema sinuoso suonato dal violino solo. Il tema principale (andantino) è esposto dal fagotto sostenuto dalle note lunghe ed immobili di quattro contrabbassi. Il tema (Rimskij-Korsakov precisa in partitura “capriccioso, quasi recitando”) malinconico e di spiccato sapore orientale, è ripreso prima dall’oboe e poi dagli archi. Il tema di Sheherazade (più tranquillo) esposto da vari strumenti interviene a rasserenare l’ambiente chiudendo la prima parte del movimento. Uno stacco brusco segna l’inizio della seconda parte (allegro molto): entra in scena un nuovo tema assai vigoroso ed imparentato con quello del sultano. Questo tema presentato dall’alternarsi di un trombone e di una tromba è ripreso gradatamente da tutta l’orchestra che lo porta quasi al parossismo. A questo punto un improvviso cambio d’atmosfera (moderato assai) introduce il clarinetto che si produce in una cadenza morbida e flessuosa riprendendo figure melodiche tratte dal tema di Sheherazade, sostenuto dall’accompagnamento sommesso degli archi pizzicati. Interviene nuovamente il tema imperioso (allegro molto) che è sviluppato in un ampio episodio in cui la strumentazione di Rimsky-Korsakov produce un effetto quanto mai caleidoscopico. Il fagotto (moderato assai) riprende la cadenza del clarinetto con un’appendice (allegro molto ed animato) nel dialogo suggestivo dei legni in cui i vari strumenti si rilanciano l’un l’alto le figure melodiche. La ripresa della prima parte (con moto) fornisce l’occasione di sottoporre a metamorfosi inedite il materiale tematico: il tema principale ed i motivi delle cadenze vengono nuovamente strumentati e variati, quasi a suggerire i colori cangianti di una città araba affollata e vivace. Nella coda (poco meno mosso) i temi principali risuonano tranquilli e distesi in una strumentazione cameristica. Prima di dare avvio al crescendo finale i bassi pizzicati fanno udire il tema del sultano il quale ha di nuovo rinunciato ai suoi propositi, affascinato dal racconto di Sheerazade.

Il giovane principe e la giovane principessa

Il tema lirico e arioso, dall’andamento leggero di valzer, (Andantino quasi allegretto) affidato prima agli archi e ripreso poi dall’oboe dal corno inglese e dal clarinetto è caratterizzato dalle volate leggere dei legni (prima il clarinetto poi il flauto). Dopo una sezione di transizione entra il secondo tema (Pochissimo più mosso). Il clarinetto sviluppa un motivo grazioso, quasi danzante sull’ostinato ritmico del tamburo che scandisce il tempo d’una marcia militare. Nella ripresa dopo che la sonorità degli archi ha riportato in scena il primo tema, ricompare improvviso il tema di Sheherazade prima con l’oboe e poi col violino solo sugli accordi dell’arpa. Questa sorta di intermezzo prosegue con una nervosa cadenza del violino, al quale si associa l’orchestra (Allargando assai) con ampi glissati dei legni e dell’arpa. La ripresa quindi riprende il suo regolare percorso sino alla coda conclusiva.

Festa a Bagdad – Il mare – Naufragio della nave sulle rocce sormontate da un guerriero di bronzo

L’inizio dell’ultimo movimento (allegro molto) alterna il tema del sultano, il tema di Sheherazade al violino solo (lento), il tema del sultano fattosi di nuovo nervoso e minaccioso, elaborato dall’orchestra (allegro molto e frenetico) e nuovamente il tema di Sheherazade al violino solo (lento). L’esposizione attacca con un ostinato ritmico delle viole (vivo) sul quale il flauto presenta il primo tema rapido e vorticoso. Il secondo tema è identico al secondo tema del terzo movimento. Appoggiato sul solito ostinato ritmico è esposto dal flauto e dal clarinetto e ripreso poi da tutta l’orchestra. Dopo un episodio conclusivo dell’esposizione abbiamo lo sviluppo dei temi ascoltati. Fanno ritorno temi e frammenti di motivi dei movimenti precedenti della suite: l’accostamento rapido di temi ed episodi diversi, in un ritmo animato ed in combinazioni timbriche sempre nuove, restituisce perfettamente l’atmosfera festosa cui il movimento s’ispira. Nella ripresa la dinamica continua a crescere gradualmente e la frenesia ritmica giunge al massimo. In fase di epilogo (allegro non troppo e maestoso), ricompare il tema del sultano declamato a piena voce dagli ottoni il tono è solenne, ma non più minaccioso. L’orchestrazione è esuberante, lo sfoggio timbrico sfarzoso, e quando infine il tema del sultano è suonato con dolcezza dai violini nel registro acuto (poco più tranquillo), comprendiamo che la metamorfosi del personaggio si è compiuta fino in fondo. Il sultano è vinto: risuona dunque da ultimo in un lento recitativo, il tema morbido e languido di Sheherazade.

Terenzio Sacchi Lodispoto

Nota di Rimkij-Korsakov su Sheherazade (nota 1)

Durante l'estate del 1888, portai a termine a Niejgovitsy Shéhérazade (in 4 parti) e La grande Pasqua Russa [...]. Il programmia che mi guidò nella composizione di Shéhérazade consisteva in episodi separati e senza legami tra loro ed in quadri de Le mille e una notte; il mare e il vascello di Sinbad, il racconto fantastico del principe Kalender, i figli e la figlia del re, la festa a Baghdad e i vascelli che s'infrangono sulla roccia. Il legame era costituito da brevi introduzioni alla prima, seconda e quarta parte, e da un intermezzo alla seconda, scritto per violino solista e raffigurante Shéhérazade nell'atto di raccontare al terribile sultano i suoi racconti meravigliosi. La conclusione della quarta parte ha lo stesso significato artistico. Invano si possono cercare nella mia Suite dei leitmotiv sempre legati a tali idee poetiche o a tali immagini. Al contrario, nella maggior parte dei casi tutta questa specie di leitmotiv non sono che materiali puramente musicali, motivi dello sviluppo sinfonico. Questi motivi passano e ripassano in tutte le parti del pezzo, seguendosi e intrecciandosi. Apparendo ogni volta sotto una luce diversa, disegnando ogni volta dei tratti differenti ed esprimendo delle differenti situazioni, corrispondono ogni volta a delle immagini diverse e a delle azioni e quadri diversi. Così il motivo vigoroso disegnato dalla fanfara del trombone e della tromba con sordina, che appare per la prima volta nel racconto di Kalender (II parte), appare nuovamente nella IV parte della descrizione del vascello che si schianta, sebbene quest'episodio non abbia alcun legarne con il racconto di Kalender. Il tema principale del racconto di Kalender (si minore 3/4), e il tema della principessa nella terza parte (si bemolle maggiore 6/8 clarinetto) appaiono sotto un aspetto differente, e in un movimento rapido come i temi secondari della festa a Baghdad, quando nel racconto delle Mille e una notte non è assolutamente detto che questi personaggi abbiano partecipato a una qualsiasi festa a Baghdad. La frase all'unisono che descrive il terribile marito di Shéhérazade all'inizio del pezzo, appare nel racconto di Kalender, nel quale non può essere questione del sultano Schahriar. Così, sviluppando in modo assolutamente libero degli spunti musicali presi per base del mio lavoro, avevo intenzione di comporre una Suite in quattro parti, intimamente legate da dei temi e dei motivi comuni, ma presentati come un caleidoscopio d'immagini favolose di un carattere orientale, procedimento che avevo impiegato in un certo punto nel mio Racconto, dove gli spunti musicali sono altrettanto poco distinti da quelli poetici come in Shéhérazade. Avevo inizialmente l'intenzione di chiamare la prima parte di Shéhérazade Preludio, la seconda Ballata, la terza Adagio, la quarta Finale, ma su consiglio di Liadov e di altri, mi sono astenuto per evitare di vedermi attribuito un programma troppo definito; anche nella Suite, al momento di una nuova edizione, ho preferito distruggere ogni allusione al programma, che titolava in ogni parte: II mare, il vascello di Sinbad, il racconto di Kalender, ecc.

Componendo Shéhérazade non intendevo con queste indicazioni orientare la fantasia dell'ascoltatore dalla parte dove si era diretta la mia fantasia. Volevo semplicemente che l'ascoltatore, se la mia musica sinfonica gli piaceva, avesse l'intenzione netta che si trattava di un racconto orientale e non soltanto di quattro pezzi suonati consecutivamente l'uno dopo l'altro su dei comuni temi. È perché per tutti noi il nome Mille e una notte evoca l'Oriente. In più alcuni dettagli dell'esposizione musicale alludono al fatto che le storie sono narrate da una sola persona, cioè Shéhérazade. [...] Il Capriccio, Shéhérazade e l'ouverture de La grande Pasqua Russa conclusero un periodo della mia attività in cui la mia orchestrazione aveva raggiunto un grado notevole di virtuosismo e di sonorità chiara senza influenze wagneriane.

Nikolay Rimsky-Korsakov

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

I musicisti della scuola nazionale russa, con la significativa eccezione di Modest Musorgskij, fecero ampio uso dell'orientalismo, per rimarcare la loro specificità rispetto ai musicisti dell'Europa occidentale, ma per Nikolaj Rimskij-Korsakov l'esotismo fu anche qualcosa di più e gli ispirò alcune delle sue composizioni migliori, perché l'oriente pittoresco e meraviglioso era un terreno ideale per le magie della sua armonia raffinatamente speziata e della sua orchestrazione dai colori preziosi come una seta orientale.

All'ascolto della sua musica, questa prodigiosa padronanza della scienza musicale sembra una dote naturale e innata, ma in realtà fu raggiunta solo ad un'età relativamente avanzata. Rimskij-Korsakov aveva infatti studiato la musica solo a livello dilettantesco, perché era destinato alla carriera di ufficiale di marina, secondo le tradizioni di famiglia. A ventun'anni egli stesso si descrisse come "un ufficiale che ogni tanto si diletta a suonare il piano o ad ascoltare la musica". Aveva quasi trent'anni quando si mise a studiare con grande zelo la Guida allo studio pratico dell'armonia di Cajkovskij e i classici trattati di contrappunto di Cherubini e Bellermann, imponendosi di comporre decine e decine di Fughe come esercizio. Intanto, nominato Ispettore delle Bande Musicali della Flotta del Mar Nero, potè studiare sul campo la meccanica e la tecnica degli strumenti a fiato, scoprendone tutte le possibilità più nascoste. Questo semidilettante si trasformò così in uno dei musicisti tecnicamente più agguerriti della sua epoca, capace di veri virtuosismi nel campo dell'armonia e dell'orchestrazione.

Lo scrigno più prezioso delle sue gemme d'armonia e d'orchestrazione è Shéhérazade op. 35, composta nel 1888 e presentata in pubblico il 9 novembre (28 ottobre secondo il vecchio calendario) di quello stesso anno, diretta dall'autore. Definita suite, può essere considerata piuttosto un Poema Sinfonico, in quanto è la trasposizione musicale di un'opera letteraria e i suoi quattro movimenti hanno titoli descrittivi, riferiti alle Mille e una notte. Ma, più che raccontare alcuni episodi della sterminata raccolta di fiabe arabe, questa musica vuole renderne l'atmosfera complessiva, multicolore e fantastica: l'ascoltatore è quindi implicitamente invitato a fecalizzare la propria attenzione sull'aspetto sonoro variegato e raffinato della musica, senza cercare di riconoscervi questa o quella immagine precisa.

Inizialmente Rimskij voleva dare titoli puramente musicali ai quattro movimenti: Preludio, Ballata, Adagio e Finale. E nella sua autobiografia scrisse: "Invano si cercherebbero nella mia Suite dei motivi conduttori collegati a idee poetiche o immagini precise. Al contrario, nella maggioranza dei casi, tutti questi apparenti motivi conduttori non sono che materiali puramente musicali, utili allo sviluppo sinfonico. Questi motivi passano e si espandono in tutte le parti dell'opera, susseguendosi e allacciandosi. Apparendo ogni volta sotto una luce diversa, disegnando ogni volta delle linee diverse ed esprimendo delle situazioni diverse, corrispondono ogni volta a immagini e quadri diversi". Ma c'è un filo narrativo che unisce le diverse parti, tra loro slegate: "Sono - prosegue Rimskij - le brevi introduzioni al primo, secondo e quarto movimento e l'intermezzo che precede il terzo movimento, cioè quella musica per violino solo che raffigura Shéhérazade stessa mentre racconta le sue storie meravigliose all'austero sultano. La fine del quarto movimento risponde alla medesima finalità artistica".

È una struttura musicale libera e rapsodica, basata non sulla tecnica di sviluppo tematico tradizionale ma sulla ripetizione variata di brevi motivi, con un cangiante sottofondo armonico e orchestrale. È una musica caratterizzata da trasparenza e purezza assolute, da eleganza e perfezione immacolate, cui contribuisce l'assenza di passioni troppo accese.

Il primo movimento è intitolato Il mare e la nave di Sinbad. Le battute iniziali presentano la cupa e severa figura del sultano Schahriar (Largo e maestoso), cui segue il sinuoso motivo orientaleggiante del violino solo, che personifica Shéhérazade (Lento). La scena si apre ora sulla sterminata e maestosa distesa del mare (Allegro non troppo): Sinbad naviga arditamente sulle onde ora placide ora agitate, mentre risuonano ancora i temi del sultano e di Shéhérazade.

La seconda parte (Lento, Andantino) rievoca La storia del principe Kalender (il kalender è un prete maomettano mendicante e nomade). Il motivo di Shéhérazade, suonato dal violino solo sull'accompagnamento dall'arpa, introduce il tema principale del movimento: è il fagotto che presta la sua voce al kalender. La scena brilla di colori orientali, ora delicati e raffinati, ora violenti e barbarici, tra preziosi ceselli dei legni, avvolgenti frasi degli archi, squilli minacciosi degli ottoni.

Nella terza parte (Andantino quasi allegretto, Pochissimo più mosso) Shéhérazade narra la fiaba de Il giovane principe e lagiovane principessa. La suadente e vibrante melodia dei violini dà voce al principe, alternandosi al delicato e sensuale motivo del clarinetto, che raffigura la principessa.

La voce imperiosa del sultano ci ricorda la sua decisione di uccidere la moglie, ma Shéhérazade riprende la sua narrazione e col suo tema introduce il quarto movimento, il più variegato della Suite, nei tempi Allegro molto, Allegro molto e frenetico, Vivo, Allegro non troppo e maestoso. Inizia con l'animata e colorata Festa a Bagdad, in cui ritornano vari temi uditi negli episodi precedenti. Una serie di crescendo accentuano l'esaltazione della folla, ma improvvisamente si volta pagina e ritorna Il mare, su cui però la nave di Sinbad non naviga più serenamente, spinta a gonfie vele dal vento dello spirito d'avventura, ma è in balia di onde spaventose e di venti implacabili. In lontananza appare un altissimo scoglio sormontato da un guerriero di bronzo: la nave, col suo equipaggio sgomento, è sospinta sempre più velocemente da una forza misteriosa contro la roccia e vi s'infrange col cupo fragore d'un colpo di tam-tam (Il naufragio). Il violino e l'arpa fanno riascoltare il tema di Shéhérazade, cui la voce del sultano s'unisce con accenti finalmente dolci e amorevoli.

Mauro Mariani

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Rimskij-Korsakov compose Shéhérazade a Niejgovitsij, nel 1888, ispirandosi ad alcuni episodi e quadri, tra loro slegati delle Mille e una notte. Il filo conduttore musicale, consistente nelle brevi introduzioni al primo, al secondo e al quarto movimento, e nell'intermezzo del terzo movimento, è scritto per violino solo e ritrae Shéhérazade mentre viene svolgendo i suoi meravigliosi racconti al crudele Sultano. Nella maggioranza dei casi, quelli che sembrano motivi conduttori sono invece materiali puramente musicali, impiegati, in tutti i movimenti della suite, soltanto per lo sviluppo sinfonico, interferendo l'uno con l'altro e alternandosi quali elementi connettivi. Uno stesso motivo, presentandosi sotto aspetti diversi, finisce così per evocare quadri, immagini, azioni differenti. Il motivo di fanfare, intonato dal trombone e dalla tromba con sordina, che compare nella leggenda di Kalender (secondo movimento), ritorna, ad esempio, nel quarto movimento per esprimemere la tragica predestinazione del vascello di Sinbad, anche se l'episodio non è affatto connesso con la storia di Kalender. Il tema principale del racconto di Kalender (si min., in 3/4) e il tema della Principessa nel terzo movimento (si bemolle maggiore, in 6/8, clarinetto), riappaiono, in forma alterata e in tempo vivace, come temi secondari nell'episodio della festa di Bagdad, benché nulla si dica nelle Mille e una notte circa le persone che vi prendono parte. La frase all'unisono, che può essere riferita al crudele sposo di Shéhérazade all'inizio della suite, si ripresenta nella leggenda di Kalender, dove non è più presente il sultano Schahriar. In tal modo, sviluppando in piena libertà gli elementi assunti a base della composizione, i quattro movimenti della suite sinfonica appaiono strettamente saldati dalla comunanza dei motivi, presentando, nello stesso tempo, un caleidoscopio di immagini fiabesche e di evocazioni di carattere orientale.

La musica inizia con la presentazione figura cupa del Sultano (un tema poderoso in ottava, caratterizzato da un tillo fremebondo). Segue un breve interludio, quindi il violino solo delinea, sullo sfondo degli accordi dell'arpa, il sinuoso motivo che personifica Shéhérazade. La musica descrive ora il movimento largo e maestoso del mare. Risuona d'improvviso, implacabile, la voce del Sultano (il tema è lo stesso dell'inizio) insieme ai tremuli accenti di Shéhérazade. Il motivo di Shéhérazade, che apro la seconda parte della suite, suonato dal violino solo (accompagnato dall'arpa), termina con una cadenza finamente brillante e introduce al tema principale del pezzo, affidato al fagotto. Dopo un momento di calma si dischiude una scena di barbarico splendore: gli squilli degli ottoni e le frasi spiegate degli archi e dei legni si uniscono in un susseguirsi turbinoso di tonalità. Nel racconto del giovane Principe e della giovane Principessa, che costituisce il terzo movimento, è il Principe ad apparire per primo, personificato dalla espressiva melodia di inizio dei violini; immediatamente dopo appare la Principessa, con un breve, delicato motivo, intonato dolcemente dal clarinetto. Ancora una volta si ode la voce severa del Sultano, fermo nella sua decisione di uccidere la moglie dopo la prima notte. Ma Shéhérazade incalza coi suoi racconti e lo distrae nuovamente con una fiorita descrizione della festa di Bagdad. A questa scena, animata e piena di colore, conduce una corta e brillante cadenza del violino. Mentre tornano a risuonare i sinistri accenti del Sultano, Shéhérazade, continua imperterrita la sua narrazione. D'improvviso ci si ritrova sul mare, sul largo ponte del vascello di Sinbad. Ma non è più il mare calmo dell'inizio. Le sue ondate gigantesche arrivano ad altezze paurose, il vascello oscilla da poppa a prua, gli alberi si curvano, i volti pallidi dei marinai si volgono verso una roccia immensa sormontata da un guerriero di bronzo; verso quella roccia è sospinto anche il vascello, irresistibilmente attratto da una forza misteriosa. Un fragore spaventoso si ripercuote nel cielo. Il vascello naufraga, con lo scafo squarciato, contro la roccia. Ritorna il tema di Shéhérazade. E finalmente il Sultano parla. Ora però lo fa dolcemente, amorevolmente. E, sullo sfondo di ineffabili armonie, il suono del violino si libra vittorioso.

Shéhérazade fu eseguita, per la prima volta, il 28 ottobre 1888 a Pietroburgo, diretta dall'autore.

Guida all'ascolto 4 (nota )

Rimskij-Korsakov compose Shéhérazade nel 1888, ispirandosi ad alcuni episodi delle Mille e una notte. Nella premessa alla partitura l'autore così espose il canovaccio della vicenda: "Il sultano Shahriar, convinto della falsità e della infedeltà femminili, giura di uccidere tutte le proprie mogli dopo la prima notte di nozze. Ma Shéhérazade riesce a salvarsi intrattenendo il suo signore con affascinanti novelle, raccontate una dopo l'altra per mille e una notte. Il sultano, spinto dalla curiosità, rimanda di giorno in giorno l'esecuzione della moglie e finisce in ultimo per rinunziare definitivamente al suo proposito sanguinario".

Delle favolose storie raccontate nelle Mille e una notte, l'antica raccolta araba divenuta famosa in Occidente ai primi del Settecento, Rimskij si serve liberamente, limitandosi ad assegnare un titolo a ciascuna delle quattro parti di cui è composta la suite sinfonica, in modo da mettere in moto la fantasia dell'ascoltatore. "Tutto ciò che desidero", aggiunge il compositore, "è che l'ascoltatore apprezzi la mia opera come musica sinfonica e porti con sé l'impressione che essa è senza dubbio una meravigliosa favola orientale piena di numerose e differenti immagini fiabesche. Tutte le storie che vi si narrano sono evocate da un'unica persona, Shéhérazade, che intrattiene con esse il suo austero marito". Musicalmente Shéhérazade e il sultano si identificano con due temi che sono presentati subito all'inizio (Largo e maestoso) e che ritornano più volte con funzione di veri e propri motivi conduttori: soprattutto quello di Shéhérazade, che ha fra l'altro il compito di legare un episodio all'altro. Se il sultano è raffigurato da pesanti e minacciosi accordi di trombone, tuba, corni, legni e archi, il canto di Shéhérazade gli si contrappone con una struggente melodia affidata al violino solo e contrappuntata dall'arpa, dapprima tremante e incerta, poi sempre più sicura di sé e ariosamente distesa. Ed è con la forza di questa melodia che Shéhérazade a poco a poco avrà la meglio sulla terribile severità del sultano.

"Il mare e la nave di Sinbad" è il titolo della prima parte (Allegro non troppo). L'ondeggiare delle onde, descritto dalla musica in senso più poetico che naturalistico, domina tutta questa scena; il suo movimento si fa sempre più violento contro la nave del povero Sinbad, fino a sfociare in una rabbiosa tempesta interrotta dall'improvviso ritorno del sereno, che riporta la calma nell'infinito azzurro del cielo. Proprio questa conclusione trasfigurata, tranquillamente ripresa dalla melodia del violino, ci dà la certezza che la giovane donna è riuscita almeno per un giorno a rinviare il suo destino di morte.

La seconda sera Shéhérazade racconta le burle amene del principe Kalender, divertendo il sultano con una serie di mirabolanti avventure ora patetiche, ora gioiose (Lento, Andantino). Qui Rimskij dà prova del suo virtuosismo inanellando una serie di episodi solistici affidati a strumenti diversi dell'orchestra. Spontanee canzoncine popolari, danze selvagge e fulminei squarci di sontuose feste barbariche si susseguono fra fanfare di ottoni e svolazzi di violini, raggiungendo il culmine di visioni incandescenti che estasiano il sultano, la cui curiosità è ora definitivamente conquistata. Shéhérazade è pronta ad osare un nuovo mezzo di seduzione, a rischiare tutto. La terza sera racconta la storia del giovane principe e della giovane principessa (Andantino quasi allegretto). Non sappiamo chi fossero questi principi della favola, ma certo si amavano e nei loro incontri si abbandonavano alla passione e alla tenerezza, celebrando la loro felicità con grazia. Le meravigliose melodie dei violini ci ridanno la voce suadente del principe, mentre la principessa risponde cantando una canzone accompagnata dal clarinetto: nelle variazioni che seguono, il dialogo si fa sempre più incalzante. A sentir parlare di amore in questi termini il sultano interrompe bruscamente il racconto; ma poi si placa, commosso dall'ardente immedesimazione di Shéhérazade. E le concede un nuovo rinvio. La quarta sera Shéhérazade descrive una festa popolare a Bagdad e, dopo un cambiamento di scena improvviso, un orribile naufragio ("Il mare - La nave s'infrange contro uno scoglio": Allegro molto, Lento, Vivo, Allegro non troppo maestoso). Prodigi di incantatori di serpenti, magici motivi di fachiri, esotici richiami, la folla curiosa e pettegola per le strade di Bagdad, all'inizio; poi, dopo che il sultano ha fatto nuovamente udire la sua voce sinistra e Shéhérazade si è rifugiata nella sempre più celestiale melodia del violino solo, ecco la descrizione della tempesta, ricca di colori e ritmi e di tutti gli effetti più strabilianti di cui l'orchestra di Rimskij-Korsakov era capace. All'inabissarsi della nave sventrata dallo scoglio s'insinua una stupefatta attesa: Shéhérazade ripete per l'ennesima volta la sua melodia, contrappuntata dai legni e poi dall'intera orchestra, quasi a voler chiedere conto del suo destino. E finalmente il sultano parla con accenti gentili e amorevoli, vinto dal coraggio e dall’immaginazione della donna. La dolcezza del suo motivo trionfante, si sovrappone alle armonie del sultano, ora non più severe e minacciose, in una raggiunta, completa unione.

Sergio Sablich


(1) NiKolay Rimsky-Korsakov, Journal de ma vie musicale, Gallimard, Paris 1938
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Auditorium Parco della Musica, 12 Febbraio 2005, direttore Mstislav Rostropovic
(3) Testo tratto dal Repertorio di musica sinfonica a cura di Piero Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(4) Testo tratto dal concerto del Teatro comunale di Ferrara, 10 aprile 1992

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
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Ultimo aggiornamento 31 luglio 2014
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